La mia estate di concerti è davvero bella e piena, perlomeno da spettatore. Da musicista... se ne riparla a Settembre. Occhio che il testo è molto lungo.
L'inizio a dire il vero non è stato dei migliori, con Max Pezzali. Bellissimo vedere lo stadio di Torino pieno di gente, ovunque mi girassi vedevo solo delle teste. Peccato per il concerto, poteva essere una buona occasione per rinfrescare vecchi pezzi con arrangiamenti nuovi, invece è stata una grande puntata del Karaoke con un solo protagonista, che non si è degnato di lasciare un minimo spazio ai poveri cristi che lo accompagnavano sul palco. E vabbé. 
Il capitolo successivo sono stati i Foo Fighters, la mia prima volta ad un loro concerto. Mi sono piaciuti molto, perlomeno quello che vedevo sui maxischermi perché ero abbastanza indietro e nonostante svettassi sopra alle teste degli altri la grande distanza non mi permetteva di vedere bene il palco. Emozione grande (benché fosse un momento che davo per scontato) vedere e sentire Dave Grohl dietro alle pelli, una pacca mostruosa. Mi piacciono i Foo Fighters anche se non da impazzirci dietro, ma vederli dal vivo è stata un'esperienza bellissima.
E poi giungiamo a ieri sera. Aspettavo un concerto dei Bluvertigo dal 2008, e sinceramente mi ero messo il cuore in pace. Adoro il musicista Morgan tanto quanto trovo insopportabile, perlomeno dai fatti di cronaca riportati (dai giornali alla vera verità di solito ne passa), la persona Marco Castoldi. E questa dicotomia forse esprime al meglio il concetto di opera d'arte: un uomo che produce qualcosa che può essere più grande di lui, in grado di esprimere sentimenti ed emozioni che magari l'artista vede di sfuggita ma riesce a fissare in un momento con lucidità accompagnata da inconsapevolezza.
Ad un certo punto del concerto Morgan ammette che le canzoni che aveva scritto 30 anni fa hanno ancora più senso oggi di allora, ed è proprio questo che conferma l'inconsapevolezza che accompagna questi quattro, anzi cinque, splendidi musicisti, l'inconsapevolezza della formula magica. Ognuno contribuisce con il meglio che sa fare ma la somma delle parti diventa esponenzialmente superiore al contributo dei singoli.
Gli arrangiamenti sono stati ritoccati, modernizzati eppure suonano come se fossero stati registrati 30 anni orsono, freschi e carichi, i brani fluiscono con elementi nuovi e vecchi. Da mezzo bassista vorrei sentire di più il basso, ma mi rendo conto che alla fine nell'amalgama generale è giusto così.
L'elettronica è presente e colonna portante della musica dei Bluvertigo, ma hanno mantenuto con mio grande sollievo l'utilizzo di strumenti fisici: ampli belli presenti sul palco, pedali e chitarre e bassi come se non ci fosse un domani, pelli e synth drum che si fondono con drum machines abilmente (e con una pacca notevole) manovrate e suonate da Sergio Carnevale, ed il quinto elemento, Lele Battista, che suona tutto (basso, synth, percussioni elettroniche, cori, credo compili anche i 730 per gli amici mentre c'è) e rende inutili le sequenze. Meritano un discorso a parte Livio Magnini, che suona la chitarra come se fosse un synth e tira fuori l'impossibile, giusto un paio di virtuosismi ma soprattutto tappeti sonori e linee melodiche strepitose. E poi c'è Andy, che è l'unione naturale di elettronica e umanità, impeccabile al sax e alla voce e chirurgico, benchè energico, sui synth. 
Morgan ha dato tutto sul palco, è riuscito a tirare fuori una voce incredibile ed inaspettata, un po' effettata e forse con un piccolo aiutino di harmonizer, ma profondamente sentita. 
Mio figlio, agli sgoccioli del suo periodo da teen, è rimasto stupefatto da come fossero in grado di tenere il palco, uno spettacolo vedere dei signori di qualche anno più grandi del suo papà animare, incarnare i brani suonati, muovendosi disinvolti nonostante la complessità delle parti da suonare.
Insomma, finora l'esperienza migliore della mia estate. Finora, perché stasera tocca agli EELST... non vedo l'ora!