Ho conosciuto Steve Cropper nel modo in cui si conoscono i veri maestri: due strette di mano, zero fronzoli, tanta musica. Diceva che “conta quello che non suoni” e poi ti fulminava - letteralmente - con una di quelle sue ritmiche così semplici e solide da reggere un mondo. Ora che se n’è andato (Nashville, 3 dicembre 2025), mi resta un insegnamento antico e modernissimo: servire la canzone è la forma più alta di virtuosismo. Continua...