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Phil X e l’accordatura “Bouzouki” che stravolge il tuo sound
Phil X e l’accordatura “Bouzouki” che stravolge il tuo sound
di [user #116] - pubblicato il

Un minuscolo accorgimento su due corde della chitarra permette di creare sonorità aggressive ed espressive impossibili da ottenere con un’accordatura tradizionale.
La ricerca sonora sulla chitarra passa per la scelta dello strumento, le regolazioni dell’elettronica che vi si collega, ma spesso è “giocando” in modo poco convenzionale sui meccanismi stessi della sei-corde, che vengono fuori i risultati più inattesi. In alcuni casi si tratta di accorgimenti da studio come sordine per un timbro più ovattato, oggetti poggiati a ridosso del ponte per un effetto vicino a quello di un sitar. Altre volte basta strapazzare le corde nel modo giusto per trovarsi di fronte a una sonorità che una normale chitarra non potrebbe mai esprimere.
Phil X ne ha una in particolare nella manica e l’ha battezzata “Bouzouki tuning”.

Phil X e l’accordatura “Bouzouki” che stravolge il tuo sound

A dispetto di quanto si potrebbe credere, la tecnica “Bouzouki” non richiede particolari modifiche all’accordatura regolare di uno strumento, e trova il suo fulcro in una precisa modifica alla struttura.
Il procedimento consiste nell’abbassare l’accordatura del Mi cantino a un Si e nel sovrapporre le due corde nella stessa selletta. Così facendo, le prime due corde emetteranno le stesse note quando sono suonate insieme, similmente a una chitarra a dodici corde ma senza alcun raddoppio alle ottave. La magia avviene per la “inesattezza” delle condizioni fisiche in cui la chitarra ora si trova.
Nelle prime aree della tastiera, la vicinanza tra le due corde genera interferenze nelle vibrazioni, e quindi le note verranno fuori metalliche e un po’ più nasali del normale, vicine al timbro del celebre strumento greco.
Quando ci si muove più avanti sul manico, le differenze microtonali tra le due corde daranno vita a battimenti che ricordano un vago effetto chorus o quello di due chitarre suonate insieme. Ci si troverà insomma a doppiarsi da soli, dal vivo, senza richiedere alcun effetto aggiuntivo, contando su cantini spessi e profondi.
Il divertimento arriva soprattutto quando si osa con qualche tecnica tipicamente chitarristica. Nei bending, la diversa tensione tra le corde dà vita a un effetto graffiante e vivace, che si muove di pari passo con l’ampiezza del bending. Ancora una volta, un risultato di grande impatto e che una chitarra normale non potrebbe mai replicare.

Fantastico nel rock, accattivante nel metal, viene fuori che l’espediente è stato usato in studio persino con la cantautrice Kelly Clarkson.



Il racconto è un estratto della lunga intervista confezionata dal canale YouTube Gibson Gear Guide, una clinic ricca di curiosità sul suono, sullo stile, sul lavoro di chitarrista sul palco e in studio. La chiacchierata, della durata di oltre un’ora, è visibile integralmente qui di seguito.

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