Nel mondo della chitarra elettrica, alcuni personaggi sono diventati delle vere star pur senza imbracciare uno strumento. Liutai visionari o guru dell’elettronica come Michael Soldano, Howard Dumble, ma anche creativi come Susumu Tamura, Josh Scott, Robert Keeley fino a Reinhold Bogner vengono ammirati, talvolta idolatrati per il loro apporto - in diverse misure - allo strumento musicale e al sound chitarristico così come lo intendiamo. Tra questi, proprio Bogner spicca per il personaggio, oltre che per il genio.
Eccentrico, ma con idee ben chiare per ciò che riguarda elettronica e sound, Reinhold catalizza l’attenzione di chiunque incroci la sua strada.
I suoi amplificatori, il trittico Überschall - Ecstasy - Shiva, sono un riferimento per musicisti e tecnici di tutto il mondo, fino a trovare un posto fisso nei software di amp simulator più diffusi. Le più recenti esperienze negli effetti a pedale sono state altrettanto fortunate, e Bogner è tra i pochi artigiani a poter vantare una carriera in continuo crescendo, un’azienda propria e affermata su cui avere il controllo creativo completo. A differenza di altri, la dimensione industriale che Bogner Amps ha raggiunto nei decenni non è mai andata stretta a Reinhold, che non ha sentito il bisogno di uscirne per rinascere con una nuova realtà artigianale e boutique. Anzi, si è fatto volto di un piccolo impero, coi suoi cappelli appariscenti e i completi improbabili, come la tuta aderente che aveva indosso quando l’ho beccato al NAMM 2019. Il personaggio era semplicemente magnetico.
Eppure, a oggi sembra se ne siano perse le tracce.

A pensarci, è da un pezzo che Bogner non presenta novità. La pagina Facebook dell’azienda è ferma ad agosto 2021, quando il progetto Mini Amp dedica un tributo all’Ecstasy. Lo stesso si può dire del profilo personale di Reinhold, fermo - almeno per quanto riguarda i post pubblici - allo stesso periodo. Instagram? Uguale.
Sul sito, un aggiornamento datato 7 giugno 2022 promette un “Coming Soon” che però, a sette mesi di distanza, ancora non svela dettagli.
È possibile che, in qualche circuito di fan e forum specialistici, qualcuno abbia notizie di cosa sta combinando il buon Reinhold. La curiosità è tanta, e altrettanta è la preoccupazione che la pandemia abbia comportato una battuta d’arresto nell’attività.
Insomma, se qualcuno ne sa qualcosa, parli: che fine ha fatto Reinhold Bogner?
Eccentrico, ma con idee ben chiare per ciò che riguarda elettronica e sound, Reinhold catalizza l’attenzione di chiunque incroci la sua strada.
I suoi amplificatori, il trittico Überschall - Ecstasy - Shiva, sono un riferimento per musicisti e tecnici di tutto il mondo, fino a trovare un posto fisso nei software di amp simulator più diffusi. Le più recenti esperienze negli effetti a pedale sono state altrettanto fortunate, e Bogner è tra i pochi artigiani a poter vantare una carriera in continuo crescendo, un’azienda propria e affermata su cui avere il controllo creativo completo. A differenza di altri, la dimensione industriale che Bogner Amps ha raggiunto nei decenni non è mai andata stretta a Reinhold, che non ha sentito il bisogno di uscirne per rinascere con una nuova realtà artigianale e boutique. Anzi, si è fatto volto di un piccolo impero, coi suoi cappelli appariscenti e i completi improbabili, come la tuta aderente che aveva indosso quando l’ho beccato al NAMM 2019. Il personaggio era semplicemente magnetico.
Eppure, a oggi sembra se ne siano perse le tracce.

A pensarci, è da un pezzo che Bogner non presenta novità. La pagina Facebook dell’azienda è ferma ad agosto 2021, quando il progetto Mini Amp dedica un tributo all’Ecstasy. Lo stesso si può dire del profilo personale di Reinhold, fermo - almeno per quanto riguarda i post pubblici - allo stesso periodo. Instagram? Uguale.
Sul sito, un aggiornamento datato 7 giugno 2022 promette un “Coming Soon” che però, a sette mesi di distanza, ancora non svela dettagli.
È possibile che, in qualche circuito di fan e forum specialistici, qualcuno abbia notizie di cosa sta combinando il buon Reinhold. La curiosità è tanta, e altrettanta è la preoccupazione che la pandemia abbia comportato una battuta d’arresto nell’attività.
Insomma, se qualcuno ne sa qualcosa, parli: che fine ha fatto Reinhold Bogner?
Il valore di questi oggetti lo fanno la persona che c e dietro....quando passa di mano si impoverisce il tutto.....di certo a un imprenditore interessa monetizzare una vita di sforzi,non campare di romanticismo
Basta guardare i nuovi soldano slo e i vecchi... Componentistica completamente diversa,stesso prezzo,una filosofia che frega qualche cliente e una volta emersa fa chiudere bottega....la.mesa senza randall Smith e una scatola vuota,puoi tirare a campare un po' sfruttando il marchio,quando le idee giuste e la qualità però non rispecchiano quelle che hanno consolidato il marchio vai a zappare,intanto hai fregato un po' di clienti e smosso del capitale.....detto questo,una copia del jtm a 4000 euro ne faccio volentieri a meno......
Purtroppo il futuro dell' amplificazione diventerà come quello della telefonia,roba scarsa venduta a peso d oro....
Vht vende il marchio,copie scadenti prodotte in china
Soldano vende il marchio,copie accettabili che valgono un terzo della originale
Mesa vende a Gibson,scomparsi dal.mercato
Cicognani vende a fbt,spariti
Senza contare i vari tentativi di produrre su progetto....
Jet city by soldano
Bogner alchemit
Line 6 by bogner
E ce ne sono altre decine di esempi così
Chi non e riuscito a vendere a chiuso bottega
Steavens
Diezel resiste ancora
Masotti/mezzabarba
Brunetti resiste ma c e sempre lui dietro a tutto
Cornford sparita,rinata come victory...ma non vedo un grosso mercato
Marshall Fender engl e compagnia non fanno testo,sono aziende con struttura societaria che ha come unico di e lo scopo di lucro
Poi ci sono i piccoli artigiani che costruiscono oggetti di qualità indiscutibile,ma vuoi per incapacità finanziarie o per semplice pigrizia mentale non diventeranno mai un brand strutturato....
Uno su tutti,custom audio.....spariti........e se non ce la fanno loro cosa vuoi mai che potrà fare un socio che rileva un marchio......tira a campare un po' e poi fine dei giochi
Brunetti non è mai stato un marchio particolarmente esteso, anche a causa del fatto che, a parte pochi modelli, ha voluto mantenere la propria idea di suono, cosa che praticamente nessuno fa. Coraggioso.
Friedman e Suhr stanno facendo ottimi affari pur essendo "small operations", Friedman continua ad ampliarsi da quando ha fatto l'accordo con BAD.
Non tutti stanno male, alla fine della fiera...
Soldano può fare tutti gli schemi su carta che vuole ma io trovo truffaldino vendere un progetto uguale all originale con componentistica mediocre allo stesso prezzo(e pieno di foto del circuito vecchi slo nuovi slo,così a occhio ci sono 2k in meno solo di valore dei componenti)
Quello che intendo dire se ci riesco e che va benissimo strutturarsi ma se manca il capitano la nave affonda,e di nuovi capitani non ne vedo....tanti piccoli artigiani molto ma molto bravi si.....ma.di certo almeno per i casi che conosco di persona,incapaci di avere una mente imprenditoriale....
Posso permettermi di fare un esempio?
Ma se faccio i soldi e vado a comprare l.azienda mezzabarba senza più avere Pierangelo nel team....quando duro????
Anche avendo una rete di distribuzione mondiale e macchinari all' avanguardia.....
Posso dire solo che ho un marshall credo made in china (un origin) che è perfetto, se il marchio X produce in cina e fa schifezze non è colpa dei cinesi, ma del marchio stesso, dato che vale la legge del "dimmi tu quanto vuoi pagare": possono produrre dalla spazzatura all'eccellenza. basta pagare.
Quanto al suo brand, se vuole vendere lo posso capire, si arriva a un punto della vita che ci si vuole liberare dai pensieri, perché poi ne arrivano altri, diversi.