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Malmsteen racconta la storia della Strat per le telecamere Fender
Malmsteen racconta la storia della Strat per le telecamere Fender
di [user #116] - pubblicato il

La serie “Sessions” celebra i 70 anni della Stratocaster con uno dei suoi utilizzatori più celebri: Yngwie J Malmsteen diventa protagonista di un mini-documentario tra storia e shred nella sua accezione più pura.
Difficile immaginare Yngwie J Malmsteen con in braccio una chitarra elettrica diversa da una Fender Stratocaster. Il rapporto tra il virtuoso svedese e la solid body californiana più famosa di sempre è uno dei più saldi, iniziato con una passione infuocata e culminato in una collaborazione proficua che lo ha portato a inaugurare il concetto stesso di strumenti signature in casa Fender.

Malmsteen racconta la storia della Strat per le telecamere Fender

Scoprire Hendrix in giovane età ha stregato Yngwie, tanto da convincerlo a fare della Strat la sua “arma” prediletta.
Malmsteen è oggi il custode di una collezione impressionante di Stratocaster, con un debole particolare per tutte le sfumature del crema dato dal Vintage White invecchiato nel tempo e dalle finiture speciali della stessa palette cromatica che negli anni si sono succedute nei cataloghi.
Il coinvolgimento dell’artista va ben oltre gli interessi personali, lo ha dimostrato in più occasioni, e di recente si è schierato dalla parte della prima produzione CBS, dove sono nate alcune delle Strat più celebri da lui imbracciate e sulle quali si basa anche il suo modello signature, uno dei primi in assoluto nella storia Fender al fianco di quelli dedicati a Eric Clapton e Richie Sambora nel lontano 1988.

Malmsteen racconta la storia della Strat per le telecamere Fender

Per i 70 anni della Strat, Yngwie J Malmsteen entra ora in studio con Fender. Con un estratto della sua favolosa collezione a fare da cornice, si racconta e ripercorre le fasi più importanti nell’evoluzione del modello, dal manico interamente in acero all’applicazione di una tastiera in palissandro, fino al ritorno dell’opzione acero con l’inserto del truss rod mediante skunk stripe.



Nella lunga storia della Strat, Malmsteen ha individuato i dettagli più consoni al suo stile per farne una signature unica nel suo genere, e a questi ha aggiunto una consistente porzione di personalizzazioni assolute.
Il suo modello sfoggia fret di grosse dimensioni abbinati a una tastiera interamente scalloped, una sfida di controllo e intonazione per chiunque la imbracci. 21 tasti in totale partono da un capotasto in ottone, oltre il quale un truss rod tipo bullet siede alla base di una paletta di grosse dimensioni in stile anni ’70, sulla cui punta svetta la firma dell’artista.

Sul battipenna bianco, un trio di pickup Seymour Duncan YJM Fury è completato da un selettore a tre posizioni e sfrutta un tono no-load per pickup centrale e per il ponte, così da condurre all’uscita la piena potenza dei magneti quando tutto è “a manetta”, senza filtri.
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Link utili
Malmsteen esalta le Fender dell’epoca CBS
La Strat signature di Yngwie J Malmsteen
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di frankpoogy [user #45097]
commento del 14/05/2024 ore 21:12:09
Bellissima la signature dello svedese, davvero una particolarità in un panorama di modelli firmati che a volte differiscono dai modelli standard per piccoli dettagli. Mi permetto, nonostante la mia infima capacità sullo strumento, di sostenere che il manico scalloped non è una vera e propria 'sfida di controllo e intonazione' come riportato nell'articolo. Ho una stratoide con la tastiera interamente scavata che suono da quasi vent'anni e a mio avviso questo accorgimento rende sì più difficili alcuni aspetti, ma ne facilita parecchio altri. Se da un lato è richiesta maggiore accuratezza nel prendere gli accordi più estesi, dato che la mancanza di appoggio sul legno non perdona errori di posizione dei polpastrelli, dall'altra, sugli assolo, si ha un controllo totale della corda, che non scappa dalla presa, soprattutto sui bending, sui vibrati, sugli Hammer on e pull off. Dunque a mio avviso e, ripeto, per le mie capacità modeste, un tipo di tastiera più votato al solismo che a ritmiche con accordi complicati. Per ciò che concerne l'intonazione, dissento dall'opinione diffusa che sia estremamente facile affondare la corda nell'incavo e stonare. A mio avviso ciò non corrisponde al vero, non è più facile stonare rispetto a una tastiera normale con tasti super jumbo, che non spaventa nessuno. Piuttosto, si può stonare nel prendere accordi complicati (di nuovo i più 'penalizzati' per me), perché l'estrema facilità con cui si fanno i bending (data l'assenza dell'attrito del polpastrello sul legno) può portare a indesiderati micro bending, appunto, e a stonature. Sempre per la mia esperienza, questo è evidente a tasti nuovi e lucidi, appena questi si usurano un po', la suddetta problematica si riduce assai. Prima o poi sperimenterò una tastiera come sulla Charvel di Daniele Gottardo, ovverosia 'normale' sui primi quattro (o cinque non ricordo bene) tasti e per il resto scavata, sono convinto che per me sia la soluzione più valida.
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di eddvedd1978 [user #14754]
commento del 15/05/2024 ore 14:32:38
Quoto in toto quanto da te scritto. Ho avuto la signature in questione per un periodo, in colorazione cherry con tastiera in palissandro e i dimarzio. La ricordo bellissima, davvero rifinita molto bene e con un impatto visivo davvero forte. All'epoca però non mi ci trovai bene, e finii per venderla dopo qualche mese. Ancora me ne pento.
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di frankpoogy [user #45097]
commento del 15/05/2024 ore 16:51:23
Ahh posso comprendere benissimo il tuo pentimento! Da giovincello ero solito sbavare davanti alle vetrine di un negozio della mia città che, negli anni 80, aveva una sezione denominata 'Professional', dedicata agli strumenti di fascia alta... Poco dopo l'immissione sul mercato, esposero il modello che avevi tu, che toglieva il fiato... Mi ricordo ancora benissimo di quando il commesso me la fece provare... Era totalmente fuori dalla mia portata ed è rimasta un sogno... ma quanto era bella!
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di MTB70 [user #26791]
commento del 17/05/2024 ore 08:36:45
Condivido il discorso sui manico scalloped, la mia esperienza è simile. In particolare, la maggiore difficoltà che ho trovato io e’ stata proprio quella della corretta posizione delle dita sugli accordi, perché se su una chitarra con tastiera normale un accordo un po’ “attorcigliato” tende a suonare discretamente, qui di solito va a finire che un dito affonda tra due corde e non viene fermato dal legno. Bisogna imparare ad essere molto precisi e con un tocco leggero per evitare di scivolare accanto alla corda presa non perfettamente.
Grandissima comodità invece per bending e vibrati con molto controllo.
Sulla velocità si è detto di tutto; secondo me è utile nella misura in cui ti incoraggia ad avere un tocco leggero, ma in se non rappresenta alcun vantaggio.
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di frankpoogy [user #45097]
commento del 17/05/2024 ore 19:27:33
Hai ragione, sulla velocità si è detto di tutto, e concordo sul fatto che i tasti scavati siano sostanzialmente ininfluenti per questo aspetto.
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di MTB70 [user #26791]
commento del 18/05/2024 ore 12:24:42
Dai un’occhiata alla signature di Blackmore, che usa uno scalloping asimmetrico: minore sulle corde basse per ciascun fret, più profondo vicino al fret lato manico e meno sul lato paletta e via via più pronunciato man mano che vai sulle posizione più acute. Dal decimo-dodicesimo tasto e’ come una Malmsteen, ma sulle note più basse e’ meno estrema ma sufficiente a controllare bending/vibrato.
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di frankpoogy [user #45097]
commento del 19/05/2024 ore 09:04:28
Grazie per l'indicazione! Spero di poter provare il suo modello un giorno. Purtroppo non è semplice effettuare esperimenti sulla tastiera scavata, però oggi è sicuramente più accessibile che in passato: da un po' mi sta frullando in testa l'idea di prendere il kit di una strat a bassissimo costo e tentare di scavare i tasti da solo, provando ad applicare qualche variante sul tema senza particolari timori. Sicuramente terrò presente anche l'opzione Blackmore.
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di francesco72 [user #31226]
commento del 15/05/2024 ore 09:12:26
C'è poco da dire: questa è una vera e propria signature. Peccato che poi quel segmento di mercato si sia riempito di tutt'altro.
Ciao
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di Baconevio [user #41610]
commento del 16/05/2024 ore 07:41:22
è oggettivamente l'unica vera produzione del custom shop che abbia davvero qualcosa di diverso da una produzione standard. o, per meglio dire: tutte le altre signature hanno piccole particolarità che una mano appena esperta può tranquillamente replicare sul proprio strumento. ma qui, fra capotasto in ottone, tastiera e mettiamoci anche un pizzico di elettronica, siamo di fronte a qualcosa di non replicabile. ps: malmsteen NON mi piace, anzi :D ma l'amore che traspare per lo strumento e la sua genuina passione me lo hanno reso negli anni un personaggio simpatico, bizzarro quanto tutti noi appassionati.
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di MM [user #34535]
commento del 16/05/2024 ore 16:04:16
Anche a me Malmsteen non è mai piaciuto, non sono mai riuscito ad ascoltarlo per più di qualche minuto, ma non ho difficoltà ad ammettere che è stato, ed è, un personaggio di grande influenza, assimilabile più ad un violinista, ma grande rispetto per lui.
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di swing [user #1906]
commento del 22/05/2024 ore 10:40:32
Il primo "maestro" (in realtà era un bravo praticone) dal quale andai a 21 anni, era (ed è ancora) matto per Malmsteen. Mi fece guardare i suoi VHS didattici e me li faceva tradurre passo per passo. Era maniacalmente infoiato sull'impugnatura del plettro del chitarrista, andava avanti e indietro a rallentatore per carpire ogni sfumatura della mano e delle dita. Aveva perfino abbassato i potenziometri del volume sulle sue strat perché così riusciva a mantenere meglio le dita in posizione senza prenderci contro. Era alla costante ricerca del suono identico che si intestardiva a riprodurre con una JTM45 tirata a palla in una stanza nello scantinato con davanti il DOD giallo. Quel suono non è mai stato raggiunto, perché allora non ci si rendeva conto che la microfonatura e la post produzione sui dischi era metà del lavoro. Ne aveva due di signature una rossa e quella vintage white. Non mi hanno mai attirato granché, così come i licks al fulmicotone che mi insegnava (e che anche lui non riusciva a snocciolare alla giusta velocità e con la giusta pulizia). Malmsteen comunque continua a rimanermi simpatico come personaggio anche se lo reputo un po' fuori dal mondo, un po' anacronistico. Ed ancora non mi spiego come faccia ad avere quella villa e tutte quelle Ferrari in garage, o meglio, probabilmente è ricco di famiglia, perché non credo possa coprire quelle spese con la vendita dei suoi dischi.
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di rockit [user #11557]
commento del 23/05/2024 ore 17:27:34
Non riesco a trovare fonti certe, ma diciamo che la stima più grossolana di 20-25 milioni di copie vendute non è così peregrina, visti i parziali che si trovano...in larga parte per dischi fatti quando rendevano ancora. Quindi mi sa che di suo ne abbia a volontà, e se li merita anche, nonostante le ultime prove non siano proprio esaltanti. In questo video mostra di avere ancora un suono veramente spettacolare come nei suoi momenti migliori, quando vuole (o volendo essere maligni, quando lo registra qualcun altro)
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di swing [user #1906]
commento del 23/05/2024 ore 17:36:23
Ti ringrazio per la tua ricerca e le precisazioni. Certo che si merita i guadagni dai suoi dischi. Come dicevo, il suo personaggio era molto azzeccato nella decade dei '90, ora sembra un po' anacronistico, ma si può (anche fisicamente) permettere di rimanere com'era e com'è. Forse poteva aggiornare un po' lo stile musicale, ma da quel che vedo su youtube in Giappone va ancora molto forte. Io non riesco ad ascoltare più di qualche pezzo di canzone qui e la quasi solo per curiosità.
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di rockit [user #11557]
commento del 24/05/2024 ore 14:58:57
Guarda, per me è il chitarrista più contraddittorio che esista, capace di fare un disco spettacolare come Odissey e uno che credo sia tra i pochi che volevo buttare nella spazzatura come War to end all wars...a suo modo unico, in ogni caso
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di gibsonmaniac [user #21617]
commento del 22/05/2024 ore 20:52:02
Video bellissimo, premetto che a me Malmsteen non piace, non mi piacciono le armonie che sviluppa ma questo è solo il mio gusto personale, io adoro le armonie rock blues, tecnicamente è fantastico: controllato, sgrana i fraseggi con una scioltezza ed un timing da Grande, pulito come pochi, anche nei bending più selvaggi è preciso, mai sopra o sotto....Grandissimo.
Detto questo è bello ascoltare da lui come la Strato si è evulota o cambiata negli anni, si vede che ama la Strato
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di frankpoogy [user #45097]
commento del 23/05/2024 ore 18:36:26
Mi piacciono molto e trovo condivisibili molte considerazioni su Yngwie (in particolare trovo azzeccatissima la definizione di Baconevio... È un bizzarro personaggio come tutti i veri appassionati). Premetto che sono un suo fan, da quando è uscito il suo primo disco da solista, che comprai a scatola chiusa per la copertina fighissima (!) e che mi folgorò, quindi ogni mia affermazione è inevitabilmente condizionata dalla mia ammirazione. Per questo mi fa piacere che anche a chi non piace il suo stile risulti evidente l'autenticità della passione dello svedese per la Strato, perché è uno degli aspetti che me lo rendono simpatico: un fissato, malato marcio per la Strato e i Marshall. Quando afferma che il suo attuale modello signature si rifà alla chitarra che lo ha accompagnato quando approdò negli USA da perfetto sconosciuto, testimonia un innamoramento pluridecennale, a cui certamente si sono poi aggiunte questioni di affari, ma è una non frequente testimonianza di un rapporto commerciale tra un marchio e un chitarrista basato su un legame di pressoché totale fedeltà che è nato molto tempo prima e non per questioni di soldi.
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