Gibson Style O: la chitarra che volle farsi mandolino
Quando nel 1908 Gibson presentò la Style O con il caratteristico corpo a ricciolo, l’intento era chiaro: trasportare nell’universo della chitarra l’estetica e il linguaggio delle mandole F-style ideate da Orville Gibson. La Style O, tuttavia, era già presente in catalogo dal 1902, seppur con forme più convenzionali e simmetriche. Il modello rinnovato del 1908 – ribattezzato “Special Grand Concert” – fu la prima chitarra a sfoggiare la celebre voluta sul lato basso della spalla, speculare al puntale opposto: un disegno ispirato ma non identico alle F-4.

Con corpo da 16” e top in abete intagliato, la Style O univa la tradizione costruttiva Gibson (manico in mogano, tastiera in ebano, buca ovale) a scelte estetiche ardite. Le fasce e il fondo erano in betulla, nonostante i cataloghi dichiarassero l’uso del più nobile acero. Il design asimmetrico – unico nel panorama dell’epoca – le conferiva 15 tasti liberi: una rarità allora, pensata per favorire l’accesso ai registri acuti.
Prodotta fino al 1925, fu la chitarra più costosa del catalogo Gibson. I prezzi oscillarono da $150 a $304, in un’epoca in cui un L-4 ne costava $230. Lussuosa e laboriosa da costruire, restò più amata dai collezionisti che dai professionisti: il top spesso e il manico molto robusto limitavano proiezione e comfort. Celebre, insieme a quella di George Harrison, resta l'immagine di Big Bill Broonzy con una Style O: tra le pochissime testimonianze d’uso reale da parte di musicisti di primo piano. Oggi, la Style O sopravvive come oggetto di culto. La sua forma – esuberante e teatrale – incarna lo spirito pionieristico della prima Gibson: un’azienda che ancora non distingueva del tutto la chitarra dal mandolino, ma che già intuiva le potenzialità

Il legame con Beatles e Cream
L'esemplare in vendita su Reverb.com è stato fotografato nell’ottobre 1968 durante una sessione privata tra Clapton e Harrison (come documentato in Eric Clapton: Life in 12 Bars), questa chitarra è l’unica ad essere stata fotografata in mano a Harrison durante le prime fasi di lavorazione di Badge, il loro primo brano scritto in collaborazione. Badge fu registrata quella stessa settimana durante le sessioni per l’album Goodbye dei Cream presso i Wally Heider Studios di Hollywood.
Qualche mese dopo, George riutilizzò la sezione del bridge di Badge in Here Comes The Sun. Lo conferma il fatto che sulla bozza del testo del brano, Harrison appuntò nella sezione del bridge le parole: "the son of Badge". In qualche maniera, quindi, la Style O conferendo a questo strumento un legame particolarmente esclusivo con gli album finali sia dei Cream che dei Beatles.

Sono due le fotografie che tracciano la storia di questo strumento in maniera ufficiale:
- The Harrison Photo (19 Ottobre1968): George Harrison suona "Pattie" durante le famose session in giardino con Clapton
- The Clapton Photo (NY Times, Novembre 1968): Clapton holding "Pattie" con un danno sul binding chiaramente visibile e tutt'ora presente.
Valore collezionistico e opportunità di acquisto
Costruita oltre 110 anni fa, “Pattie” rappresenta un’opportunità rara per collezionisti e istituzioni museali. L’attuale proprietario, ovvero l’eredità di Delaney Bramlett, ha messo in mostra lo strumento presso la sede di Berlin, New Jersey, concedendo la realizzazione di un dossier storico-forense e sopralluoghi su appuntamento. La quotazione di circa 1 milione di dollari, seppure elevata, è in linea con i prezzi di mercato per strumenti con un pedigree simile.
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