Non necessariamente migliore o peggiore: semplicemente più ampio, più fluido, più condizionato dalle esigenze pratiche della vita musicale contemporanea. Il chitarrista di oggi si muove tra palchi, home studio, sale prova, produzioni digitali, contenuti social, concerti in locali piccoli, streaming, registrazioni domestiche e, non di rado, situazioni ibride in cui la stessa strumentazione deve funzionare bene in contesti molto diversi. Questo ha inciso in profondità sul modo in cui vengono scelti strumenti e accessori. La chitarra non è più soltanto l’oggetto del desiderio legato a un’icona del passato, ma diventa sempre più spesso uno strumento operativo, selezionato in base a peso, ergonomia, versatilità, accordatura, trasportabilità e compatibilità con il resto del setup.
Una delle trasformazioni più evidenti riguarda il fatto che modelli un tempo percepiti come alternativi o di nicchia, come le offset, sono entrati stabilmente in territori musicali molto più ampi. Non appartengono più solo all’immaginario indie, alternative o shoegaze: oggi possono convivere con pickup ad output elevato, accordature ribassate, estetiche aggressive e linguaggi vicini al metal moderno. È un passaggio interessante, perché racconta bene come il gusto delle nuove generazioni sia meno vincolato alle categorie storiche: una chitarra può avere una sagoma rétro e, allo stesso tempo, parlare un linguaggio sonoro decisamente contemporaneo.
Un discorso simile riguarda le chitarre baritone, per anni rimaste ai margini del mercato generalista, oggi rispondono a una domanda sempre più concreta: accordature drop, produzioni metal, progressive, post-rock e colonne sonore. Dove prima si adattava uno strumento tradizionale a compiti estremi, oggi molti chitarristi preferiscono partire da uno strumento progettato per quel tipo di tensione, scala e risposta timbrica, e quindi anche i brand storicamente legati a un immaginario più classico hanno dovuto prendere atto di questo spostamento. Sul fronte acustico, invece, la crescita delle chitarre compatte racconta una necessità diversa ma altrettanto significativa. Le dreadnought, le auditorium e gli shape tradizionali conservano il proprio ruolo, perché certi volumi d’aria e certe risposte dinamiche restano insostituibili... Tuttavia, accanto alla chitarra “principale”, molti musicisti cercano strumenti più agili: acustiche da viaggio, body ridotti, manici più corti, modelli facilmente trasportabili in auto o sui mezzi pubblici. È una tendenza che non rinuncia allo strumento classico, semplicemente aggiunge una soluzione per ogni situazione.
La trasformazione più evidente, però, riguarda l’amplificazione (e c'era da aspettarselo). Il valvolare resta un riferimento culturale, sonoro e affettivo fortissimo: la dinamica, l’interazione con il cono e con il volume reale continuano a rappresentare un territorio formativo per molti chitarristi. Allo stesso tempo, modeler, profiler, e sistemi compatti hanno smesso da tempo di essere percepiti solo come scorciatoie economiche o soluzioni casalinghe. Il punto centrale, forse, non è la sostituzione del vecchio con il nuovo, ma la convivenza. La maggior parte dei chitarristi non sceglie più tra analogico e digitale come se fossero due mondi inconciliabili, costruiscono rig ibridi, mettono un profiler accanto a “pedali tradizionali", affiancano una reactive load box a un amplificatore valvolare, alternano una pedalboard all-in-one a soluzioni più classiche. La ricerca non è soltanto sonora: è anche logistica. Peso, ingombro, trasporto e rapidità di allestimento sono diventati parametri reali, al pari del legno del body, del radius o del tipo di pickup.
In questo scenario, MusicalStore2005 rappresenta un osservatorio privilegiato non solo perché nei suoi 20 anni di attività può valersi sull’esperienza di oltre 400.000 clienti attivi e ben oltre 500.000 ordini gestiti ma soprattutto perché intercetta sia l’acquisto finale sia la fase di orientamento all’interno del suo supporto clienti: domande su setup personalizzati, confronti tra modelli, dubbi su peso e trasportabilità, richieste su accordature ribassate, compatibilità con profiler, soluzioni per home recording e alternative agli amplificatori tradizionali.
Da qui parte il confronto: non una fotografia nostalgica di ciò che è stato, né una celebrazione acritica del nuovo, ma una lettura concreta di come il chitarrista italiano abbia modificato il proprio modo di scegliere strumenti, amplificazione e soluzioni operative negli ultimi vent’anni.
In ogni ambito le offset sono passate da strumenti di nicchia a scelte molto più presenti anche fuori dagli ambiti indie, alternative, shoegaze. Sembrano molto vicine alle nuove generazioni di chitarristi. Avete visto riflettersi questa crescita anche nelle vendite?
Sicuramente uno degli esempi più freschi ed esemplificativi di questo fenomeno è stato colto da Jackson, che nel 2025 ha presentato la Lee Malia LM-87 della serie Pro Series Signature. È uno strumento che gioca sul contrasto tra il body rétro offset — non a caso Jackson lo chiama Surfcaster negli altri modelli non signature — e un look aggressivo. Ci risulta che alcuni la scelgano proprio per queste caratteristiche, anche a prescindere dal fatto di essere fan dei Bring Me The Horizon.
In generale le chitarre baritone sembrano aver trovato nuovo spazio tra accordature ribassate, metal moderno, post-rock, colonne sonore e produzioni in studio. È una tendenza reale anche dal vostro punto di vista?
Sicuramente, in ambiti rock più estremi come le nuove tendenze metal e prog, sembra sia diventato quasi standard l’utilizzo di accordature drop, e le chitarre baritone vanno perfettamente in questa direzione. Non a caso ogni brand cerca di produrre i suoi modelli di chitarra baritona, e anche i marchi più legati a un immaginario classico cercano di adeguarsi all’offerta.
Avete notato una crescita delle acustiche compatte, da viaggio o con body più piccoli rispetto alle dreadnought tradizionali?
Gli shape tradizionali continuano a essere acquistati in modo regolare, perché ogni forma risponde a esigenze ben precise di timbro e presenza sonora. D’altro canto, ai chitarristi non basta quasi mai una sola chitarra: tendono ad acquistarne una per ogni evenienza, gratificazione, curiosità o necessità. In questa direzione si inseriscono le acustiche ed elettroacustiche mini, o comunque dal body meno ingombrante e con manici più corti. La stagionalità è un indicatore interessante: le richieste per strumenti compatti tendono a concentrarsi nei periodi in cui aumentano viaggi, spostamenti e uso informale dello strumento. È un comportamento d’acquisto diverso da quello della chitarra “definitiva”: qui contano praticità, prezzo, robustezza e immediatezza. Tra i modelli best seller, anche per merito del rapporto qualità-prezzo, possiamo citare le Ibanez V44MINI, sia in versione acustica sia elettrificata. Sono modelli molto venduti a ridosso dell’estate, immaginiamo proprio perché facilmente trasportabili in vacanza o in spiaggia.
Il mondo dell’amplificazione per chitarra è forse quello che ha vissuto la trasformazione più evidente. Come sono cambiati gli acquisti tra amplificatori valvolari, transistor, modeling, profiler e soluzioni digitali?
Anche in questo caso è possibile identificare, per certi versi, un trend generazionale. Le nuove generazioni sono spesso più orientate verso l’utilizzo di sistemi digitali e profiler che si integrano con app su smartphone e computer, immaginiamo anche per maggiore dimestichezza con questi strumenti. Non di rado, infatti, saper utilizzare tali sistemi richiede un po’ di training e una certa familiarità con l’ambiente digitale. Ci sono poi da considerare i generi di riferimento. Il chitarrista vintage blues e rock è in genere orientato su sistemi analogici e valvolari, mentre chi predilige generi moderni, hard rock e metal quasi sempre affianca strumenti digitali. Al netto dei puristi dell’amplificatore valvolare e degli effetti analogici, inoltre, c’è tutta un’altra fascia di pubblico, ormai molto ampia, che integra tali sistemi con soluzioni digitali moderne, creando setup ibridi o comunque capaci di adattarsi a situazioni diverse.
l digitale dedicato all’amplificazione è ormai percepito come alternativa professionale o resta ancora una scelta legata soprattutto a praticità, studio casalingo e rapporto qualità-prezzo?
È sicuramente percepito come un’alternativa professionale, che ovviamente può essere utilizzata dappertutto. I suoni e le emulazioni digitali ricreati da molti sistemi, come il TONEX Pedal del brand italiano IK Multimedia, sono ormai molto fedeli, tanto da essere preferiti in studi televisivi, performance live con streaming audio-video e palchi in cui si utilizzano quasi esclusivamente in-ear monitor. Inoltre il successo del piccolo TONEX One testimonia l’interesse per questi sistemi, utilizzati sia per sperimentare le potenzialità del digitale sia per ibridare sistemi analogici. È indubbia, poi, la praticità di pedaliere e multieffetto completi, facilmente trasportabili e anche economici, per suonare in studio con gli amici o nei club.
Le varie iterazioni di pedalboard multi-effetto, modeler e profiler digitali hanno sostituito parte del mercato degli amplificatori e pedali singoli, oppure vedete una convivenza stabile tra approccio tradizionale e sistemi all-in-one?
Il trend che emerge anche dai contatti con i clienti e dal sentiment nei meeting di settore è la ricerca di leggerezza e compattezza. In questo solco possiamo dire che molti clienti sono attenti ai pesi di chitarre e bassi, così come lo sono nei confronti degli amplificatori valvolari. A volte le scelte sono determinate anche dalle circostanze: magari, se tutti disponessero di un team per spostare pesi, molti continuerebbero a usare amplificatori valvolari da 40 kg. In certi casi, però, avendo più possibilità di scelta, ci si dirige verso prodotti diversi, più pratici e più facili da gestire.
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