1 - Ha ancora senso nel duemila la musica strumentale rock da virtuosi come negli anni ottanta?
R.P. - Io credo proprio di no, anche perché questo tipo di musica ha fuorviato in parte - e lo dico mio malgrado, perché ne sono stato vittima anch'io… - quello che era l'indirizzo della musica e ha creato dei mostri. Ormai se non suoni con il metronomo a 250 sembra che tu non sappia più suonare! E io non ci credo più, mi sono un po' allontanato da questo, sto tornando indietro agli anni settanta con grande affetto e grande amore. Ho appena registrato un mio album di canzoni: mi sono allontanato dalla musica che avrebbe fatto un chitarrista e invece ho fatto delle canzoni. Ho lasciato perdere il famoso "suonare per i musicisti", voglio suonare per la shampista! [risate]
G.C. - Assolutamente sì! E comunque lo spero, anche perché ho appena fatto un disco di questo tipo e quindi… A parte gli scherzi, io credo che non abbia più senso produrre qualcosa basato solamente su virtuosismi rock, ma sia meglio oggi contaminare la proposta musicale con qualcosa di più attuale come drum'n'bass, elementi etnici o new age.
A.B. - Secondo me quando una cosa è fatta con grande passione, con uno studio e una disciplina quotidiana come può essere quella di quei musicisti e che riguarda anche me personalmente, penso che abbia sempre senso, perché per fortuna sono tanti che seguono ancora la musica non legata per forza a un testo o a una canzone e questa secondo me è già una grande cosa. Poi, ci sono altre cose da dire, nel senso che io prediligo una musica in cui ci sia sì del virtuosismo, ma anche altre influenze che non siano solo rock. Un concerto tutto basato sul virtuosismo può risultare noioso … cioè, non è come andare a sentire un concerto degli AC/DC o dei Deep Purple dove ascolti comunque delle canzoni. In un contesto come il G3 tutto si basa prevalentemente sulla chitarra e quello potrebbe essere il limite, anche se stiamo parlando sempre di un altissimo livello dove non c'è assolutamente solo il tecnicismo. Purtroppo questa diatriba fra tecnici e non tecnici continua imperterrita negli anni… e per qualcuno grandi sono i Clapton mentre quelli da non prendere assolutamente in considerazione sono i chitarristi che suonano velocemente. In realtà - come non mi stanco di ripetere - il linguaggio è una cosa molto personale. Uno può esprimere bene un concetto con tre note e un altro con cento. Io amo i chitarristi molto nervosi e tecnici come amo anche quelli che esprimono le cose in poche note. La musica è tutto questo assieme, le cose non sono scindibili.
C. - Secondo me oggi ha un senso solamente per il musicista, per chi sa apprezzare il virtuosismo. Per il normale ascoltatore tutto questo risulta un po' ostico e solo se è una musicalità chitarristica alla Santana, quindi un po' più melodica, più semplice, può avere anche un senso. In effetti, Santana, soprattutto all'inizio, suonava veramente molta musica strumentale senza bisogno di parole, di testi… quello poteva avere ancora un senso. Lo stesso Hendrix ha scritto più che altro delle canzoni. Il fattore 'virtuoso' può essere apprezzato da chi capisce anche che il virtuosismo è fonte di impegno, di difficoltà o di ricercatezza, ma per l'ascoltatore medio il virtuosismo di Malmsteen, ad esempio, non dev'essere facile da capire come anche quello di Steve Vai, probabilmente. Credo che fra i tre salverei molto di più Satriani, che ha scritto anche cose belle, piacevoli che non sono basate solamente su una valanga di sessantaquattresimi.2 - Questi artisti sono stati o no uno stimolo positivo per gli strumentisti o aspiranti tali?
R.P. - All'inizio sicuramente positivo, ma l'uomo è uno strano animale e in seguito ne è stata fatta praticamente una cosa elitaria, quindi o sei così o non c'è altra possibilità. Me ne accorgo quando vado in giro a fare concerti: se non fai vedere qualcosa di soprannaturale sullo strumento spesso e volentieri non crei interesse… ti ripeto, sono venuti fuori veramente dei mostri. Lo vedo anche con gli allievi… non si può pensare che invece di partire dalle scale pretendano di partire dal tapping! Non c'è più il gusto di creare, di comporre una canzone…
G.C. - Sono stati sicuramente uno stimolo positivo, ma più per il fatto musicale dietro alla tecnica. Vai, ad esempio, riesce a suonare dei lick impossibili perché possiede una mentalità musicale molto complessa. Il suo merito è anche quello di aver portato nella chitarra le idee di Zappa.
A.B. - Questa è una bella domanda… Secondo me è un po' come per Pastorius per il basso, Dave Weckl per la batteria. Questi musicisti hanno dato una spinta molto positiva verso il fatto di studiare seriamente lo strumento, cosa che significa effettivamente impadronirsene anche a livello tecnico, perché la tecnica non è altro che raggiungere una profonda conoscenza di un mezzo per saperlo poi sfruttare. In questo senso la tecnica è uno stimolo per tutti i chitarristi. Anch'io ricevo continuamente ringraziamenti da parte di chitarristi anche giovanissimi, che mi ringraziano perché hanno iniziato a suonare la chitarra dopo avermi sentito in concerto. Questo mi fa molto piacere perché è un impulso a studiare seriamente lo strumento, cosa che non succedeva con Hendrix o negli anni settanta quando bastava fare due o tre pentatoniche ed eravamo a posto. Invece no, questo non basta più e forse non bastava neanche negli anni settanta, perché chitarristi come Robert Fripp, John McLaughlin o altri più 'di ricerca' come Ralph Towner, ad esempio, andavano molto oltre i concetti di base.
Questo è il lato positivo, ma nello stesso tempo l'attenzione alla tecnica ha creato dei limiti perché quando molti ragazzini mi parlano della leva per loro è come se l'avesse inventata Steve Vai, ignorando quello che hanno fatto Hendrix, Beck o Blackmore… gente che con un Marshall e una Strato ha fatto dei miracoli difficilmente comprensibili o ripetibili al giorno d'oggi. In questo senso il fenomeno è stato negativo perché qualcuno pensa che Malmsteen sia il massimo di un certo tipo di espressione, senza considerare che il povero Di Meola quelle cose lì - le scale minori armoniche o quelle orientali sparate a grande velocità… - le suonava già negli anni settanta. Anche nella musica è importante mantenere un piede nel 'selvaggio', nell'essere animali istintivi e d'altro canto invece avere la coscienza che abbiamo un cervello che se viene stimolato poi prosegue e va oltre.
C. - Assolutamente sì. Sono stati uno stimolo e hanno fatto sì che la chitarra in questi anni non sia mai stata schiacciata del tutto come può essere stato per strumenti come la batteria o il basso, che con l'elettronica sono stati sostituiti bellamente… Invece, un certo modo di suonare la chitarra ha fatto sì che non potesse essere clonata, non l'hanno potuta copiare come volevano e quindi oggi fa ancora la parte del leone nella musica. Questi musicisti possono piacere o non piacere, ma hanno dato sicuramente dei frutti positivi. È molto importante giudicare la musica - e non solo quella - limitandosi a dire "mi piace" o "non mi piace" e non "fa schifo", perché è sempre soggettivo. Ci sono quelli che amano Malmsteen e quelli che non lo sopportano, ma non si può certo dire che suoni male. Io penso che nessuno di questi tre francamente lascerà un segno come l'ha lasciato Hendrix e forse neanche come quello che ha lasciato (e spero lascerà ancora) Van Halen. Anche se a me piacciono tutti e tre, con una certa preferenza per Satriani.3 - Se per gioco dovessi essere tu a comporre un trio ideale, chi ti piacerebbe vedere sullo stesso palco?
R.P. - Guarda, sicuramente Jimi Hendrix, Jeff Beck ed Eddie Van Halen. Me li godrei volentieri. Se poi i posti fossero quattro mi piacerebbe esserci dentro anch'io! [risate]
G.C. - Difficile… Satriani e Vai di sicuro, anche perché il G3 l'hanno fondato loro. Malmsteen non mi piace molto… meglio forse un chitarrista diverso come Allan Holdsworth, ad esempio. In ambiente più simile al loro ci sono stati altri chitarristi in passato di cui si è persa la traccia, come Nuno Bettencourt che era veramente notevole.
A.B. - Jeff Beck, John McLaughlin e poi Pat Metheny, tre chitarristi abbastanza diversi tra di loro. I primi due sono anche amici, ma non mi risulta che McLaughlin e Metheny abbiano avuto mai contatti e si dice che fra di loro non corra neanche buon sangue. Mi piacerebbe una cosa del genere, che 'sfonda' un po', no? Jazz, ma anche un certo tipo di fusion fuori dell'ordinario, vedere questi tre all'opera in un contesto diverso…
C. - Io metterei assieme assolutamente Brian May, Van Halen e Kee Marcello dei primi Europe! Sono chitarristi che a loro modo mi hanno affascinato, anche se Kee Marcello non è al livello di popolarità degli altri due, ma è bravissimo… ho visto anche un suo video che lascia strabiliati. È uno molto preparato con un modo di suonare molto piacevole: è capace di fare il "Volo del calabrone", ma… non fa solo quello! Van Halen lo conoscono tutti e credo che Brian May scriva degli assolo che di per sé sono delle canzoni a parte. Non è un solista della serie "riempi quattro battute", ma scrive invece delle cose che ascolti in maniera piacevole e che dopo puoi anche cantare. In questo senso, è il tipo di chitarrista che piace a me. Poi, se proprio mi vogliono, mi aggiungo anch'io…di Stefano Tavernese
Su chitarre di Gennaio il resto dell'articolo con l'intervista a Satriani, Vai e Malmsteen e un'analisi di cosa veramente è stato portato al mondo della chitarra da Van Halen e i suoi tanti seguaci