Telecaster 62 Custom Reissue
<img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/36559/600x0/00/t_tele62custom.jpg" alt=""> Dando un’occhiata al database di Accordo ho notato che mancava una recensione specifica sulla Telecaster 62 Custom Reissue. La scorsa primavera ne ho avuta per un breve periodo una, ho così pensato che potesse essere di una qualche utilità spendere due parole per descrivere le impressioni che questa chitarra mi ha lasciato. La Telecaster Custom originale (da non confondere con la Custom Telecaster degli anni ’70) fu introdotta dalla Fender nel 1959 e rimase in produzione fino al 1968.

In realtà la differenza principale con la Tele “standard” degli stessi anni, oltre alla decal che riporta la dicitura Custom, era data solo dalla presenza di un doppio binding che corre ai bordi del body e che dona allo strumento una indiscutibile eleganza. Pare che la Fender, quando abbia cercato di introdurre a fine ’50 i primi strumenti decorati con binding, abbia avuto così tanti problemi da dover chiedere una consulenza alla Martin. La Tele Custom è stata poi reintrodotta nella serie Vintage Reissue e per un breve periodo è stata proposta anche dal Custom Shop, ma ora non è più disponibile; ho notato che qualche simpaticone su eBay ora prova a piazzare questi esemplari del Custom Shop a cifre ridicolmente alte.

Venendo alla recensione della riedizione oggetto di questo contributo, devo necessariamente partire da una considerazione personale. Prima di acquistare la ’62 Custom la mia precedente esperienza di una certa consistenza con una Tele era stata con un maple neck con il body in frassino, in perfetto stile anni ’50. Ma quando ho provato la ’62 Custom forse ho realizzato per la prima volta (nonostante avessi provato nel passato molti strumenti con i due diversi abbinamenti di legni) quanto sia notevole la differenza di tono che acero-frassino o palissandro-ontano creano. Il suono mi è sembrato un pò differente da quello che è lo stereotipo del suono telecasteriano: più morbido e profondo, meno “tagliente” di quanto ci si potesse aspettare. Non so se è una mia impressione personale - o dipende dalla particolare conformazione della Telecaster -, ma passando da una Strato maple neck a una in palissandro la differenza di timbro mi è sembrata meno notevole. Certamente si avverte un po' meno attacco, pur mantenendo la chitarra quel timbro peculiare che un mio amico americano, quando l’ha provata, ha definito molto appropriatamente “crispy”.

Venendo alla descrizione della chitarra, mi è sembrato uno strumento nel complesso bene realizzato. Il body, con finitura sunburst era ricavato da una tavola molto bella e risuonava benissimo. Era composto da tre pezzi (non vi scandalizzate anche nei ’60 le facevano così), giunti perfettamente tanto che per un attimo ho pensato ad un pezzo unico ed ho avuto veramente qualche difficoltà ad individuare le giunture. L’action e il setup in generale era già discreto di fabbrica (i tasti erano molto ben livellati), ma forse si poteva ottimizzare con qualche piccolo ritocco. La finitura sunburst era molto bene realizzata e la verniciatura alla nitro molto piacevole al tatto e alla vista (anche se va ricordato che i body vengono spruzzati con una base poliuretanica prima della verniciatura).
I due punti dolenti erano i pickup (dignitosi , ma non esaltanti) e la tastiera. Quest’ultima era tinta molto scura e i primi giorni ho notato che avevo i polpastrelli della mano sinistra macchiati di nero dopo aver suonato. Francamente non capisco la necessità di tingere così fortemente il palissandro, forse è stato fatto per far risaltare la tastiera con la colorazione sunburst. Per quel che riguarda l’elettronica, la chitarra esce da Corona con la configurazione vintage, cioè non è possibile attivare contemporaneamente i due pickups. Muovendo il selettore al centro si attiva il pickups al manico collegato al tono, verso sinistra si attiva lo stesso pickup senza tono. In quest’ultima posizione ho trovato però il suono - più scuro - molto poco interessante, forse a causa anche del pickup non spettacolare. Installando un condensatore, fornito nel kit, è possibile però modificare il circuito e attivare i due pickups allo stesso momento. Penso che se avessi tenuto la chitarra lo avrei fatto.
In conclusione mi è sembrato uno strumento valido, con una spiccata vocazione per le sonorità blues e naturalmente per il buon vecchio Rock in generale. Questa chitarra mi ha confermato l’impressione che la serie American Vintage, nonostante ormai gli strumenti del Custom Shop rappresentino la punta di diamante della produzione Fender, costituisca ancora una alternativa valida per avere una buona replica ad un costo ragionevole. Sul mercato dell’usato infatti, complice anche l’Euro forte che ha bloccato per un pò i prezzi del nuovo, si possono fare veramente buoni affari.

p.s. Su YouTube c'è una simpatica prova di una '60 Esquire Custom originale, telecasterizzata con l'upgrade del pickup al manico. Non vi aspettate però un suono proprio uguale nella reissue... Il link è nella colonna delle risorse.
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