Epiphone Worn Wilshire 1966
<img alt="" src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/34692/600x0/00/t_p_agedwilshire_wc.jpg"> Verso la metà di quest'anno è uscita un altra infornata di Epiphone Wilshire dal custom shop Gibson, questa volta vestite di bianco. Non se ne trova una, se non a peso d'oro, ed è ancora alta la domanda, ma l'offerta non è cambiata... anche se... è da poco uscita la nuova linea Worn Wilshire 1966, fedele riproduzione del modello di quegli anni, capace di placare i desideri di molti Wilshariani. Nel vedere questa chitarra si potrebbe pensare ad un esemplare dei tempi che furono, se non fosse per la finitura satinata e per la tavola di legno in due o più pezzi (di una buona e migliorata foggia risopetto allo standard Epiphone di qualche tempo fa, congratulazioni!).

Lo strumento si presenta simpaticamente insolito. L'occhio fatica ad abituarsi velocemente agli splendidi Mini Humbackers e alle forme poco conosciute del corpo, unite alla finitura satinata rossa già citata.
La Wilshire è leggerissima, tanto da far pensare che sia mezza vuota, eppure è tutta in mogano massello, anche se il peso ridotto può essere ricondotto non solo ai legni ben stagionati, ma anche ai piccoli pick up e a un manico sottilissimo, uno slim 60°, comodo anche a uno come me abituato a mazze da baseball.
Imbracciata è "facile", con un'ergonomia che fa invidia alla Stratocaster, con la metà del peso e un'accessibilità ai tasti alti che solo un SG può eguagliare. La finitura satinata che fa correre la mano sul manico come se fosse un autostrada. Si comincia già bene!
La tastiera in palissandro è ben rifinita e di facile decifrazione, con i dot in perloid e un bordo privo di binding, ma comodo e poco spigoloso, che permette una buona presa delle corde per accordi e bending.
Questa chitarra ha un acustica davvero invidiabile! Non è certamente il meglio che ho sentito, ma per 260 euro è davvero una bellissima sorpresa!
Mentre si scaldano le valvole del Blues Deluxe, smanetto un po' i controlli. Sono i classici 2 toni e 2 volumi , con lo switch a 3 posizioni. Ovviamente metto tutti i potenziometri al massimo (chi ama le mezze misure?) e la levetta sul pick up al ponte. Jack nella chitarra, cavo srotolato, jack nel ampli canale 2 (non vogliamo far saltare i vetri di casa eh?) e volume 3, con 0 riverbero, medi bassi e alti a 6 (poi si regola mentre si suona, ma sarà facile capire lo strumento e adeguare le impostazioni del ampli).
I puliti sono precisi, senza grossi rumori di fondo, ben equilibrati e una bella brillantezza, rara con degli HB. Secchi con il pick up al ponte e notevolemte corposi con il pick up al manico, passando per la via dimezzo con grande personalità e qualità ritmiche ben accentuate per via delle medie frequenze ben udibili, senza che le basse e le alte diano tropo fastidio. Già in pulito questi pick up Mini Humbacker stanno iniziando a dare buoni frutti e sopratutto poco comuni.
E poi viene l'ora del distorto! Io che sono un purista metto solo il volume sul 10 e riporto la levetta sul magnete al ponte, prendo fiato, e giù con qualche accordo in prima posizione. I timori che questi magneti non fossero abbastanza cattivi e potenti per portare una bella distorsione con questo amplificatore erano assolutamente infondate: è una libidine! il pick up al ponte ha una gamme medio-alta fantastica e i bassi coprono a pennello il loro spettro (sarà una acoppiata vincente chitarra - ampli?). Il suono, è puro rock n' roll. sembra la chitarra di Brian Setzer o quella di Keith Richards. Puro SECCO rock'n'roll! anche nei fraseggi e nei lick. Insomma, un suono è di gran presenza. Mi azzardo anche a eseguire qualche riff hard rock raggiungendo risultati eccelsi.
Passando alla posizione media si ha lo stesso effetto che in acustico. Il suono del pick up al ponte, ingrassato e con le alte frequenze più addomesticate, invoglia a fare tanto bel blues, quasi fossimo Johnny Winter (che ama tanto la Wilshire). Con il pick up al manico si entra in un altra dimensione, fatta di finezza e pienezza sonora, con tanta brillantezza, quasi un P90 pare di suonare,
Davvero una sorpresa, Hendrix è alle porte, si sente, è li che bussa, e chiede garbatamente di entrare. Se siete capaci, entrerà.
Nulla da dire su meccaniche e ponte. Ben realizzati, con cassa in alluminio le prime (leggerissime) e cromato il secondo (efficente e classico tune-o-matic).
Come note dolenti segnalo:
- un capotasto in olastica che fa discretamente il suo lavoro e che si usurerà velocemente, quindi meglio cambiarlo immediatamente con un capotasto di pregio e il suono ne gioverà tantissimo.
- indispensabile un cambio corde e set up completo, con occhio di riguardo al ponte per l'intonazione e l'action e al manico, molto sottile e morbido, che rischia di far friggere tutto o peggio di danneggiarsi.
Niente di troppo negativo comunque e solo per guardare il pelo nel uovo, visto che stiamo parlando di una fascia 200-300 euro (che si dimostra in verità migliore della maggior parte delle chitarre concorrenti).
Questa è la mia seconda Wilshire e penso che non sarà l'ultima, perchè tra una The Trooper, e una Highway To Hell questa piccola belva diverte, piace davvero molto e pur senza strafare regala belle sensazioni. E poi, i pick up Mini Humbackers hanno una bella personalità pur non essendo americani.
Come sempre, buon Wilshire a tutti!