SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE
Una nuova Marshall “Dookie” in arrivo? È tempo di un Marshall Billie Joe Armstrong?
Una nuova Marshall “Dookie” in arrivo? È tempo di un Marshall Billie Joe Armstrong?
di [user #116] - pubblicato il

Il suono di Dookie nasce da un momento di svolta: il passaggio dei Green Day a una major garantisce a Billie Joe Armstrong l’accesso a una Marshall Plexi 1959SLP modificata, soprannominata “Pete”. Da quell’amplificatore – e dalla celebre Dookie Mod – prende forma un timbro essenziale, ruvido e diretto: una chitarra, un amplificatore, nessun pedale. E se ora quell'amplificatore arrivasse in una nuova versione signature?
Durante l’esibizione dei Green Day al Super Bowl LX, andato in scena al Levi’s Stadium di Santa Clara, Billie Joe Armstrong ha attirato l’attenzione per un dettaglio ben preciso del suo rig. Accanto ai brani simbolo di una carriera trentennale sul palco sono comparsi due half-stack Marshall color azzurro, un’accoppiata che non appartiene allo storico arsenale live di Armstrong e che ha immediatamente acceso la curiosità di molti. I più attenti hanno notato un particolare decisamente evocativo: nell’angolo in alto a sinistra della testata sembra comparire la scritta “Dookie”, un riferimento tutt’altro che casuale all’album che nel 1994 ha definito il suono e l’immaginario dei Green Day, Dookie.

Una nuova Marshall “Dookie” in arrivo? È tempo di un Marshall Billie Joe Armstrong?

Un post pubblicato da Marshall poche ore dopo l’esibizione mostra un breve video teaser accompagnato dalla didascalia “Green Day showing the world how to keep it loud!”. 
Il cosiddetto Dookie tone è da sempre uno dei suoni più imitati della storia del punk rock. Alla base c’è una Marshall Plexi 1959SLP da 100 watt, soprannominata “Pete”, tutt’altro che originale: un esemplare modificato, lontano dalle specifiche di fabbrica. In anni recenti Marshall ha iniziato a riconoscere apertamente il mondo delle modifiche storiche applicate ai suoi modelli, e un’eventuale “Dookie mod” ufficiale sarebbe perfettamente coerente con questa nuova direzione.

La Dookie/Bradshaw/Cascading Gain mod
Il passaggio dei Green Day dalla piccola etichetta punk di Berkeley Lookout Records alla major Reprise Records – controllata da Warner – fu accolto all’epoca da accuse di “svendita” e tradimento dello spirito originario. Col senno di poi, però, quella scelta aprì possibilità concrete che fino a quel momento erano semplicemente irraggiungibili. Su tutte, un budget finalmente adeguato per lavorare davvero sul suono.

Fino agli anni immediatamente precedenti a Dookie, Billie Joe Armstrong si era affidato a una testata Gallien-Krueger 250RL. in studio, grazie anche alla visione del produttore Rob Cavallo, entra invece in scena una Marshall Plexi 1959SLP da 100 watt, destinata a diventare a prendere il soprannome di “Pete”. Da quel momento in avanti, il suono di quell’amplificatore diventa la matrice del cosiddetto “Green Day sound”. “Pete”, però, non era una Plexi di serie. Al suo interno nascondeva una modifica oggi passata alla storia come Dookie Mod, nota anche come Bradshaw Gain Mod o Cascading Gain Mod. Il principio è tanto semplice quanto radicale: i due canali vengono messi in cascata, sommando gli stadi di guadagno, e viene aggiunto un master volume. A livello circuitale questo comporta interventi su catodi, resistenze e condensatori di uscita, spesso accompagnati dall’inserimento di un bright cap sul potenziometro del gain. 

Una nuova Marshall “Dookie” in arrivo? È tempo di un Marshall Billie Joe Armstrong?

Per chi non ha la fortuna di intervenire su una 1959SLP da 100 watt, esiste anche una scorciatoia più accessibile. MXR ha collaborato direttamente con i Green Day per sviluppare il Dookie Drive, un pedale pensato per replicare - con buona efficacia - il suono di quell’album. Per quanto è dato sapere, Dookie è stato inciso interamente con quella formula essenziale: una chitarra, un amplificatore, nessun pedale. Budget da major o meno, al tempo Billie Joe Armstrong scelse di restare fedele a un approccio diretto e spartano. Pochi elementi, zero fronzoli, volume alto.

Se davvero una signature Marshall di Billie Joe Armstrong è in arrivo, non si tratterebbe solo di una dichiarata mossa commerciale, ma anche di un segnale preciso: la volontà da parte di Marshall di abbracciare definitivamente quelle deviazioni dalla “purezza” dei progetti originali che hanno contribuito a costruire la storia del rock. 

billie joe armstrong green day marshall marshall plexi
Mostra commenti     17
Altro da leggere
Marshall e Spinal Tap insieme per l’amplificatore più rumoroso di sempre
Ritorna il Grabber G-3, Epiphone firma il modello dedicato a Mike Dirnt
Ancora una volta gli Spinal Tap dimostrano che il rock è più ridicolo della parodia
Supro e Marshall, ma con la benedizione di Page: l'operazione Sundragon
Robin Trower, una Stratocaster e un Marshall ad alto volume: esce il nuovo album "Come and Find Me"
1959 Super Lead, JCM800, JCM900, DSL e JVM sono i nuovi pedali Marshall
Articoli più letti
Seguici anche su:
Scrivono i lettori
Una semi-acustica home made: l’evoluzione di una chitarra unica
Never Ending Pedalboard (e relative sfumature made in Italy)
Gretsch G5220: gran muletto per i più esperti
Mini Humbucker FG Mini-H SP-1
Fattoria Mendoza Hi-Crunch: il fratello arrabbiato dell'M
Harley Benton Tube5 combo: sei bella quando strilli
Parliamo di analogico!
Sistemi digitali per cinquantenni soddisfatti
Impressioni a freddo sul Neural DSP Quad Cortex
Acquistare strumenti musicali in Gran Bretagna: come funziona il dazio...
Basi o Altezze?
M-Vave: profiling per tutti
Vintage V132: Les Paul style con un rapporto qualità-prezzo sbalordit...
Wiring Nashville su un kit Telecaster




Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964