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Come nasce un assolo?
di - user #581 dal 22/08/2002 |

slide68 ha scritto "Ciao a tutti!!! Sarebbe interessante aprire una discussione sul modo in cui ogni chitarrista approccia l'assolo... Cioè il momento topico del suonare, l'attimo (piu' o meno lungo) nel quale è possibile esprimersi al meglio come più ci piace, quello che piu' o meno tutti attendiamo con ansia. C'e' chi lo studia nota per nota, chi lo improvvisa totalmente, chi fa metà e metà..."

Io per esempio tendo sempre all'improvvisazione. Dall'alto della mia totale ignoranza di teoria musicale non posso certo mettermi a studiare le progressioni degli accordi e trovare la noticina giusta. Il mio e' un approccio decisamente grezzo: in genere preparata la base di un nuovo pezzo faccio qualche "giro di prova" sulle scale che calzano meglio il brano e la melodia. Poi quando sono abbastanza sicuro su dove mettere le dita inizio le sessioni di registrazione. Il solo è totalmente improvvisato, di solito sulla classica scala pentatonica. Qua e là inserisco ovviamente qualche mio "lick" (ognuno di noi ha i propri) o qualche classico fraseggio rubato qua e là. In genere registro tre o quattro versioni (salvo stecche mega), e tengo quella che è il compromesso piu' soddisfacente tra melodicità, tecnica e pulizia. Se invece il brano lo conosco già seguo magari all'inizio la parte originale dell'assolo, poi m'invento il resto. Mi piace realizzare soli in questo modo anche perchè ho notato che l'esecuzione è influenzata dallo stato d'animo del momento, ed è secondo me un modo quasi inconscio di esprimere il proprio feeling e, registrandolo, di farne quasi una fotografia. Gli assoli studiati a memoria e risuonati uguali diecimila volte sono a mio avviso un po' freddi. Certo a volte capita che certi passaggi siano quasi obbligati, quando hai in testa una melodia su cui fare un assolo ne resti per forza influenzato. Ma il modo di fare i bending, di premere sul wha, di glissare... cambiano sempre e molto in funzione dello stato d'animo. Forse e' proprio questo il bello dell'improvvisazione.

Voi come fate?

musica e lavoro
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Commenti
"musica" invece che "ginnastica"
di yasodanandana - user #699 dal 26/09/2002 | 04/09/2003 @ 14:4
i miei brani nascono dalla registrazione e non dalle classiche prove col gruppo... quindi anche io, basandomi sull'improvvisazione, registro vari a-solo e poi, con l'aiuto dei compagni del gruppo taglio, sposto, incollo e modifico fisicamente sul computer o, piu' spesso, semplicemente "rieseguo" tenendo conto di tutte le considerazioni gia' fattein realta' costruisco in questo modo anche le altre parti chitarristiche e nonovvero.. prima improvvisazione e poi aggiustamento..se mi capita di fare un solo live improvvisato cerco sempre di "cantare" quello che sto facendo... questo gioco impercettibile di inventarsi nella mente la nota un milionesimo di secondo prima di consegnarla alle dita mi permette forse, almeno come tentativo, di eseguire "musica" invece che "ginnastica"naturalmente funzionano nella stessa maniera anche le mie improvvisazioni in studio dalle quali poi costruire ecc. ecc.
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Re:"musica" invece che "ginnastica"
di generalstrat - user #2422 dal 07/09/2003 | 07/09/2003 @ 19:2
Quando suono dal vivo o con i ragazzi in stanza cerco sempre di adattere lo stile e l'assolo a quel che mi da il gruppo in quel momento,cercando di creare un feel che va al dila' della semplice esecusione.In parole povere cazzeggio. No.. a parte gli scherzi nn so cosa dire riguardo gli assoli e l'improvisazione.So solo che a volte sento vanificato il mio lavoro quando suono fuori e nn riesco ad incanalare la mia emotivita' (e sono moolto emotivo) facendo stafalcioni a nastro.Alre volte sono talmente preso che mi sento una forza e niente riesce a fermarmi (della serie assoli che durano ).Premetto che nn sono un chitarrista in fasce ma e' strano come pur suonando da anni riesca a fare caxxate da giro di do (con tutto il rispetto per il giro di do).Allora che fare? Beh come tutti i giorni me me vado a suonare un po'.Ciao raga ... e' la prima volta che vengo ma il vostro sito e' ottimo.
Rispondi
Re:"musica" invece che "ginnastica"
di generalstrat - user #2422 dal 07/09/2003 | 07/09/2003 @ 19:3
ps: sono talmente emotivo che mi dimentico pure l'italiano.
Rispondi
improvvisazione
di otto - user #1154 dal 15/01/2003 | 04/09/2003 @ 15:0
Secondo me l’improvvisazione è fondamentale (almeno nel rock, nel blues e tutta la musica che ne deriva) per i motivi che hai detto tu. Ma un assolo è particolarmente grandioso quando c’è qualche appoggio o qualche riff azzeccato, per cui secondo me la formula migliore è avere una struttura definita su cui improvvisare. Credo sia un pensiero molto diffuso, ma hai proposto un ottimo argomento e sono curioso di sentire le altre opinioni. Di assoli insignificanti se ne sentono tanti, anche di gente brava, secondo me la cosa più difficile è non essere banali e non puntare tutto sullo sbalordire con la tecnica o con le valanghe di note a casaccio. Improvvisando tutto non è facile trovare sempre il feeling giusto credo neanche per chi ha particolare orecchio e cultura musicale, sbaglio? Poi nei momenti ispirati vengono fuori cose grandiose che solo l’improvvisazione può far nascere…
Rispondi
Da dentro.
di CHARLIE - user #1047 dal 19/12/2002 | 04/09/2003 @ 15:3
Assolo originale: ascolto la base o la sequenza di accordi, cerco di capire qual è il feeling della canzone (magari ne parlo con chi l'ha composta o con gli altri musicisti); quindi cerco di immaginarmi l'assolo come una continuazione del canto, anzi come il punto più "alto" della canzone e comunque raccordandolo a ciò che c'è prima e ciò che c'è dopo. In conseguenza di ciò comincio a tirare giù qualcosa improvvisando. Ma il grosso del lavoro lo faccio dopo, quando sono lontano dalla chitarra; anzi non lo faccio nemmeno; in automatico dopo qualche tempo, in contesti lontani dalla musica (soprattutto quando sono solo e rilassato) cominciano ad affiorare note e fraseggi che si consolidano nell'assolo, che poi bisogna solo "riportare" sulla tastiera, sperando di non aver immaginato delle cose troppo pirotecniche. Ovviamente se i tempi non lo consentono posso tirare giù l'assolo in qualche minuto, ma non mi si può chiedere molta originalità e "cantabilità".Assolo di cover: prima cercavo tutte le noticine e le rifacevo (ehm, cercavo di rifarle) in maniera pedissequa. Ora, invece, ascolto più volte il pezzo e quando sono in grado di cantare (anche solo mentalmente) l'assolo prendo la chitarra e lo tiro fuori al 80/90%, salvo successive correzioni e aggiustamenti (ovviamente se non stiamo parando di cose eccessivamente complicate). Spesso accade che mi dicano "Madò, l'hai fatto uguale", ma ad un ascolto più attento ci si accorge che le differenze sono molte. Ciò che io cerco di rendere è l'idea dell'assolo originale, l'atmosfera, il feeling (gli eventuali stacchi però devono essere uguali). Se qualche nota cambia o ne suono tre di meno (o di più) non me ne faccio un grosso problema. Se poi l'assolo originale non mi piace ne faccio uno di mio gusto e ricadiamo nel primo esempio.Ciò che conta è che quello che suono mi viene da "dentro" dopo aver assorbito, metabolizzato, rimuginato, mescolato con stati d'animo, situazioni di vita reale e quant'altro. Se manca l'ispirazione qualcosa me la invento comunque.
Rispondi
Finalmente...
di matte78 - user #1683 dal 16/04/2003 | 04/09/2003 @ 16:5
menomale che c' è Glen che ogni tanto tira fuori sti argomenti... mi stavo proprio chiedendo come nasce un assolo, visto che sino ad oggi ho cercato soltanto di rifare, mio malgrado, quelli degli altri. Ma visto che con il gruppo abbiamo incominciato a fare qualcosa di nostro, la necessità di costruire un assolo adesso c' è e mi assila. All' inizio ho provato ad improvvisare, qualcosa ho trovato, ma rischio di ripetere quel fraseggio pentatonico all ' infinito.....volevo (Voglio) tirar su quell assolo di tono, deve salire cazzo, ma la mia ignoranza mi blocca. vi faccio uno stupido esempio: un assolo costruito su una base ritmica di la5 sol5 si, non so da dove si "logico" farlo partire. inizio su una scala pentatonica, qualcosa mi sembra c' entri, ma qualcos' altro proprio no. se qualcuno vuol farmi un pò d' elemosina .. io accetto volentieri. grazie ciao
Rispondi
Re:Finalmente...
di Glen - user #183 dal 28/04/2002 | 04/09/2003 @ 18:0
Moi? (pron. muà) Eccheccazzo c'entro io? :) Cmq, io di solito mi baso sulle note più importanti della progressione armonica (p.e. se nella progressione c'è un Do7 so che in quella battuta/e dove c'è quell'accordo lì ci stanno benissimo un Do un Mi un Sol e un Sib, quindi saranno le note a cui darò maggiore presenza) e ci improvviso su finchè non si delinea qualcosa che fila bene. Magari faccio un pezzettino per volta, registro, incollo e se mi piace lo preparo rifaccio l'assolo tutto filato. Durante la composizione è importante cantarci sopra per darci anche la giusta espressione, la chitarra deve cantare insieme a te. Sono consigli eh, non è micca detto che io riesca a fare degli assoli ;-)
Rispondi
Re:Finalmente...
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 04/09/2003 @ 18:0
La5, Sol5, Si...strana progressione. Sei sicuro che sia La e Sol5 ? Dicendo La 5, si indica una nota che comunque appartiene gia' all'accordo di La. Infatti la 5 del La e' il Mi. Ma da dove li tirate fuori 'sti giri...?!Comunque, per la tua richiesta di aiuto ti do un piccolo suggerimento: inizierei con una scala minore di Fa diesis (la dorica va benissimo) perche' il Fa diesis e' la relativa minore di La. Poi, al cambio in Sol, salirei di un semitono per posizionarmi sulla pentatonica di Sol. Quando cambia in Si scendo ancora di un semitono per lavorare sulla scala maggiore, o pentatonica di Si. Al ritorno di La sei gia' in posizione per riprendere la minore di Fa diesis. Ultimo suggerimento: non prendere mai per oro colato questo tipo di suggerimenti!!!!! Fammi sapere.
Rispondi
Re:Finalmente...
di CHARLIE - user #1047 dal 19/12/2002 | 04/09/2003 @ 18:1
Non ti ho seguito sul cambio in SI....
Rispondi
Re:Finalmente...
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 04/09/2003 @ 18:2
Sei in Sol (barre' al terzo capotasto) e vai in Si (barre' al secondo capotasto). Su quella posizione costruisci la scala desiderata. E da li' non ti muovi perche' ritorna il La (Fa diesis minore).
Rispondi
Re:Finalmente...
di CHARLIE - user #1047 dal 19/12/2002 | 04/09/2003 @ 18:3
Scusa, ma io sono mooooolto ciuccio.Che vuol dire non mi muovo? che rimango a suonare per forza in quella posizione? che non posso spostarmi dal barrè al secondo tasto? Spero di no!
Rispondi
Re:Finalmente...
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 04/09/2003 @ 18:5
Oh cazzo...questo spiega perche' i mitici corsi per corrispondenza della Radio Elettra di Torino siano falliti miseramente...;o)L'accordo di Si maggiore e Fa diesis minore condividono il barre' al secondo capotasto. Ti ritrovi? Se costruisci una frase melodica sulla scala del Si maggiore (Si maggiore suonato con barre' al secondo capotasto), una volta che ritorna il La poi mantenere quella posizione per costruire un fraseggio in Fa diesis minore (sempre con quel cazzo di barre' al secondo capotasto). Guarda che comunque era solo un'idea buttata' li' senza troppo pensare e, soprattutto, senza ascoltare il pezzo. Con lo scopo di evitare di saltare come un grillo su' e giu' per il manico. Magari ascoltando il pezzo viene piu' naturale iniziare con una pentatonica di La, rimanere in quella posizione e creare una linea armonica sulla scala di Mi minore quando passa in Sol maggiore (perche' Mi minore e' la relativa del Sol). E magari, (al cambio in Si maggiore) scendere ancora di un semitono e girare in Lab minore (Lab minore perche' e' relativa del Si maggiore).
Rispondi
Re:Finalmente...
di CHARLIE - user #1047 dal 19/12/2002 | 04/09/2003 @ 19:2
Ti ringrazio per la tua cortesia e per la tua pazienza. Però più ti leggo e più mi convinco che (per me almeno) è meglio utilizzare il sistema natural-sperimental-autocostruito (altresì detto "ad orecchio") che mi aveva già portato a comprendere come se sei in Si maggiore puoi usare indifferentemente la scala di Si e quella di LAb minore, senza sapere che si dice "relativa".Però non capisco perché ogni volta dici che rimani fermo in una determinata posizione. E' questo che mi fa pensare che chi studia (magari chi studia troppo) tende a pensare, anzi a calcolare troppo quello che deve suonare perdendo in spontaneità.Boh, forse sono io che, ignorando, dico scemenze. E' possibile visto che oggi è una giornata un po' così.Vabbè torno a casa e improvviso qualcosa su quel giro (che d'acchito non mi sconfinfera molto) e ti faccio sapere.Bye.
Rispondi
Re:Finalmente...
di pepperusso - user #1186 dal 21/01/2003 | 05/09/2003 @ 02:4
Io da jazzista :-) suonerei tutto in si minore... essendo un VII-VI-I... esagerando: la: pentatonica di la MAGGIORE sol: pentatonica di sol MAGGIORE si: pentatonica di si MINORE o non ho capito niente?
Rispondi
Re:Finalmente...
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 05/09/2003 @ 10:5
Caro Peppe, scusami se ti dico che sei fuori strada...Da jazzista dovresti sapere che un VII-VI-I, avendo quindi come tonica il Si, non sta in piedi con gli accordi dati: e cioe' La5, Sol5, Si Magg. Vediamo perche? La progressione di Si minore armonico (che poi e' un SimMaj7) prevede al VI grado un Sol Maj7 e al VII grado un Si dimimuito. La progressione di Si minore melodico (idem come sopra) prevede al VII grado Si 7/5b e al VI grado un Lab 7/5b. Quindi dove li mettiamo 'sti benedetti La e Sol maggiore?
Rispondi
Re:Finalmente...
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 05/09/2003 @ 10:5
"La progressione di Si minore armonico (che poi e' un SimMaj7) prevede al VI grado un Sol Maj7 e al VII grado un Si dimimuito"Errata corrige: al VII grado un Sib diminuito La fretta...
Rispondi
Re:Finalmente...
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 05/09/2003 @ 12:0
Scusa, anche nel Si minore melodico il VII grado e' un Sibm7/5b. Sorry, ma al mattino ci metto un po' per carburare. (ieri ho fatto le 2 di notte...)
Rispondi
Re:Finalmente...
di pepperusso - user #1186 dal 21/01/2003 | 07/09/2003 @ 19:1
Casomai sarà un la diesis diminuito, e non si bemolle... e comunque dipende tutto da come si interpreta il SI. Io per comodità lo penserei come VI di re maggiore, quindi come I della relativa minore. Come sai quando ci si muove in tonalità minori si hanno diverse possibilità di armonizzare scale: la minore armonica (che mi sembra tu abbia preferito), la minore melodica (e in questo caso si ha: sol diesis semidiminuito, la diesis semidiminuito, si minore maggiore settima), o minore naturale (con due diesis in chiave per intenderci). In questo caso si ha sol maj7, la 7, si min7. Quindi chiamala come vuoi, VI-VII-I di si minore NATURALE o IV-V-VI di re maggiore, non cambia la sostanza. Ciao
Rispondi
Re:Finalmente...
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 08/09/2003 @ 10:2
Caro Peppe, non mi convince il tuo ragionamento ma mi interessa approfondire, segnati la mia mailaleph58@hotmail.comDubito che gli amici Accordiani siano smaniosi di leggere il nostro prossimo post sulla progressione di Sim... Fatti sentire in mail.
Rispondi
Della serie...
di lucafriso - user #1405 dal 23/02/2003 | 07/09/2003 @ 16:4
della serie che bacco e tabacco conducono ad Arianna!!www.londoncafe.it
Rispondi
Probabilmente....
di Godin - user #1299 dal 08/02/2003 | 04/09/2003 @ 22:4
scrivendo LA5 l'amico forse intendeva il bicordo tonica+quinta senza terza (o power chord che dir si voglia), che spesso e volentieri nelle partiture viene indicato con quel nome... Supponendo, invece, che il SI finale sia MINORE mi permetterei di suggerire, nel momento in cui si giunge su quest'accordo, l'uso della nota SOL DIESIS che, personalmente, mi piace parecchio (griderebbe in faccia all'ascoltatore "EHI!!! Sottintendo un accordo di MINORE SESTA!!") :-) Scherzi a parte, si tratta di un intervallo che, se usato con cognizione e un minimo di pertinenza rispetto al genere che si sta suonando, risulta parecchio espressivo..... bisogna solo fare "proprio" il suono di quell'intervallo - poco consueto su un accordo minore -In generale, concordo con la "tecnica yasodanandana" del cantare quello che si STA PER FARE UN ATTIMO PRIMA DI FARLO: mi sembra che Pat Metheny dicesse "la differenza tra musicisti durante un solo è che il musicista normale viene a conoscenza di come suona la nota che ha fatto DOPO averla suonata, mentre il bravo musicista conosce il suono della nota PRIMA di farla, quindi il suo solo è una traduzione sullo strumento di note il cui suono/intervallo E' GIA' NELLA TESTA".... questo concetto, applicabile a tutti i generi musicali, è un fortissimo incentivo allo studio non solo della teoria ma del SUONO che si produce (parlo di intervalli) e porta notevoli risultati, non ultimo quello di capire, per esempio, che si ha una corda scordata MENTRE SI SUONA, capire se cala o se cresce e di quanto e rimettere la situazione a posto: è la differenza che c'è, sentendo un do maggiore, tra uno che dice "la chitarra è accordata, un altro che dice "la chitarra non è accordata" ed terzo che dice "il sol cala ed il mi cantino cresce".....c'è un abisso, forse anni di studio e di pratica per passare dalla prima fase alla terza! Esagerando la situazione, se non ricordo male, il grande Arturo Toscanini distingueva, in mezzo all'orchestra che suonava tutta, QUALE violino non fosse perfettamente intonato (fate voi i conti di quanta gente suona contemporaneamente in un'orchestra sinfonica)
Rispondi
Re:Probabilmente....
di aleph - user #165 dal 14/03/2002 | 05/09/2003 @ 11:0
;0)Non e' un caso che i primi rudimenti musicali partano dalla conoscenza degli intervalli... Conoscendo e gestendo al meglio gli intervalli si puo' arrivare in paradiso. Si potrebbe aprire una discussione interessante per vedere come i grandi musicisti abbiano impostato la propria musica sul sapiente uso degli intervalli. (dalle 4e di McCoy Tyner alle 3e di Coltrane)
Rispondi
Azz!
di matte78 - user #1683 dal 16/04/2003 | 05/09/2003 @ 14:2
Ringrazio tutti per i consigli appasionati. "scrivendo LA5 l'amico forse intendeva il bicordo tonica+quinta senza terza (o power chord che dir si voglia), che spesso e volentieri nelle partiture viene indicato con quel nome..." esatto! mi scuso dal basso della mia ignoranza di teoria musicale. veramente sono senza parole...
Rispondi
Re:Azz!
di Godin - user #1299 dal 08/02/2003 | 05/09/2003 @ 21:2
"veramente sono senza parole... " guarda, non è proprio il caso di scusarti!! Ognuno di noi, qui, trova sempre qualcun altro più esperto, altrimenti che forum sarebbe se tutti avessimo lo stesso grado di conoscenza? Io ne so più di te, ma ci sono qui vicino i post di aleph che ne sa più di me!!... e comunque nessuno di noi sa TUTTO, così come non credo esista una sola persona sulla faccia della terra che usi excel o word al 100% delle sue possibilità.... neanche i programmatori microsoft che sono occupati solo del grassetto o del menu di inserimento clipart o gestione dei caratteri cirillici :-)P.S. Hai provato a mettere codesto SOL DIESIS allo scoccare del si minore???
Rispondi
BBking
di yasodanandana - user #699 dal 26/09/2002 | 04/09/2003 @ 20:2
forse si potrebbe dire qualcosa sulle "basi"un sistema per imparare a fare "assoli" potrebbe essere quello dell'improvvisare su un classico "giro" di blues a 12 battute sulla classica scala pentatonicaovvero...ACCORDI... in la maggiore:LA(4battute)RE(2battute) LA(2battute)MI(1battuta)RE(1battuta) LA(1battuta)MI(1battuta)l'assolista solitario poi, mettendo la manina con l'indice al 5 tasto potrebbe semplicemente giocare con queste note senza muoversi da questa posizione:la (dito1 6 corda)do(dito4) re (dito1 5 corda) mi (dito3) sol (dito1 4corda) la (dito3) do (dito1 3 corda) re (dito3) mi (dito1 2corda) sol (dito 4) la (dito1 1corda) do (dito4)questa storia cosi' semplice e' la pratica di assolo piu' usata nel mondo, si puo' trasportare in qualsiasi tonalita'c'e' gente come per esempio BBking che sta sempre li' e fa sognare la gentevisto poi che, in soldoni, tutta la musica che "bazzichiamo" ha in qualche modo a che fare col blues....
Rispondi
Re:BBking
di CHARLIE - user #1047 dal 19/12/2002 | 04/09/2003 @ 21:3
Caspita! E pensare che mi avevano detto che ci volevano i rivolti!Comunque suggerirei anche, giusto per variare un po', di spostare tutto di un tasto e mezzo indietro per suonarla in quella che, ho scoperto, essere la "relativa" del LA. Così giusto perché suona in maniera diversa. Ogni tanto.O no? Comunque, complimenti per come hai saputo rendere semplice la spiegazione. A me non era venuto in mente. Evidentemente la classe non è acqua.
Rispondi
Re:BBking
di yasodanandana - user #699 dal 26/09/2002 | 04/09/2003 @ 22:0
hai ragione da vendere, facevo, per inizialmente, poter rimanere nella scala pentatonica e fare sempre delle note che tutto sommato posso stare "al mondo"si puo' anche dire che per aggiungere un po' di pepe le note fatte col terzo e quarto dito possono essere "stirate" e trovare con non troppa fortuna delle note "plausibili"(tratto dal libro "la chitarra per i disgraziati raccontata da un disgraziato")
Rispondi
Re:BBking
di CHARLIE - user #1047 dal 19/12/2002 | 04/09/2003 @ 22:1
(tratto dal libro "la chitarra per i disgraziati raccontata da un disgraziato") Semplicemente grande!!!E' stata una giornata dura. Me la fai chiudere con un sorriso. Buonanotte.
Rispondi
la ssolo
di kelino - user #5 dal 11/02/2002 | 05/09/2003 @ 09:0
Io copio i soli delle cover entro le mie possibilità. Al massimo mantengo i fraseggi "determinanti" e poi improvviso sui passaggi più veloci e meno intelligibili. Quando abbiamo fatto la prima volta "my guitar wants to kill your mama" versione G3, ho ascoltato i tre soli fino alla noia e invece che prenderne uno e copiarlo, ho unito le frasi più belle dei tre e ne ho fatto solo uno.....tipo la scala finale di Eric Johnson....misolidia?Michele
Rispondi
L'assolo che faticaccia
di Henryx - user #1323 dal 12/02/2003 | 05/09/2003 @ 11:4
Io lavoro in modi diversi se si tratta di registrazioni o di live. Per le cover, esclusivamente live, prendo spunto dall'assolo originale per poi ampliarlo e improvvisarlo. Di solito mi metto d'accordo con il gruppo per quanto tempo il solo deve durare e in base a quello mi organizzo. Per i pezzi originali da registrare, lavoro sempre su assoli di media lunghezza. Per comporli mi baso sul feeling del pezzo, sulla teoria e sull'improvvisazione. Molto spesso mi sono trovato bene a lavorare su frammenti dell'assolo che poi univo. Per i pezzi live, quasi sempre l'assolo e' improvvisato. Cmq, io penso all'assolo come sequenza di piu' note. Solo per memorizzazrlo imparo nota per nota tutto l'assolo. Poi pero' spesso mi capita di aggiungere qualche nota di abbellimento che magari nell'originale non ci sono. E alla fine me lo ricordo nella sua interezza.
Rispondi
in parallelo
di Robyz - user #66 dal 11/02/2002 | 05/09/2003 @ 19:2
in genere registro qualche take, poi provo a risuonarlo finchè mi viene naturale, poi registro altri take, alla fine monto i pezzi dai vari take fino a creare quello che preferisco, a quel punto ho una base su cui creare l'assolo in un take unico... a seconda dell'ispirazione posso raggiungere la soddisfazione anche nei passaggi intermedi. Altra cosa: non suono ma lo canto in continuazione (intendo dire che mollo la sessione e faccio quello che faccio normalmente canticchiando in modo ossessivo delle idee melodiche per ore, a volte per giorni) e quando mi sembra pronto vado e registro.dal vivo è più immediato, ho l'idea base (diciamo alcuni passaggi chiave) e lego con quello che sento, ascoltando magari le dinamiche piuttosto che imporle oppure duettando con basso e batteria, in entrambi i casi non penso alla teoria e cerco di suonare quello che "canticchio" con la testa e tecnicamente non mi spingo mai oltre il 50% di quello che posso fare quando improvviso. Robyz
Rispondi
Lento è bello!
di giosef nine fingers - user #2210 dal 28/07/2003 | 06/09/2003 @ 00:0
Io sono un chitarrista (affermazione che è già un azzardo...) lento. Non sono mai riuscito a fare quelle scale velocissime e ultramegasuperswaz che mi piacerebbero tanto! Così ho finito per abbracciare quella massima che cita "è molto importante cosa si suona, ma è molto più importante cosa non si suona!". E qui già mi facilito il compito: meno note = meno grattacapi. B.B. King docet. Mi faccio prima di tutto un loop della progressione su cui dovrò improvvisare, poi durante la costruzione dell'assolo cerco dapprima di imprimermi nella mente i "punti chiave" sulla tastiera: gli arpeggi. Utilissimi in seguito quando a un certo punto, trascinato dalla foga dell'esibizione, non saprò più dove sono le mie (poche) dita. Seguo dunque la progressione armonica trasformandola in linea melodica, facendo gli arpeggi degli accordi e fissando bene nella mia testa dove sono le note fondamentali che compongono l'accordo: tanto quelle vanno bene sempre. Poi cerco di infilare all'interno degli arpeggi la famigerata scala pentatonica (un amore: facile ed efficace, minore, maggiore, a seconda del mood del pezzo). Ottima l'idea di "cantare" l'assolo, porterà sicuramente il chitarrista ad avere una padronanza dello strumento che servirà alla grande. Piano piano, durante lo scorrere delle ere geologiche, suonando e risuonando, saltano fuori delle linee melodiche, delle idee che mi piacciono e che opportunamente assemblate mi porteranno ad avere almeno una idea di massima di scale/posizioni/note su cui "girare" poi dal vivo. Alla fine condisco il tutto con qualche bending e un bel po' di pause. Con questo trucco e un po' di studio sono quasi sempre caduto in piedi e ho evitato i pomodori. Se devo improvvisare "di colpo", ad esempio nell'evenienza che l'altro chitarrista (quello bravo) mi passi accanto in concerto e mi dica "fai tu l'assolo, mi è partita una corda!", mi sono allenato a simulare perfettamente un attacco di convulsioni. Saluti a tutti!
Rispondi
Re:Lento è bello!
di sciacqualattughe - user #2421 dal 07/09/2003 | 07/09/2003 @ 17:0
E' molto che leggo i vari articoli su questo sito ma è la prima volta che intervengo..... LENTO o VELOCE a mio parere non ha importanza, tutto si riporta al FEELING con il pezzo, alle sensazioni che esso ti da, e a quelle che tu vuoi trasmettere/sentire eseguendo quell'assolo.... sono d'accordissimo con chi diceva che molto dipende dallo stato d'animo, quello è fondamentale. per quanto riguarda l'improvvisazione o la "sfacciata" copiatura vorrei fare un esempio... Parliamo di LIVE:è come SCIARE sulla neve... c'è chi segue i paletti dello slalom e chi invece preferisce farsi un fuori pista sulla neve fresca a fare un pò di free style, magari con il rischio di cadere (steccare clamorosamente) e rompersi qualche legamento... a quel punto meglio farsi la pista qualche volta prima della gara...una volta che la gara è iniziata,sai quali sono i pezzi di pista più difficili e quindi come superarli, ma quello che più conta comunque è l'emozione che l'esecuzione riuscirà a darti. Suoniamo per quello , perchè ci da forti emozioni;l'esibizionismo, i soldi , o le ochhiate con le ragazze che ti guardano sono solo contorno...L'EMOZIONE è tutto!!
Rispondi
tecniche per l'assolo
di john - user #496 dal 22/07/2002 | 07/09/2003 @ 21:2
ciao, non so se può essere di aiuto ma un pò di tempo fa avevo scritto un articolo su alcune tecniche talvolta banali che possono essre utilizzate per ricercare un assolo. Se hai piacere puoi leggerlo a questo indirizzo:vai al ink 237
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assoli, emozione pura
di alexmala - user #2426 dal 08/09/2003 | 08/09/2003 @ 14:0
i miei assoli nascono dalle sensazioni del momento. Non ha importanza la scala, maggiore minore pentatonica, tantomeno le tecnica, quanto le emozioni che provo in quel momento. Sentite qualche riff su www.malaombra.itCiao
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solo l'assoloooo!!
di madforFX - user #2331 dal 23/08/2003 | 09/09/2003 @ 17:3
Ciao.Non ho ben capito se tu suoni da solo o con un gruppo.Vedi se tu suonassi in un gruppo,a mio avviso,il problema maggiore sarebbe come fare funzionare tutto il brano stando molto più attento all'accompagnamento,ma se tu dici che l'assolo è "il momento" nel quale sfogarti e fare vedere chi sei,beh spero per te che tu sia un "solista" in tutti i sensi!Comunque un'assolo nasce da entrambe le cose,dallo studio e dall'improvvisazione (che naturalmente è frutto dello studio e dell'emozione del momento).Consiglio.Prima esegui bene le "fondamenta" del brano...l'assolo se fai pietà come accompagnatore non darà grandi soddisfazioni.
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Testa, cuore, coda
di RicoBlues - user #148 dal 06/03/2002 | 11/09/2003 @ 19:0
No! non è una grappa ... è la mia ricetta per gli assolo. L'inizio e la fine seguono dei riff precisi (quello del brano originale o miei se il brano l'ho composto personalmente o arrangiato), così i ragazzi sanno quando inizia e finisce un solo e posso suonare rilassati.La parte centrale è tutta mia per improvvisare e lasciarmi andare, cercando di inserire le note giuste al cambio accordo. Lo so è ruffiano però l'effetto è piacevole.Ciao, RicoBlues.
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Istinto o ragionamento ?
di Tempera - user #2614 dal 05/10/2003 | 06/10/2003 @ 00:4
Quando improvviso, in qualche modo riproduco suoni che comunque ho già sentito, non penso che improvvisare sia totalmente creare. Imparare a gestire il materiale che si ha a disposizione, credo sia tra i vari tentativi la scelta migliore per sfruttare le proprie capacità. Certo tentare di azzardare non guasta, significa in qualche modo tentare di evolvere il discorso e non solo di ampliarlo, l'importante è il modo secondo me, i miei sforzi sono sopratutto rivolti alla consapevolezza di quello che sto facendo, qualunque sia il sistema di approccio. Per fare un solo cerco fondalmente di rielaborare ,o stralvogere se sono capace, l'idea di un tema per crearmi una conclusione che mi permette di ripartire, una domanda ed una risposta che sappiano essere una dentro l'altra. Imparare da un idea e non eseguire un esecizio sono le cose che mi hanno che mi hanno convinto sulla diferenza che c'è tra studiare e suonare.
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chi mi può dare una mano?
di unoTurbo - user #4054 dal 25/03/2004 | 05/04/2004 @ 20:5
Ciao a tutti, mi sono iscritto da poco su accordo.it ma ho trovato la vostra discussione estremamente interessante...Preciso subito che sono un principiante, ho delle nozioni base sugli intervalli e sulle scale, ma in realtà improvvisando non riesco ad uscire di molto dalle scale pentatoniche o dalle minori naturali...Il fatto è che ho assimilato alcuni fraseggi che riesco ad eseguire abbastanza decentemente, ma sono davvero pochi, e le mie improvvisazioni sembrano tutte uguali... se poi mi metto a ragionare un po sulle note da suonare... divento estremamente lento... Come posso fare per uscire da questo "tunnel" ??? Sapreste indicarmi degli esercizi o delle scale per migliorarmi, considerando che ascolto prevalentemente metal (iron maiden, malmsteen ecc.) ?Ringrazio in anticipo chiunque vorrà rispondermi !Ciao a tutti, Anselmo
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Re:chi mi può dare una mano?
di Third Wind - user #4973 dal 08/07/2004 | 08/07/2004 @ 12:0
Ciao Anselmo! Sono l'ultima ruota del carro, però ho più esperienza di te, visto che dici di essere un principiante. Punto primo: dimentica tutti i fraseggi che hai imparato!! i fraseggi non vanno imparati a memoria!! sono fatti per essere studiati e capiti. Mi spiego meglio: i fraseggi che studi tu sono probabilmente frasi di altri chitarristi che hanno fatto la storia dello strumento, e vengono studiati per farti capire il linguaggio e l'approccio alla musica di quel determinato artista, e che, se un giorno sarai professionista, potranno salvarti un'improvvisazione durante un concerto in una giornata con ispirazione -10. Punto secondo: se ti piace il metal in generale, o quello classico e melodico di Iron maiden, Blind Guardian, Dream theater,etc. imparati le 5 posizioni fondamentali della scala maggiore, e le posizioni che utilizzano 3 tasti per corda, cosa che aiuta se ti passi tutta la scala (in discesa o in ascesa) in alternate picking. Punto terzo: suona dietro a qualunque canzone ti capiti a tiro, come se dovessi aggiungere una tua parte alla canzone, oppure come se fosse un brano tuo, e non seguire troppo le scale. Pensa solo al suono che vuoi che esca, poi la diteggiatura che ne conseguirà te la studierai con calma se è difficile, oppure troverai delle note più semplici da suonare che stiano bene sul pezzo in ogni caso. Punto quarto: quando avrai un po' più di feeling con lo strumento allora esegui quest'operazione: O ti crei una base per improvvisare, oppure improvvisi su un pezzo di qualcun altro, e quando lo fai, le prime volte, prendi una scala (maggiore se è metal, pentatonica minore se è blues o rock) e smetti di pensare, chiudi gli occhi ed abbandonati alle emozioni! Scoprirai di aver fatto qualcosa di straordinario, e non te ne sei nemmeno accorto! Quando riesci a liberare la mente, ti posso giurare per esperienza personale, che ti senti benissimo. Pat Metheny dice anche: "Se in un solo prendo giusta la prima nota, allora anche la seconda verrà giusta e così via..." Io ti dico dopo tutte queste cose: Non imparare a memoria frasi di altri, piuttosto imparati tutto il brano e poi prendi spunto da ciò che ti piace, studia con costanza, e ultima cosa, ma non per importanza: SEGUI SEMPRE IL TUO CUORE! Ciao, spero di averti aiutato...
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