In primis riguarda specialmente i due brand più famosi, Fender e Gibson, interessando in maniera minore e successiva gli altri. Vedi Gretsch e Rickenbacker, diventati cari recentemente e solo nei modelli di punta, o altri che sono venduti a prezzi ancora abbordabili come Guild e Martin, come pure quelle meno prestigiose del panorama degli strumenti musicali made in USA.
Veniamo alla storia dei due marchi principali.
Il 1 gennaio del 1965, Leo Fender vendette la sua azienda a CBS per 13 milioni di dollari. Nel 1969, la società madre di Gibson (Chicago Musical Instruments) fu assunta dal conglomerato ECL, una società importatrice di birra dall'Ecuador. Gibson rimase sotto il controllo di CMI fino al 1974, quando divenne una filiale di Norlin Musical Instruments. Questi cambiamenti di proprietà, chiamati spesso "Norlin Era", hanno causato una perdita di qualità dei prodotti di Gibson in quegli anni.

Il tutto finì per entrambi i brand a inizio anno 1985, però i veri periodi bui sono stati individuati nel quinquennio 1976-1980. Dopo tale anno ci fu un tentativo di riscossa in entrambe le aziende, con le Elite in Fender e le Victory in Gibson.
È da premettere che inizialmente e in piena era cessione - cioè 1965-1972 per Fender e 1969-1974 per Gibson - ci furono per entrambe tante nuove e buone proposte. È il caso di Fender-CBS con l'ingresso di due fuoriusciti - Roger Rossmeisl da Rickembacker, padre delle Coronado, e Seth Lover da Gibson, padre dei pickup Wide Range - e di Gibson dove, a inizio anni 7'0, ci fu la produzione solid body delle chitarre Marauder-S1 e dei bassi Ripper-Grabber.
Poi la qualità decadde e, a inizio anni '80, molti musicisti cercarono le chitarre e i bassi Fender costruiti fino al dicembre 1964 (era pre-CBS) e Gibson ed Epiphone costruiti fino al 1969. È da considerare che nell'era pre-Norlin la produzione delle Epiphone era ancora effettuata negli USA come aveva voluto il grande manager Gibson Ted McCarty, che aveva acquistato il marchio nel 1957, trasferito poi dal 1969 in Giappone. E qui scattò la speculazione.
Chitarre che fino alla metà degli anni '70 avevamo ceduto e comperato a prezzi onesti come usate e basta, ora venivano vendute a prezzi che lievitavano giorno per giorno, comprese chitarre ricavate dall'assemblaggio di più di uno strumento: cito il caso della Blackie di Clapton, ricavata dall'assemblaggio dei pezzi migliori ricavati da sei Stratocaster pre-CBS, comperate a qualche centinaio di dollari in blocco, quindi di vintage a mio modesto parere non aveva proprio niente.
Il termine stesso di "vintage" indicherebbe "originale in ogni suo particolare", fret compresi, viti e in primis verniciatura non rifatta.
Quelle proposte oggi come tali, in molti casi, non lo sono affatto, ma bisogna essere degli esperti per valutarne l'originalità.
Inoltre stiamo recentemente assistendo a una enorme impennata anche del prezzo delle CBS del 1965 e 1966, che sono valutate enormemente rispetto al fatto che Leo Fender era da contratto interessato alla produzione in qualità di consulente negli anni che vanno dal 1965 al 1971.

Pertanto sono giunto alla conclusione: sono sempre gli stessi strumenti e modelli che girano, i prezzi sono saliti alle stelle e spesso tengono conto solo di chi li ha posseduti e non del vero valore legato all'anno di produzione. Infatti delle CBS del primo periodo, valutabili esagerando intorno ai 10-15mila euro, salgono a centinaia di migliaia solo se sono state usate da qualche guitar hero, anche se solo in sala prove e non live.
In più vedi il caso ancora più deleterio e inconcepibile, almeno per me, delle relic: mi hanno chiesto 3.800 euro per una Fender Jazzmaster Fiesta Red di nuova costruzione, della serie relicata copiando qualche vecchia gloria, ossidazione delle sellette del ponte e hardware metallico compreso, cosa che io reputo oltremodo assurda, mentre per un'autentica Jazzmaster Sunburst del 1968 solo alcuni anni fa mi chiesero 3.600 euro anche un poco trattabili.
Sono dell'opinione che gli strumenti debbano invecchiare con te, e sono certo che tra poco la cosa verrà a decadere anche per l'impoverimento generale e la mancanza di stimoli causata da una scena musicale fortemente provata.
Questa è l'ennesima dimostrazione, soprattutto in italia, che il ceto medio è destinato a sparire!!!!!
Ciao
Sulla tua considerazione finale nutro qualche dubbio, a me pare che il trend sia opposto e, comunque, parliamo di collezionismo, non di valore degli strumenti in se'.
Buona musica
In una chitarra vintage ci sono parti usurate, danneggiate, tolleranze nella componentistica che alterano il risultato finale, etc - e, all’infuori della stagionatura dei legni, nessuna ragione reale per la quale ad esempio uno strato del 56 dovrebbe suonare meglio di una replica attuale del CS.
Questo discorso vale in gran parte anche per i pedali, che sono stati quasi tutti copiati da cloni moderni.
Quindi il valore delle chitarre vintage sta nell’aspetto legato alla rarità, alla storia di uno strumento, insomma ai parametri classici del collezionismo, che ha regole tutte sue e slegate dall’uso di un oggetto. Compro una bellissima auto d’epoca e mi sveno per farlo, ma poi mica la uso per andare al lavoro - la tengo in garage e la uso per quei quattro raduni all’anno dove la posso sfoggiare.
E se questa è la logica, non vedo inversione di tendenza sul piano dei prezzi, anche perché ci sono per definizione sempre meno pezzi vintage sul mercato mano a mano che qualcuno va perso. In compenso non mancano i soldi - oddio, forse a noi mancano pure, ma ci sono valanghe di ricchi che cercano di investire in qualcosa che sia affine ai loro gusti e passioni…gente che nessuno conosce ma che dirigendo aziende guadagna decisamente più dei calciatori che spesso additiamo come percettori di reddito assurdi.
Cioè che difficilmente una chitarra fatta oggi suonerà bene come una d'epoca (pre CBS per Fender, i famosi anni d'oro).
Semplicemente non riesco a capire come una manovalanza con skill limitati, inserita in un contesto che cercava l’efficienza economica più che la qualità, potesse produrre chitarre migliori di quelle che possiamo produrre oggi, con settanta anni di sviluppo in più, una scelta di materiali e parti nettamente superiore e processi industriali di gran lunga superiori. Parlo ovviamente della produzione di fascia media e alta di oggi, non di due pezzi di legno assemblati in qualche modo per essere venduti al supermercato.
Come dicevo, l’unico aspetto dove teoricamente le chitarre vintage possono avere un vantaggio sta nella stagionatura dei legni, cosa peraltro molto dibattuta perché da un lato se ne contesta l’applicabilità ad una solid body che certo non è uno strumento acustico, e dall’altra per la presenza di sealer vari sotto alle vernici che di fatto mummificano il legno. Discutibile, ma se ci convince, questo è un argomento sensato.
Ma il resto? L’acciaio di allora aveva proprietà sonore migliori di quello attuale? Dubito. I legni erano più pregiati? Assolutamente no. La tolleranza delle parti elettroniche era misurata? Proprio no. Chi lavorava i legni? Dei liutai esperti? No, dei lavoratori della comunità ispanica che altrimenti avrebbero lavorato con ogni probabilità in un’altra catena di montaggio.
Beninteso, con questo non voglio sminuire il fascino degli strumenti vintage- se mi metti davanti ad una chitarra degli anni 50 divento tutto sdolcinato, ma per la storia che si porta dietro, i segni del tempo, quello che evoca, il fatto di essere un pezzo raro sopravvissuto a chissà quante situazioni.
Tutto questo vale molto, non lo voglio sminuire.
E sul piano storico oltre che collezionistico può essere bello dire che una certa parte era fatta in un certo modo, diverso dall’attuale.
Però il suono e la suonabilita’ sono altri criteri e secondo me se sei disposto a spendere una cifra congrua (considera che una Fender degli anni 50 costava nuova quelli che adesso sarebbero suppergiù 2000 euro, considerando potere d’acquisto e inflazione), puoi trovare qualcosa di qualitativamente superiore e più ‘prevedibile’ nel senso che la produzione è meno affidata al caso.
Nell’imprevedibilità del vintage però a volte trovi una combinazione astrale che produce uno strumento di grande qualità, ma non è assolutamente la regola.
Ho anche una Fender Stratocaster Custom Shop '62 con relic leggero, comprata usata a un prezzo ragionevele, pickup avvolti a mano da una delle ragazze che hanno raccolto l'eredità della famosa Abigail, e ti assicuro che è un gran strumento, suona, ma soprattutto si lascia suonare benissimo, una goduria... ed è pure bellissima.
Quindi anch'io ho sempre pensato che sia possibile replicare i suoni delle Fender della Golden Era.
Però se parli con chi colleziona (e anche le suona) le vintage, ti dice che non è così. Leggi gli articoli di Cesco's Corner, ma ho anche parlato personalmente con Flavio Camorani (noto collezionista della mia regione e anche musicista), durante un'esposizione di una gran parte della sua collezione, che fece anni fa nella mia città, e dice le stesse cose.
Io non ho temini di paragone, perché non ne ho mai provata una di quelle chitarre, quindi non posso dare giudizi con cognizione di causa.
Una cosa è certa: loro non ne fanno una questione di manovalanza, o di legni di allora maggiomente pregiati, o di acciaio dell'hardware migliore.
Loro dicono che il tempo, ha dato al legno (invecchiato naturalmente) e ai magneti una impronta sonora che oggi non è replicabile. Ed è di fatto, l'esatto contrario di quello che affermi tu.
Non so chi abbia ragione, ma sono portato a credere che un po' di verità ci sia, non sia solo suggestione. Sono altresì convinto che le ciofeche siano venute fuori anche allora, e che quindi sia un assioma che non valga per tutti gli strumenti nati in quesgli anni.
Sui pickup non so che dirti - col tempo sicuramente si smagnetizzano parzialmente e cambia la risposta sonora, questo è certo. Ma in quale misura questo non sia replicabile con un pickup nuovo con, ad esempio, minori avvolgimento o altre caratteristiche, non saprei. Ci sono millemila versioni dei pickup vintage, è possibile/verosimile che nessuna si avvicini all’obiettivo?
Ammetto di essere scettico, ma sarei felice se qualcuno avesse una qualche pezza di appoggio scientifica per sostenere queste tesi.
Ci sono anche quelli che sostengono che una chitarra suonata tanto e bene (non sto scherzando), per via delle vibrazioni che le corde trasmettono negli anni al manico, si ritrovi con un manico migliore - anche qui, mi piacerebbe qualcosa di più di una narrazione cinestesica di qualcuno che comunque ha fatto un investimento anche economico di un certo peso su queste basi.
Se fosse dimostrato che è una pura questione di invecchiamento dovremmo comprare adesso le chitarre per i nostri nipoti che ancora devono nascere, metterle in cantina ad invecchiare come il vino e regalarle loro tra 50 anni!😁
Anche per via dei costi spropositati che hanno questi strumenti, i quali sono completamente fuori dalla mia concezione di valore da attibuire ad una chitarra elettrica. Inoltre, lungi da me ragionare di comprare uno strumento e metterlo ad invecchiare.
Credo che il vibrare e l'invecchiare, per una chitarra acustica sia assolutamente un tocca sana, quindi è probabile che lo sia in misura certamente minore anche per uno strumento elettrico.
A me le chitarre piacciono, so riconoscere una chitarra di qualità da una dozzinale, ne ho varie e mi piace farle vibrare tutte, quindi so accontentarmi di ciò che posso trovare oggi e abbiamo una vasta scelta; ripeto, le mie suonano, e si fanno suonare, tutte in modo molto soddisfacente.
È un mondo che esiste, con tutte le sue ragioni di esistere, ma la musica (che è quello che conta) si fa a prescindere e con molto meno. Vedi l'articolo e il video di Oliver sulle sue Squire Bullet.
Più che di "vintage" in senso stretto, che lega la valutazione esclusivamente all'anno o al periodo, io parlerei di "Golden Era". E per "GE" si intende quel particolare periodo nel quale gli strumenti sono stati costruiti in quella fabbrica, da quel team di lavoro, diretti da quel team di managers, con legnami e componenti provenienti da quegli specifici fornitori. Allora si che se ne può parlare. Quando Fender e Gibson sono passate di proprietà, sono state fatte innumerevoli modifiche sia nella selezione dei legni, che nella progettazione degli strumenti, che nella scelta dei componenti. Per me, quelli sono i fattori discriminanti. Se parliamo dell'epoca d'oro di Fender, ci fermiamo al 65, con una certa elasticità fino al 70 e comunque ci dobbiamo fermare alla placca del manico a quattro viti. Per Gibson, ci fermiamo al 68, e così via. Concordo assolutamente che le quotazioni degli strumenti anni '70 siano in certi casi assolutamente sopravvalutate. Erano esattamente quegli strumenti che i musicisti dell'epoca rigettavano per andarsi a cercare gli strumenti della generazione precedente!
Per il Relic... ragazzi, quelle sono le chitarre che il mercato di oggi richiede. Dal CS Fender, su 100 chitarre che escono, 90 vengono ordinate con un certo grado di invecchiamento, dai privati o dai rivenditori. E in Gibson è quasi esattamente la stessa cosa (leggermente di meno, metti 7 su 10). Perché sono più facili da vendere, da far provare, hanno più fascino (per qualcuno), hai meno paura di portarle in giro a suonare (riga più, riga meno...), e così via. Suonano meglio di una non invecchiata? Certamente no. Magari tu le suoni meglio, perché non ne sei intimidito e non hai paura di graffiarla, ma questo è un altro discorso.
Suonano meglio o peggio di una vintage vera in buone condizioni? Diverse. Come qualsiasi chitarra al mondo, non ce ne sono due che suonino uguali, anche se di numero seriale consecutivo. Ne' meglio, ne peggio. Poi sta a te...
È falso? Si, vabbè; esattamente come sono falsi i vestiti di scena, i testi, le interviste, gli atteggiamenti e qualunque altra cosa del rutilante circo del rock’n’roll. È uno spettacolo, non una macchina della verità. E come disse Dylan, il problema non è capire chi siamo, ma chi vogliamo essere.
Per quanto riguarda Feisbuc, temo che dovresti essere tu a mandarmi la richiesta, visto che nel mio profilo io ho sia il mio link a Fb che al mio canaletto Youtubico; purtroppo non sono riuscito a trovare dei link che posaano condurmi ai tuoi profili sociali. Ciao!!!
Riguardo il resto, anche allora c'era gente che sapeva cosa faceva, chi lavorava in catena di montaggio e timbrava il cartellino alle 17:00 ed il ragazzino con la trap ( allora non era trap) e la figa nella testa...
I CNC di oggi sono molto più precisi e assicurano standard e tolleranze che una volta potevi solo immaginare...
In alternativa ci sono i Master builder o liutai, che la perfezione la raggiungono al prezzo di ore di lavoro dettaglio dopo dettaglio...
Diverso è il discorso del "vecchio". Siamo al 2021: cinquanta anni fa parliamo oggettivamente di chitarre antiche e ciò significa che una chitarra del 1970 ha valore solo per il fatto in se' che ha mezzo secolo. Non meravigliarti! Succede anche per la mobilia. Ma il fatto è un altro: non sono sedie o comò di design.. sarebbero strumenti musicali e questo è il punto: suonano o no?
Dunque il rock sarebbe morto.
Noi gli zombie.
I nostri strumenti pezzi di bare, bende insanguinate, attrezzi chirurgici usati.
Per cui guai a presentarsi al pubblico con una chitarra nuova fiammante, saresti out? E nientemeno questo l'ha detto Bob Dylan?
Bah...
Ne’ io dico che se hai una chitarra nuova sei out.
Cerco di esprimermi più chiaramente: lo strumento fa parte dell’immagine che ognuno di noi vuole proiettare, se suona per un pubblico, grande o piccolo che sia.
Ci presentiamo per come vogliamo essere percepiti da quel pubblico- i Maneskin, tanto per fare un esempio, mica portano le calzamaglie aderenti e trasparenti nella vita di tutti i giorni, le indossano per ottenere un effetto scenico. Il bluesman con la chitarra all’angolo della bocca, la bottiglia di whisky sull’ampli e la giacca sbrindellata vuole a sua volta proiettare un’immagine da maledetto, mentre magari nella vita reale è un fighetto che non ha mai vissuto nessuna delle situazioni che canta, ma capisce che al suo pubblico non piacerebbe perché stonerebbe con la musica. Un musicista classico si presenta in giacca e cravatta anche se privatamente usa solo jeans. La lista è infinita, ma nessuno si sogna di dire al violinista di una filarmonica che è falso ed un poser perché mette il frack solo per il concerto - sembra che la falsità sia solo legata al grado di relic della chitarra, mentre avvolge tutto il mondo dell’arte - Picasso è stato tanto un grande artista quanto un grande poser, se mi passi l’espressione.
E del resto, devi colpire l’immaginario e per questo serve essere un filo sopra le righe.
Dico qualcosa di particolarmente strano?
Quello che dico è che ognuno pensa alla sua immagine, magari anche inconsapevolmente (‘quello non fa per me’) e sceglie gli strumenti che sono in linea anche come aspetto, siano nuovi fiammanti, iperdistrutti o qualunque cosa intermedia.
è puramente estetica e moda, esattamente come un colore: chitarra bianca? nera? rossa? surf green? relic SI/NO?
Ogni cosa nel mercato può andare "a momenti", quando i prezzi si alzano è un peccato per chi compra ma meglio per chi vende. Nella compravendita si è sempre in 2...
A parte che le chitarre belle le hanno fatte soprattutto dagli anni 80, ma questo è personale, ma le chitarre del giorno d'oggi sono quelle che suonano davvero e sono utilizzabili, chi usa una chitarra anni 70 per suonare è come se usasse una formula uno del 70 per correre il gran premio di f1 oggi.. meglio usare una macchina di oggi...
Le Fender Stratocaster (o Telecaster, o Gibson) di allora si suonano esattamente come quelle di oggi.
Già se mi parli di chitarre tipo le Strandberg la cosa cambia in maniera più sostanziale.
Comunque è un mercato che ha senso per i collezionisti più che per i musicisti, anche perché se davvero avessi tra le mani uno strumento di settant’anni fa non mi arrischierei a farlo partecipare ad un concerto rock. In studio si, dal vivo no. Diverso è il discorso per gli strumenti legati alla musica classica, ma anche perché lì vengono trattati coi guanti di velluto in un ambiente a bassissimo rischio.
Ve la immaginate, la strato del 54 da 100K impregnata della birra di quart’ordine dell’headbanger ubriaco in prima fila?
Le chitarre di allora (parlo di una Strato o di una Tele) si suonano allo stesso modo di quelle di oggi.
Lukather usa le 09 sulla music man.... è più facile ed ha un manico moderno...
la verità è che le chitarre moderne sono molto meglio da suonare, se le utilizzi davvero nei live ecc.. non c'è paragone, poi se vuoi un effetto un po' sporco in un disco ecc.. posso capire che usi una chitarra vecchia, ma altrimenti anche una messicana suona divinamente
non ho capito cos'hai scritto sulle auto, comunque che le chitarre anni 50 siano belle non c'è dubbio.
Il valore è dato da ciò.
Poi c'è il prezzo, ma il prezzo, Orca Miseria, non esprime il valore.
Più che altro la mia riflessione è che fino agli anni '90 certo vintage -anche per il chitarrista amatoriale- poteva essere veramente un'alterativa alla produzione contemporanea dell'epoca, soprattutto se uno si andava a prendere all'epoca uno strumento di metà o fine anni '60. I prezzi degli strumenti della prima epoca CBS o delle Gibson della seconda metà degli anni '60 non erano di molto superiori a quelli degli strumenti nuovi dell'epoca. Oggi come oggi i prezzi sono salti anche per gli strumenti di quel periodo storico che potremmo definire di transizione. Oggi il vintage lo compra o il musicista professionista -interessato magari ad utilizzare questi strumenti in studio- o i collezionisti. Non c’è comunque da disperarsi, la produzione contemporanea offre moltissimo.
Qui tutto il discorso della maturazione dei legni e della smagnetizzazione dei pickups va un po' a farsi benedire..... Non trovate??
E poi non considerano nemmeno per un momento che al momento delle incisioni quegli strumenti così tanto vecchi non erano...questa è una mia considerazione..
Per questo penso che tutto il discorso sulla stagionatura ulteriore dei legni ( sotto vernice, non dimentichiamolo..) e sui pickups a mio avviso lasciano il tempo che trovano ( o c'è gente davvero convinta che anche il colore delle bobine faccia differenza???).
Credo più verosimile che a noi siano arrivati quegli esemplari che per cura o abbinamenti fortunati, avevano una marcia in più già da nuovi, mentre gli altri siano andati persi o modificati nel tempo per adattarsi al musicista...
Alla fine, per chi fa della musica una professione e non una passione, sono strumenti di lavoro, e come tali non è così impossibile pensare che qualcuno possa moduficarseli in base alle esigenze..
se l'operaio fender domani dovrà assemblare (dico numeri a caso) 50 strumenti, e l'operaio fender del 1965 ne doveva assemblare 5...quali strumenti risulteranno assemblati meglio, più curati, forse anche più suonabili? ma che legni, materiali o altro...ciò che è venuta meno è la qualità della manodopera, costretta ad assemblare di corsa, e male, molti strumenti. e la situazione, da questo punto di vista, è molto peggiorata dopo il covid.
poi ognuno fa quel che vuole dei suoi soldi...
io, avessi i soldi, una tele degli anni '50 (ne ho suonata una) non la disdegnerei ma sarebbe un capriccio da archeologo amante del passato.
Organizzazione fordiana era ed organizzazione fordiana è rimasta, coi mezzi che si adeguano al livello di evoluzione tecnologica.
Tutto il resto, inoltre, sono solo chiacchiere...