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Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario
Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario
di [user #17949] - pubblicato il

Due anni di ricerca, test sui componenti e studio dei circuiti per inseguire uno dei suoni più magnetici della storia della chitarra elettrica. L’utente di Accordo frank69 racconta la ricostruzione hand made dell’Uni-Vibe Honey del 1968, tra storia, elettronica analogica e sperimentazione pratica. Un viaggio dentro il celebre “swirl” che ha segnato il linguaggio sonoro di Hendrix, Gilmour e Robin Trower.
Il contributo nasce da quasi due anni di studio, prove pratiche e ricostruzione circuitale condotte dall’autore, con l’obiettivo di indagare non solo il funzionamento tecnico del celebre circuito ideato da Fumio Mieda, ma anche il contesto storico e sonoro che ha reso l’Uni-Vibe un riferimento imprescindibile per generazioni di chitarristi.
Tra ricostruzione storica, analisi elettronica e sperimentazione sul campo, l’articolo racconta il percorso che ha portato alla realizzazione di una replica hand made dell’iconica versione Honey del 1968. Un viaggio dentro uno dei suoni più riconoscibili del rock, quello “swirling” liquido e pulsante che ha segnato registrazioni leggendarie e definito l’identità sonora di musicisti come Jimi Hendrix, David Gilmour e Robin Trower.

Quello che segue è quindi il racconto dettagliato di questa ricerca condotta da frank69: un contributo appassionato che unisce cultura tecnica, memoria storica e amore per l’elettronica analogica. Un tema che, ne siamo certi, saprà incuriosire molti. 



Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario

Alla fine degli anni ’60, mentre la psichedelia dilatava le coscienze e le chitarre bruciavano attraverso muri di amplificatori, un piccolo circuito giapponese iniziò a pulsare silenziosamente, destinato a cambiare per sempre il respiro del rock. Non era solo un effetto: era un battito viscerale, un’onda liquida e ipnotica capace di trascinare una singola nota dentro un vortice magnetico, vivo e imprevedibile. 
Dopo di lui, la chitarra elettrica non avrebbe più suonato allo stesso modo.
A concepirlo fu l’ingegnere elettronico giapponese Fumio Mieda, che trasformò un’intuizione nata dall’ascolto delle onde di radio Mosca in uno dei timbri più iconici della storia: l’Uni-Vibe.

Il primo modello venne commercializzato nel 1967 dalla piccola azienda giapponese Honey Co. Ltd., segnando l’avvio della produzione su scala industriale del circuito ideato da Mieda. Dopo il fallimento della società, nel 1969, il progetto e le linee produttive furono rilevati dalla Shin-ei Electric Co., che ne proseguì la distribuzione e ne consolidò definitivamente la diffusione internazionale, introducendo lievi variazioni costruttive e di componentistica, mantenendo comunque invariata l’architettura originale del circuito.
Dietro quel circuito c’era un’idea singolare: Mieda voleva catturare il suono distorto, e pulsante delle trasmissioni radiofoniche che giungevano dalla Russia e trasformarle in un effetto di modulazione.

A quei tempi radio Mosca trasmetteva propaganda utilizzando onde medie che potevano essere udite fino in Giappone, ed erano così potenti che le trasmissioni radio giapponesi venivano spesso disturbate. A detta di Mieda queste onde radio si riflettono sulla ionosfera la cui altezza cambia durante la notte e questo faceva cambiare tono alla trasmissione radio, era come una modulazione di fase, in pratica il suono della trasmissione radio cambiava altezza, fase e ampiezza e pertanto ne scaturiva un suono alquanto particolare e interessante! Da qui l’intuizione di Fumio Mieda di cristallizzare questo fantastico effetto pulsante leggermente distorto e in dissolvenza, in un box effetto per musicisti. Mieda descrive più precisamente l’effetto come una dissolvenza pulsante.

Per ottenere questo suono, Mieda non crea un phaser tradizionale, ma un circuito phaser a 4 stadi, che utilizza 4 foto-resistenze al solfuro di cadmio ed una lampadina di circa 12V al centro. Questo sistema: bulbo-LDR viene poi racchiuso in una scatola metallica di alluminio (Light Shield) in modo da evitare l’ingresso di luce ambiente all’interno del sistema bulbo-LDR; ed è proprio attraverso la luce pulsante del bulbo, guidata da un sistema LFO, che vengono illuminate le fotoresistenze, ciascuna collegata ad uno dei 4 stadi phaser, a creare un’intensa modulazione particolarmente irregolare. Sostanzialmente, questo sistema rappresenta il cuore pulsante dell’effetto.

il cuore pulsante dell’Uni-Vibe Honey
Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario

Ad onor del vero, il progetto iniziale di Fumio Mieda non fu esattamente l’Univibe, ma qualcosa di più complesso, la Psychedelic Machine. Un particolare Univibe con fuzz integrato”. Il circuito fuzz era stato inserito appositamente per emulare la tipica distorsione delle onde radio caratterizzate da una leggera distorsione.  
 
Psychedelic Machine
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Circuito - Psychedelic Machine
Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario

Il circuito della Psychedelic Machine viene successivamente semplificato, nasce così il Vibra Chorus, contraddistinto da uno chassis esterno completamente diverso. Il Vibra Chorus mantiene sostanzialmente l’architettura del circuito di modulazione ma viene rimosso il circuito fuzz; mentre il pannello frontale accoglie la manopola del volume, del Repeat Time, il famoso interruttore a bilanciere bianco-rosso per la selezione della modalità chorus-vibrato, il jack d’ingresso instrument, il jack di uscita, il jack cancel, e lo switch on/off, mentre il fusibile resta ancora all’interno dello chassis.

Vibra Chorus
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Il Vibra Chorus, infine, subisce ulteriori piccole modifiche nel layout dello chassis e nel circuito: sulla parte frontale dello chassis, viene introdotto il pedale espressione che sostituisce il repeat time del Vibra Chorus e al suo posto viene inserito un connettore din a 5 pin (foot control) per l’inserimento della presa a 5 pin del pedale, mentre il fusibile viene spostato sul pannello frontale, subito dopo la manopola dell’intensità; relativamente al circuito, in particolare, vengono aumentati i valori hfe dei famigerati transistors Matsushita e abbassati i valori dei condensatori ceramici degli stadi di fase.

Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario

Il “nuovo Vibra-Chorus Honey” viene finalmente esportato negli USA da Univox (Unicord) con il nome di “Uni-Vibe”.
Nel il 1968, in piena esplosione psichedelica, entra definitivamente nel mercato uno degli effetti per chitarra più iconici di sempre. Un congegno visionario destinato a segnare un’epoca, oggi tra gli esemplari più ricercati in assoluto, un autentico graal, inseguito e venerato dai collezionisti di tutto il mondo.

Uni-Vibe Honey del 1968
Ma vediamo nel dettaglio il circuito dell’Uni-Vibe: Il cuore dell’effetto è costituito da un sistema di accoppiamento ottico: una lampadina interna che pulsa modulando quattro fotocellule (LDR) disposte attorno ad essa. La lampadina a incandescenza, fatta realizzare su specifica di Fumio Mieda dall’azienda giapponese Hamai, era un modello a basso voltaggio (circa 12V), progettato per avere tempi di accensione e spegnimento estremamente rapidi.
Questa risposta dinamica era fondamentale: la variazione dell’intensità luminosa alterava in modo non lineare la resistenza delle LDR, generando una modulazione irregolare, morbida e tridimensionale. È proprio questo comportamento elettro-ottico, lontano dalla precisione matematica dei LFO moderni, a creare il caratteristico movimento vorticoso, il famigerato “swirling” che ha reso celebre l’Univibe.

Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario

ll suono dell’Univibe è riconoscibile per il caratteristico “throb”, una pulsazione profonda e ipnotica che molti descrivono come un vero e proprio “doppio battito”. Questo effetto deriva dall’interazione tra l’oscillatore a bassa frequenza (LFO) e la rete di sfasamento modulata tramite accoppiamento ottico: la risposta della lampadina a incandescenza e delle quattro LDR genera una modulazione asimmetrica, con accenti dinamici che conferiscono al suono la caratteristica onda subacquea dell’Uni-Vibe.  
A questo si aggiunge uno sweep volutamente “lo-fi”, meno cristallino rispetto ai chorus moderni, con una curva di fase morbida e una gamma di frequenze che enfatizza le medio-basse, contribuendo alla sensazione di profondità e rotazione. 

L’interfaccia dell’Uni-Vibe è essenziale ma funzionale: controlli potenziometrici per Volume e Intensity, che regola l’ampiezza della modulazione (l’aumento dell’intensità determina un incremento della luminosità della lampadina) un pedale d’espressione per variare in tempo reale la velocità dell’LFO, e un selettore Chorus/Vibrato. In modalità Chorus il segnale modulato (wet) viene miscelato con quello dry, creando l’effetto più ampio e pulsante; in modalità Vibrato si ascolta invece solo il segnale modulato, con una variazione d’intonazione più evidente e psichedelica (potete ascoltarlo nell’intro di Hey Baby versione da studio). Il risultato è un suono tridimensionale, caldo e ipnotico, impossibile da replicare con gli algoritmi dei “moderni effetti digitali” e lasciatemelo dire… anche impossibile da descrivere. 
Bisogna provarlo!

Dentro il mito dell’Uni-Vibe Honey 1968: storia e ricostruzione hand made di un suono leggendario

Ahh dimenticavo… In posizione cancel (sollevando completamente il pedale d’espressione) viene disattivato l’effetto chorus/vibrato (la lampadina si spegne completamente) ed entra in funzione il meraviglioso preamplificatore dell’Uni-Vibe che aggiunge un leggero boost all’amp, spingendolo verso quel particolare crunch che Jimi amava molto utilizzare in coppia con il Wah.

L’Univibe entra nella leggenda grazie a Jimi Hendrix, che dal 1969 lo rese elemento fondamentale del proprio linguaggio sonoro, sia dal vivo che in studio. La prima apparizione documentata al suo fianco risale all’agosto del 1969, sul palco di Woodstock: da quel momento quel battito pulsante e vorticoso diventerà una componente essenziale del suo sound. 
La sequenza di effetti di Jimi era la seguente: Vox Wah-Wah V846 - Dallas Arbiter Fuzz Face – Uni-Vibe e infine i Marshall Super Lead tirati al limite.
L’Univibe era collocato dopo il fuzz e, prima dell’amplificatore: un dettaglio cruciale. La modulazione non interveniva su un segnale pulito, ma su un suono già saturo, compresso e incandescente. Il risultato era quel battito profondo, quasi tellurico, che si percepisce chiaramente al concerto di Woodstock e soprattutto durante le performance al Fillmore East con la Band of Gypsys. In brani come Machine Gun la modulazione diventa pura essenza della narrazione sonora, un’onda che attraversa e modella il timbro stesso.
Per Hendrix l’Univibe non fu un’estensione del suo linguaggio elettrico, ma una modulazione che respirava con l’amplificatore e reagiva al tocco, fondendosi con il feedback e la saturazione valvolare fino a diventare componente essenziale della sua identità sonora.

Se Jimi Hendrix ne fece un’estensione del proprio sound con la versione Honey del 1968, fu con la successiva versione Shin-ei del 1969 che l’Univibe trovò nuova consacrazione: David Gilmour lo trasformò in pura atmosfera in “Breathe” ed ancora, in una firma sonora indelebile nella celebre frase di Shine on You Crazy Diamond, mentre Robin Trower lo rese elemento portante e distintivo del proprio suono in “Bridge of Sighs”, fissandolo definitivamente come una delle firme timbriche più evocative del rock blues degli anni ’70.
L’Univibe è stato replicato da numerosi produttori boutique e mainstream. Tuttavia, l’imprevedibilità della lampadina e delle fotoresistenze originali rende ogni esemplare del 1968 unico. 
Impossibile replicarlo fedelmente!

Molti di noi chitarristi continuano a inseguire quella “onda liquida”, consapevoli che non si tratta solo di un effetto, ma di un frammento di storia della musica.
Ebbene, amici, ho passato ore e ore! e ore! e ore! a testare LDR per trovare un quartetto con una risposta simile tra loro ma non perfettamente identica, perché è proprio quella micro-asimmetria a creare il movimento tridimensionale dello swirling vintage; ed infine, raggiunto questo obiettivo, la seconda tappa è stata la selezione di un buon bulbo che avesse una risposta quanto più calda e organica possibile. Naturalmente, fatta eccezione per gli LDR, quasi tutti i componenti utilizzati è di tipo NOS, per garantire coerenza timbrica e fedeltà storica al progetto originale.

Nella ricostruzione del circuito dell’Uni-Vibe del 1968 ho seguito un’unica, assoluta direzione: la ricerca quasi maniacale di quel suono, profondo, acquoso, quasi “gommoso”, in cui le note sembrano galleggiare e danzare, di quel battito irregolare, di quella modulazione organica, pulsante, viscerale, che non si limita a muovere il suono ma lo fa respirare, ondeggiare, vibrare come un organismo vivo.

Quell’oscillazione ipnotica, liquida, tridimensionale, capace di trasformare una nota in un’onda sonora calda e profonda. Quel movimento imprevedibile, imperfetto, “quasi umano”, che non segue mai una geometria rigida o prevedibile, ma si muove con un’andatura libera, irregolare, generando una spirale sonora densa, avvolgente, psichedelica.
L’Univibe non è solo un effetto di modulazione: è un’icona sonora, un segno indelebile nella storia della chitarra elettrica.  
Amici Accordiani, quello che ho cercato di replicare non è un circuito perfetto, ma la sua anima imperfetta e analogica: un’onda subacquea, capace di trasformare una singola nota in un’esperienza sonora. 

Quel respiro unico, quella magia che solo “Lui”, l’originale Honey, è capace di generare!.
Io, con umiltà, ho cercato di inseguire con ogni sforzo quell’onda! 
Spero di averla almeno sfiorata, di aver catturato anche solo un’ombra di quell’incanto!

Buon ascolto…

Esempi audio
Suoni clean 
Jungle
Angel
Hey Baby Intro 
Machine Gun
Little Wing
Wah – Vibe
Doppio Notch


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