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Il Sacro Graal degli amplificatori valvolari: i finali
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 21 dicembre 2010 @ 08:00

Dopo le premesse necessarie riguardo la sezione preamplificatrice, questa volta si prenderà in esame la sezione immediatamente successiva: il finale di potenza. Nel precedente articolo (che invito a leggere come premessa indispensabile) è emerso come la sezione preamplificatrice sia la parte con maggiore capacità caratterizzante in un ampli: nonostante questo apparente predominio, il finale di potenza ha un ruolo non secondario e questo è più o meno evidente in base all'orientamento generale dell'ampli (sonorità vintage o moderne).

Prima di entrare più in dettaglio, bisogna considerare un po' di miti e leggende che circondano gli ampli a valvole:

6L6=clean e EL34=lead;
saturazione del finale;
classe A e classe AB.

Considerazioni sulle 6L6 e le EL34
Molte delle convinzioni che circolano nel mondo dei valvolari per chitarra hanno ragioni storiche legate principalmente ai produttori che, oltre ad essere divisi da concezioni, targets e scelte circuitali, erano divisi da un oceano! Questo può sembrare ininfluente oggi, in una società con un'economia globale e con una mostruosa mobilità di beni, mentre alle origini, per essere competitivi con i prezzi, era indispensabile scegliere componentistica disponibile a livello nazionale o, almeno, continentale, complice anche un certo surplus proveniente dagli stocks bellici alla fine del secondo conflitto mondiale. La stessa competizione non era tra una folta schiera di produttori, ma tra gli sparuti produttori e un mercato nuovo, da rendere appetibile con prezzi ragionevoli per i musicisti del tempo, gli aspiranti pionieri di un modo tutto nuovo di concepire gli strumenti a corde.

Dal lato a stelle e strisce dell'oceano c'era Leo Fender con il pallino di amplificare gli strumenti tenendosi alla larga dalla distorsione (si cercava di convincere i musicisti provenienti da un contesto acustico ad adottare uno strumento elettrico) che avrebbe rischiato di allontanare una buona fetta di utenti i quali, lecitamente, nemmeno avrebbero immaginato l'evoluzione possibile dello strumento nell'arco di un ventennio! Il pallino del clean spinse Fender a soluzioni semplici quanto efficaci che interessarono i suoi ampli in ogni sezione: valvole con minore guadagno sugli ingressi per non saturare gli stadi successivi, tonestack con medi talvolta scavati fino all'osso, controreazioni fisse sui finali, phase inverter “addolcite” magari con una 12AT7, impedenze di uscita basse privilegiate tra i 4 e talvolta i 2 ohm su un numero di speaker variabile da 2 a 4 (alcuni con tre coni da 10”) per una maggiore tridimensionalità e per compensare l'inefficienza dei coni del tempo che, singolarmente, avrebbero potuto compromettere la resa sonora finale in termini di volume. Nonostante tutto, Fender consigliava di non usare mai un amplificatore al suo massimo non solo per ragioni di usura o gusti ma anche perché, oltre una certa soglia di volume, un minimo di distorsione restava inevitabile! I suoi ampli restano esempio di sonorità clean nonostante una distorsione armonica mai inferiore al 5%: sulla stragrande maggioranza di questi erano installate le 6L6 o comunque sempre tetrodi a fascio (le mitiche 6V6 o le 5881, molto simili alle 6L6).

Sull'altra sponda dell'oceano, forte di un know-how mutuato dalle esperienze pionieristiche di Fender e conscio delle nuove frontiere esplorate dai chitarristi più innovativi, James Marshall pensò bene di adattare al nuovo corso degli eventi un amplificatore Fender di grande successo: il Bassman. Il risultato fu un amplificatore destinato a sua volta a diventare un icona: il primo JTM45 (1962) in versione stack (testata e cassa) con una 4x12”! Anche se il progetto di base ha più similitudini che differenze rispetto al Bassman, queste ultime sono alla base delle sonorità che sarebbero letteralmente esplose dalla prima metà degli anni '60: uso della 12AX7 al posto delle 12AY7 (per ottenere maggiore guadagno), uso delle KT66 invece delle 5881 (queste furono comunque adottate nel prototipo e sui primissimi esemplari) allo scopo di avere un suono più grosso, senza dimenticare l'apporto essenziale del concetto di stack e della risposta, a dispetto del wattaggio, potentissima di una 4x12” (il modello 1960 con coni in alnico da 12”).

Marshall intuì che il suo non era più un mito ispirato, ma una creatura con un carattere proprio e diverse inclinazioni: il passo verso le EL34 (finalmente i pentodi!) e l'adozione di un impedenza di uscita maggiore rispetto a Fender avrebbero fatto il resto e completato la leggenda.

Ovviamente l'originalità Vox non consente paralleli, ma è preferibile tralasciarla al momento: le scelte costruttive sui generis e il mito dell'AC30 meritano una trattazione a parte.

Chiudendo il cerchio, è facile intuire come certi luoghi comuni legati alle valvole finali (specialmente le 6L6 e le EL34) traggano le loro origini non dalle proprietà intrinseche delle stesse, ma dal loro contesto di utilizzo, confondendo il risultato finale con lo strumento utilizzato per ottenerlo. Tali pregiudizi sono stati ulteriormente accresciuti dalla continua emulazione dei produttori posteriori che spesso si lasciarono ispirare dai modelli di successo (accade ancora oggi).

Per smentire tali credenze, mi limiterei a citare Hiwatt e Mesa Boogie: la casa inglese ci ha mostrato di quali potenti sonorità clean siano capaci le EL34, quella americana ci ha incantato con crunch e lead unici provenienti spesso da capaci 6L6GC. Ovviamente resta da approfondire in quale modo lo speaker (o gli speakers) chiudano il cerchio. Mentre, in senso assoluto, sono da smentire le equazione 6L6=clean EL34=lead resta evidente che, per questioni legate più alla storia che alle valvole in sé, le prime avranno una pasta, un sapore più americano e le seconde saranno chiaramente più british: anche qui va precisato che tali evidenze sono diversamente percepibili (o evidenti) in funzione della tipologia di coni adottati.

Saturazione del finale
Senza addentrarci in dettagli tecnici, la distorsione del finale dipende dal livello del segnale, dalla topologia e dal tipo di valvola, dal voltaggio anodico, dalla tensione di bias e dal carico d'uscita (costituito da trasformatore e speakers). Sebbene il carico di uscita influisca nel suo insieme, è doveroso precisare come, restando invariati gli altri parametri, il trasformatore di uscita abbia un ruolo di spicco legato al suo nucleo, alle dimensioni del pacco lamellare e al numero di strati del suo secondario.

Questo tipo di saturazione, da sempre molto gradita in ambito blues, è piacevolmente evidente in amplificatori tipo i Fender tweed come il Deluxe o il Bassman o in ampli Marshall a partire dal JTM45 e fino all'introduzione dei primi modelli con Master Volume, dove l'unico modo di saturare il suono era spingerli a livelli di volume quasi disumani provocando la saturazione non solo del pre ma anche del finale il quale, spinto al suo limite e, con la complicità di tensioni di bias e trasformatori d'uscita più piccoli degli equivalenti per alta fedeltà, davano vita alle prime distorsioni tendenzialmente poco propense a superare i limiti del crunch fino alla comparsa dei primi fuzz, booster e overdrive: l'icona di questa tipologia di suoni è l'insuperabile Jimi Hendrix. Sebbene oggi il fascino di queste sonorità non sia venuto meno e resti generalmente apprezzato per la sua bellezza, l'orientamento è per amplificatori dotati di finali lineari e potenti con preamplificatori molto spinti (comunque attenuabili attraverso gain e volume) e gestibili nel livello sonoro di uscita complessivo da un master volume, irrinunciabile per chi non suoni abitualmente a Woodstock. Per esempio, se pensiamo ai distorti di un Soldano, prima di ricercarne la causa nel finale, diamo un'occhiata a un suo preamplificatore e alle tensioni di bias delle preamplificatrici!

Classe A o classe AB?
Se una valvola lavora durante un intero “ciclo” si dice che è tarata in classe A; se lavora solo su metà ciclo (semionda positiva o negativa) è tarata in classe B; se lavora per un valore compreso tra l’intero e la metà, classe AB. Il lettore accorto si sarà reso conto che “ciclo” è cattivo sinonimo di “segnale”: infatti, mentre per un impianto hi-fi possiamo normalizzare il segnale in ingresso, per le sei corde non esiste un “ciclo”, esiste un segnale di una variabilità spaventosa. Ciò rende di ambigua applicazione la definizione di classe.

La particolarità della classe A consiste nella maggiore linearità rispetto alla classe AB, un differente (e più apprezzato) contenuto armonico. Queste caratteristiche si ottengono polarizzando la valvola (o le valvole) del finale con una tensione anodica e un assorbimento in corrente tali da rientrare nella zona centrale della curva caratteristica della valvola usata. In questo regime, le valvole lavorano con assorbimenti maggiori in corrente e non è né facile né economico raggiungere potenze elevate: due EL84 finali in classe AB possono dissipare fino a 18 Watt circa, mentre configurate in classe A si fermerebbero a 12w.

Errori comuni: identificare i finali configurati in cathode bias come “classe A”; presupporre che la presenza di una phase inverter implichi classe AB.

Per cercare di determinare la classe, possiamo raccogliere indizi dalle topologie Single Ended (SE) o Push-Pull (PP).

I SE sono solitamente ampli di piccola potenza con una sola valvola finale, sebbene sia possibile un parallelo di due o più valvole per aumentare la potenza complessiva; un SE sarà sempre tarato in classe A.

La quasi totalità degli ampli commerciali con un numero di valvole finali superiori all'unità è formata da PP in classe AB per ragioni di economicità e di potenza ottenibile. La classe AB lavora in maniera più efficiente in quanto, quando un ramo è al lavoro l'altro è a riposo e viceversa.

Ogni valvola ha una dissipazione massima dichiarata dal produttore a seconda della topologia e del bias (erroneamente descritto come “classe”). Leggendo i datasheet delle valvole possiamo dedurre la classe dalla potenza dichiarata. Per esempio, se una coppia in PP classe AB ha una dissipazione massima di 12w, un ampli con tali valvole che dichiara 18w non può essere in classe A.

Ovviamente una disputa su quale delle due classi sia superiore non è tra i fini dell'articolo: in linea di massima sono i progetti nel loro complesso che fanno la differenza e i suoni più interessanti ascoltati in decenni di discografia, tutto sommato, provengono da ampli in classe AB non privi di limiti e difetti. Tra le due classi (visto che non si parla di hi-fi) non esiste una qualche supremazia, ma solo il gusto e le esigenze dell'utente.

Cosa resta dopo la caduta di miti e leggende?
Una volta abbandonati un po' di pregiudizi, si può tornare alle finalità dell'articolo in senso stretto: una piccola serie di consigli rivolta a chi si avvicina per la prima volta agli amplificatori valvolari per chitarra o si accinge al primo acquisto.

Nel precedente articolo sui pre, si è cercato di rendere evidente come sia possibile dedurre, già dai controlli di preamp disponibili, le attitudini dell'ampli che stiamo guardando prima di ascoltarlo, ferma restando l'insostituibilità di una prova pratica: cercheremo di utilizzare lo stesso approccio per avvicinarci alla sezione finale.

Salvo che l'ampli in osservazione non presenti inquietanti analogie (magari anche estetiche) con modelli celebri del passato (cosa verificabile da un contestuale sguardo al pannello di comando, da tipo/numero di valvole usate e dagli speakers utilizzati) non aspettatevi che, in generale, ogni quartetto di EL34 nasconda la Plexi di Jimi Hendrix, così come dietro un quartetto di 6L6 non si nasconde sempre un Twin Amp! Detto questo, procediamo senza lasciarci trarre in inganno dal contenuto in tubi dell'ampli interessato, concentrandoci piuttosto sui comandi presenti per la gestione del finale, sul loro utilizzo e, non secondariamente, sui motivi della loro presenza.

Master Volume post phase inverter
Come forse non tutti sanno, il master volume non sempre è un controllo di pre, ma può essere incluso nel finale per due ragioni: a parità di funzione agisce diversamente e offre un diverso risultato in primis, infine può essere un modo per ottenere un'ulteriore controllo di livello sonoro con evidenti vantaggi in termini di flessibilità.

Escludendo la condizione estrema di utilizzo (Master al massimo) la differenza tra le tipologie consiste nel tipo di coinvolgimento della phase inverter nella formazione del suono. Il master volume incluso nel preamp decide la quantità di segnale da erogare alla phase inverter e consente di spingere il pre al massimo offrendo la possibilità di regolare in ultima battuta il livello di volume adatto a non saturare la phase inverter: in questo modo è possibile ottenere suoni distorti di pre lasciando lavorare il finale in un regime più lineare. Il master volume post phase inverter, invece, riceve il segnale che proviene dalla phase inverter e gestisce il livello da inviare alle griglie delle valvole finali: in questo caso alle valvole di pre vere e proprie si può aggiungere un'ulteriore colorazione data dall'uso più spinto della phase inverter. Anche in questo caso è d'obbligo precisare che è il gusto personale a spadroneggiare e che tecnicamente non è possibile definire un primato tra le due tipologie: oltretutto, salvo conoscere lo schema o eventuali specifiche del costruttore, difficilmente l'utente saprà quale dei due tipi ha di fronte! In ampli votati principalmente al clean è difficile trovare la presenza sia dell'una che dell'altra tipologia.

Controreazione e controlli associati
Per introdurre correttamente la funzione del presence è necessario spiegare il concetto di controreazione (o negative feedback). Parte del segnale in uscita dal finale viene rinviato, in opposizione di fase, a uno stadio precedente, annullando parzialmente il segnale.

Lo scopo è linearizzare il segnale, perché somma in negativo la distorsione degli stadi che abbraccia. Molto usata negli ampli puliti come i Fender Twin e ampli moderni, esistono in commercio numerosi amplificatori sprovvisti di tale controreazione che hanno nei Vox AC30 la realizzazione più nota.

Il segnale in opposizione può venire opportunamente filtrato, in modo che la somma cancelli le frequenze residue. Si filtrano le alte (Presence), le basse (Depth) e le medie (Growl o simili), e si da modo di variare l’intervento con diversi controlli.

Minore è la controreazione, maggiore è il volume e la progressività della distorsione; maggiore controreazione corrisponde a suoni più puliti fino a una certa soglia, un volume minore, e un passaggio più brusco alla distorsione (clip).

Esistono in commercio numerosi amplificatori sprovvisti di tale controreazione (o negative feedback) a prescindere dalla presenza di un controllo di presence e tale scelta ha principalmente lo scopo di sfruttare la massima potenza del finale, anche se questo richiede maggiore scrupolosità nella realizzazione della sezione pre per evitare fastidiosi fenomeni di autoscillazione e distorsioni sgradevoli.

Top Cut (o Brilliance)
Già dagli albori, i primi push-pull che presentassero un eccesso importante di acuti venivano attenuati in tal senso con un condensatore, nell'ordine delle decine di picofarad, collocato tra i due anodi della phase inverter. Tale condensatore consentiva di effettuare un taglio fisso degli acuti non gestibile dall'utente. Vox, per ovviare a questo problema evidente, legato alla peculiarità delle EL84 e alla tipologia di pre usata, pensò bene di rendere questa attenuazione gestibile, attraverso un potenziometro e un condensatore collocati tra i due rami del push-pull tra phase inverter e valvole finali denominandolo Top Cut: senza questo controllo forse l'AC30 sarebbe stato molto meno apprezzato. Tale felice intuizione non è rimasta circoscritta e taluni produttori (anche importanti come Matchless o Dr.Z) hanno adottato tale accorgimento sui loro ampli dotati sia di EL84 sia di EL34 in cathode bias (per esempio sul Matchless Clubman 35, con due EL34 in cathode bias, lo stesso controllo viene definito Brilliance). In presenza di questo controllo, un master volume post phase inverter ha un ulteriore ragione di esistere.

Output
Quando ci si imbatte in questo controllo non è facile individuare un tipo circuitale ben preciso: in generale è un ulteriore controllo sul livello globale di volume. Questo può essere inteso come:
il controllo di un attenuatore tra secondario del trasformatore di uscita e speaker;
un ulteriore master volume (magari post phase inverter) “ribattezzato” per non confondere l'utente;
un controllo di livello di uscita associato a un'uscita jack per il direct out.

Tali attenuazioni possono, in maniera più o meno evidente, variare la timbrica globale dell'amplificatore sebbene restino invariati i settaggi di pre e finale.
Questo tipo di controllo variabile non è comunque da associare ad altri sistemi per la diminuzione della potenza tramite selettori che agiscano sull'alimentazione o sulla modalità triodo/pentodo o sulla variazione di classe di funzionamento e similari, in quanto l'output non effettua alcuna variazione funzionale del circuito in senso stretto.

Concludendo, ringrazio lo Smilzo per il fondamentale contributo dato a questo articolo (grazie al quale non solo lo stesso è riuscito più snello della versione originaria, ma anche più netto nei contenuti e fluido nella lettura) dimostrando, oltre a una notevole padronanza dell'argomento, una generosa disponibilità verso lo scrivente e tutti gli accordiani che troveranno utili queste righe: grazie Smilzo!

Spero che questa breve panoramica risulti chiara e mi auguro che eventuali incompletezze, domande o arricchimenti emergano dai commenti, naturale completamento dell'articolo e sempre fonte ulteriore di approfondimento.

Prima del prossimo e ultimo articolo sul tema, vi auguro buona lettura.

amplificatori tutorial
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Commenti
Complimenti...
di elgaldil - user #22921 dal 09/02/2010 | 21/12/2010 @ 08:5
...anche questo un bell'articolo: asciutto ed efficace.
Rispondi
Complimenti...
di Sykk - user #21196 dal 21/10/2009 | 21/12/2010 @ 09:0
interessante, scorrevole e completo. Avrei aggiunto solo un accenno agli inseguitori catodici anche se l'articolo è dedicato ai finali. E anche qualcosa sulla compressione data dai coni "maltrattati".
Rispondi
Re: Complimenti...
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 21/12/2010 @ 23:5
Agli speakers sarà dedicato il prossimo ed ultimo articolo. A presto!
Rispondi
bravo!!!!
di feder - user #17573 dal 15/01/2009 | 21/12/2010 @ 10:1
importantissime delucidazioni!!! è bello avere a disposizione gente cosi preparata e appassionata.
Rispondi
grazie per queste perle di saggezza
di paolo_scarparo - user #26317 dal 27/10/2010 | 21/12/2010 @ 10:2
grazie per queste perle di saggezza
Rispondi
lo aspettavamo!
di bruce_banner - user #16925 dal 24/11/2008 | 21/12/2010 @ 11:3
stupendo dopo l'articolo sul pre adesso finalmente.....il finale in bellezza! saluti
Rispondi
Vote
di sepp - user #10489 dal 11/06/2006 | 21/12/2010 @ 12:1
Grande articolo, come sempre.
Rispondi
complimenti!
di cesco78 - user #1757 dal 30/04/2003 | 21/12/2010 @ 12:4
ottimo articolo e soprattutto utile! grazie a voi accordo sta diventando un enciclopedia della chitarra!
Rispondi
Ottimo articolo complimenti!!
di daniel_duz - user #14863 dal 21/05/2008 | 21/12/2010 @ 14:3
Ottimo articolo complimenti!!
Rispondi
bell'articolo complimenti
di brosa - user #24159 dal 09/05/2010 | 21/12/2010 @ 19:0
davvero sinceri complimenti
Rispondi
articolo utilissimo come il precedente! grazie ...
di zzuzz - user #24591 dal 09/06/2010 | 21/12/2010 @ 23:2
articolo utilissimo come il precedente! grazie strato e grazie smilzo! non vedo l'ora di leggere il terzo capitolo e soprattutto l'articolo sull'AC30 (e molti altri articoli che, spero, vorrai condividere!) chiedo solo un piccolo chiarimento: quando dici che esistono ampli con comando presence nonostante siano privi di controreazione, ti riferisci a quegli amplificatori provvisti di top cut o esiste ancora un'altra tipologia di presence?
Rispondi
Re: articolo utilissimo come il precedente! grazie ...
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 21/12/2010 @ 23:4
La condivisione fa parte dello spirito di Accordo! ;) Per essere un pò più precisi, il presence indica con certezza la presenza di una controreazione, ma non è vero il contrario: anche in assenza del controllo di presence potrebbe esserci una rete di controreazione che agisce con parametri prefissati. Il "potrebbe" è d'obbligo in quanto esistono amplificatori senza controreazione (e quindi anche privi di presence). Il top cut è un controllo che agisce prima delle valvole finali (il segnale viene attenuato in frequenza prima di giungere alle griglie delle finali), limitando la gamma acuta, il presence invece è legato alla controreazione ed il segnale da "limitare" è prelevato sul secondario del trasformatore di uscita.
Rispondi
Re: articolo utilissimo come il precedente! grazie ...
di zzuzz - user #24591 dal 09/06/2010 | 22/12/2010 @ 00:0
a ok avevo inteso male la frase "Esistono amplificatori sprovvisti di tale controreazione a prescindere dalla presenza di un controllo di presence", sembrava potessero esserci presence anche in assenza di controreazione. grazie della velocissima risposta anche a quest'ora!
Rispondi
Re: articolo utilissimo come il precedente! grazie ...
di smilzo - user #428 dal 28/06/2002 | 22/12/2010 @ 10:0
La controreazione è applicabile anche al preamp o su parti di circuito (stage), generalmente filtrata per scolpire il suono (quindi prefissata dal costruttore). Quando il controllo è posto sul finale, gli si da il nome convenzionale "presence" (e il circuito di feedback viene indicato con GLOBAL Negative FeedBack, per distinguerlo dai LOCAL NFB): non è un nome tecnico, insomma...
Rispondi
Cut & Dr Z
di kirk76 - user #10549 dal 20/06/2006 | 22/12/2010 @ 11:5
Senza questo controllo a me sarebbe impossibile suonare la Les Paul e la Strato con la stessa testata...la prima è scurissima quindi cut tutto aperto, la seconda molto chiara quindi cut a ore 9... Devo dire che la mia Maz 38 è veramente una bella macchina del suono, ma il 50% delle sue potenzialità è racchiuso in un potenziometro, almeno per l'uso che ne faccio io...bellissime le EL84...
Rispondi
Re: Cut & Dr Z
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 22/12/2010 @ 13:0
Il top cut è essenziale anche per il passaggio da sonorità clean a distorte, dove un'ulteriore attenuazione della gamma acuta può essere più che desiderabile. Le EL84 non sono bellissime: sono meragliose! Spesso la valvola è associata al circuito che la utilizza, ma ti assicuro che con scelte mirate le EL84 diventano anche rispettabili valvole per alta fedeltà.
Rispondi
Re: Cut & Dr Z
di kirk76 - user #10549 dal 20/06/2006 | 22/12/2010 @ 13:5
Se non ricordo male mi avevi già espresso la tua approvazione per la mia testata... P.S.: Complimenti per gli articoli, tutti e due, molto ben scritti...
Rispondi
Re: Cut & Dr Z
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 22/12/2010 @ 14:0
Ricordi benissimo! ;)
Rispondi
Il mid bost push-pull del mio Fender Champ ...
di giambu - user #4070 dal 27/03/2004 | 22/12/2010 @ 18:2
Il mid bost push-pull del mio Fender Champ 12, che ha una particolare efficacia nelle forti distorsioni, mi pare che faccia riferimento al preamplificatore e non al finale, o sbaglio?
Rispondi
Re: Il mid bost push-pull del mio Fender Champ ...
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 22/12/2010 @ 22:4
Non sbagli, è parte del preamplificatore.
Rispondi
Ottima divulgazione, chiarezza sui falsi miti.
di robbyboy - user #13010 dal 18/07/2007 | 22/12/2010 @ 18:5
Ho letto con piacere questo piccolo bignami sui finali; di certo varrebbe la pena di farlo leggere obbligatoriamente a chiunque si cimenti (su Accordo) in considerazioni varie sugli ampli a valvole, addirittura si danno consigli senza saperne nulla, neanche la legge di Ohm. Su Accordo ne ho lette tanto di belle ed interessanti, quanto di raccapriccianti e disinformative. Ottimo lavoro Strato. Un saluto in classe A da robbyboy
Rispondi
Re: Ottima divulgazione, chiarezza sui falsi miti.
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 22/12/2010 @ 23:0
Grazie Robby, so che condividi in pieno questa passione e che puoi ben comprendere come e perché la conoscenza in materia sia fonte di profonde gelosie da alchimisti e di furbe manovre di marketing. Personalmente mi piacerebbe che per molti, come per me adesso, restasse una piacevole passione da condividere soprattutto con chi vorrebbe avvicinarsi a questo piccolo mondo ma non sa bene da dove iniziare. Condivido il tuo piacevole commento (e tutti gli apprezzamenti finora ricevuti dall'inizio di questo articolo) con l'amico Smilzo che, con la sua piacevole collaborazione e disponibilità, ha molto contribuito alla formazione di queste righe. A presto!
Rispondi
Re: Ottima divulgazione, chiarezza sui falsi miti.
di smilzo - user #428 dal 28/06/2002 | 23/12/2010 @ 09:3
Ho aggiustato un paio di cosette... nello spirito di semplificare, ma in maniera rigorosa, le soluzioni circuitali e relativi risultati. Tutto quà! :)
Rispondi
articoli sempre interessanti.
di Floyd - user #143 dal 06/03/2002 | 23/12/2010 @ 09:5
ho letto con piacere il tuo articolo, come sempre, e ti faccio i miei complimenti. sono sempre molto interessato agli articoli tecnici scritti per la comprensione di tutti, come questo, sperando che mi aiutino nella sempre maggiore comprensione di ciò che sta dentro il mio amplificatore. quindi sono andato a vedere lo schema per dare una collocazione ai diversi stadi valvolari e controlli di master volume e presence. L'amplificatore è un Hiwatt DR504 del 1972, e sono rimasto sorpreso perchè il segnale segue questo percorso: input - 1° stadio ECC83 - volume - 2° stadio ECC83 - tone stack - master volume - 3° stadio ECC83 - presence out - 4° stadio ECC83 - phase inverter (ECC81) - presence in - O.T. (16 ohm tap) ora, il pot del presence ha il centrale che dopo una resistenza da 100R va a terra, e i due laterali con un collegamento abbastanza complesso che io non sono in grado di capire tra le griglie dei triodi della phase inverter (ECC81), l'uscita a 16 ohm del O.T., e la griglia del 4° stadio di preamp della V3 (ECC83). insomma sembra che prenda il segnale in parte dalla phase inverter, in parte dal O.T. e poi lo riporti in ingresso all'ultimo stadio di preamplificazione della terza ECC83, con una serie di filtraggi ed attenuazioni ad opera di diversi condensatori e resistenze. mi puoi aiutare a capirlo meglio? sempre che non sia una cosa che ti faccia perdere troppo tempo chiaramente. lo schema è questo: http://hiwatt.org/Schematics/DR_Pre4Input_v1a.pdf ringrazio e saluto
Rispondi
Re: articoli sempre interessanti.
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 23/12/2010 @ 11:4
Ciao Floyd, non disturbi affatto e dato che la scelta circuitale in esame è sui generis non andiamo nemmeno OT, ma integriamo l'articolo con un'ulteriore informazione. Il sistema in esame fa parte della filosofia Hiwatt consentendo, attraverso un presence selettivo, di associare i vantaggi di un parametro prefissato dal costruttore come nelle reti di controreazione fisse (vedi il partirore 10K/470R/2k2 con 10n a massa) ad una regolazione fine da parte dell'utente attraverso il controllo di presence che si comporta da ratio variabile capace di stabilire quanto segnale inviare agli stadi cathode follower e phase inverter, definendo anche quali frequenze far convergere sui due stadi coinvolti. Il potenziometro di presence da 100K e la resistenza da 100R a massa formano un ulteriore partitore ed i due condensatori da 10n e 47n agli estremi del potenziometro stabiliscono quali frequenze far convergere sugli stadi interessati: il condensatore da 47n, più piccolo rispetto ai 100n della phase inverter, effettua un filtraggio della banda passante fino ad un certo punto della gamma bassa (una parte viene delibaratamente non attenuata e raggiunge la phase inverter) ed arriva al potenziometro di presence dove, attraverso la ratio impostata ed il condensatore di 10n, si decide quanto della gamma acuta debba essere inviato in opposizione di phase all'ingresso dell'inseguitore di catodo. Inoltre il sistema consente di svincolare la polarizzazione della phase inverter dalla controreazione come avviene in molti ampli dotati di presence. Spero di esserti stato d'aiuto.
Rispondi
Re: articoli sempre interessanti.
di Floyd - user #143 dal 06/03/2002 | 23/12/2010 @ 12:3
grazie Cristian, sei stato certamente d'aiuto, anche se adesso devo stampare la tua risposta, e leggerla attentamente con lo schema di fronte, per analizzarla e capirla meglio. da quando ho iniziato ad interessarmi a quello che succede dentro gli amplificatori valvolari, prendo una pezzo per volta, e cerco di capirlo. dell'Hiwatt ho studiato lo stadio di ingresso (del quale ho anche realizzato una variante del "linked input pubblicata sul sito di Huss), quello di alimentazione (prima dell'integrale sostituzione degli elettrolitici di filtro), quello di bias (prima della modifica per renderlo regolabile) e quello finale, che mi ha dato molti problemi all'inizio (resistenze di griglia bruciate...e altre rognette varie). adesso mi rimane lo stack dei toni e il presence, e il secondo lo stiamo affrontando... ancora grazie e Buone Feste Giuseppe
Rispondi
Re: articoli sempre interessanti.
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 23/12/2010 @ 12:3
Non è certo un punto di partenza come comprensione degli ampli, ma di sicuro rimane un esempio di eleganza circuitale e di ottimo assemblaggio: del suono è inutile discutere! ;) Buone feste anche a te.
Rispondi
ciao Cristian, ho un'idea da proporti: secondo ...
di zzuzz - user #24591 dal 09/06/2010 | 23/12/2010 @ 15:3
ciao Cristian, ho un'idea da proporti: secondo me sarebbe utile stilare un glossario di base delle varie parti che costituiscono un amplificatore, con brevi definizioni che spieghino soprattutto la loro funzione, più che le caratteristiche tecniche. penso che sarebbe un'utile integrazione ai tuoi articoli soprattutto per i neofiti come me che non hanno molta dimestichezza con certi termini e ogni tanto devono rivedersi certi concetti per andare avanti nella comprensione.. per dire, io la scorsa volta prima di capire che pentodi e triodi sono parti della valvola e che ognuno di essi determina uno stadio di guadagno ci ho messo un po'... (poi magari sono solo io che sono particolarmente indietro, non lo so). cosa ne pensi?
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Re: ciao Cristian, ho un'idea da proporti: secondo ...
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 23/12/2010 @ 15:3
Ci si può lavorare...
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Re: ciao Cristian, ho un'idea da proporti: secondo ...
di andreajazz61 - user #24168 dal 09/05/2010 | 23/12/2010 @ 19:1
Ciao , Gradirei anch'io l'idea di Cristian, quale neoaccordiano e neofita della tecnologia elettrica e i suoi componenti, trovo difficoltà a seguire i vs ragionamenti, spero di migliorare grazie al vs aiuto e di imparare qualche tecnica di registro che mi consenta di capire meglio la mia strumentazione e di impiegarla al meglio , AUGURO A TUTTI BUON NATALE e Felice ANNO NUOVO;
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Un "mistico" del valvolare
di unico - user #22095 dal 18/12/2009 | 24/12/2010 @ 02:5
Articolo che non fa un piega.. davvero bravo.. direi quasi: "Misticismo amplificato" Complimenti!
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Bellissimo articolo,complimenti. Validissima ...
di sebastian - user #3527 dal 27/01/2004 | 28/12/2010 @ 13:4
Bellissimo articolo,complimenti. Validissima la spiegazione su come funziona la retroazione,non si trovano spesso spiegazioni competenti sulla NFB. Come completamento volevo solo aggiungere che la questione delle KT66 usate sulle prime Marshall è prettamente questione di reperibilità e costo molto inferiore alle 5881 made in usa usate sui primi prototipi - piu che di scelta per il sound.Alla fine ogni valvola britannica aveva la sua controparte USA e viceversa (con tutta la corsa alla realizzazione di valvole concorrenti insomma 6550 vs KT88,KT66 vs 6L6 ;han cambiato pure la denominazione .La MOV ha brevettato il nome KT come Kinkless Tetrode che è la stessa cosa di Beam Tetrode,cioè l uso di un armatura "convogliatrice" per gli elettroni comune ai tetrodi a fascio,per ovviare al Kink che si vedeva nella curva tracciata di un tetrodo senza griglia soppressore aggiuntiva) Molta importanza ha anche l 'uso di 4 celestion alnico da 12" Vs i 4 Jensen da 10",meno efficenti gia di per se. Diciamo anche che piu NFB si usa,piu la distorsione armonica globale cala,e questo anche a bassissimi volumi,per il fatto che la NFB tende a correggere ciò che nn è simmetrico riportando indietro un segnale invertito.Il volume erogato è lo stesso,solo si raggiunge piu tardi perchè il guadagno del finale ad anello chiuso è minore.Addirittura un finale piu fermo e statico come può essere un finale con molta retroazione,tende magari ad erogare ad orecchio piu volume,in quanto l entrata in saturazione è meno progressiva. Come ultima cosa,la retroazione è una bella cosa perchè pulisce tutto ecc ecc,ci si possono fare mille giochini come tagli o boost di frequenze,però se hai fatto caso l orecchio si accorge a volte che nn sono dei boost o dei tagli "puliti" o "armonici" ,per il fatto che tutto ciò operato in NFB spesso porta a rotazioni di fase che dell hifi hanno ben poco,distorsioni maggiori su alcune bande ecc ecc,quindi è un sistema che va usato con cautela.Io sono per l uso moderatissimo della retroazione hihihih,poi ogni costruttore ha usato il proprio gusto ;-)
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Re: Bellissimo articolo,complimenti. Validissima ...
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 31/12/2010 @ 00:2
Ciao Sebastian, ti ringrazio per il commento e per i complimenti che, provenendo da un altro "malato valvolare", valgono il doppio. Auguro a te ed a tutti gli accordiani di chiudere in bellezza il 2010 ed iniziare serenamente (e con un pizzico di ottimismo) il 2011. A presto.
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Re: Bellissimo articolo,complimenti.Validissima ...
di smilzo - user #428 dal 28/06/2002 | 31/12/2010 @ 09:2
*** NFB spesso porta a rotazioni di fase che dell hifi hanno ben poco,distorsioni maggiori su alcune bande ecc ecc,quindi è un sistema che va usato con cautela. *** Concordo. E' stato spesso usato per aggiustare un tono troppo "flubby" o "muddy" generato dal preamp, ma come dimostrano i tuoi ampli e altri prodotti con una progettazione attenta del pre si può fare un finale che suona bene a bassi volumi e benissimo ad alti volumi...
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Re: Bellissimo articolo,complimenti.Validissima ...
di strato78 - user #17091 dal 07/12/2008 | 31/12/2010 @ 11:1
"E' stato spesso usato per aggiustare un tono troppo "flubby" o "muddy" generato dal preamp" Proprio questo è il punto: un rimedio ad un difetto può diventare un ulteriore strumento in un ampli per chitarra. In alta fedeltà il NFB (rigorosamente fisso) serve solo ad eliminare possibili oscillazioni a frequenze inaudibili (ma suscettibili di saturare lo stadio finale a discapito della linearità) ed a determinare in modo certo il guadagno dell'intero amplificatore affinché resti sempre lineare, lontanissimo da livelli di distorsioni percettibili (a volte anche ai limiti dell'eccesso). Come hai argutamente sottolineato, è nei preamp che ci sono ancora possibili sorprese (che provengono per la maggiore da piccoli produttori appassionati) nonostante molti si ostinino a seguire, con poche varianti, schemi e soluzioni trite e ritrite (i soliti cavalli di battaglia che ritornano...) mentre se si agisse già solo sulle tensioni anodiche (fermo restando tutto il resto) si otterrebbero risultati sensibilmente diversi. Persino nei tonestack non c'è fantasia: siamo lontani dall'alta fedeltà e questo consentirebbe di esplorare sfumature diverse. A volte, dietro schemi apparentemente "complessi" zeppi di relè, fet, operazionali e partitori resistivi, si nascondono vecchi progetti forzatamente adattati a compromessi che poi non rendono il risultato che si prefiggono: può giovare all'economia di scala ed alla competitività del prezzo, ma non sempre con soddisfazione dell'utente. Il senso di questo articolo, del suo precedente e del prossimo ancora in cantiere è proprio questo: l'amplificatore universale in linea assoluta non esiste, ogni ampli ha i suoi limiti ed è bene che l'utente riesca a riconoscerli ed a valutare se quei limiti tutto sommato gli possono stare bene. Gli amplificatori degni di tale nome hanno un loro carattere e tutto ciò che viene costruito, magari in un combo, in ossequio alla "massima flessibilità" è un compromesso: per ottenerla senza portarsi in giro due o tre amplificatori per volta, bisognerebbe esplorare nuove frontiere e con ben altri costi. Quali nuove frontiere? Pensate ad un Axe Fx che piloti due finali di potenza valvolari (con autonomi diffusori) di potenza compresa tra i 30 ed i 50 watt con caratteristiche differenti (es.: uno con EL34, presence e coni Celestion - l'altro con 6L6, NFB fisso o anche del tutto assente e coni Jensen) ed immaginate che si possano pilotare sia in maniera selettiva che simultanea grazie ad un footswitch: basta come flessibilità? Lo stesso scenario, ma con una flessibilità diversa, gli amanti dell'analogico potrebbero trovarla in due finali configurati come sopra e pilotati da un pre valvolare a più canali (tutti autonomi e non derivati da uno o due principali). Buon anno Smilzo.
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