Coronado II 1967
Colore rosso Gretsch, serie 152997, anno 1967 impresso sul manico, rimosso a stento a causa di un demenziale intervento di tenti anni fa), referenze eccellenti: Elvis in Viva Las Vegas ne ha imbracciata una, alternandola ad Ann Margaret. La mia nuova (si fa per dire) Coronado II mi ha guardato dalle vetrine di un negozio dietro casa, poi, dopo una carambola di proprietari durata una settimana, è finita in casa mia per l'equivalente di 650 Euro. E' conservata splendidamente, magari i tasti sono un po' bassini, ma il manico è perfetto.

E' sufficiente una bella pulita, un cambio di corde, la regolazione di ponte e truss rod e voilà, ecco uno strumento suonabile al 100% anche da un rozzo utilizzatore di tavole di legno piene avvitate tra loro. Senza neanche provare a infilare un jack in casa la porto in sala prove per un test istantaneo o la va o la spacca. Ovviamente la rossa fa sensazione tra i miei attempati compagni di musica, abituati a vedermi con rosse di altro genere (ma cosa vai a pensare, sto parlando di fiesta red!).
Provo ad accordare. Le meccaniche di bassa qualità fanno bene il loro dovere, così come il ponte, un ibrido tra il classico Fender e un tune-o-matic. Manca il battipenna, ma non è un problema, eppoi prima o dopo lo si trovera', magari in USA.
Acceso The Mojo, infilato il jack nel canale pentodo, apro il volume e... vengo inondato da un'alluvione di fischi e inneschi. Già, dimenticavo che non è una 335, questa è tutta vuota. Riproviamo. Mojo a 3, via il Tube Driver, eccola qui, finalmente chitarra e non allarme antiaereo. I De Armond (perché di questi P.U. si tratta, unico caso in casa Fender)sono chiari ma dolcissimi, con una magnifica apertura al ponte e toni caldi al manico. Abbinati si compensano a vicenda, offrendo una voce ricchissima di sfumature. Great Balls Of Fire (nella versione del film, con Jimmie Vaughan alla chitarra) e un You Never Can Tell sono il banco finale di prova per questa godibile creatura della prima Fender-Cbs che certo non può brillare per volume e sustain (ma chi oserebbe chiederglielo), ma certo ha un carattere sonoro squisitamente rockabilly che non mancherà di incantare chi ancora prova - magari con qualche difficoltà - a coltivarsi un bel ciuffo a banana in fronte.

Ultima cosa: se ne trovano spesso su gbase a cifre ragionevoli. Vale la pena di farci un giro.