Nel 2002 ebbi la necessità di una chitarra a costo zero, dedicata ai test dei miei amplificatori, così mio fratello Emanuele mi propose questo corpo e manico di un modello Hurricane in stile Strat. La scelta dei pickup doveva includere sia un humbucker, sia un single-coil per cui ritrovammo nel cassetto delle risorse chitarristiche un Di Marzio e un Fender che installammo in configurazione HS. Per coprire il buco centrale di un terzo pickup, come scelta provvisoria stampai una testa di leone, il mio segno zodiacale.

In foto: la Hurricane modificata nel 2002.
Un po’ per necessità, un po’ per filosofia studiai un circuito che mi concedesse anche suoni fuori dai soliti stereotipi comuni, sonorità inedite mi potevano permettere sfumature particolari delle mie creazioni. La parte elettrica era inedita e molto particolare non per essere semplice e immediata, ma per permettere tutte le combinazioni possibili delle bobine.

Spiegazioni impianto elettrico
La chitarra fu dotata di due volumi indipendenti e di un selettore rotativo a cinque posizioni per l’humbucker al ponte che permetteva di combinare le due bobine sia in serie, sia in parallelo o di splittarlo sulla prima o sulla seconda bobina, con la quinta posizione per disattivarlo. Un secondo selettore per lo stesso pickup ne poneva le due bobine in fase o in controfase. Il terzo e ultimo selettore dedicato però al pickup singolo lo attivava in fase o in controfase o lo escludeva. Non era previsto nessun controllo di tono. Tra soluzioni più rumorose e altre meno si potevano ottenere ben 21 combinazioni di suoni, ideale per testare vari suoni sugli amplificatori. La disposizione anomale e discutibile dei controlli fu adottata in quanto erano già presenti questo tipo di fori per un precedente impianto e non si voleva chiuderli e farne di nuovi.
In foto: la mia chitarra elettronica versione 2008.
Questa venne utilizzata così fino al 2006, quando realizzai il combo da 70 watt protagonista del mio precedente articolo. Dopo questo infatti, ebbi la necessità di una chitarra dedicata all’amplificatore, per comandare una sei corde dal pedale dello stesso e questa era la soluzione più idonea. In questo modo potevo realizzare l’idea nata con il combo, di un unico comando per richiamare sia i quattro preset dell’amplificatore, sia il pickup o combinazione di avvolgimenti più idoneo della chitarra.
La nuova versione della stessa chitarra modificata nel 2008 disponeva ora di un battipenna in plastica nera, con due controlli rotativi e di tre selettori a levetta, mantenendo però lo stesso hardware e pickup. Le uscite del segnale erano diventate due: il classico jack mono e un connettore multipolare per collegare la chitarra al pedale dell’amplificatore. Utilizzata come chitarra standard la si collegava ad un amplificatore qualsiasi con il normale cavo mono, oppure si poteva collegare al suo amplificatore tramite il solo cavo multipolare che trasferiva il segnale dei pickup e quello dei comandi d’attivazione. Un adesivo di un fulmine era stato attaccato sia alla cassa della chitarra, sia all’amplificatore per creare l’accoppiata anche estetica.

In foto: il battipenna e i led dei pickup.
L’alimentazione assicurata da due batterie da 9 volt poste sullo scasso retrostante delle molle, serviva sia per alimentare i vari led sparsi sul battipenna, due per il single-coil; verde per il pickup attivo in fase e arancio per il fuori-fase, mentre l’humbucker ne aveva tre; il verde e il blu per le due bobine e il rosso per il collegamento in serie, sia per il buffer trasparente che rendeva la chitarra di tipo attivo. Altri quattro led erano disposti intorno a una delle due manopole: il blu, il verde, il rosso e l’arancio, servivano ad indicare uno tra i quattro preset della funzione semi-automatica. Oltre al controllo di volume infatti, disponeva di un selettore rotativo a cinque scatti, di cui una posizione per la funzione automatica, in cui la chitarra era comandata dal pedale dell’amplificatore e quattro posizioni per la funzione semi-automatica, per richiamare manualmente gli stessi quattro preset della programmazione e visualizzati dai quattro led prima citati.
In foto: il battipenna e i led dei preset.
Oltre a questo i tre selettori a levetta potevano agire in maniera completamente manuale sulla timbrica. Tali possibilità erano di attivare o disattivare il pickup al manico anche con la fase invertita, di attivare o disattivare il pickup al ponte con le bobine in serie o splittato, mentre il terzo selettore escludeva la possibilità di usufruire del buffer e passare quindi in modo manuale.
In foto: i tre selettori per la funzione manuale.
In foto: il retro con la programmazione e le due batterie.
Nello scasso retrostante al corpo sei microinterruttori a quattro vie si occupavano della programmazione della chitarra. Uno di questi era sufficiente per il pickup singolo al manico, per attivarlo o disattivarlo per ognuno dei quattro preset. Altri tre invece agivano sulle due bobine dell’humbucker e sulla loro connessione in serie o parallelo.
In foto: i selettori per la programmazione dei due pickup.
Gli ultimi due erano invece dedicati alla simulazione dell’impedenza dell’amplificatore o primo pedale da 50 Kohm a 1 Mohm e alla lunghezza del cavo simulando una capacità da 0 pF a 1.800 pF. Tramite questi due microinterruttori, si poteva variarne la timbrica dei pickup, spostando il picco di risonanza a valori inferiori o superiori rispetto alla modalità passiva, sia in frequenza, sia in ampiezza. La presenza del buffer prima citato isolava proprio questo circuito dal cavo reale e tutto ciò che era collegato dopo.
Il circuito totalmente analogico, aveva solo qualche porta logica per interfacciare il combo alla chitarra, ma nel 2010 sarà totalmente progettato digitalmente per espandere queste possibilità a livelli incredibili nella chitarra protagonista di un mio vecchio articolo. Questa chitarra insieme al suo amplificatore, finì all’epoca nelle mani di mio fratello, per un test di funzionalità e non mi venne più restituita al contrario del combo, tornato a casa dopo molti anni.

In foto: la Hurricane modificata nel 2002.
Un po’ per necessità, un po’ per filosofia studiai un circuito che mi concedesse anche suoni fuori dai soliti stereotipi comuni, sonorità inedite mi potevano permettere sfumature particolari delle mie creazioni. La parte elettrica era inedita e molto particolare non per essere semplice e immediata, ma per permettere tutte le combinazioni possibili delle bobine.

Spiegazioni impianto elettrico
La chitarra fu dotata di due volumi indipendenti e di un selettore rotativo a cinque posizioni per l’humbucker al ponte che permetteva di combinare le due bobine sia in serie, sia in parallelo o di splittarlo sulla prima o sulla seconda bobina, con la quinta posizione per disattivarlo. Un secondo selettore per lo stesso pickup ne poneva le due bobine in fase o in controfase. Il terzo e ultimo selettore dedicato però al pickup singolo lo attivava in fase o in controfase o lo escludeva. Non era previsto nessun controllo di tono. Tra soluzioni più rumorose e altre meno si potevano ottenere ben 21 combinazioni di suoni, ideale per testare vari suoni sugli amplificatori. La disposizione anomale e discutibile dei controlli fu adottata in quanto erano già presenti questo tipo di fori per un precedente impianto e non si voleva chiuderli e farne di nuovi.
In foto: la mia chitarra elettronica versione 2008.Questa venne utilizzata così fino al 2006, quando realizzai il combo da 70 watt protagonista del mio precedente articolo. Dopo questo infatti, ebbi la necessità di una chitarra dedicata all’amplificatore, per comandare una sei corde dal pedale dello stesso e questa era la soluzione più idonea. In questo modo potevo realizzare l’idea nata con il combo, di un unico comando per richiamare sia i quattro preset dell’amplificatore, sia il pickup o combinazione di avvolgimenti più idoneo della chitarra.
La nuova versione della stessa chitarra modificata nel 2008 disponeva ora di un battipenna in plastica nera, con due controlli rotativi e di tre selettori a levetta, mantenendo però lo stesso hardware e pickup. Le uscite del segnale erano diventate due: il classico jack mono e un connettore multipolare per collegare la chitarra al pedale dell’amplificatore. Utilizzata come chitarra standard la si collegava ad un amplificatore qualsiasi con il normale cavo mono, oppure si poteva collegare al suo amplificatore tramite il solo cavo multipolare che trasferiva il segnale dei pickup e quello dei comandi d’attivazione. Un adesivo di un fulmine era stato attaccato sia alla cassa della chitarra, sia all’amplificatore per creare l’accoppiata anche estetica.

In foto: il battipenna e i led dei pickup.
L’alimentazione assicurata da due batterie da 9 volt poste sullo scasso retrostante delle molle, serviva sia per alimentare i vari led sparsi sul battipenna, due per il single-coil; verde per il pickup attivo in fase e arancio per il fuori-fase, mentre l’humbucker ne aveva tre; il verde e il blu per le due bobine e il rosso per il collegamento in serie, sia per il buffer trasparente che rendeva la chitarra di tipo attivo. Altri quattro led erano disposti intorno a una delle due manopole: il blu, il verde, il rosso e l’arancio, servivano ad indicare uno tra i quattro preset della funzione semi-automatica. Oltre al controllo di volume infatti, disponeva di un selettore rotativo a cinque scatti, di cui una posizione per la funzione automatica, in cui la chitarra era comandata dal pedale dell’amplificatore e quattro posizioni per la funzione semi-automatica, per richiamare manualmente gli stessi quattro preset della programmazione e visualizzati dai quattro led prima citati.
In foto: il battipenna e i led dei preset.Oltre a questo i tre selettori a levetta potevano agire in maniera completamente manuale sulla timbrica. Tali possibilità erano di attivare o disattivare il pickup al manico anche con la fase invertita, di attivare o disattivare il pickup al ponte con le bobine in serie o splittato, mentre il terzo selettore escludeva la possibilità di usufruire del buffer e passare quindi in modo manuale.
In foto: i tre selettori per la funzione manuale.Nello scasso retrostante al corpo sei microinterruttori a quattro vie si occupavano della programmazione della chitarra. Uno di questi era sufficiente per il pickup singolo al manico, per attivarlo o disattivarlo per ognuno dei quattro preset. Altri tre invece agivano sulle due bobine dell’humbucker e sulla loro connessione in serie o parallelo.
In foto: i selettori per la programmazione dei due pickup.Gli ultimi due erano invece dedicati alla simulazione dell’impedenza dell’amplificatore o primo pedale da 50 Kohm a 1 Mohm e alla lunghezza del cavo simulando una capacità da 0 pF a 1.800 pF. Tramite questi due microinterruttori, si poteva variarne la timbrica dei pickup, spostando il picco di risonanza a valori inferiori o superiori rispetto alla modalità passiva, sia in frequenza, sia in ampiezza. La presenza del buffer prima citato isolava proprio questo circuito dal cavo reale e tutto ciò che era collegato dopo.
Il circuito totalmente analogico, aveva solo qualche porta logica per interfacciare il combo alla chitarra, ma nel 2010 sarà totalmente progettato digitalmente per espandere queste possibilità a livelli incredibili nella chitarra protagonista di un mio vecchio articolo. Questa chitarra insieme al suo amplificatore, finì all’epoca nelle mani di mio fratello, per un test di funzionalità e non mi venne più restituita al contrario del combo, tornato a casa dopo molti anni.