Effetti Maxon, ritorno alle origini?
<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/143972/600x0/00/maxon-s.jpg" alt="" style="border:0px solid;float:left;"> La Maxon è una casa di prodotti elettronici di antica data. A cavallo tra gli anni '70 e '80 nei suoi laboratori vennero progettati e realizzati pedali destinati a segnare il sound di quegli anni e di quelli a venire. Infatti, se sul mercato giapponese gli effetti uscivano sotto il marchio <a href="http://www.maxonfx.com/">Maxon</a>, nel resto del mondo erano distribuiti sotto il nome Ibanez. Notissimi pedali quali il TS808 (marchio di fabbrica di Stevie Ray Vaughan), il TS9 o l'AD9 della Ibanez, appunto, non sono altro che circuiti Maxon vestiti da un'altro stilista. Chi possiede qualche pedale Ibanez di quell'epoca potrà verificare facilmente che la scheda su cui sono saldati i componenti reca il marchio Maxon. Strano, ma vero. Ed oggi la casa Giapponese ha deciso di riproporre delle riedizioni fedeli, almeno così asserisce, dei suoi pedali dell'epoca, mantenendo i criteri di progettazione ed il look originali. Ne abbiamo a disposizione cinque (Phasetone PT999, Stereo Chorus CS505, Flanger FL 301, D&S II, Sonic Distortion SD9), ma l'intera gamma è composta da ben 17 effetti. Bisogna dire che siamo curiosi. Prima di passare al test vero e proprio, la premessa d'obbligo è che le valutazioni che seguono sono state fatte in base a gusto ed esperienza assolutamente personali e come tali vanno interpretate: l'unico vero giudice è e deve essere il vostro orecchio, noi possiamo soltanto darvi la nostra opinione.</p>
I pedali sono di bell'aspetto (il che non guasta mai, anzi…): chassis di metallo massiccio, bei pomelli e vernici lucide, e vengono forniti di uno strato di gomma adesiva di tipo neoprene da attaccare sul fondo del pedale per evitare fastidiosi scivolamenti sotto i piedi. Il LED è piccolo, ma visibile. La circuiteria sembra solida e ben realizzata. L'alimentazione è la solita a 9V con batteria o alimentatore con presa di tipo Boss, anche se sullo chassis è consigliata un'alimentazione a 10V. L'SD9 ha uno sportellino per il vano batteria, mentre per gli altri occorre svitare la base del pedale. Tutti quanti risultano sufficientemente silenziosi.
A parte l'SD9, però, che reca in bella vista sulla scatola la dicitura True-Bypass, va rilevato che negli altri pedali il bypass non è "vero". Ossia, il segnale d'ingresso passa almeno per una parte del circuito anche quando l'effetto non è attivo con conseguente perdita di qualità in uscita. La presenza del true bypass è un fattore importante da valutare quando si acquista un pedale: se ne usiamo parecchi (o anche solo uno, ma progettato male), la perdita di banda e segnale può diventare fastidiosa e ben udibile. Purtroppo, provando a collegare in serie tre Maxon Reissue e ad effettuare, grazie ad un paio di splitter di segnale, un confronto A/B tra la linea senza effetti e con gli effetti abbiamo riscontrato, nel secondo caso, una perdita sensibile di volume e corpo.
PROVA La prova è stata effettuata con una Stratocaster con magneti Texas Special, un Mesa/Boogie Mark I Reissue suonato pulito ma non troppo e cavi George L's's.
PHASETONE PT999 Euro 148,00 + IVA
Questo pedale fa parte, con i tre successivi, della serie Reissue e per questo effetto in particolare abbiamo avuto la fortuna di fare un confronto diretto con l'originale Ibanez PT999 degli anni '70 (il PT999 venne introdotto nel 1974). Un solo controllo che agisce sulla velocità della modulazione. Alla prova il timbro generale del pedale risulta essere un po' aspro e la forma d'onda con cui il segnale viene modulato appare troppo triangolare: l'onda sulla quale viaggia il phasing arriva sui picchi in modo brusco e subito ne discende dando così un po' di nervosismo all'effetto. Non molto arioso. Noto anche che l'escursione del controllo della velocità di phasing non è molto ampia. Probabilmente si può cambiare qualcosa agendo sui due piccoli trimmer di calibrazione interni. In un confronto diretto con il modello originale le similitudini purtroppo, finiscono per limitarsi al costruttore del circuito. L'originale è decisamente più morbido e pastoso e raggiunge velocità di modulazione più elevate rispetto al suo alias moderno, anche se l'intensità del phasing è minore. Un altro suono. Anche l'originale comunque, non presenta il true bypass. Purtroppo non abbiamo potuto constatare se il circuito sia uguale alla quello della riedizione in quanto, nell'originale, una scatola di plastica nera con in bella vista la scritta Maxon (!) racchiude il tutto a protezione. Insomma, come replica non ci sembra molto ben riuscita e valutandola dal punto di vista timbrico lascia qualche dubbio.
- PRO: Quando l'effetto viene attivato si sente
- CONTRO: Mancanza di morbidezza. Prezzo
STEREO CHORUS CS505 - Euro 179,00 + IVA
I controlli sono sull'intensità e sulla velocità della modulazione. I due output dell'effetto permettono di poter usare l'effetto in stereo con due ampli, ammesso che il chorus sia l'ultimo della vostra catena di effetti e che possediate due ampli (magari uguali). Se lo si usa in mono le due uscite sono uguali, a parte la fase che risulta invertita tra un'uscita e l'altra. Il circuito si avvale dei famosi integrati amplificatori JRC4558D (già noti come cuore del Tube Screamer originale) e dell'irreperibile linea di ritardo analogica a basso voltaggio Panasonic MN3207 ormai fuori produzione da anni (sostituita dai molto più economici chip di ritardo digitali). Alla Maxon ne avranno forse trovato una vecchia scorta di magazzino e deciso di utilizzarla per queste riedizioni. Anche qui il carattere dell'effetto è risultato un po' aggressivo: le medie frequenze si propongono in modo non troppo musicale, ma c'è comunque personalità. La massima velocità di modulazione raggiungibile è piuttosto bassa mentre l'intensità può essere molto consistente e, se regolata invece al minimo, consente di ottenere un suono dal carattere metallico sicuramente particolare. La caratteristica più interessante, comunque, è che all'attivazione dell'effetto al chorusing si unisce un lieve boost di volume che permette ad un ampli sul limite del crunch di scavalcarlo per ottenere quel po' di overdrive che ti fa suonare con più piacere. Buono.
- PRO: Boost di volume e cuore analogico
- CONTRO: Prezzo
FLANGER FL 301 - Euro 179,00 + IVA
Anche la circuiteria di questo effetto utilizza gli stessi componenti del CS505. Tutto analogico. Una vera rarità al giorno d'oggi. I due potenziometri grandi controllano la velocità di flanging e la sua ampiezza, mentre quello piccolo agisce sul feedback, ossia regola la quantità di suono già effettato che viene reimmesso in ingresso per aumentare ulteriormente l'effetto di flanging. Agendo sul feedback si riesce a far suonare il flanger da solo. Anche per l'FL 301 il carattere è lo stesso dei suoi compagni (comincio a pensare che sia una peculiarità di questa serie) e come il CS505 genera un lieve boost sul segnale, anche se meno evidente rispetto al CS. I controlli agiscono tutti in modo omogeneo ed efficace e il cuore analogico si fa sentire, ma resta sempre un po' poco arioso e morbido. Comunque, un effetto valido e usabile, fa tutto quello che ci si aspetta da un flanger con buoni risultati. Per chi ha sempre avuto a che fare col digitale può rappresentare una buona occasione per capire cos'è che rende così ricercati gli effetti analogici.
- PRO: Cuore analogico. L'effetto agisce con decisione
- CONTRO: Prezzo. Mancanza di morbidezza
D&S II - Euro 150,00 + IVA
Distorsione, tono e volume (chissà perchè indicato come Balance). La corsa del controllo della distorsione permette di passare da un leggero boost quasi pulito ad un distorto abbastanza serio e saturo. Il tono, invece, sembra non agire, o quasi, dalle 21.00 alle 15.00 (guardando il potenziometro come il quadrante di un orologio) per poi entrare massicciamente in funzione nelle ore rimanenti. Il circuito del tono NON è passivo: piuttosto che tagliare, enfatizza la frequenza sulla quale lo si fa agire. Il volume massimo non è elevatissimo, ma sufficiente. Il suono, all'aumentare della distorsione, sembra divenire più compresso, forse da qui l'appellativo di Sustainer, anche se il sustain non è una caratteristica così evidente di quest'oggetto. La timbrica è enfatizzata sulle basse e sulle medio-alte e la distorsione è molto ruvida già con il tono appena al di sopra delle 21.00, ma comunque buona. Con la distorsione al massimo e il tono chiuso sono spuntate delle belle armoniche, ma altrettanto non è successo provando ad utilizzare un ampli Roland Jazz Chorus 120 a transistor. Cercate altrove se volete un distorto ricco e morbido, se invece volete dare un po' di elettricità al vostro sound il D&S II potrebbe andar bene. Buon suono.
- PRO: Carattere
- CONTRO: Le medie mancano all'appello. Prezzo
SONIC DISTORTION SD9 - Euro 158,00 + IVA
L'SD9 è la replica di un pedale della famigerata serie 9 Maxon-Ibanez e anche oggi fa parte di una serie denominata appunto Nine: è quindi simile in tutto e per tutto nell'aspetto al suo alter ego di qualche anno fa. I tre controlli sono distorsione, tono e volume. Al di sopra delle 21.00 il tono enfatizza esageratamente le alte frequenze (anche qui il tono è attivo) rendendo vano il tentativo di dare un po' di corpo e gradevolezza al suono. Rimangono, quindi, solo un paio di ore buone nella corsa della manopola. La distorsione è abbastanza disordinata e caotica, difficile far suonare organicamente un accordo leggermente complesso (ammesso che questo sia il vostro scopo…) e il timbro è forse troppo scavato sulle medie frequenze per farsi spazio nel mix di un gruppo. Il circuito si avvale di transistor (2) e di integrati (1), ma la tecnologia ibrida in questo caso sembra non pagare. Non avendo a disposizione l'originale SD9 Ibanez non possiamo fare raffronti diretti e quindi valutazioni sulla riuscita della replica, ma a livello puramente timbrico l'SD9 Maxon ci sembra un pedale di difficile utilizzo. Chissà, magari in combinazione con altri overdrive, fuzz o distorsori si può trovare qualche sonorità interessante. Troppo particolare: un pedale da intenditori.
- PRO: Riproposta di un pedale dalla fama crescente
- CONTRO: Prezzo. Non certo un pedale per tutte le stagioni
CONCLUSIONI
Il CS505, il D&S II e l'FL301 sono qualitativamente alla pari mentre il PT999 sembra inferiore. L'SD9 è tristemente in coda. A livello timbrico la serie Reissue si si è rivelata buona, ma non eccezionale, trasparenza e morbidezza non essendo il suo forte. Ottimo comunque il boost (che sul sito della Maxon www.maxonfx.com è indicato come un difetto…!?!) del chorus e del flanger, visto che capita spesso di premere uno switch e sentire il segnale abbassarsi inesorabilmente. Pecca seria per tutti e quattro, però, è la mancanza del True Bypass. Per l'SD9 abbiamo già detto tutto, mentre sulla fedeltà delle repliche ci siamo potuti esprimere purtroppo solo su un pedale. In futuro ci piacerebbe provare anche qualcosa della serie Vintage, top della linea Maxon. Comunque, sono effetti realizzati con cura e con rispetto della tradizione Maxon: solidità e componenti di buona qualità. Inoltre il Flanger ed il Chorus possono vantarsi di adoperare linee di ritardo analogiche, cosa che non possono fare repliche moderne di altre case. Per quello che riguarda il rapporto qualità/prezzo ci troviamo a dover dire che è abbastanza a favore del secondo: pedali decisamente non per tutti. In fin dei conti, un'operazione valida ma con riserva: il costo dei pedali, infatti, non è bilanciato da un qualità sonora altrettanto elevata. Comunque, se vi capita provateli, potrebbero fare al caso vostro.
Francesco De Nigris
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L'articolo è pubblicato su Chitarre di Aprile, già in edicola |
La parola all'importatore, Wilder
Ringrazio anzitutto per l'opportunità che mi viene offerta di esprimere il mio parere sul test condotto sui pedali Maxon. Non mi trovo d'accordo con molte delle affermazioni e dei giudizi espressi e potrei citare a sostegno del mio modo di sentire i tanti articoli e test sperticatamente elogiativi apparsi in questi mesi sulla stampa specializzata italiana e sopratutto straniera. Tuttavia ritengo che la timbrica e le sonorità "Vintage" dei pedali effetti sia materia tra le più opinabili e soggettive del nostro mondo musicale. Concordo quindi nella maniera più assoluta con l'autore dell'articolo quando scrive: "L'unico vero giudice è e deve essere il vostro orecchio, noi possiamo soltanto darvi la nostra opinione." e lo ringrazio di cuore quando consiglia: "Comunque, se vi capita provateli, potrebbero fare al caso vostro". Molto cordialmente, Willy Davoli