The return of the Champions: Queen + Paul Rodgers
<p>Eccoli lì, pronti a parlare di bieca operazione commerciale, di disco inutile, di Freddy non si tocca, di basta coi dinosauri. Sono i critici (critici?) di casa nostra, quelli che credono di essere "trendy" e non si accorgono di essere pecoroni. </p>
L'Italia è piena di costoro. "I Grand Funk non sapevano suonare", "i Beatles erano troppo perfettini" e via dicendo. You name it. Alcuni scrivono perfino su riviste specializzate, e trovano editori che danno spazio alle loro infinite castronerie. E' gente che non conosce la musica, che non ha mai provato a suonare uno strumento, e che è convinta che sia più fico stroncare che dire "mi è piaciuto." Ho conosciuto un tale che a proposito dell'ultimo capolavoro di Paul Mc Cartney "Chaos and creation in the back yard" (il suo migliore da "Flowers in the dirt" a oggi) lo ha definito "brutto" dopo averne ascoltato solo due brani. Ho letto incredibili, totalmente stolidissime recensioni dello strepitoso "A bigger bang" degli Stones su "magazine" e su quotidiani insospettabili. Basta. Per tutti coloro che si fidano delle proprie orecchie, che non solo amano ma vivono il rock sulla propria pelle, "The return of the champions" è un disco da avere e da sparare a palla in casa, sull'ipod o in automobile. "Digiamolo" subito: Freddy Mercury è insostituibile e come lui non c'è stato nè ci sarà nessuno. That said, Paul Rodgers è una delle voci più straordinarie del rock'n'roll, e immagino nessuno fra voi ignori che fu il vocalist dei Free e dei Bad Company. In questo doppio CD dal vivo a prezzo speciale (non pagatelo più di 19.90 euro) interpreta i classici dei Queen in modo magistrale e potente, da vero rocker di razza. Il concerto di Sheffield è una jam fra amici. Lo spirito è quello giusto: fare musica d'insieme e divertirsi, e il pubblico capisce. E partecipa alla grandissima. Brian May è in forma sfavillante, anzi di più. Regala assoli a piene mani con il suo suono magico e inconfondibile. Ascoltate ad esempio il "Guitar Solo" o "Crazy little thing called love". Insieme all'ottimo Taylor ai cori e a 3 eccellenti musicisti reclutati per l'occasione alle tastiere, alla seconda chitarra e al basso (non c'è Deacon) è un vulcano di feeling e grinta. La romantica intro d'apertura lascia spazio a una tonante "Tie your mother down". Rodgers è insospettabilmente caldo e appassionato in "I want to break free". Meravigliosa per l'impatto fragoroso di voci e chitarre (sembrano 200) è "Fat Bottomed Girls", commovente l'acustica "'39", micidiale "Hammer to fall". L'unico, ma proprio l'unico brano dove Rodgers non è a suo agio è "Another one bites the dust", ma sarà sufficiente saltare questa traccia e ascoltarsi i classici di Paul - scrupolosamente, quasi con rispetto interpretati da May & co., - come "Wishing well", "Feel like making love", "Can't get enough" e "All right now" per ritrovare la pelle d'oca. E via, via con due ore di Queen music. Via da questa realtà di dischiperl'estate e di sanremi, via dai realityshow, via dai palinsesti delle radioprivate, via dalle classifiche e dai dischi caldi, via dai karaoke, dai discopub, dai critici (critici?) e dentro il riff di "We will rock you". Amen.