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Progettisti di giocattoli: mi sorge un dubbio
Progettisti di giocattoli: mi sorge un dubbio
di [user #910] - pubblicato il

Basterebbero pochi accorgimenti per rendere felici migliaia di chitarristi, eppure quasi nessuno ci ha pensato. Il nostro lettore Oliver ne ha individuati alcuni: aiutaci ad allungare la lista!
Non credo di violare la par condicio se d per scontato che su queste pagine la grande maggioranza dei lettori siano maschietti. E, si sa, i maschi non smettono mai di giocare, per tutta la vita: semplicemente cambiano i giocattoli, e qui si parla di quelli di legno, metallo, tolex e nitro. Del resto, si dice comunque “to play”, no?
Quello che mi domando è se quelli che progettano e producono i nostri giocattoli (chitarre, amplificatori ed effetti)… ci giochino, anche.
A volte sospetto proprio di no.

Progettisti di giocattoli: mi sorge un dubbio

Mi sono fatto questa convinzione in tanti anni (argh… decenni, in realtà) di “pratica sul campo”, anche se facendo le debite proporzioni più che di campo dovrei parlare di campetto, giardino o aiuola (sono un totale dilettante senza nessuna ambizione particolare). Ma il succo non cambia: anche chi non è un professionista e non parte per un tour mondiale in fondo dagli strumenti che usa (soprattutto se gli costano sudore) si aspetta le stesse cose: sana e robusta… costruzione, ergonomia, affidabilità, semplicità e razionalità d’uso. Se possibile, anche versatilità (ma non è indispensabile).
Beh, siamo sinceri. Mica succede così spesso.
E non è una questione economica: ovviamente chi può permetterselo può farsi personalizzare TUTTO a piacimento.
Ma la mia domanda è: “Perché bisogna per forza personalizzare?”.
Certi accorgimenti costano spesso… niente o, male che vada, pochi spiccioli che inciderebbero in misura infinitesimale sui costi, ma potrebbero fare felici tanti clienti. E sappiamo quanto valga un cliente contento.
Faccio alcuni esempi.

Gli amplificatori
I più diffusi sono monocanale o con due canali. Quando ci sono due canali sono quasi sempre, con poche eccezioni, un clean e un crunch. Giusto, così sono versatili. Il problema che però incontrano più o meno tutti è come ottenere un suono lead senza complicare troppo il rig: per esempio, se si usa la distorsione dell’amplificatore, non funziona un booster davanti al pre e bisogna usare -se c’è- l’efx loop. Conseguenze: comprare un booster e aggiungere due cavi ulteriori, complicando il cablaggio e aumentando i problemi di rumore e decadimento del segnale, e la possibilità che qualcosa sul più bello non funzioni.

Progettisti di giocattoli: mi sorge un dubbio

Tutto questo quando basterebbe un secondo potenziometro di volume attivabile con un semplice relais, quindi senza fare uscire il suono dal circuito e usando un semplicissimo cavo con un normalissimo footswitch. Come quello per attivare o disattivare il riverbero. Costo ridicolo. Qualcuno lo fa (e anche molto di più), per esempio Koch, ENGL, e la comodità è evidente. Perché gli altri no? Sono sicuro che in molti lo troverebbero comodo.

I multieffetto analogici. Per esempio le mini-pedaliere in stile FlyRig: comodissime e con suoni di tutto rispetto. Stesso discorso degli ampli: come lo faccio il lead? E se c’è un booster, ma è piazzato solamente prima del gain? Se devo aggiungere qualche pedale si perde completamente il senso di un aggeggio del genere. Solo in alcuni rari casi è possibile scegliere se posizionare il booster prima o dopo lo stadio di guadagno.

Chitarre
Qui è ancora più misterioso.
La Telecaster da sempre viene commercializzata con un selettore a tre vie. Quasi tutti sanno che installando un selettore a quattro vie (esteticamente indistinguibile da quello a tre) si può aggiungere un interessante combinazione che mette i due pickup in serie, creando quasi un humbucker, aumentando la versatilità dello strumento lasciando allo stesso tempo totalmente inalterate le tre combinazioni originali. E lo produce Fender! A senso dovrebbe montarlo di serie su tutte le Telecaster (eventualmente escludendo le repliche vintage più fedeli, se non si vogliono urtare i puristi).

Progettisti di giocattoli: mi sorge un dubbio
Tre o quattro vie? Indovinate, puristi

Stessa cosa per la Stratocaster: la serie ponte-manico è sicuramente più ambita e interessante del solo pickup centrale, che ben pochi usano (magari a torto, ma è un dato di fatto se lo chiamano “forgotten”).

Gibson: proverbiale la fragilità del punto di giunzione manico-paletta. Ci vuole tanto per irrobustirlo? Una voluta stravolgerebbe così tanto il suono dello strumento (dubito)? Qui va detto che Gibson ci aveva anche provato, negli anni ’70, ma i talebani hanno schifato la cosa perché "quelle vere non erano così”. Magari dipendeva dal fatto che i manici negli anni ’50 erano delle mazze da baseball e solo in seguito si sono assottigliati sempre di più: quanti hanno visto, smontando il coperchietto di accesso alla regolazione del trussrod, quanto poco legno ci sia in quella zona cruciale?
Da questa sezione si apprezza -si fa per dire- ancora meglio:

Progettisti di giocattoli: mi sorge un dubbio

Fa venire i brividi.
Se dovessi costruire io una chitarra con le stesse caratteristiche e misure, piuttosto collocherei il dado di regolazione alla base del manico, evitando così l’importante scavo alla paletta. O, più semplicemente, userei un dado con la testa a brugola, che non necessiterebbe di tutto quello scavo per fare spazio alla chiave di regolazione (come fa Fender, ad esempio). Ma una volta non erano così.

Insomma, di esempi ce ne sono molti e mi fanno sentire come quando, da bambino, osservavo le vetrine dei negozi di giocattoli e mi chiedevo: “ma perché non li fanno come li penso io?”. Devo dire che in molti casi poi lo hanno fatto, e i miei bambini ne hanno goduto.
Speriamo che succeda anche con questi “altri” giocattoli.
E voi, cosa vorreste dai vostri giocattoli, che i giocattolai non fanno?

A proposito, visto che si parla di giocattoli, vi allieto la giornata con questo:

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