Stevie Ray Vaughan Boxed Set
<p><cite>"I use heavy strings, tune low, play hard and floor it. Floor it. That's technical stuff".</cite> E' la frase di apertura del succulento booklet annesso al boxed set di SRV. Sono 3 CD e un DVD pubblicati nel 2000, per oltre quattro ore di musica registrata nell'ambiente in cui il mito texano si trovava più a suo agio: il palco. Si comincia da una rara registrazione coi Cobras per arrivare, attraverso la sua troppo breve storia, all'ultimo concerto dal vivo.</p><p></p>
I brani sono ben 49, molti dei quali costituiti da takes non pubblicati precedentemente. C'è davvero da chiedersi quanto ancora esista negli archivi dell'Estate di SRV, la fondazione voluta da Jimmie e famiglia con l'obiettivo di custodire la memoria di Stevie.
Fare una graduatoria è impossibile soprattutto per chi - come me - ha avuto la fortuna di scoprire SRV all'inizio della carriera e di sentirlo suonare dal vivo. Basti dire che all'ultimo pezzo del terzo CD, un fantastico e inedito Leave My Girl Alone da un suo concerto dell'agosto 1990, la tristezza per il vuoto incolmabile è mitigata dal desiderio di ricominciare da capo. per fortuna però c'è il DVD. Austin City Limits (la trasmissione televisiva di culto per country e blues), ottobre 1989. I Double Trouble all'apice della fama si confermano un monumento del blues moderno. La sezione ritmica poderosa di Tommy Shannon e Chris Layton sostiene adeguatamente il talento di Stevie.
Le oltre 100mila lire (53.99 dollari da Amazon) sono dunque ben spese. Il cofanetto è costruito usando le foto di Number One (la sua devastata e inavvicinabile mongrel Strat) a grandezza naturale. Blocco d'inerzia del vibrato in copertina, pickup e cutaway all'interno, per 68 pagine di interviste, commenti, ricordi e nostalgie di autentiche icone della chitarra, da BB King a Steve Vai e Carlos Santana.
Godibilissima, per gli appassionati di strumenti oltre che di musica, l'intervista a René Martinez, suo guitar man, che svela segreti ed evoluzione di Number One.
Ciascuno a modo suo, tutti gli intervistati esprimono lo stesso concetto. Stevie Ray aveva un talento naturale incommensurabile. Il suo rapporto simbiotico con lo strumento gli consentiva di non avere mai (parole di Eric Clapton) la minima incertezza, la più piccola sbavatura. La musica fluiva attraverso le sue mani, le corde, il jack, gli speaker per arrivare direttamente al cuore di chi lo stava a sentire.
Un must.
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