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Industria musicale contro le AI: è guerra aperta
Industria musicale contro le AI: è guerra aperta
di [user #17844] - pubblicato il

Se le Intelligenze Artificiali nascono attingendo a valanghe di dati, sarebbe necessaria un’autorizzazione da parte chi ne possiede i diritti: Sony e i musicisti fanno sentire la propria voce contro le software house.
Sony Music, firma sotto la quale è raccolta una delle più estese galassie di etichette discografiche al mondo, ha inviato lettere a più di 700 sviluppatori software pretendendo di essere messa a conoscenza qualora i brani del suo catalogo siano stati usati per istruire le loro AI.

Le Intelligenze Artificiali non smettono di far discutere. Più la tecnologia avanza, più il pelo si rizza ad artisti e creativi di tutto il mondo.
Il 2023 ha visto uno sciopero storico degli attori e degli sceneggiatori, preoccupati per l’ingerenza delle tecnologie nei rispettivi territori. Lo scrittore George RR Martin ha accusato apertamente OpenAI di furto sistemico su vasta scala e le parole non sono dolci neanche da parte dei musicisti: “ChatGPT dovrebbe andare a quel paese (non esattamente con questi termini, ndr.) e lasciare in pace i cantautori” suggeriva Nick Cave.

Se Hollywood ha fatto clamore per primo, qualcosa si muove anche nell’industria musicale, perché diversi artisti si sono scagliati contro la “concorrenza sleale” delle AI e già più di 200 musicisti hanno di recente firmato una lettera aperta contro l’uso predatorio dell’Intelligenza Artificiale in quanto “attacco alla creatività umana”.
Dall’altro lato, non mancano artisti che hanno abbracciato con curiosità le potenzialità delle AI, decidendo persino a contribuire allo sviluppo di nuove tecnologie in tema.

Industria musicale contro le AI: è guerra aperta

L’azione di un colosso del calibro di Sony, però, potrebbe dare una forte accelerazione alla diatriba tra Intelligenze Artificiali e creatività umana. O meglio, circa lo sfruttamento dei diritti d’autore.

Nelle lettere inviate - tra gli altri - a Google, OpenAI e Microsoft, Sony spiega di aver “ragione di credere che si sia fatto un uso non autorizzato” della sua musica. Se la cosa dovesse finire davanti a un giudice, gli sviluppatori insomma potrebbero dover “aprire i libri” e mostrare alcune parti cruciali del processo di creazione delle loro AI. Le Intelligenze Artificiali, in questa precisa fase storica, nascono infatti sull’immissione di una quantità gigantesca di dati, a cui (banalizzando il concetto) attingono e che rimescolano per generare suoni, composizioni, immagini e testi.
Nulla nasce davvero da zero, insomma, e se l’utilizzo del materiale a cui le AI hanno attinto per “creare le proprie idee” non è autorizzato, viene da sé che occorre bloccarlo o quantomeno regolamentarlo.

Industria musicale contro le AI: è guerra aperta
Le AI permettono di creare in pochi minuti immagini come questa. Un artista umano avrebbe certamente fatto di meglio, ma a un costo e con dei tempi non sostenibili per l'utilizzo in un articolo come questo. In questo caso l'Intelligenza Artificiale non ha "rubato" lavoro a nessun artista perché, in assenza di essa, semplicemente non ci sarebbe nessuna immagine qui.

Non è un segreto, tuttavia, che le AI stiano facendo un gran lavoro per agevolare il processo creativo degli artisti, riducendo fasi lunghe e ripetitive a un click, tutto a vantaggio dell’espressività umana. Non occorre quindi demonizzare una tecnologia nel suo intero, bensì riflettere sul suo impiego. E se questo si accavalla al concetto di creatività, può valere la pena ampliare il ragionamento al processo creativo in generale, e come questo debba inevitabilmente poggiare su una solida base fornita da altri.
Chi può dire, in fondo, di aver davvero creato qualcosa dal nulla? I Beatles avrebbero partorito Sgt. Pepper senza l’ispirazione delle orchestre e delle bande di musica? Come sarebbe il rock moderno se non si fossero catturati e rimescolati frammenti dalle composizioni degli stessi Beatles? Che razza di musica avrebbero composto i più grandi autori del ‘900 se non si fossero riempiti orecchie e cervello della musica che è venuta prima di loro?

“Gli artisti mediocri copiano, i grandi artisti rubano”
curiosità musica e lavoro
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di ovinda [user #46688]
commento del 29/05/2024 ore 14:24:15
l'industria musicale se la deve prendere con sè stessa. ha distrutto la creatività, ha promosso i talent per raccogliere vendite facilmente a discapito della qualità. ha promosso musica di qualità sempre peggiore rinchiudendosi negli evergreen e rinunciando a promuovere musica nuova per non rischiare più nulla. Ora arriva l'Ai, ma se le case discografiche avessero promosso negli anni qualità, non sarebbe stato un problema perchè l'Ai non può essere creativa nè proporre qualità, può solo simulare. Ma se il confronto è tra schifezze delle case discografiche e schifezze dell'Ai, quelle dell'Ai costano meno. Il problema è stato creato dalle case discografiche non dall'Ai.
Rispondi
di shaggy [user #6415]
commento del 29/05/2024 ore 14:35:55
Amen
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 29/05/2024 ore 17:47:33
Non credo sia colpa delle case. Loro stanno lì per vendere.
Ma se, a cominciare dal pubblico, la musica che vende è solo il pop, e il rock è ridotto a tributi da museo, mica è colpa loro eh, non sono enti benefici. Casomai è corresponsabile la rete che ha tolto introiti a tutto l'indotto.
Rispondi
di ovinda [user #46688]
commento del 29/05/2024 ore 21:44:59
@Guycho hai mai sentito quello che Frank Zappa diceva sulle case discografiche e sui produttori?
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 30/05/2024 ore 10:16:05
Diceva abbastanza bene, finchè si limitavano a mettere soldi. Ma so passati pure 40 anni e tante cose sono cambiate.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 30/05/2024 ore 09:03:00
Vende? Le case discografiche sono sostanzialmente morte perché non si vende niente. Chi è lo scemo che compra ancora cd e vinili? Pochi. Saranno uno su dieci, anzi uno su cinquanta. Da tutto il resto guadagnano pochissimo, quindi a cascata gli artisti guadagnano un pugno di riso. Il pop rende perché ne puoi tranne più facilmente profitti per altre vie. Il resto esisteva perché si vendevano copie fisiche degli album. Ma il pubblico si è venduto l'anima e adesso se la prende con le case discografiche. Fanno tutti finta di amare il rock ma poi lo finanziano coi buoni pensieri.
Detto ciò, l'AI è inarrestabile e farà strage. La musica che conosciamo continuerà a esistere in una piccola nicchia. Il resto sarà un panorama assai diverso da quello che conosciamo.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 30/05/2024 ore 10:18:32
Certo, non intendevo "vende cd". Infatti ho scritto che corresponsabile è la rete, che ha azzerato gli introiti, di conseguenza, le case si limitano a produrre quel che remunera prima possibile e zero rischi.

Rileggi il mio commento ma come risposta al precedente, sennò perdi il senso.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 30/05/2024 ore 10:28:37
Già letto il tuo precedente commento. Il mio non era in contestazione ma come integrazione. Per sottolineare il punto che si cerca sempre di addossare la colpa agli altri, ma i primi ad affossare la tanto fintamente amata arte del rock sono stati coloro che hanno adottato prima il canale della fruizione gratuita, per poi passare al massimo alle piattaforme informatiche. Al che non si capisce cosa diamine avrebbero potuto fare le case discografiche... finanziare nuovi artisti per mera beneficenza? L'AI non è altro che la prosecuzione di un percorso di distruzione del mondo musicale per come lo abbiamo conosciuto e di un nuovo modo, per quanto sgradito a noi "vecchi", di generare nuovi prodotti che almeno determinino un profitto.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 30/05/2024 ore 11:02:00
Scusami, ma anche quando c'erano le musicassette esisteva la musica "gratis", infatti già negli anni '90 Bon Jovi dichiarò che per pareggiare le perdite della pirateria gli era sufficiente aggiungere due date ad un tour mondiale, perciò non un sacrificio di sangue. Ovviamente i tempi sono cambiati, ma gli antidoti anche: ora i cantanti e musicisti firmano strumenti o fanno pubblicità.
Ciao
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 30/05/2024 ore 11:13:02
A livello di volumi di denaro secondo me stai paragonando una gelateria con una miniera di diamanti. La pirateria è il nulla in confronto. L'unico che ha avuto consapevolezza e schiena dritta è stato Lars Ulrich (forse perché sapeva fare le addizioni e soprattutto le sottrazioni). ma tutti gli hanno dato contro. Ormai la situazione è andata. Chi lotta contro l'AI nella musica lotta per salvare le macerie di una dimensione ormai crollata. E la mia opinione è che non salveranno neanche le macerie, che verranno spazzate vie per fare posto ad altro.
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 30/05/2024 ore 12:06:51
Ciao, quando si citano (o vogliono citare) dei dati è bene farlo; "secondo me" è quantomeno un punto di vista parziale, poi certo, se sei il messia della musica ed hai il vangelo in tasca, hai ragione, altrimenti il tuo paragone è solo campato per aria.
Ad ogni modo, mi accorgo che stai guardando il dito, per cui chiarisco: la mia obiezione è che la musica (come altre arti) ha sempre vissuto il tema del "quanto vale" ed ha sempre fronteggiato tentativi di abbassare il prezzo trovando degli antidoti. D'altra parte non mi pare che la musica sia scomparsa o stia scomparendo. Magari a te non piace quella attuale e va benissimo, ma se Fedez ha in garage (fra le altre) una Lamborghini è anche merito della musica.
Ciao
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 30/05/2024 ore 12:17:3
Non capisco la logica del tuo ragionamento. Diciamo pure che è senza logica. Se io scrivo "secondo me" sto esprimendo un'opinione quindi scrivere contemporaneamente "se sei il messia" (e fregnacce varie) non ha senso.
Esprimo un punto di vista, quindi è palesemente parziale e non vuole essere altro (con la differenza che io almeno ho formato tali opinioni dopo aver ascoltato le interviste di artisti celebri e produttori).
Non sono nemmeno d'accordo sul resto. Io parlo del rock (che ora fruisce di un volume di investimenti di nemmeno un trentesimo dei tempi d'oro) e tu mi parli della Lamborghini di Fedez. Che comunque non c'entra nulla doppiamente, dato che ho precisato che il pop ha più facilità ad attingere introiti da altre fonte che non siano la vendita fisica dell'album.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 30/05/2024 ore 13:39:25
Vuoi mettere le duplicazioni in cassetta coi danni perpetrati dallo sharing prima e, peggio ancora, dallo streaming dopo?
Rispondi
di teppaz [user #39756]
commento del 30/05/2024 ore 14:03:59
In realtà le case discografiche attualmente fanno fatturati ed utili più alti che prima del file sharing. Invece che dalla vendita di supporti fisici i guadagni li fanno da mille altre cose tra cui lo streaming. Taylor Swift guadagna come Madonna ai tempi d'oro, anzi ancora di più. Non so gli altri, ma anche negli anni '70 un Nick Drake moriva di fame nonostante non ci fosse (quasi) pirateria.
Non fatevi ingannare dai pianti delle case che vedevano il fallimento quando è nato Napster, in realtà con la musica loro e (alcuni) artisti guadagnano come e più di prima.
O pensate che Bonamassa (Blues, eh, non pop...) le 500 chitarre vintage le abbia rubate?
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 31/05/2024 ore 10:50:23
Su che dati ti basi per dire che fanno piu utili?

Ad ogni modo, si tratta di investimenti. Nick Drake oggi non farebbe nemmeno il musicista perchè nessuno produrrebbe un suo album. A fronte dei pochi che fanno numeri da capogiro, tutti gli altri spariscono, soprattutto la musica alternativa.
Rispondi
di teppaz [user #39756]
commento del 31/05/2024 ore 17:00:07
Ci sono i dati ufficiali rilasciati dalle major per il 2022, in rete c'è un PDF con fatturati, utili e divisione di questi per canale. Ora non saprei come rintracciarlo, l'avevo trovato qualche mese fa ma non ricordo dove esattamente.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 02/06/2024 ore 23:13:29
Non serve il 2022, serve un confronto tra 2022 e 1990, ad esempio.

A me basta vedere in che condizioni è la discografia: nemmeno per le grandi produzioni si spende quel qualcosa in più che fa la differenza. Vatti a vedere quanto costava fare un album prima di internet.
Rispondi
di MTB70 [user #26791]
commento del 07/06/2024 ore 13:55:33
Lo scemo sono io. E me ne vanto.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 07/06/2024 ore 14:02:04
Siamo due (scemi, e ce ne vantiamo). Però siamo pochini quindi il discorso resta quello, ahimé.
P.s. ultimi cd acquistati: Philip Sayce - Influence, Simon McBride - The fighter, Kenny Wayne Shepherd - The traveler.
Rispondi
di 9hours [user #43500]
commento del 30/05/2024 ore 10:31:38
parole sante
Rispondi
di fab-for [user #62742]
commento del 29/05/2024 ore 22:07:03
Un articolo contro l'AI con una immagine di copertina creata dalla AI
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 30/05/2024 ore 09:27:04
Ciao, non è un articolo contro l’AI e nell’articolo c’è anche spiegato perché vengono usate immagini create con AI 😅
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 30/05/2024 ore 10:18:42
L'importante è fare soldi.
Usare l'AI non mi sembra eticamente peggio che fare un follow up (quello che chiamiamo fare un altro pezzo più o meno uguale a quello che aveva già fatto successo).
O ancora plagiare un pezzo con l'AI non mi sembra peggio che plagiarlo utilizzando il proprio cervello, è solo più veloce, così come fare una divisione con la calcolatrice invece che con carta e penna.
Rispondi
di ADayDrive [user #12502]
commento del 30/05/2024 ore 10:29:33
Sono d'accordissimo, quasi tutte le uscite discografiche mainstream (soprattutto in Italia, l'ultimo San Remo proponeva canzoni che erano quasi tutti cloni di canzoni degli artisti stessi) sono continui ricicli delle stesse idee, con l'unico intento di tenere fette di mercato. Penso ai Kolors e ad Annalisa, i cui ultimi singoli sono identici a quelli precedenti: un mio amico sostiene che gli autori stanno già usando l'AI da un pezzo, e comunque, nel caso non lo facessero, l'idea di fondo sarebbe la stessa.
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 30/05/2024 ore 12:17:26
Io la prima volta che ho pensato che ora stiano usando l'AI è stato quando ho sentito i pezzi dell'anno scorso dei Metallica.
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 30/05/2024 ore 17:51:56
no dai, gli assoli almeno sarebbero stati migliori...
ed i pezzi più corti.
Rispondi
di Sykk [user #21196]
commento del 30/05/2024 ore 17:57:20
Se l'AI fa riferimento ai precedenti pezzi dei metallica no, erano belli lunghi.
E gli assoli magari sono l'unica cosa scritta dai Metallica 😎
Rispondi
di 9hours [user #43500]
commento del 30/05/2024 ore 10:34:19
Immagino sappiate che per "combattere" i brani creati con l'AI ora Spotify non pagherà più nulla ai brani che non raggiungano almeno i 1000 ascolti. Quindi avanti i piccoli e le proposte alternative, giusto?
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 30/05/2024 ore 11:04:5
Leggo pochi commenti veramente centrati col tema dell'articolo: è corretta la pretesa di Sony? Secondo me no, come si legge anche in chiusura di pezzo: a questa stregua la richiesta dovrebbe essere rivolta a chiunque abbia mai composto un brano musicale perchè è evidente che non si compone dal nulla cosmico, ma utilizzando il proprio bagaglio di conoscenze, fra cui i pezzi che abbiamo sentito o studiato.
Quanto alla polemica su chi rende povero chi, mi pare un cane che si morde la coda; piaccia o meno è un tema di economia ed in economia non solo esiste la concorrenza, ma è anche un vantaggio per i consumatori.
Ciao
Rispondi
di pg667 [user #40129]
commento del 30/05/2024 ore 18:00:48
sulla prima parte sono totalmente d'accordo.
io ad esempio come nome di lavorazione dei pezzi uso il nome del gruppo da cui nasce l'idea, il fatto che poi spesso gli altri del gruppo non sentano la citazione significa solo che poi lungo la via ho preso altre strade predominanti.

riguardo la tua affermazione finale, per quanto oggi più che mai la musica sia solo un prodotto da vendere, in teoria sarebbe ancora una forma di espressione artistica: la parte che potrebbe preoccuparmi di più è che le creazioni fatte con IA non siano "artistiche" ma per quanto mi riguarda il 90% della musica odierna che mi capita di sentire, anche di gruppi storici che adoro, non mi piace.

ma la cosa più importante è che io continuerò a scrivere pezzi, cercare musicisti (senza trovarli), registrare dischi praticamente da solo e rimanere lo stesso morto di fame di prima, con o senza IA...
Rispondi
di francesco72 [user #31226]
commento del 31/05/2024 ore 12:15:10
Grazie per la replica che mi dà modo di precisare l'ultima parte: non intendevo che la musica è meramente oggetto di mercato, ma che il tema di come gira l'economia attorno al prodotto musicale è, appunto, un tema strettamente economico ed influenzato da elementi esterni alla produzione musicale.
Ciao
Rispondi
di go00742 [user #875]
commento del 30/05/2024 ore 11:50:09
Penso che il successo dell' AI sia dovuto al fatto che è terminata quella umana...a vedere come vanno le cose....
Rispondi
di teppaz [user #39756]
commento del 30/05/2024 ore 14:05:12
Beh, ce n'è sempre stata poca, ha fatto presto a finire....
Rispondi
di lvtdark [user #7699]
commento del 30/05/2024 ore 15:52:3
“In questo caso l'Intelligenza Artificiale non ha "rubato" lavoro a nessun artista perché, in assenza di essa, semplicemente non ci sarebbe nessuna immagine qui.”
Si potrebbe dire la stessa identica cosa per la musica generata da AI. In realtà anche quell’immagine si basa su un processo di addestramento che ha previsto l’analisi di tantissime immagini, a loro volta create da disegnatori, pittori, fotografi, grafici etc.
In campo musicale l’AI si basa un processo di addestramento per certi versi simile al nostro che prevede tra le altre cose “l’ascolto” di un numero molto grande di brani musicali. Anche noi creiamo ben poco, ma ci basiamo sulle esperienze e quindi sulla musica che abbiamo ascoltato in passato. Ma c’è una differenza sostanziale che pone un serio problema di diritti d’autore. Il nostro cervello non ha accesso all’ascolto di un numero illimitato di brani, se non altro per motivi di tempo. Inoltre abbiamo bisogno di ascoltare un brano più e più volte prima di acquisirlo profondamente. Ora come ora, i “diritti d’autore” (tra virgolette perché su questo tema ci sarebbe molto da discutere) sono pensati per l’acquisizione da parte dell’intelligenza umana, che ad ogni singolo ascolto ne assimila una piccolissima parte. Se invece un AI ad un singolo "ascolto" riesce a memorizzare ogni singola sfumatura, con un processo di apprendimento molto più efficiente, mi sento di poter dire che il diritto spettante all’autore debba essere diverso.
Ritornando all'esempio dell'immagine dell'articolo basata su tante immagini trovate nel web. Chi a messo una di quelle immagini ha ceduto i suoi diritti per la visione di quella immagine da parte di un pubblico "umano", di solito non per la sua riproduzione e tantomeno per la sua analisi da parte di una AI.
In definitiva sono assolutamente d’accordo che i training delle AI, basati sull’analisi di dati suscettibili di diritti altrui, debbano essere sottoposti al pagamento di oneri specifici.
Esattamente come facciamo noi quando ascoltiamo musica, pagando abbonamenti, comprando dischi, ascoltando pubblicità noiosissime o fornendo i nostri dati personali.
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 30/05/2024 ore 16:34:33
D'accordo al 100%. "Se invece un AI ad un singolo "ascolto" riesce a memorizzare ogni singola sfumatura, con un processo di apprendimento molto più efficiente, mi sento di poter dire che il diritto spettante all’autore debba essere diverso" e io aggiungerei: il che include anche il diritto di potersi opporre alla cessione di una "mia" opera dell'ingegno a una IA perché non è il tipo di fruizione per la quale l'opera è stata concepita
Rispondi
di lvtdark [user #7699]
commento del 30/05/2024 ore 16:44:44
110%
Rispondi
di Luca.luca [user #64384]
commento del 30/05/2024 ore 16:44:45
Sapete chi si salverà? I musicisti. Quelli che porteranno la musica sul palco. Quelli che sapranno ancora coinvolgere e suonare davanti ad un pubblico di un bar, pub, palazzetto o stadio. Quelli che suoneranno dal vivo la musica creata con l'aiuto dell'intelligenza artificiale o meno. Immagino un futuro non troppo lontano fatto di band piene di bozze di idee di canzoni e di testi composti magari con l'aiuto della tecnologia, ma che poi alla fine si troveranno attorno ad un tavolo a sceglierne una 30ina e ad impararle a suonare e soprattutto a darle vita. E qui ne vedremo delle belle.
Rispondi
di BBSlow [user #41324]
commento del 31/05/2024 ore 10:24:34
Avete già scritto praticamente tutto, quindi tiro giù le prime cose che mi sono venute in mente:
- la musica "creata" dalla AI è, di fatto, proprio la musica che i produttori delle majors (Sony in primis) impongono ai musicisti e al mercato: suoni, ritmi, armonie, melodie e testi "standardizzati". La AI crea imparando da ciò che reperisce in rete; e in rete trova un pezzo degli Zeppelin, uno degli ACDC, due dei Beatles... e 150 pezzi di pop commerciale che già tra loro -senza AI- si somigliano tutti, perché così hanno voluto i produttori (si vende più facilmente quello che all'orecchio della gggente suona già familiare). Quello che l'AI creerà sarà una "media" tra tutto questo, e ovviamente -in modo secondo lei "intelligente"- verrà fuori un pezzo che al 99% è pop commerciale; che si aggiungerà ai 150 di prima, aumentando l'influenza sul successivo processo creativo della stessa AI. Arrivando al paradosso, considerata la velocità di sviluppo ed elaborazione, è possibile che nel giro di cinque o sei anni tutti i processi AI destinati a creare una canzone finiscano per produrne sempre e solo una, uguale per tutti...
- In realtà il processo "creativo" di tanti cantanti e musicisti mainstream non è tanto diverso (e questo già dai tempi di Tin Pan Alley...), solo che la AI è più veloce: lì dove musicista e produttore impiegano settimane e mesi, il cervellone ci mette due ore. E questo processo è alla portata -più o meno- di tutti; magari non tuttissimi qui e adesso, ma certamente esiste già un foltissimo gruppo di "creatori" che è in grado di tirar fuori una hit al giorno, fuori dal controllo delle majors. E questo, ovviamente, alle suddette majors non può essere gradito...
- come già accennato anche nell'articolo, il "processo creativo" della AI non è diverso da quello di ogni musicista; nulla si crea dal nulla, Mozart non esisterebbe senza Bach, né gli Stones senza Count Basie, e potremmo continuare all'infinito. La vera differenza sta nella capacità di "rielaborare", di intuire che quel riff, quel verso, quell'armonizzazione già usati 10.000 volte possano trovare una geniale variante 10.001 da cui nasca un pezzo "nuovo" e originale. Al momento, la AI non sembra avere questa capacità; solo che, come detto prima, le majors si comportano nello stesso modo, perché la variante 10.001, proprio perché insolita, sarebbe scartata dal 99,999% dei produttori. E quel pezzo geniale resterebbe nascosto in quell'infinito mare magnum che è la rete, introvabile (e magari indistinguibile) tra miliardi di miliardi di altri pezzi senza nessuna qualità (quantità che l'AI è fatalmente destinata ad aumentare).
Tornando al tema: a che titolo Tizio Sony può "ispirarsi" a Caio Warner, e Sempronio Nessuno non può invece ispirarsi a Tizio Sony? E se lo fa Sempronio Nessuno, perché non potrebbe farlo Intellighenzio Terabyte?
Che dire? In un certo senso, se la sono cercata. E' stata proprio la "commercializzazione" della musica, la sua riduzione a business, l'equiparazione del brano musicale a una merendina da vendere in quantità industriale, mescolando sempre gli stessi gli ingredienti, a causare tutto questo. Mi dispiace? In realtà no, ma le conseguenze travolgono tutti. La colpa non è dalla AI: da almeno vent'anni la scena musicale "ufficiale" è un cumulo di macerie, e la non-musica dei ragazzi di oggi ci mostra che il linguaggio musicale, così come lo intendiamo noi, non esiste più; l'AI si limiterà a certificarne la fine.
Mi consola però anche solo pensare che sempre, in qualsiasi futuro "apocalittico", ci sarà da qualche parte un adolescente che, prendendo in mano una chitarra o poggiando le dita su una tastiera, magari per sbaglio scoprirà un suono, un accordo "sbagliato", che però lo incuriosirà e gli farà venire un'idea, un'idea vera. La musica continuerà a esistere; magari non esisterà più un "mercato" su cui venderla, e forse sarà impossibile farla conoscere ad altri che non siano gli amici; ma il desiderio di salire su un palco e dire a chi ascolta "Questo pezzo è nato perché ho sbagliato un accordo" sarà sempre un motore inestinguibile: tutti i miei migliori Auguri agli irriducibili, a chi non si accontenta di essere un "consumatore passivo", ma vuole creare con gli altri un rapporto personale facendo musica. Potrà mai creare, la AI, un "rapporto personale"? Oddio, tutto è possibile, c'è chi tr0mb@ con una bambola di plastica e si diverte; per fortuna, la selezione naturale opera in modo autonomo.
Per conto mio, tra 15 giorni ho una serata. Di quello che fanno la AI, la Sony, Tizio e Sempronio, mi frega meno di niente; tutto quello che voglio è prendere in mano la chitarra e fare in modo che, grazie a quel poco che so fare, un po' di gente passi due ore divertendosi. E credo che sia questo il senso di "far musica".
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 02/06/2024 ore 07:24:14
L'essere umano è uno scimmione aggressivo, che preferisce prendersi a pallottole invece che accordarsi a parole. L'uso dell'intelligenza avrebbe sensatamente scansato la guerra, grazie alla parola. Invece l'uomo se ne frega di essere intelligente e nel 2024 risolve le controversie politiche ammazzando donne bambini ed anziani. C'è speranza nell'essere umano? No.
Rispondi
di asidisi [user #16165]
commento del 02/06/2024 ore 12:53:37
Nel mio piccolo con il mio trio l'abbiamo sfruttata per fare un video di uno dei nostri pezzi a costo praticamente zero. Ho fatto un iscrizione di un mese a Kaiber (uno dei tanti)ci si prende la mano facilmente ed escono delle cose veramente originali. Non sarà il lavoro di un professionista ma per il classico video in cui suonavamo in una fabbrica abbandonata volevano 1000 euro, qui con 10 siamo rimasti contenti. Per chi vuole dare un' occhiata vai al link
Rispondi
di Luca.luca [user #64384]
commento del 05/06/2024 ore 11:47:32
Figata!
Rispondi
di asidisi [user #16165]
commento del 05/06/2024 ore 12:32:51
Grazie
Rispondi
di erlele [user #20329]
commento del 06/06/2024 ore 11:07:30
In poche parole ma dette bene
vai al link
Rispondi
di fraz666 [user #43257]
commento del 11/06/2024 ore 12:58:54
più AI meno umani mediocri
Rispondi
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