Il compromesso? Non è da poco, perché si resta comunque su cifre che superano facilmente i quattro zeri. La nuova selezione include sei modelli che spaziano tra i grandi classici della produzione Gibson: Firebird, SG, Les Paul e ES-335.
Vale davvero la pena?
Ma quanto vale davvero una Epiphone da €1.400? La domanda non è retorica, soprattutto oggi, in un mercato dove il prezzo medio degli strumenti mid-level continua a salire, spesso superando i confini di quella che un tempo era la fascia "intermedia". Spendere una cifra del genere per una chitarra con scritto Epiphone sulla paletta solleva alcune riflessioni legittime: quanto di quel prezzo è giustificato dalle reali specifiche tecniche e costruttive, e quanto invece si paga per il marchio, per la narrazione "Inspired by Gibson Custom" o per l’appeal estetico?
A fronte di un esborso simile, la svalutazione può essere significativa: basta dare un’occhiata al mercato dell’usato per notare quanto rapidamente queste repliche perdano valore, spesso scendendo sotto i 900 euro già dopo pochi mesi. Per un fan della Les Paul, ad esempio, vale quindi la pena investire in una Epiphone "Inspired by GIbson Custom", o è più sensato mettere da parte qualche centinaio di euro in più per puntare a una Gibson Les Paul Standard usata, magari meno fedele alle specifiche vintage ma più stabile nel tempo sul fronte del valore e della percezione del mercato?
1963 Firebird
Disponibile in due finiture – Cardinal Red e Pearl White – la nuova Firebird Inspired by Gibson Custom monta pickup Gibson USA Firebird con magneti Alnico 5, manico neck-thru in mogano e noce, tastiera in palissandro e inlay trapezoidali. La versione Pearl White è dotata di sistema Vibrola Maestro e costa €1.777,00, contro i €1.359,00 del modello standard in Cardinal Red. Le meccaniche sono le storiche Kluson "banjo style", fedeli all’estetica vintage originale della Firebird.

1964 SG Standard Vibrola
La SG Inspired by Gibson Custom è equipaggiata con due humbucker Custombucker, sistema Vibrola Maestro e finitura Cherry Red. Il manico è in mogano con profilo slim taper anni ’60, tastiera in palissandro con radius da 305 mm. A completare la dotazione, meccaniche Epiphone Deluxe. Il tutto al prezzo di €1.399,00

1959 e 1960 Les Paul Standard Reissue
Per gli amanti della Les Paul, la proposta Inspired by Gibson Custom prevede anche una reissue dei modelli anni '60, con un corpo in mogano con top in acero figurato AAA, binding color crema, pickup Custombucker e meccaniche Deluxe. Il ponte è il classico ABR-1 Tune-O-Matic. Le finiture disponibili includono Iced Tea Burst e Washed Cherry Sunburst.

Nel programma Inspired by Gibson Custom, non poteva mancare, però, anche un ritorno al 1957, con una Goldtop che va a riprendere uno fra i tanti desideri dei chitarristi di tutto il mondo. Questo modello adotta un manico con profilo rounded ’50s C, tastiera in palissandro, capotasto in Graph Tech da 42,9 mm e 22 tasti su scala 629 mm. Il corpo in mogano massello con top Goldtop e i due humbucker Custombucker replicano fedelmente le specifiche storiche. Anche in questo caso ritroviamo meccaniche Deluxe e hardware nickel.

Anche in questo caso i nuovi modelli di Les Paul sono venduti a €1399,00.
1960 Les Paul Special TV Yellow
Una delle versioni più "caratterizzate" visivamente nella storia di casa Gibson è sicuramente la Les Paul Special in finitura TV Yellow. Epiphone la ripropone con due P-90 Soapbar Gibson Custom USA e ponte wraparound in alluminio. Manico in mogano con tastiera in palissandro, 22 tasti medium jumbo e scala da 629 mm. Come vuole la ricetta originale: un approccio timbrico decisamente più "crudo" rispetto agli altri modelli della linea. Il prezzo di vendita è di €1.199,00

1962 ES-335 Reissue
Chiude la rassegna la riedizione della 1962 ES-335, disponibile nelle colorazioni Sixties Cherry e Vintage Burst. Corpo semi-hollow in acero/mogano 5-ply, pickup Custombucker, manico slim taper anni ’60 e tastiera in palissandro. Il prezzo indicativo si attesta su *£1.125. Una proposta interessante per chi cerca la timbrica ES senza salire troppo di fascia.

In conclusione
La proposta Epiphone Inspired by Gibson Custom solleva più di un dubbio sul reale valore che queste chitarre rappresentano per il musicista medio. Si rivolgono a un pubblico affascinato dal look e dalla storia degli strumenti Gibson, ma che non vuole, o non può, affrontare la spesa per un modello Custom Shop. Tuttavia, con un prezzo che si aggira sui €1.400,00 euro, ci si avvicina pericolosamente alla fascia "professionale" del mercato, o comunque a delle alternative con specifiche simili e magari dalla qualità costruttiva superiore.
Anche soltanto pensando al catalogo di casa Gibson, si ragioni sul fatto che una Les Paul Studio della generazione più recente, e pertanto con il tanto agognato binding sul manico, è venduta a circa €1.550,00, offrendo però quella famosa qualità che Gibson continua a rimarcare come propria.
È evidente che Epiphone gioca la carta di un design che solo lei, in quanto sotto-marchio ufficiale, può replicare con assoluta fedeltà estetica e autorizzazione formale. Ma è innegabile che il rischio di finire in una terra di mezzo c'è: troppo costose per il principiante, troppo "di passaggio" per il professionista.
Personalmente non credo che valga la pena spendere una cifra del genere per una Epiphone; potrebbe essere una mossa di marketing per differenziarsi da altre marche che propongono imitazioni a basso costo. Può essere che stiano provando a fare percepire un valore più alto semplicemente alzando il prezzo. In mercati di beni non strettamente necessari (per esempio il vino) c'è chi acquista solo in base al prezzo per distinguersi da chi non si può permettere di farlo. Resta il fatto che per quelle cifre si trovano strumenti usati Gibson.
Magari!
la Les Paul Special si trova usata sul mercatino a 900-1100 euro
Les Paul Studio usate si trovano a 700-900 euro
E lì per un usato si viaggia dai 2.200 in su
Qualche anno fa scrissi un commento sotto un altro post nel quale sostanzialmente ipotizzavo un futuro prossimo nel quale Gibson (e Fender ma in maniera forse più marginale) avrebbero destinato la produzione USA solo ed esclusivamente per produzioni CUSTOM SHOP. E questa ultima mossa di Gibson con Epiphone credo che vada proprio in questa direzione.
Cominciare a rendere il mercato consapevole che le produzioni "base" del brand, GIBSON nel caso specifico, saranno orientali punto.
Questo è solo il primo passo: legni "selezionati" (è tornato anche il palissandro), hardware ed elettronica come controparte USA, headstock open book (ma con logo Epiphone) e ovviamente produzione ed assemblaggio orientale.
Il prossimo step sarà avere la produzione GIBSON "entry-level" made in oriente.
Basterà cambiare il logo sulla paletta ed utilizzare un vero top di acero al posto del veneer che è utilizzato sulle Ephipone.
Del resto stanno sperimentando con queste produzioni Epiphone la fattibilità anche in termini di qualità per l'assemblaggio e il controllo generale della produzione.
Del resto non dimentichiamoci che anche Fender sta sperimentando la produzione orientale con il proprio marchio con le recenti Standard.
Al netto di questa considerazione le chitarre sono proprio belle, niente da dire.
La mia preferita: la SG con la vibrola, e subito dietro la double cut.
Anni fa da Baldacci, a San Marino, vidi degli esemplari di Les Custom Black Beauty americane assemblate veramente da cani.
Del resto se i legni e l'elettronica sono quelli ormai le fabbriche asiatiche hanno macchinari e controlli di qualità allo stesso livello di quelli americani se lo si vuole.
Ad oggi ci sono almeno 15 modelli nella produzione Gibson USA. Prima di cancellarli tutti ci vuole una rivoluzione, che fortunatamente ancora non è avvenuta.
Farlo in prospettiva? Dovrebbero verificarsi alcuni presupposti: ad esempio una nuova ondata di megainflazione mondiale pari a quella degli ultimi cinque anni e l'impossibilità dei governi a farvi fronte. Questo porterebbe a una caduta a picco della domanda di Gibson USA. A quel punto un'azienda può fare alcune cose: o trovare modi di risparmiare per mantenere la qualità e quantità di USA inalterata, o tagliare costi e mantenere inalterata la qualità di USA con una produzione più ridotta, o trasferire la produzione altrove, con tutta l'incertezza che un'operazione del genere comporterebbe.
Al momento solo l'Italia è messa così, cioè a fronte di un'inflazione altissima il Governo non è stato in grado di farvi fronte. Negli altri paesi hanno saputo tamponare il problema (perché non hanno il nostro debito e non hanno il nero e l'evasione che abbiamo noi).
Quindi, fino a quando non si verificheranno questi eventi catastrofici, quindi finché ci sarà domanda, la produzione USA è salva. D'altra parte, un management cosa fa se non cercare di rendere più appetibile un prodotto? Ed è quello che ha fatto bene Gibson USA, realizzando le standard più recenti che hanno fatto un buon salto di qualità rispetto alle precedenti generazioni di standard (uguali per la serie Classic) e buone vendite.
Se non fosse intervenuta l'ultima ondata inflattiva (che in Italia ha fatto un massacro) si respirerebbe un altro clima anche tra gli appassionati italiani. Ma per il management USA mantenere la produzione lì è ancora vitale. Passare da una standard (50s e 60s) USA a una standard made in Asia per l'azienda sarebbe un bel passo indietro. E sarebbe solo la conseguenza di cause evidentemente ben più catastrofiche per tutto il mondo della musica e oltre.
Fender ha già spostato da anni la produzione degli strumenti economici in oriente, facendo salire la gamma delle Made In Mexico a prezzi a cui, anni fa, acquistavi una Special Made in USA con i Texas Special; PRS ha sostituito sulla paletta il monogramma in stampatello con la firma di Paul per la linea SE, proprio per non far "sfigurare" i professionisti e gli studenti che vorrebbero una PRS Made in USA, ma che non possono permettersela.
Con Gibson penso sia solo questione di tempo, perché penso che anche loro sanno che il blasone dietro al marchio Epiphone è inferiore rispetto a quello di Gibson (almeno, negli occhi di chi compra la chitarra per avere il marchio e non per suonarla).
Detto questo, io magari sono uno che canterà fuori dal coro, ma con il design tradizionale di casa Gibson/Epiphone non ho lo stesso comfort che ho con altri marchi (ad es, ho dato via la Les Paul Standard Epiphone per una LTD EC1000 con i Fluence, scelta che rifarei altre mille volte perché la chitarra è molto più comoda da suonare). E così come ho fatto questa scelta per la Les Paul, mi orienterei volentieri su altri marchi dove sono anche "a posto con la coscienza" se poi vado ad apportare modifiche allo strumento
Se tolgono anche il brand dalla paletta allora si può tranquillamente acquistare su altre basi come il famoso rapporto qualità prezzo.
E comunque ci lamentiamo se Gibson è cara e diciamo che ci fanno pagare solo il marchio…poi però da Epiphone ci aspettiamo che, non avendo il marchio Gibson, debba essere prezzata a molto meno anche se la componentistica e i materiali non sono inferiori - decidiamoci.
Io credo che semplicemente questi siano i costi per mandare avanti la baracca al giorno d’oggi a condizioni decenti e senza far lavorare bambini in fabbriche derelitte da qualche parte in Oriente.
Sono beni di lusso, che durano più della nostra vita se tenute bene (o anche male, chiedete alla Strato di Rory Gallagher) e di cui esiste uno sterminato mercato dell’usato. Basta evitare gli acquisti compulsivi e quasi qualsiasi prezzo sarà sopportabile nel lungo termine. E se guardo all’industria della chitarra non mi sovviene un singolo CEO che abbia fatto soldi come il CEO della banca più scalcagnata del mondo, a conferma che tanti margini ulteriori non ci sono.
La domanda praticamente equivale a: terrà il prezzo come una Gibson, che usata la trovi a 50 euro in meno del nuovo?
Io immagino di no, potrei sbagliare, certo, ma per sicurezza non le compro.
Le Gibson americane ormai viaggiano stabilmente (per i modelli medio/alti) tra i $ 2000 e i $ 4000. Quei prezzi sono giustificati? Secondo me no, al netto dei costi di produzione più alti negli USA. È proprio il modello di business di Gibson che ha portato a quei prezzi, ovvero il puntare sulla esclusività del prodotto, far pagare il valore aggiunto del marchio etc.
Comunque queste Epi nuove sono veramente belline. Alcuni modelli hanno un prezzo tutto sommato anche ragionevole a confronto degli omologhi Gibson (tipo la 335 62), altri un po' meno. Potrebbero diventare definitivamente interessanti se acquistate usate.
Tra l'altro ho pagato più o meno (forse meno) la stessa cifra per farmi fare questa
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e sono certo che sia molto meglio.
Ho pagato la stessa cifra per una Ibanez e ne sono contentissimo, li vale tutti e sono più che convinto che anche queste chitarre valgano ogni singolo centesimo del loro prezzo. Come non ho comprato la mia Ibanez per rivenderla e usare il ricavato per una Ibanez giapponese, così chi compra queste chitarre lo farà, secondo me, perché convinto della loro bontà e soddisfatto del suono, magari dopo un confronto con le chitarre americane a cui queste Epiphone si ispirano fortemente.
Saluti a tutti
I migliori investimenti che ho fatto io nella mia vita, sono stati dei vecchissimi buoni del tesoro fatti nel 2008, che ho ritirato quest'anno, da 17000€ ne ho ripresi 25000€, 8000€ di interessi guadagnati, altro che investimento con una chitarra!
qui si parla di Epi da 1500€ cadauna, e che dovrebbero essere un investimento, se qualcuno riesce a convincermi che veramente acquistare queste chitarre sia un investimento sicuro ne vado a prendere anche io una decina;)
Per il resto, l’articolo confronta due serie di chitarre (Gibson e Epiphone costruite in numeri comunque importanti) che non saranno mai un investimento. Magari la Gibson perderà meno valore, ma apprezzarsi sensibilmente? Solo se il nuovo improvvisamente costasse tanto di più di ora e nessuno mettesse l’usato sul mercato.
Dire che le Epi sono un cattivo investimento è dire meta’ della verità perché anche le Gibson lo sono.
Sono state un investimento le Flying V Korina del 1958, ma non perché Gibson; semplicemente, ne hanno fatte una manciata e sono un pezzo di storia. Che non si ripete per repliche odierne, a prescindere dal marchio.
Così come faccio fatica a credere che nelle fabbriche e nelle mani degli operai americani ci sia un know how non replicabile altrove.
L'unico criterio che conta per me è come suona lo strumento e il rapporto qualità/prezzo (sempre considererando che i prezzi medi di mercato sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni, per vari fattori ben noti e anche a causa della politica di Gibson che qualcuno ha già citato).
Mi piace la special DC che si trova solo nel CS Gibson
Manico Fender Roasted Maple Messicano con intarsi in madreperla. Coppia di Lollar Jazzmaster 58. Meccaniche Gotoh Staggered. Ponte e sistema tremolo Staytrem. Il corpo, la cosa economica, è di una Squier Jazzmaster Vintage Modified (tiglio). Liuteria fatta da me, elettronica totalmente rifatta da un amico che ha un noto brand di chitarre.
Ho avuto 2 Epiphone in passato, sfido chiunque a dire che siano chitarre migliori di quella descritta sopra.
Ma anche loro hanno dovuto imparare un mestiere, comprare apparecchi e attrezzi, acquisire una manualità e usare del tempo - davvero tutto questo vale zero ed il costo della chitarra è solo la somma dei componenti usati? E le tasse, non le devono forse pagare? E non devono affittare un capannone da qualche parte? Assicurazioni non ne hanno?
Chiedo perché io ad esempio faccio parte di quella che potremmo dire economia immateriale - produciamo dati, informazioni, analisi. Nulla di fisico, neanche lontanamente. Quanto dovremmo far pagare i nostri servizi? Il costo dell’elettricità usata per accendere il computer?
Però non puoi paragonare una chitarra strato-style a una LesPaul (o, peggio, a una 335): una strato è quanto di più semplice e spartano si possa concepire -Leo era un genio- mentre una Lespaul è una specie di opera d'arte che prevede una lavorazione molto più lunga e complessa: i costi dei materiali e della manodopera sono incomparabili.
Premesso questo, quanto alle Epiphone la pensavo anch'io come te, ma le ultime produzioni "Inspired" (quelle standard, non quelle di cui parla l'articolo) mi hanno fatto totalmente ricredere.
L'altro aspetto è che su Epi come quelle oggetto dell'articolo, non avranno (al netto delle elettroniche di qualità) gli stessi materiali delle Gibson americane. Ad esempio le semi-acustiche usano un laminato a 5 strati, mentre le Gibson hanno un laminato in 3 strati. Allo stesso modo il mogano utilizzato non è quello delle Gibson (tradizionalmente del tipo sudamericano) , ma appartiene a varietà orientali che sono solo nominalmente considerate mogano (un termine utilizzato in modo molto ampio per descrivere essenze di specie in realtà diverse). Stesso discorso si potrebbe fare per le verniciature (poliuretanica contro nitro).
Tutto questo discorso è solo per dire che alla Gibson non sono certo ingenui, nel senso che le fasce di prezzo comunque riflettono strumenti che hanno caratteristiche e specifiche diverse. Poi la valutazione della resa del suono può essere un altro paio di maniche, ma tra Euro 1200 e 1700 fanno ben attenzione a non darti lo stesso prodotto come materiali e specifiche di uno americano da 2500/3000.
Diverso il discorso di altri marchi come Eastman, dove effettivamente la concorrenza con i prodotti americani s fa più serrata, proprio perché c’è più attenzione nella scelta dei materiali, seppure con alcune differenze rispetto a Gibson. Però una Eastman di fascia alta (tipo la SB59) ha prezzi che si avvicinano parecchio a quelli di una Gibson.
ho letto quasi tutti i commenti e ho scoperto di essere un pivello.
3 anni fa, giunto in eta' pensionabile, ho acquistato una Epiphone LP '59 special Edition con i burstbucker firmati da Gibson. Tra le chitarre che ho provato, di quella fascia di prezzo, l'ho trovata la migliore. Ora, se dicessi che suona come una Gibson, mi crescerebbe il naso all'istante, ma è stato amore a prima vista e continua a piacermi.
Comunque, questa mattina, mi hanno pagato la pensione, ed è di pochi centesimi sopra i 1000 euro, va da se che una Gibson che sia degna di portare quel nome, non mi è permesso nemmeno di sognarla, quindi, ben vengano le imitazioni autorizzate dalla casa madre, purché suonino bene. Buona giornata.
Io non sono né pro né contro, però mi piace sempre analizzare cause e conseguenze dei fenomeni. E una previsione dovrebbe basarsi su qualcosa, che potrebbe tranquillamente sfuggirmi perché non sono mica un esperto.
E onestamente la cosa mi lascia anche abbastanza indifferente per dirla tutta.
La mia è solo una supposizione che si basa su quanto sta succedendo negli ultimi anni non solo a Gibson ma anche ad altri brand del settore.
Non sarà così e Gibson produrrà solo ed esclusivamente in USA per il suo brand principale? Amen!!!
Saremmo più contenti tutti noi chitarristi un po "talebani".
La cosa strana però è che la SG Junior sta a € 1.499,00 In Italia e $ 1,499.00 negli Stati Uniti. Quindi sembra che, considerando l'IVA, Gibson voglia tenere più competitivi i prodotti USA in Europa che in patria.