Rick Beato nel mirino del copyright
Non è uno dei tanti youtuber: negli anni è diventato uno dei riferimenti principali per chi cerca analisi, interviste e approfondimenti sulla musica. Con oltre 2.000 video pubblicati, il suo canale ha educato milioni di utenti su armonia, produzione e storia del rock e del pop. Eppure anche lui, uno degli intoccabili del settore, oggi è passibile di "sparizione" (detto in maniera molto pesante, ma anche abbastanza realistica). "Rischiamo di perdere Rick Beato" titolano i contenuti di vari youtuber accorsi per l'occasione, e il motivo è semplice: tre copyright strike emessi da Universal Music Group (UMG), che – se non rimossi – sulla carta potrebbero portare alla chiusura del suo canale YouTube.



Rick Beato è stato messo nuovamente sotto scacco dai copyright claim di Universal Music Group, e per quanto - fortunatamente - la chiusura del suo canale non sia qualcosa di così plausibile (per il momento), la questione che solleva è estremamente importante.
Il paradosso risiede soprattutto nel fatto che i contenuti contestati non sono né concerti pirata né caricamenti integrali di brani, ma clip brevissime inserite nel contesto di interviste e analisi.
  • Caso 1: Adam Duritz – Un’intervista in cui Beato commenta Sixth Avenue Heartache, brano dei Counting Crows. Durata del video: 55 secondi. Introiti generati: 36,52 dollari con 250.000 visualizzazioni. “Rischio di perdere il canale per meno di 100 dollari”, denuncia Beato.
  • Caso 2: Olivia Rodrigo – Un corto di 42 secondi in cui Beato suona 10 secondi di un brano. Strike di UMG.
  • Caso 3: Hans Zimmer – Un estratto dalla colonna sonora di Crimson Tide. Anche qui, UMG colpisce.
Tre strike, sulla carta, equivalgono a tre cartellini rossi: canale chiuso e 2.000 video cancellati.

Il problema non si ferma a questi tre casi. Beato racconta di ricevere decine di Content ID claims al giorno, spesso a raffica. In un’ora, tra le 13:30 e le 14:30, gli arrivano notifiche ogni due o tre minuti: ciascuna relativa a video vecchi anche di otto anni. In totale, Beato stima di aver ricevuto oltre 4.000 contestazioni in nove anni, tutte relative a contenuti che lui - più che giustamente - rivendica come fair use: interviste, lezioni, analisi di brani insieme ai loro autori, diretti responsabili e produttori.

Il concetto di fair use tutela chi utilizza estratti di opere protette per scopi didattici, critici o giornalistici. È la base legale che permette a insegnanti, giornalisti e divulgatori di commentare materiali altrui senza incorrere in violazioni. Beato insiste: “Non puoi parlare della carriera di un produttore come Rick Rubin o Daniel Lanois senza ascoltare insieme a loro le canzoni che hanno creato. Devi far sentire la musica per discuterne. È la definizione stessa di fair use”.

Da Jared Dines e Rhett Shull a Justin Hawkins: è una battaglia che riguarda anche noi.
Rick Beato ovviamente non è solo in questa battaglia. In molti si sono già espressi sulla questione, e in seguito all'uscita del nuovo video realizzato da Beato sull'argomento anche Jared Dines, Justin Hawkins (voce dei The Darkness) e Rhett Shull hanno voluto esprimere la loro opinione. Shull, nello specifico, sottolinea come le major stiano rendendo impossibile ai creator musicali svolgere un ruolo educativo e divulgativo: l’uso di brevi frammenti sonori dovrebbe rientrare pienamente nel fair use, ma la rigidità degli automatismi di Content ID non lascia spazio al contesto. Per Shull, casi come quello di Beato aprono una questione più ampia: il rischio che YouTube perda progressivamente la sua funzione di piattaforma di apprendimento e confronto culturale, riducendosi a un terreno dominato esclusivamente dai contenuti ufficiali delle etichette.



Difficile non dare peso al ragionamento di Shull. Come poter continuare a far sì che YouTube rimanga una piattaforma rilevante in ambito didattico e informativo (anche se nata per intrattenimento) senza colpire pesantemente creator che chiedono di poter far uso del concetto di fair use (nel caso di Beato dando anche un'ulteriore piattaforma di esposizione e veicolazione agli artisti e ai contenuti presi in causa)?

È un argomento che riguarda molti, non solo le "superstar" di YT come Beato. La diatriba riguarda anche realtà come Accordo.it, perché in video-test o contenuti didattici si utilizzano spesso stralci di brani editi, il tutto rientrando sempre nel concetto di fair use.
Il nostro video-podcast Note Sparse, ad esempio, è già stato vittima di copyright strike proprio per lo stesso motivo: interviste ad artisti non pubblicate a causa di brevi stralci di brani inseriti nel contesto dell'intervista volta a promuovere la figura e l'arte del creatore del brano in causa.
Il risultato? Video rimossi, ri-editati senza porzioni di brani, e quindi ri-pubblicati per non perdere completamente il contenuto creato con tanti sforzi.



Il ruolo di Universal Music Group
La situazione è diventata ingestibile al punto che Beato ha assunto un avvocato solo per contestare le rivendicazioni. “Abbiamo combattuto migliaia di claim e non ne abbiamo perso uno. Ma continuano ad arrivare. È ridicolo”. Le major, sostiene Beato, avrebbero delegato a società terze il compito di scansionare YouTube a caccia di contenuti non monetizzati. Il risultato è un sistema automatico, cieco alle eccezioni legali e incapace di distinguere tra pirateria e divulgazione.

Tutti e tre gli strike ricevuti provengono da Universal Music Group, colosso discografico che controlla un’enorme fetta di catalogo mondiale. Non si tratta solo di publishing, ma soprattutto di sound recording, le registrazioni originali dei brani. È su queste che UMG esercita il pieno controllo. “Stanno andando a ripescare video di otto anni fa. Davvero, dateci un taglio”, sbotta Beato, e ne ha tutto il diritto.

Il caso Beato mette in luce un problema che riguarda molti altri content creator: come conciliare la tutela dei diritti con la libera circolazione delle idee e della didattica musicale?
YouTube vive di contenuti educativi, spesso legati alla musica. Se ogni utilizzo – anche minimo – diventa terreno di battaglia, chi vorrà più rischiare di spiegare un brano, analizzare un riff o intervistare un artista?

Una battaglia culturale
La vicenda non è solo una disputa legale, ma una questione culturale: chi detiene il potere sulla memoria musicale? Le case discografiche che rivendicano ogni secondo registrato, o chi, come Beato, prova a trasmettere quella musica a nuove generazioni? Se il copyright diventa uno strumento per zittire la divulgazione, il rischio è che la storia della musica venga custodita solo da chi ha le chiavi delle major, senza spazio per chi vuole raccontarla in modo critico e didattico.

Rick Beato non è un pirata digitale: è un insegnante e un professionista che usa la piattaforma YouTube per raccontare la chitarra, la musica e le sue tante forme. È sicuramente vero che il canale YouTube è anche una fonte di introito per Beato, ma ciò non toglie che la sua funzione educativa ha un grande peso nelle dinamiche quotidiane entro cui il mondo musicale di YouTube vive. Pensare che un'attività come quella di Beato in futuro si possa trovare sotto minaccia di chiusura per video da pochi secondi, per di più legati a prodotti video che includono gli autori stessi dei brani, è qualcosa di assurdo. Il suo caso diventa quindi un simbolo della tensione tra didattica e industria, tra condivisione e controllo, tra cultura e profitto.

Se il suo canale dovesse chiudere - evenienza quantomeno remota per il momento - non perderebbe solo Beato: perderebbe un’intera comunità di appassionati che, grazie a quei video, ha imparato ad ascoltare la musica in modo diverso.

Rick Beato a rischio chiusura? No. Ma è necessario parlarne