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Fender Stratocaster American Professional II: tradizione nel terzo millennio
Fender Stratocaster American Professional II: tradizione nel terzo millennio
di [user #17844] - pubblicato il

La Stratocaster riceve uno switch nascosto per due posizioni extra, hardware rivisitato e un tacco inedito: abbiamo testato a fondo per voi la Fender American Professional II.
Definire i canoni della liuteria elettrica Fender è difficile. Dopo oltre mezzo secolo di attività, non si può pensare che i progettisti siano rimasti a guardare la concorrenza che avanza ed ecco che nuove scelte tecniche e stilistiche devono farsi largo in catalogo. Nel 2016 ci si rende conto che la definizione di “Standard” sta ormai stretta: chi può arrogarsi il diritto di reinventare chitarre come la Stratocaster e la Telecaster e definirle “il nuovo standard”? Forse, neanche Fender stessa.
Così la longeva serie esce di scena e le subentra una inedita American Professional.

L’intenzione della gamma è chiara fin dal nome: una American Professional è una chitarra fatta in USA, uno strumento rivolto ai professionisti. Vuole dedicare un chiaro tributo ai modelli che hanno fatto la storia del sound elettrico ma intende fronteggiare a testa alta i rivali più agguerriti, al fine di trovare posto nelle rastrelliere dei musicisti impegnati a calcare palchi importanti, sotto la tempesta magnetica di uno spettacolo di luci, con il calore dei riflettori che mette a dura prova l’accordatura, collegati a pedalboard consistenti e sistemi di amplificazione all’avanguardia.
I palcoscenici sono diversi rispetto agli anni ’50, così lo è il modo di fare musica, e la dotazione di uno strumento deve evolversi di conseguenza, pur senza perdere di vista il proprio punto di partenza.

Il catalogo Fender offre tutt’ora una nutrita lista di pezzi d’ispirazione fortemente vintage con la serie Original e, viceversa, si è dimostrato capace di solleticare i desideri dei chitarristi più attenti alla performance con le controparti Ultra. La American Professional, che nel 2020 giunge alla seconda edizione, sembra sedersi esattamente nel mezzo.

Fender Stratocaster American Professional II: tradizione nel terzo millennio

I legni
Con tutta la fedeltà che ci si può aspettare a quasi settant’anni di distanza dalla prima apparizione della Stratocaster, la American Professional II su cui abbiamo messo le mani è un assemblato di ontano e acero di prima scelta, leggero quanto basta e dalle trame uniformi.
Il palissandro è un’alternativa per la tastiera, ma in catalogo non compare più l’opzione del frassino, come da un recente annuncio di Fender. Tuttavia, dell’affascinante pino trattato ad alte temperature sopperisce degnamente alla necessità di venature a vista, per i fan del genere.

La struttura
La bolt-on più famosa di sempre si rifà il trucco. Il tacco è (finalmente) smussato, ma non è estremo come visto sulle Ultra: i liutai hanno limato quel tanto che basta per rimuovere lo spigolo vivo che i fan dei registri più acuti trovano spesso antipatico, ma senza sottrarre superficie di contatto alla base.
Tutto va a vantaggio della suonabilità. È uno di quei dettagli che non può far altro che piacere, e pensare che possa in qualche modo penalizzare la resa dello strumento è pura fantascienza.

Fender Stratocaster American Professional II: tradizione nel terzo millennio

Il manico
Lo shape Deep C funziona, questo è quanto. La forma tondeggiante fa sentire subito a casa i fan di casa Fender, la sezione leggermente più abbondante rispetto al Modern C riempie la mano ma non affatica grazie a una forma irregolare che accompagna in modo naturale il palmo lungo tutta l’escursione e, probabilmente, anche per merito dei bordi della tastiera smussati il giusto da regalare una presa solida e confortevole. La finitura satinata, particolarmente setosa al tatto, contribuisce a muoversi tra le posizioni con sicurezza e agilità.
22 fret di tipo narrow tall posano su un raggio da 9,5 pollici: a metà strada tra i canoni vintage e moderni, offre un feel classico senza compromettere la suonabilità, l’esecuzione di bending e i vibrati più ampi.

L’hardware
Le parti in metallo rappresentano un degno punto d’incontro tra storia e innovazione.
Il ponte a due viti ricerca una resa moderna e l’innesto della leva a pressione permette di tenerla ferma lì dove serve, senza ciondolare quando abbandonata. Al contempo, le sellette ricurve in stile vintage sono una delizia per gli occhi e per il palmo destro dei tradizionalisti.
Sulla paletta, un set di meccaniche staggered - cioè ad altezza compensata per ogni corda - incrementa la pressione sul capotasto senza eccedere con gli alberelli abbassa-corde.
L’insieme garantisce una buona stabilità, con il feel del Tremolo di sempre e qualche “asso nella manica” in più, pur senza sfociare nella tipica macchina da dive bomb.

Fender Stratocaster American Professional II: tradizione nel terzo millennio

L’elettronica
Proprio quando si pensa che un filo di qualità avvolto intorno a un buon magnete sia tutto quello che serve per creare un single coil di livello, ecco che i cervelloni di casa Fender rimescolano le carte in tavola e tirano fuori i V-Mod.
Quelli montati sulla American Professional II ne sono la seconda versione, evoluzione dei pickup introdotti nel 2016 con la prima serie e con lo stesso concetto alla base.
Si tratta di single coil in piena regola al cui interno convivono però più magneti, scelti per valorizzare e compensare le caratteristiche delle diverse corde e frequenze. Lo scopo è disegnare un pickup bilanciato, che dia la giusta quantità di definizione ai bassi allo stesso modo in cui è capace di fornire la corretta dose di corpo agli acuti.
Dopo aver spinto la Strat in terreni difficili e distanti tra loro, con escursioni ora nel jazz e ora nel metal, bisogna ammettere che il traguardo è incredibilmente vicino. Certo, la brillantezza di certi modelli vintage o il “growl” di un single coil sotto steroidi hanno il loro fascino e non saranno i V-Mod II a mandarli in pensione, ma è innegabile che questi ultimi sono capaci di un equilibrio invidiabile. In un contesto moderno, dove la chitarra deve convivere con effetti di ogni tipo e - perché no - svariate simulazioni di amplificazione, non è un dettaglio da sottovalutare.

Avere a disposizione una pletora di suoni più ampia possibile sembra essere una priorità per la Professional. Compare così anche un gustoso switch push-push sotto il secondo tono: il suo compito è attivare il pickup al manico indipendentemente dalla posizione impostata sul selettore a cinque vie. Con questo, sarà possibile accedere a combinazioni alternative quali la somma di ponte e manico o l’attivazione di tutti e tre i pickup insieme.
Se la prima opzione non ha segreti per i patiti del custom, l’altra offre dei risvolti davvero stimolanti.
Complice una dotazione di manopole dall’escursione regolare, morbida e utilizzabile in ogni condizione, l’elettronica della American Professional II non può che ricevere un convinto pollice in su.



Quando si cerca di strizzare l’occhio al passato e mettere un piede nel futuro, il rischio di ritrovarsi con uno strumento che non è “né carne né pesce” è concreto. Eppure la American Professional II supera con decisione l’ostacolo e mette davanti al musicista un pasto completo, con un ricco menù di portate dalle quali attingere per ottenere le sfumature ogni volta più adatte.
E poi, diciamolo, quella finitura…
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