Bassman anni '50, le alternative
<p> La formula magica per pochi eletti, fino a una decina di anni fa, era una sola: "Bassman tweed". Una lunga ricerca, un esborso più che ragionevole (1.000-1.500 dollari) e il gioco era fatto. L’amplificatore migliore della storia dell’umanità, l’ineguagliabile 4-10 fine anni '50, metteva ogni chitarrista e ogni chitarra, per quanto sgangherati, in condizione di suonare sopra le righe.</p><p></p>

Poi la voce si diffuse, la caccia si fece serrata e i Bassman sparirono dalla circolazione. Per trovarne uno, dopo una ricerca degna del Graal, è necessario prepararsi a scucire 4-5.000 dollari. A essere fortunati.
In cambio, un simile squilibrio tra domanda e offerta ha portato alla nascita di una serie di prodotti ispirati al vecchio campione di suono: alcuni solo nell’estetica; altri, chi più chi meno, nei circuiti, ma tutti interessanti e - ciò che conta non poco - molto più abbordabili in termini di prezzo.
La THD di Andy Marshall (nessuna parentela con Jim) fu la prima a reclamare la paternità di un nuovo amplificatore capace di catturare il genuino tweed tone. Con poco successo, in realtà, perché il THD, nonostante la costruzione accurata, dal punto di vista della timbrica ha ben poco a che fare con l’originale.
Poco dopo venne Gerry Weber, guru texano dell’elettronica art deco, con le sue magnifiche (e costosissime) repliche dei vecchi tweed. Anche in questo caso e nonostante il successo (oggi Weber - abbandonata la costruzione point-to-point - produce una nuova linea di amplificatori moderni con look e progettazione originali), il suono, seppure gustoso, sta su un pianeta diverso, compatto e sudista com'è.
«Non li fanno più come una volta» è un vezzo molto diffuso. Dai microfoni Shure 57 alle batterie Duracell, dall’Ibanez TS-9 ai cavi, il coro che sostiene la superiorità delle buone vecchie cose cresce ogni giorno. Si fatto sentire forte e chiaro quando la rinata Fender, sulla scia di un rinnovato rispetto per le cose di una volta (sostenuto, ovviamente, dai buoni risultati nelle vendite) ha messo in produzione la copia del mito. Un Fender Bassman nuovo di zecca, «capace di catturare - secondo i progettisti e gli slogan della pubblicità - il suono originale dei vecchi tweed». Come suonava un amplificatore appena uscito dalle rudimentali linee di montaggio dell’epoca? Chi può dirlo. Fatto sta che i progettisti Fender dicono che «il nuovo Bassman suona come suonava uno del 1958 appena uscito dalla fabbrica». Con qualche leggera differenza, aggiungiamo noi. La valvola rettificatrice, innanzitutto, sostituita da un elemento a stato solido; poi le valvole del pre, 12AX7 anziché 12AY7; finalmente le finali, 6L6GC invece delle 5881 usate negli anni ‘50. Tre interventi che aumentano la potenza e rendono più tagliente il suono, forse più adatto al modo di suonare di oggi. Certo in linea con l’idea originale di Leo: amplificatori senza distorsione e capaci di produrre toni alti in quantità. Resta la possibilità di addomesticare il tutto per rendere il suono più caldo, montando una 5U4G (o 5AR4), 5881 al finale e 12AY7 al pre, tutte valvole facilmente reperibili. Peccato per l'economico circuito stampato che sostituisce il circuito point-to-point.
In Italia non c’è molto da provare. Oltre ai citati
Fender, Kendrick e THD, in Usa esistono altri magnifici ampli costruiti
da Clark,
Diaz, Fenton, Victoria, eccetera, ma qui non arrivano.
Né arriva il mostro creato dall’eccentrico ciccione Howard Dumble. Provarne uno, come è successo a noi anni fa sulla 48a strada di Manhattan, è un’esperienza che lascia il segno. Si chiamano "Steel Strin Singer" e "Overdrive Special", parole magiche che aprono la porta del tono senza compromessi. Parola di David Lindley e SRV.
Un'ultima cosa. Da qualche tempo si parla dei prodotti di un altro guru, gli amplificatori Mystic Blues. Non si trova molto, la pagina più interessante è questa, in cui si racconta un incredibile confronto dal vivo Dumble/Mystic.
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