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Bullet: divertimento senza (troppi) pensieri
Bullet: divertimento senza (troppi) pensieri
di [user #910] - pubblicato il

Un attimo di pausa dal lavoro è l'occasione per un nostro lettore di mettere sotto torchio la sua Squier Bullet modificata. Oliver ci racconta caratteristiche, impressioni, prospettive di una Strat accessibile ma da non sottovalutare.
Di Squier e di Bullet si è parlato tanto, e non intendo certo rinfocolare sterili polemiche.
Suona come una Custom Shop? No, chiariamolo subito. Anche se... una Custom Shop non l'ho mai suonata!
Suona bene? Meglio di quanto si possa sospettare, soprattutto se la si sa regolare e magari personalizzare.
È affidabile? Abbastanza, ma con semplici interventi diventa affidabile tanto quanto le sorelle più costose.

Probabilmente non è la chitarra per l'amante della Stratocaster tout-court (che comunque si lamenta anche di una Standard USA...) ma può essere un divertente accessorio per chi, come me, suona Gibson ma più di qualche volta ama certe sonorità "differenti".



Parlare di Bullet non è poi così semplice: negli anni ne sono uscite con caratteristiche a volte decisamente diverse.
In casa ne ho attualmente due (e mezza, una Frankenstein), e a parte la forma sono due strumenti quasi agli antipodi.
Una (quella del video) sottile e leggerissima, manico più snello e pickup (ceramici e cheap, come tutte le Squierine) più brillanti. L'altra con il corpo più spesso e pesante, con manico più robusto e pickup più caldi.
La differenza tra le due si avverte bene anche da spente. E mi piacciono molto entrambe.
​Sono arrivate in casa in punta di piedi, timidamente, ma si sono accasate stabilmente.

Una sarebbe di mio figlio Davide, che però ormai è in simbiosi totale con le sue Junior e non la usa più.

Bullet: divertimento senza (troppi) pensieri

L'altra è frutto di uno scambio con un paio di pedalini (quelli per chitarra, non le calze).

Bullet: divertimento senza (troppi) pensieri

Parlavo di semplici interventi.
Queste chitarrine (ma potrebbero offendersi) sono basi ideali per modifiche ed esperimenti, senza patemi e ansie.
Delle vere e proprie navi-scuola sulle quali farsi le ossa e imparare come funziona una chitarra, come deve essere regolata e come può essere personalizzata: tutti aspetti che secondo me devono far parte del bagaglio di qualsiasi chitarrista, anche dilettante. Conoscere il proprio strumento mette nelle condizioni di suonare al meglio delle proprie possibilità.

Ovviamente la base -leggi: “i legni”- deve essere accettabile. Non si cava sangue da una rapa.
E quello che più mi ha colpito di queste Squier è proprio il manico, ben fatto, comodo, intonato. Davvero non ci trovo nessun difetto, anzi. E devo aggiungere che negli anni non si è mosso di un micron. Nessun tasto sporgente, nessun bordo tagliente. Non è poco.
Sono quindi passato alla fase successiva.
I punti deboli ci sono, ovviamente.
L’hardware è il minimo sindacale. Che poi funziona, eh! Ma si può fare molto meglio con poca spesa.
Le meccaniche autobloccanti Guyker costano poco e funzionano alla grande. Fatto.
Il ponte ha un blocco inerziale che peserà sì e no... 30 grammi? Suona lo stesso, ma sulla chitarra più leggera ho montato un Wilkinson full-size (economico) che mi avanzava.
Capotasto: plastica. Ma una ripassata ai solchi - per portarli alla profondità giusta e per far scorrere bene le corde - è questione di una decina di minuti. In un caso ho sostituito anche gli abbassacorde, che secondo me producevano troppa frizione, con dei rimpiazzi da un paio di euro.

Infine, dato che sono un rocchettaro ignorante, ho sostituito i pickup al ponte a entrambe. Duncan Little’59 e Duncan JB. Ovviamente usati, è la religione in questo genere di interventi.
Non sono diventate delle Classic Vibe, ma complessivamente sono costate circa la metà (di un usato), per cui secondo me ci sta. Senza contare quanto mi sono divertito a sistemarle. E a suonarle.
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