Victoria 20112
<p>Non mi piace scrivere �recensioni� o esprimere pareri per newsgroups (come in questo caso) sul conto di strumenti miei, che ho visto, provato e acquistato / scambiato per mio uso personale. E� evidente che in casi come questi si rischia di offrire opinioni sballate, o comunque piegate dall�incontenibile voglia di esaltare il proprio giocattolo a tutti i costi (..avete mai letto le recensioni su Harmony Central? Provate ad andare a leggervi quelle di qualsiasi conclamato e universalmente riconosciuto catorcio di chitarra, effetto o ampli�- non faccio nomi per non urtare nessuno, ma non occorre sforzare molto la fantasia..- avete mai visto un giudizio che non fosse: �wow!�, �libidine..�, �suono splendido�, �chi se ne frega del Dumble, meglio il mio Samick..�, e via dicendo). </p>

Bene, credo di aver reso l�idea.
Tuttavia, questa volta faccio un�eccezione. E la faccio perché l�oggetto in questione costituisce oggettivamente un valore di per sé, per la qualità dei materiali impiegati, per la cura spesa nell�assemblarli, e per il fatto che eccelle nel compiere quello per cui è stato dichiarato concepito per fare: replicare fedelmente il suono di un Fender narrow panel tweed deluxe. Che poi piaccia o no il risultato finale, è solo questione di gusti.
La Victoria Amp Co è stata creata da Mark Baier non molto tempo fa per replicare esattamente (fin nel più piccolo e, probabilmente, inutile dei particolari) i gloriosi amplificatori Fender della fine degli anni �50, comunemente riferiti quali �narrow panel tweed�. �Tweed� per via della copertura omonima, �narrow panel� per distinguerli dai più vecchi (e a quanto pare meno appetibili) �TV� e �wide panel�. Mark è arrivato al punto di ordinare apposta per i suoi amp trasformatori, condensatori, resistenze e altri particolari non più in produzione, dalle stesse case che rifornivano la Fender 50 anni fa.
Il Victoria 20112 T è la replica, come si diceva, di un Fender tweed deluxe, basato sul circuito 5E3. 1 cono da 12� AlNiCo (riedizione Jensen � made in Italy dalla Sica altoparlanti per conto della Jensen � del P12N), cabinet in pino solido giuntato a coda di rondine, rivestito da tessuto tweed e finito a vernice nitro (anche l�interno del cabinet è verniciato nitro, fico!). Lo chassis è in robusto acciaio cromato e ospita una circuitazione di primissimo livello, sia per quanto riguarda i componenti, che per la pulizia di esecuzione. Trasformatori costruiti sui progetti originali Triad, Potenziometri CTS, condensatori sprague (gli orange drop � approposito, avete mai provato uno sprague orange drop da .047uF, quelli isolati a 600V, sul controllo di tono della vostra tele?), resistenze Allen Bradley, cavi �solid core� ecc. ecc. E� come avere una macchina del tempo e trovarsi nel 1959 a curiosare dentro un Fender. Completano il quadro le valvole: rettificatore 5Y3 (avrei preferito un 5V4: anche se meno filologica è più gentile in accensione e da un po� più di �headroom� al suono pulito), 12AY7 e 12AX 7 per il preamp, mentre due 6V6GT costituiscono il push-pull di uscita. Ovviamente, tutte NOS (la 5Y3 è una Philips, le valvole del pre sono GE, mentre quelle di potenza sono �no-name� ma puzzano lontano un miglio di RCA). I controlli sono ovviamente solo i soliti 3: volume bright, volume normal (i 2 volumi sono interagenti) e tono (complessivo); quindi, gente, per cavarci fuori i 1000 suoni di cui questo ampli è capace bisogna darsi da fare con i controlli sulla chitarra e (soprattutto) con le dita! Completa il control panel l�on/off switch, il fusibile e il commutatore di terra (no, non c�è stand-by), ma queste non sono novità per chi conosce il tweed deluxe.
Bene: come suona? Come un Fender tweed deluxe, anzi: come doveva suonare un Fender tweed deluxe appena uscito di fabbrica quasi 50 anni fa. Punto e basta. Nella mia semantica, questo è sinonimo di quasi-�sonic nirvana� (la sensibilità è tale che ho dovuto rimpiazzare tutti i potenziometri di volume delle chitarre: erano tutti rumorosissimi, ma non me ne ero accorto suonando attraverso gli altri ampli!). �Ma come riflettevo prima, qui è solo questione di gusti.
Morale della favola: se avete intenzione di chiedere un mutuo alla banca per comprarvi quel Bassman del �59 perché non potete più farne a meno, allora fate prima un pensiero ai Victoria di Mark Baier. Risparmiereste qualche quattrino, avreste l�ampli della vostra vita e soprattutto lo avreste più giovane di 40/50 anni rispetto ad un vecchio Fender (con tutte le considerazioni di vita attesa e affidabilità che ne conseguono). Se invece pensate che i Fender tweed suonino �vecchio� e assomiglino alla valigia della nonna, allora state sprecando il vostro tempo e vi meritate il solito Mesa Boogie di turno.
Ciao e buona musica a tutti.