Qui il video deepfake.
Qui il video originale del 2021.

Il filmato, inizialmente condiviso in rete da ignoti, mostra Bonamassa apparentemente impegnato a registrare un messaggio video per una fan di nome “Lizzie”. L’atmosfera è intima, la voce suona familiare ma leggermente rigida, come se stesse leggendo da un copione. In realtà, si tratta di un clip del 2021 — girato a Bay City, Michigan — manipolato con tecnologie guidate dall'AI, che includono una ricostruzione vocale per simulare la voce dello stesso Bonamassa.
Nel messaggio contraffatto, il chitarrista dichiara il proprio amore per Lizzie, rievoca aneddoti personali — come un concerto agli esordi a Buffalo, New York — e conclude con un acceso “Ti amo così tanto, Lizzie”. Tutto, ovviamente, completamente inventato partendo da unde-contestualizzazione di un video con finalità completamente diverse.
“Sono senza parole. Questo è davvero assurdo”, ha scritto Bonamassa su Instagram. “È un contenuto generato con l’AI, creato appositamente per truffare e ingannare le persone. Per favore, fate attenzione”. L’artista ha voluto ringraziare pubblicamente il collega Jimmy Vivino, che lo ha avvertito della circolazione del video dopo essere stato contattato da un amico. “Il 2025 è un anno spaventoso, amici miei”.
La vicenda ha suscitato reazioni forti anche tra altri musicisti. Alex Skolnick ha commentato amaramente: “E visto il comportamento degli oligarchi della Silicon Valley ultimamente, perché mai dovremmo preoccuparci? (Yikes)”. Non è il solo.
Brian May, in un’intervista a Guitar Player del 2023, aveva lanciato un monito profetico: “Nel giro di un anno, non sapremo più distinguere cosa è stato creato da umani e cosa dall’intelligenza artificiale. Potremmo ricordare il 2023 come l’ultimo anno dominato dalla musica umana”. Anche Paul McCartney ha preso posizione firmando, insieme ad altri 400 artisti, una lettera che si oppone ai cambiamenti proposti alle leggi sul copyright statunitensi, accusate di favorire le aziende AI a discapito dei creativi.
E se alcuni, come Pete Townshend, provano a sdrammatizzare — “potrei usare l’AI per scrivere nuove hit degli Who”, ha detto — altri, come Elvis Costello, preferiscono l’autoironia. “Nessuno vuole essere me, quindi non credo che un algoritmo mi replichi. Io vivo in un universo diverso da quello dell’AI”.

Il caso Bonamassa non è certo l'unico a evidenziare i pericoli di una tecnologia che, sebbene affascinante e potenzialmente molto utile, può essere facilmente sfruttata per fini ingannevoli. Quando a essere manipolati sono volto e voce di un musicista tanto riconoscibile, il danno d’immagine è dietro l’angolo. Ma la questione va oltre la reputazione: si tratta di proteggere il pubblico da truffe e di preservare la fiducia in un sistema sempre più esposto alla distorsione del reale.
Nel frattempo, Bonamassa si prepara all’uscita del suo nuovo album Breakthrough, prevista per il 18 luglio, album nel quale a parlare è solo la sua vera voce.
Poi è nata la Rete e il legislatore si è calato le braghe. E' un ambito giovane, certo, ma andava da subito disciplinato. E invece...
Con la AI peggio mi sento: posso immettere in giro fandonie sempre più verosimili ma la regolamentazione ancora manca. E mancherà sempre, anche quando qualche regoletta arriverà, perché da anni il legislatore (leggasi i poteri pubblici) si è calato le braghe e ha silenziosamente alzato bandiera bianca, mentre una serie di potenti gruppi privati ha preso il controllo di alcune tecnologie, della loro sperimentazione, della loro commercializzazione ecc., e le opinioni pubbliche saranno usate come cavie, gregge belante inerme. Non per un oscuro complotto dei poteri forti e caxxate varie, ma per la latitanza di chi avrebbe il compito di regolamentare un ambito che invece non vuole regolamentare.
E comunque anche se smentisci hai creato per un certo periodo quella confusione (“sarà vero?” “Ci posso credere?”) per cui all’inizio ci faremo trascinare ma tra un po’ smetteremo di credere a qualunque cosa per principio, lasciando a zero la credibilità di internet che diventerà per molti solo un regno di fantasia/panzane.
Ripeto, gli ambiti sociali sono tutti regolamentati tranne la Rete.
possibilità di cambiare qualcosa. Esempio banale: se voglio, navigo facendo risultare il mio IP come se io fossi, che so, alle Barbados. La polizia italiana si attiverebbe per un crimine magari piccolo commesso da un cittadino di un altro Paese all’altro capo del mondo? Oppure chiederebbe alla polizia delle Barbados di intervenire? Le Barbados hanno leggi che puniscono quel reato? Se le ho scelte, probabilmente no. E se anche fosse, come si potrebbe dimostrare in tribunale che quello che ha fatto quella cosa ero proprio io, considerando con quale facilità di rubano identità e hackerano profili, magari adesso pure con l’aiuto dell’AI? Temo che ci siamo cacciati come l’apprendista stregone in qualcosa che non sappiamo minimamente gestire.
Non parliamo poi dell'AI. Oggi le aziende che sviluppano questi prodotti fanno un po' come gli pare, e il potere pubblico va al seguito come un cagnolino. Come se nulla potesse fare per decidere cosa va bene e cosa non va bene, cosa può sviluppare e come, cosa riteniamo pericoloso e cosa no.
Ormai siamo in una situazione in cui abbiamo dei privati più ricchi e potenti di uno Stato (cosa che sarebbe potuta accadere anche in passato, ma non accadeva perché non era consentita), di privati che organizzano lanci spaziali, come solo nei film di James Bond, mentre il programma spaziale pubblico non ha fondi. Questo significa abdicare al potere regolatorio.
Non la sto mettendo sul piano politico, sto cercando di rimanere nell'ambito giuridico. Non mi interessa giudicare singoli soggetti di una parte politica o di un'altra.