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Fender Rosewood Telecaster 1971

Fender Rosewood Telecaster 1971

<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/145601/600x0/00/redux-l1020217.jpg" alt="Fender Rosewood Telecaster 1971" class="legacy_body">Vogliamo dire pane al pane? OK. Se non fosse per una storia intrigante questa chitarra se la filerebbero in pochi, un po' come accade per esperimenti analoghi successivi, Walnut Strat, Elite Rosewood, alcune Set Neck del primo Custom shop Fender. La formula è più o meno la stessa: prendi una chitarra e decidi che la fai tutta in un legno di lusso, poi ti accorgi che pesa una tonnellata e pensi di alleggerirla, affetti il corpo a metà, scavi via un po' di legno dove puoi, incolli i due gusci, meglio se con un foglietto di acero per un effetto cremino, poi ci attacchi un manico altrettanto pesante, completi con l'hardware di serie e il gioco è fatto. Non ti resta che provare a venderla al 30% in più del prezzo di quella in ontano.</p>

di alberto biraghi 15 LUG 12
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Tutti gli esperimenti di questo genere si sono invariabilmente rivelati un fiasco, sia commerciale sia collezionistico, ovvero: non se li è mai filati nessuno. Però.. però... La storia della Rosewood Telecaster è un po' diversa, perché uno dei primi due esemplari, prototipi realizzati interamente a mano con infinito amore, venne usato da un ragazzo di Liverpool per l'ultimo concerto della band "più famosa di Gesù Cristo" (parole loro, non mie), The Beatles. Ecco perché questa chitarra - tutto sommato "normale" e alla faccia di un chiarissimo insuccesso commerciale all'epoca - ha un enorme valore storico, culturale e collezionistico, valore destinato a crescere nel tempo per tanti anni a venire.

Cominciamo dall'inizio, nell'anno 1968. Checché se ne sia detto per qualche decennio, i primi anni dell'era Cbs sono tutt'altro che nefasti. La partenza di Leo aveva prodotto vari effetti, in parte negativi (la perdita di qualità conseguente alla scelta di ridurre i costi), in parte positivi: senza la testa dura di Leo molti personaggi dotati di bella creatività ebbero finalmente modo di realizzare parecchie idee chiuse nel cassetto perché "papà" non ne voleva sapere uscire dai binari. A Fullerton di matti visionari ce n'erano parecchi, ma i più matti erano Roger Rossmeissl e Virgilio "babe" Simoni, rispettivamente capo del reparto di R&D e responsabile del reparto "blank, body & sanding". Tra il 1965 e il 1970 i due diedero libero sfogo alla loro fantasia, partyorendo meravigliosi mostri quali Coronado, Bronco, Montego, LTD, Thinline, Jazz fretless, compiendo esperimenti con speciali trattamenti dei legni (le straordinarie venature di Wildwood e zebrawood) e con colori sorprendenti (Antigua, Floral e Paisley).

Eppure, nel 1968, nonostante l'ondata fresca di sana creatività, Fender non ce la faceva proprio a tenere il passo della concorrenza: Gretsch e Rickenbacker (e in misura minore Epiphone e Gibson, Hofner) si vendevano come il pane grazie alla Beatlesmania che dilagava nel mondo. Come John o George imbracciavano una chitarra nuova le vendite di quel modello andavano alle stelle e non c'era verso di sbarazzarsi del resto. Fu per questo che Don Randall, all'epoca direttore commerciale in casa Fender, chiese ai suoi progettisti di inventarsi delle chitarre "super", che potessero essere lanciate con endorsement altrettanto "super": Rosewood Telecaster e Rosewood Stratocaster, nei suoi sogni destinate agli abbracci di George Harrison e Jimi Hendrix. La Telecaster ebbe la precedenza, perché Randall aveva notizia di un grande evento in programma (il "roof concert", hai detto niente).

La costruzione dei prototipi fu affidata all'allora giovane e promettente Phil Kubicki, che lavorò all'antica sui corpi palissandro impreziositi da un sottile foglio di acero centrale a dare un elegante effetto cremino: "Spesi ore a cartavetrare corpi e manici fino alla perfezione, i quali vennero poi spruzzati con uno strato sottilissimo di poliuretano trasparente. Solo a questo punto vennero scelti i pezzi migliori per costruire la chitarra di George. Si voleva ottenere una finitura setosa, quindi ripassai tutto con cartavetrata da 500 seguendo la venatura fino a rendere la superficie perfettamente piana e "smooth". Una lunga lucidatura con un panno morbido rese la superficie brillante, ma non vetrosa. La chitarra venne poi assemblata (con tanto di numero di serie, 235594), controllata varie volte e consegnata alla direzione marketing". Phil l'avrebbe rivista poco tempo dopo in TV, tra le braccia di George Harrison sul tetto della Apple (nota storica: poco dopo il roof concert la regalò a Delaney Bramlett, che se la vendette all'asta il 13 settembre 2003 incassando la 434.750 dollari. Invece la Rosewood Stratocaster fu completata solo nell'aprile del 1970, ma non fece in tempo a raggiungere Jimi, che morì il successivo agosto).

Al prototipo fece seguito una prima, piccolissima produzione di Rosewood a corpo pieno (in due pezzi solidi separati da un foglio di acero, pesanti quasi come una Les Paul), simile a quella di George salvo alcune differenze di dettaglio: manico in pezzo unico anziché in due pezzi, nuovo logo Fender argentato anziché "spaghetti", meccaniche "F" anziché Schaller, abbassacorde singolo alla paletta. Restava lo stesso battipenna nero a tre strati, elegantissimo, che sarebbe diventato standard di lì a qualche anno. Il peso dei primi esemplari però era davvero eccessivo a maggior ragione se confrontato con un altro progetto uscito della stessa coppia di matti, la Telecaster Thinline semisolida, che faceva vanto del suo peso minimo per crearsi uno spazio di mercato. Si decise quindi di alleggerire la Rosewood ricavando delle buche interne ai due semigusci prima di unirli a formare il corpo. La chitarra era affascinante esteticamente ed era anche la più costosa Tele di sempre (375 dollari di listino) benché non offrisse alcun valore aggiunto in termini sonori. Non fu quindi un grande successo, ne vennero costruite solo alcune centinaia, tra il 1969 e il 1972, poi uscì di produzione quasi non vista.

La chitarra ispiratrice di questa chiacchierata porta numero di serie 327860 che la colloca a metà della produzione totale, all'inizio del 1971. E' in condizioni pressoché perfette, senza segni di usura, scovata l'anno scorso da Gruhn Guitars sotto chissà quale letto e portata da questo lato dell'oceano grazie alle premure della dolce Christie Carter. La spessa verince poliuretanica dell'epoca non ha praticamente segni di usura: per qualcuno non è piacevole al tatto perché col sudore diventa un po' appiccicosa (Phil lo sapeva e andò di carta vetrata per George, ma noi questo non lo vogliamo fare per non rovinare uno strumento storicamente significativo), ma ha una sua dose di fascino retrò apprezzata dai nostalgici.

Il manico è perfetto, senza segni di usura di vernice e tasti. Il legno è tenace e invecchiando ha perso un po' di elasticità, quindi anche a truss rod completamente allentato occorre usare corde di calibro minimo 0.10 per avere un po' di relief. Le meccaniche F anni '70 sono quello che sono, ma consentono un'accordatura dignitosa. Il ponte a tre sellette di acciaio ha i noti problemi di intonazione, potrebbe anche essere sostituito con un sei selle dell'epoca (un upgrade storicamente corretto, introdotto con la Custom di poco posteriore e venduto come optional), ma se tre sellette andavano bene per george ce le faremo andar bene anche noi.

Come suona? Abbastanza normale, grazie, non proprio male, ma certo neanche da far venire i brividi. Di Telecaster ne abbiamo sentite da queste parti e riconosciamo questa Rosewood, alla faccia dei quarti di nobiltà e del valore commerciale, come una tipica Fender anni '70. Il suono molto chiaro dei pickup dell'epoca, unitamente alla vernice poliuretanica e alla densità naturale del legno, ghiaccia un po' il suono, pochi bassi, pochissimi medi, medioalti molto evidenti, alti non evidentissimi. Aggiungi il fatto che la chitarra ha suonato davvero poco e non ti stupisci se la prima impressione non è delle più emozionanti.

Poi, però, apri la finestra, attacchi un Fender De Luxe silverface dell'epoca, apri i bassi e peli via gli acuti, metti il volume a 8, chiudi gli occhi e azzardi qualche nota di Get Back. Ecco, allora ti accorgi che stai sentendo i suoni che collegano a un mondo lontano e avvicinano ai quattro ragazzi immortali, quattro musicisti eccelsi con cui abbiamo avuto onore e privilegio di condividere un'epoca di storia, The Beatles, che trentacinque anni dopo l'ultimo concerto dal vivo continuano regalare al mondo buone vibrazioni. Sarà per questa ragione che persone mediamente "normali" sono disposte a offrire - se non i tutto sommato non straordinari 434.750 dollari pagati per l'originale - le somme comunque significative che vengono offerte per avere il privilegio di custodire per qualche anno queste reliquie.

Un'ultima cosa. Si può suonare una Rosewood Telecaster anche senza spendere 434mila dollari per quella di George o 9-10mila per una della serie originali. Infatti a partire dal 1986 ne sono state prodotte un po' in Giappone, piuttosto fedele all'originale. Si scambiano per cifre dell'ordine dei mille dollari. Da evitare come la peste invece l'orrida Rosewood Telecaster messicana del 2003 con corpo in ontano impiallicciato in palissandro.

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