Visita alla Gibson Montana
<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/16970/600x0/00/mini-chit-giu.jpg" alt="Visita alla Gibson Montana" class="legacy_param">La fabbrica non è riconoscibile da nessuna scritta esterna se non (ma bisogna saperlo...) da una maxi-bandiera a stelle e strisce che scende dal tetto sulla facciata fronteggiante l'autostrada. Si tratta di un piccolo stabilimento molto bene organizzato dove si respira odore di legnami pregiati e tutto marcia con precisione. Dentro ci aspetta Robi Johns, Sales & Marketing manager fin dal 1990, nonché chitarrista di tutto rispetto e persona di grande gentilezza. Più tardi sarà raggiunto da Ren Ferguson, un piccolo mito ben nascosto della liuteria americana, il responsabile diretto dei cambiamenti apportati alla produzione negli ultimi anni. Il numero degli strumenti che escono dalla fabbrica è piuttosto limitato, siamo volutamente molto lontani dalla grande produzione di altri marchi storici (40-45 chitarre al giorno contro le 300 prodotte dalla Martin), ma per i responsabili della Gibson Montana questo è uno dei modi per mantenere alta la qualità.</p>
La lavorazione degli strumenti è essenzialmente artigianale, sfruttando delle macchine a controllo numerico solo per la sagomatura dei manici (poi rifiniti manualmente) e lo scavo degli intarsi nella tastiera. Macchine più semplici vengono progettate e costruite direttamente in fabbrica, visto che due sole ne sono state salvate dai tempi di Kalamazoo.
Questi due signori, assieme al loro boss Eric Klotz, sono i responsabili del ritorno delle Gibson acustiche alla qualità di un tempo e, a quanto pare, anche il capo supremo, quell'Henry Juszkiewicz che con un paio di soci ha acquistato la Gibson nel 1986, apprezza i risultati del loro lavoro, concedendo alla divisione del Montana una buona dose di autonomia e la loro personale filosofia.
(Ren Ferguson) "Tutti cercano una chitarra che abbia lo stesso suono di quella del nonno o di quella di qualche artista che amano... e l'esperienza di quel suono tende a nascondere quello che era il suono reale, sia che fosse in concerto o in una stanza da letto... E' con questo che io sono in competizione: con il ricordo! Noi siamo Gibson e non dobbiamo competere né con Martin, né con Taylor, né con chiunque altro. Solo con quello che la gente ricorda come il suono Gibson. Già il primo accordo deve suonare per loro proprio come quella vecchia chitarra. Questo è il nostro obiettivo. Ed è una grossa differenza con la filosofia degli anni ottanta."
Negli anni settanta e ottanta la qualità delle acustiche Gibson è scesa drammaticamente. Cosa è cambiato oggi e come?
"La responsabilità è sicuramente dei manager dell'epoca... la scelta dei materiali, gli artigiani poco motivati... e la qualità ne ha sofferto. La differenza oggi è consistente rispetto alla produzione del periodo Norlin, ma anche rispetto alla prima metà degli anni novanta. I metodi di costruzione, l'abilità dei nostri artigiani... ci sono voluti dodici anni di lavoro per arrivare a ripulire il processo di lavorazione da ogni problema, dettaglio per dettaglio..."
Vedo che spingete sui modelli storici...
(R.J.) "Con il tipo di tradizione che ha la Gibson sarebbe un'assurdità non offrire alla gente le meravigliose chitarre che hanno sempre sognato. Grazie a Ren negli anni novanta abbiano iniziato a reintrodurre i modelli più noti del passato come J-45, AJ (Advanced Jumbo), la SJ-200, Dove, Hummingbird, ma con un completo upgrade a livello di costruzione..." (R.F.) "All'interno delle casse ho cambiato molte cose. In particolare, le catene sono più leggere e sagomate (scalloped). La L-200, versione a cassa piccola della SJ-200 realizzata per Emmylou Harris, ha una sola barra trasversale invece di due. Anche i materiali sono diversi. La vernice è ora piuttosto sottile e le colle sono quelle giuste. Scegliamo i legni con molta attenzione e poi li lasciamo a stagionare da 90 giorni fino anche a un anno, un anno e mezzo nel caso di palissandro e ebano. E' incredibile come ci sia quasi più disponibilità oggi di palissandro brasiliano (il migliore in assoluto...) che negli anni trenta: dal custom shop lo vanno a selezionare direttamente in Brasile. Continuiamo comunque anche la ricerca su legni alternativi come il bubinga o il noce innestato che è meglio di quello locale... Le tavole per i top sono scelte fra le qualità AA e AAA del migliore abete e a questo proposito ho le mie teorie personali, che non sempre combaciano con quelle degli altri costruttori. Se andiamo a guardare le chitarre europee dei primi del novecento, considerato che i top avevano una struttura di catene a ventaglio o parallele, la tavola doveva funzionare veramente bene, questo legno doveva produrre qualcosa... I costruttori del tempo si trovarono a cercare in America un legno che si avvicinasse a quello di riferimento, e per fortuna le necessità dell'industria aeronautica dalla prima guerra mondiale in poi coincidevano con quelle della liuteria: abete molto leggero e molto compatto. Con lo sviluppo di questa industria, dunque, fu tagliata una grande quantità di questo legno e i costruttori di strumenti si trovarono con un'abbondanza di abete fino agli anni trenta. Ma quando la richiesta di legno aeronautico divenne ancora maggiore durante la seconda guerra mondiale iniziarono a tagliare abeti anche nella costa occidentale, engelmann e sitka che appartengono allo stesso ceppo ma non sono proprio identici. E per trovarne uno che abbia la stessa forza lineare del precedente... E' mia opinione che basare la scelta sulla quantità di venature sia la cosa migliore se devi costruire qualcosa di robusto come un ponte, però noi non stiamo costruendo ponti ma strumenti musicali! Ora, io credo che il legno debba trasmettere il suono omogeneamente per tutta la sua lunghezza e questo lo puoi ottenere con qualcosa che abbia venature molto omogenee, ma se sono troppo vicine tra loro perdi molta energia o comunque ci vorrà una gran quantità di energia per mettere in movimento questa tavola armonica. Noi non costruiamo chitarre affidandoci alla robustezza del legno come si fa con gli aeroplani, ma usiamo le catene per dar forza a una struttura opportunamente modificata ... Alla Martin va comunemente il merito dell'introduzione dell'X-bracing, sia che l'abbiano veramente inventato o abbiano portato con sé l'idea da qualche parte dell'Europa, chi lo sa... Quella struttura è diventata lo standard per la catenatura delle chitarre e ciò che fa è formare queste piccole camere di risonanza in cui si muove il suono della tavola: il risultato è che il suono viene catturato per qualcosa come un millisecondo ed è questo che modella, dà una forma al suono della chitarra. Quando l'abete ha una grana troppo sottile si ottiene, secondo me, quello che chiamo "suono da chitarra nuova", quello che oggi hanno tutte le chitarre, che siano Taylor, Martin o... Personalmente non amo quel suono: amo le mie chitarre ma ascolto tutti."
|
Il resto dell'articolo, con la storia della Gibson Super Jumbo, il test di una SJ-200 della produzione attuale e il servizio fotografico sulla fabbrica del Montana, su Chitarre di Giugno in edicola. |
Nessun commento presente.