Sign of the Times, in uscita il 5 settembre per Provogue, è il nuovo lavoro discografico di Walter Trout. Un disco nato per necessità: “Scrivere queste canzoni è stato terapeutico,” racconta Trout. “Non parlano solo di ciò che succede fuori, ma di come tutto questo ti entra in testa.” Non a caso, il titolo è arrivato in modo naturale: riflette il disordine emotivo e sociale di questi anni.
Il singolo Artificial: contro l’era del falso
Il disco si apre con il singolo Artificial, già disponibile con videoclip ufficiale. Un brano satirico e graffiante, attraversato dall’armonica e da riff incandescenti, che denuncia un mondo fatto di immagini costruite, intelligenza artificiale (ormai sembra essere una denuncia presente un po' ovunque in musica) e relazioni posticce. “Abbiamo foto artificiali, musica artificiale… mi spaventa questa direzione,” dice Trout.
Sign of the Times è tra i dischi più duri della carriera di Trout, ma non manca di momenti di introspezione. Se Hurt No More parla della sua battaglia con le dipendenze, usando la metafora delle cicatrici, I Remember è una ballata nostalgica sugli inizi della carriera e l’amore con Marie. La title track, invece, è un esperimento dissonante volutamente disturbante: “La dissonanza è un segno dei tempi” spiega
Mona Lisa Smile è il momento più intimo del progetto: un sogno trasformato in melodia acustica, arricchita da mandolino, fisarmonica e violino. “È la canzone dedicata alla vulnerabilità di Marie” racconta Trout. Una delle più toccanti del suo repertorio recente.

Il tour mondiale
Per ulteriori informazioni: www.mascotlabelgroup.com

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