I suoi amplificatori sono stati per lungo tempo il sacro graal del suono chitarristico, ricercati e inseguiti da musicisti e collezionisti fino a raggiungere cifre astronomiche nei mercati dell’usato e dei prodotti boutique. Progetti vincenti come il suo Overdrive Special sono divenuti un nuovo standard sonoro per tantissimi altri brand, con tentativi di repliche, reinterpretazioni, tributi sotto forma di stompbox e un posto fisso praticamente in ogni software di amp simulator, sempre e comunque nel rispetto di quello che sarà ricordato come un vero genio del suono.

Quella di Dumble è una lunga carriera, cominciata con le prime modifiche sugli amplificatori Fender negli anni ’60 ed evoluta in una filosofia sonora originale, che per quasi mezzo secolo ha rappresentato uno tra i massimi esponenti boutique in fatto di amplificatori.
Alexander era un artigiano: non si è mai dimostrato interessato alle logiche industriali e alla produzione su vasta scala. Si è invece concentrato sullo studio e sulla produzione di pochi pezzi di qualità assoluta, affiancando spesso il suo nome a quello di veri idoli della chitarra elettrica.
In un’intervista, Robben Ford racconta che Dumble gli confessò di aver avuto l’idea per il celebre Overdrive Special dopo aver ascoltato il chitarrista suonare con una testata Fender Bassman degli anni ’60.
Proprio l’Overdrive Special è uno degli amplificatori prediletti anche da Larry Carlton, mentre Joe Bonamassa - collezionista e cultore del suono - pare ne abbia posseduto ben tre.
Dumble ha lavorato anche con Ben Harper, che raccontava: “collegava la mia chitarra dritta nell’oscilloscopio, così da poter tarare espressamente l’Overdrive Special sulle caratteristiche del mio strumento”.
Il produttore discografico Dave Cobb, che nell’ultimo periodo si è rivolto più volte ad Alexander per i suoi lavori, raccontava come l’alchimia di Dumble fosse nel modo in cui il costruttore era capace di ascoltare e interpretare il suonato di ogni musicista, partendo da componenti comuni, miscelati in un cocktail fenomenale.
L’attenzione per i dettagli è quella che, anni prima, aveva convinto un gigante come Stevie Ray Vaughan a fare di un Dumble Steel String Singer uno dei suoi amplificatori di punta. Carlos Santana racconta di averlo ascoltato proprio da lui, la prima volta, e di aver individuato in quel suono il punto d’arrivo della propria ricerca sonora.
Tanta è la stima dei musicisti verso Dumble e il suo lavoro che persino un metal-head come Kirk Hammett ha voluto uno Steel String Singer nella sua collezione, mentre Eric Johnson - che in fatto di suono e strumentazione ha pochi rivali - possiede entrambi i modelli.
Alexander fuggiva le logiche commerciali, non era suo interesse vedere il proprio logo nei negozi, e persino sui palchi poteva capitare di aver ascoltato uno dei suoi lavori senza neanche saperlo. È il caso di Eric Clapton e di Kenny Wayne Shepherd, entrambi possessori di amplificatori Fender pesantemente modificati da Dumble.

L’intero mondo della musica suonata si è stretto intorno Dumble e ai suoi cari, affollando i social con ricordi e ultimi saluti.
“Uno degli indiscussi re del suono” ricorda Wampler Pedals.
“Un genio, unico nel suo genere” per Joe Bonamassa.
Kenny Wayne Shepherd accompagna così la foto di uno dei suoi Fender modificati da Alexander: “Non cercherò di sintetizzare la vita di un uomo in un post sui social, ma devo dire alcune cose su di lui perché non tutti lo conoscevano davvero… i più conoscevano solo le voci sul suo conto. Era un vero genio e non uso quel termine con leggerezza. L’elettronica e gli amplificatori erano il suo campo, ma era un pozzo di conoscenza tecnica su così tante cose. Aveva un cuore eccezionalmente buono ed era un uomo di fede. Mi ha ispirato come persona e come musicista, e ha elevato la mia musica con gli amplificatori che ha creato per me. Ricorderò sempre con affetto la nostra amicizia. Riposa in pace amico mio”.
Anche i service non li faceva più, ma era sempre molto gentile e ti rimandava a "colleghi" di cui si fidava. Non ho mai capito dove abitasse negli ultimi anni, forse Santa Cruz o più a sud ..ma era sempre gentile e rispondeva sempre alle emails. Grande persona, molto chiuso ed enigmatico, ma sempre molto disponibile.
Comunque sarei curioso di provare una delle sue creazioni, ma mi pare difficile come probabilità...
Anzi no, aspetta, mi son sbagliato, meglio ancora le Shecter, in particolare le strato fatte in Korea, surclassano qualsiasi customsiop, senti che roba! Altro che quelle porcherie fatte in alluminio.
No no, aspetta, mi son sbagliato, meglio le Tokai, qualità giappo e fanculo ai koreani. Anche queste meglio del castomsiop, naturalmente.
Anzi, fermi tutti, mi è appena arrivata un'email con una proposta per un endorsing... 5 minuti e vi dico subito quali sono in realtà le supermegachitarre meglio di qualsiasi castomsiop...
Ho assistito ad una diretta proprio di Fanton in cui lui, entisiasta, sosteneva che il tuo suono di chitarra nell'amplificatore è bellissimo "solo nella tua stanza" perchè poi "eh, vallo a microfonare e vediamo se suona meglio dei dispositivi digitali".
Eh beh, "grazie ar ca..." direi io. Peccato che la storia della chitarra, tutto quello cioè che il digitale oggi tenta di riprodurre sia nato proprio all'interno "di una stanza": quella dei tanti chitarristi che amiamo.
E' normale che non sia facile riprodurre fedelmente il suono di un amply in una registrazione se non si dispone di un buon microfono, di un fonico etc.
E' normale sia più semplice attaccarsi ad Helix (di cui sono un felice possessore!) infilare un reverbero ed un delay stereo dopo una distorsione ed avere un suono della Madonna, ma prima di arrivarci a mio avviso non sarebbe male aver speso un po' di anni a suonare con roba vera, imparando ad usarla.
Il digitale dovrebbe essere un punto di arrivo, non di partenza, almeno secondo la mia esperienza. Ma in fondo anche secondo l'esperienza di Fanton perchè lui se oggi suona così bene è anche perchè lo avrà fatto per anni con amplificatori di vario tipo e probabilmente lo sa benissimo.
E' fastidiosissimo ascoltare messaggi a favore assoluto dei sistemi digitali, con argomentazioni assurde, come se fossero una soluzione a tutti i mali, arrabbiandosi pure perchè oramai ne ha parlato troppo spesso.
Per arrivare a fare cose belle, in campo artistico, non basta il talento, bisogna FATICARE altrimenti qui si rischia di suonare tutti uguali, cosa che tra l'altro succede già: oramai ho perso il conto dei chitarristi che riescono a rifare Brian May, andandone pure fieri, come se fosse un traguardo, senza porsi la domanda "ma il MIO suono,poi, qual è?".. Non voglio tirare su il pippone della serie "si stava meglio quando si stava peggio" ma non si può esortare la gente a non usare gli amplificatori dicendo "dimostratemi che con un amply riuscite ad avere lo stesso suono che ho io col Fractal!" oppure "oggi sui palchi gli amply non si usano più! "(lo dici tu?io conosco un sacco di gente che li usa ancora eccome) perchè è proprio anche grazie agli amplificatori (e quindi a gente come Dumble) che la storia della chitarra è quella che conosciamo e ci appassiona così tanto.
Quando sento sti discorsi mi sembra di sentire uno che dice "ma perchè devi uscire a perdere tempo per convincere una donna a venire a letto con te quando puoi guardare youporn gratis, quando vuoi?"
PS: nonostante la usi tantissimo per registrare e fare pratica, ho provato mille volte a suonare Helix in un impianto audio, in sala prove, o sui palchi, per risparmiare fatica, ma continua sempre a farmi schifo, come succedeva negli anni '90 e 2000 con lo Zoom 9002 o col POD o col V-AMP della Behringer. Quando ho chiesto a Fanton come riuscisse a farlo lui, mi ha risposto che lui non a caso si porta dietro una cassa X-Y.
A sto punto, se devo portarmi appresso anche la casa, preferisco pedaliera ed amply, almeno MI DIVERTO di più
Purtroppo, come sono insopportabili i paladini del digitale, lo sono anche i fedeli dell'analogico. Anche perchè senza Dumble non ci sarebbe il digitale, ma anche senza Crookes non ci sarebbe la TV 4K, eppure il tubo catodico è morto da tempo.
Non sto necessariamente dicendo che il digitale sia peggio o meglio, sto dicendo che dovrebbe essere un punto di arrivo, non di partenza.
La chitarra è uno strumento musicale, un mezzo di espressione ARTISTICO, che necessita, oltre al talenti, di "studio", che può avere molteplici sfaccettature.
E' che a mio avviso non si può liquidare in una semplice patch un suono frutto di esperienza ed errori.
Il problema non è il mezzo ma chi lo utilizza.
Non voglio neanche aprire il discorso digitale analogico, se sei bravo te la cavi comunque, sono due opzioni diversi e valide che non si escludono a vicenda per quel che mi riguarda. Trovo il 90% dei suoi discorsi inutili, sterili e puerili. Ed è un peccato che uno che ha le sue doti e la sua conoscenza si perda in ste cagate.
Suo fractal Italia.
E suonano molto bene, anche i Negrita l'hanno utilizzato per un live:
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Quello che di certo rende speciale Alexander Howard Dumble è che si è inventato un mestiere che nessuno aveva mai fatto prima: costruire amplificatori per chitarra SU MISURA. Se in molti campi l'industria ha soppiantato o affiancato l'artigianato con la produzione seriale di oggetti che prima erano realizzati da artigiani, l'amplificatore per chitarra elettrica è un oggetto che nasce come tipico prodotto industriale, senza la pregressa tradizione che possono avere campi come la sartoria o la liuteria. In quest'ambito Dumble si è creato una nicchia di mercato che prima non c'era, e lo ha fatto al momento giusto.
Già, il momento ed anche il luogo, infatti la California degli anni '70 era il posto ideale per avere successo in un'impresa simile: la West Coast era allora il centro non solo dell'industria musicale, ma anche della "custom culture": non a caso nella stessa epoca e nello stesso luogo nascono attività come Mesa, Charvel e Schecter, che a differenza di Dumble prenderanno presto la strada della produzione seriale. Aggiungiamo che allora i chitarristi non tendevano come oggi all'emulazione maniacale del passato ma cercavano il nuovo, e più facilmente avrebbero speso i propri soldi per qualcosa che li aiutasse ad affermare la propria voce che non, come invece fanno oggi i più, per cercare di ottenere spendendo moltissimo i suoni che i bluesmen di Chicago degli anni '50 ricavavano da amplificatori raccattati nei banchi dei pegni e sui cataloghi per corrispondenza.
Era un genio inarrivabile depositario di formule magiche e ricette segrete? A nessuno, confrontando due vestiti, uno su misura realizzato da un sarto esperto con un tessuto di cashmere di altissima qualità ed uno apparentemente simile ma prodotto industrialmente con della lana ordinaria, verrebbe in mente di dare del genio assoluto al sarto, ma nemmeno di dire che con un tessuto di altissima qualità chiunque sarebbe capace di fare un vestito perfetto: Dumble era sicuramente un ottimo tecnico ed aveva un notevole orecchio, ma quali altri amplificatori sono stati costruiti sulla base delle caratteristiche, dello stile, delle esigenze del chitarrista che li avrebbe usati?
Ma allora era un ciarlatano che vendeva amplificatori Fender modificati a prezzi esorbitanti? Certamente no, se avesse voluto lucrare sulla leggenda che si era creata intorno a lui lo avrebbe fatto, mentre non ha mai approfittato del fatto che i suoi amplificatori costassero sul mercato dell'usato come una berlina tedesca di lusso: aveva le sue tariffe, proporzionate al lavoro artigianale che le sue creazioni richiedevano, ma tutt'altro che esorbitanti in relazione a quelle della liuteria classica, ad esempio, o di altri settori dell'artigianato su misura. Anche la sua leggendaria selettività in fatto di clientela si spiega con il fatto che dovendo collaborare con il cliente alla ricerca del risultato perfetto è normale che preferisse lavorare con gente come David Lindley o Robber Ford, persone affidabili e competenti, che con rockstar drogatissime o ricconi incapaci di suonare decentemente.
Certo aveva le sue esagerazioni: mi è capitato di vedere un suo modulo d'ordine degli anni '80 in cui non accettava di avere termini per l'ultimazione del lavoro e pretendeva che il cliente si impegnasse a non sollecitarlo, pena la risoluzione del contratto e la perdita della caparra: atteggiamento antipatico, ma comprensibile data la sua condizione di assoluta unicità sul mercato ed il fato che facesse tutto da solo.
Un ultima considerazione: Dumble ha costruito degli amplificatori, per chi li ha provati, davvero straordinari, ma il merito va anche ai suoi clienti che andavano da lui con un'idea di suono in testa e lasciavano che lui la realizzasse. Non posso che pensare che molti di coloro che senza aver mai provato un amplificatore Dumble si lanciano in lodi postume e alati epitaffi, se si trovassero di fronte al più grande genio (sconosciuto, come lo era Dumble all'epoca dei suoi primi geniali prodotti) dell'amplificazione e si sentissero proporre stadi multipli di gain nel preamplificatore ("ma come, la vera distorsione valvolare è quella del finale!"), booster a mosfet in ingresso ("orroreeeee! Mi vuole far suonare un ampli ibridoooo!") e coni Electro Voice ("io non lo ho mai provati, ma mio cuggino dice che suonano freddi") non rinuncerebbero ai loro assurdi dogmi pseudomistici ("In hoc signo vintage") basati sulla frequentazione di autorevolissimi forum, e forse non gli darebbero nemmeno una possibilità.
Perchè nasca un altro Dumble occorre che i chitarristi si liberino dalla venerazione acritica del passato, che fa proliferare i ciarlatani veri, quelli che vendono a caro prezzo oggetti obsoleti realizzati in serie con componenti da poco e tecnologia vecchia di cinquant'anni, e si aprano alla sperimentazione del nuovo, come quelli delle generazioni precedenti (Jimi è Jimi anche perchè ha sperimentato tecniche e strumenti che i suoi ispiratori e idoli di gioventù non avevano nemmeno a disposizione), anche in un campo "vecchio" come quello degli amplificatori a valvole e degli effetti analogici.
Io non ho mai avuto la fortuna di provare un suo ampli, e non credo accadrà mai, ma c'è poco da discutere su quest'uomo.
Ha avuto la genialità di indovinare una modifica ad un prodotto esistente (già eccezionale) e l'ha sfruttata. Ha fatto non bene, di più.
Quando il tuo prodotto diventa così richiesto, in particolare dai professionisti, è normale che i prezzi vadano alle stelle, e per un artigiano che decide di fare tutto da solo, a mano, è la manna dal cielo.
Ti permette di selezionare la clientela, fare quello che ti piace, avere interlocutori competenti.
Poi posso capire anche le sue "esagerazioni", il non accettare termini di consegna e richieste assurde.
Il lavorare su commissione è una delle cose più frustranti che esistano, succede in tantissimi campi, perché non ci si immagina le richieste assurde che arrivano dalle persone, spesso incompetenti, che ti chiedono un prodotto custom.
Tanti artigiani, artigiani veri, spesso smettono di lavorare su commissione, fanno le cose come piaccono a loro e le mettono in vendita, e il più delle volte vengono vendute. Meno stress e più soddisfazione.
Dumble, da quello che raccontano i suoi clienti, non avrebbe mai potuto fare semplicemente il costruttore di amplificatori boutique da mettere in vendita al pubblico generico, era troppo pignolo e troppo perfezionista e soprattutto convinto che la sua particolare competenza fosse quella di saper adattare l'amplificatore al modo di suonare ed al suono ricercato dal committente. Basta tener conto che David Lindley, uno dei suoi primi cienti, aveva due testate Overdrive Special, una da usare per le ritmiche con vecchie Eko, Teisco e Danelectro destinate a questo scopo, una da usare esclusivamente per le lap steel (di solito Supro o Rickenbacker); quelle testate, pur apparentemente simili, erano diverse ed ognuna era ottimizzata per uno scopo, seppure per un unico chitarrista. E questo porta ad un altro discorso: la chitarra elettrica è uno strumento composto dalla chitarra vera e propria e da tutta l'elettronica (poca o molta) a cui è collegata. In fondo la chitarra è l'interfaccia di un sistema più complesso e infatti un geniaccio come Lindley suonava ferri vecchi da mercatino dell'usato in un Dumble e mai una Gibson o Fender d'annata in un amplificatore da mercatino dell'usato. Quello che Dumble aveva capito era proprio che per raggiungere certi livelli timbrici e dinamici (che non a tutti servono, beninteso) bisogna ottimizzare l'intero sistema (considerando nell'insieme tutto, compreso il tocco del chitarrista). Questo naturalmente comporta anche che il Sig. Pincopallo, dopo essersi svenato per comprare un Dumble, potrebbe rimanere deluso perchè il suo vecchio Blues Junior (cito di proposito un amplificatore che detesto, ma probabilmente per limiti miei) lo gratifica di più.
E' un modo per "dare visibilità" a tutti, farli sentire protagonisti per un istante di qualcosa eppure io lo trovo di una grande tristezza. Io ho approfondito i Van Halen un po' dopo gli Extreme ad esempio e Nuno era sicuramente un emulo di Eddie, eppure nonostante l'ispirazione le differenze si sono sempre sentite tutte e Nuno ha scritto pagine di chitarra memorabili proprio partendo da Van Halen, Brian May etc etc
Oggi si insegue la clonazione, e io in questo mondo mi ci ritrovo male. Ho persino difficoltà a rifare i miei suoni, figuriamoci quelli degli altri!!!!:)
Il circuito era ottimizzato in base alla chitarra ed al risultato desiderato del cliente, sicuramente suonano bene anche con altre chitarre ed altri chitarristi ma il risultato cercato era raggiunto al 100% con un certo strumento ed una certa mano.
Bisognava avere le idee chiare, non erano strumenti da realizzare in serie.
Tornando ai Dumble: avevo letto da qualche parte che uno dei "segreti" del suono era l'utilizzo di un mix di segnali in fase e controfase, un po' come nel klon centaur che è rinomato per il suono molto pieno ed originale, chissà come suonano assieme ...