sfida alla regina, confronto chitarre acustiche
<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/17672/600x0/00/mini-taylor.jpg" alt="sfida alla regina, confronto chitarre acustiche" class="legacy_param"><b><a href="mailto:b40l@yahoo.it">baol</a> scrive:</b> La regina naturalmente è lei, la Martin D-45, sicuramente una delle chitarre acustiche più desiderate che ci siano attualmente sul mercato. Un modello storico, in listino da decenni per la storica casa di Nazareth (USA), una chitarra che ha turbato e continua a turbare i sogni di migliaia di chitarristi acustici sparsi per il pianeta. La sfidante non è proprio l’ultima arrivata comunque, si tratta infatti di una Taylor serie 9, una 912ce per la precisione. </p>
Nonostante attualmente ci siano sul mercato tantissimi nomi illustri tra i produttori di chitarre acustiche, credo che la Taylor in questi anni sia stata l’unica marca di chitarre (dalle grosse produzioni) capace di concorrere davvero ad armi pari, dal punto di vista qualitativo, con la Martin. La mente va subito a Gibson e Guild, altri due nomi storici, ma nel corso degli anni credo che il loro ruolo sia sempre stato piuttosto marginale rispetto all’assoluto dominio Martin.
La prima, sostanziale ed evidente differenza tra i due strumenti, è la forma del corpo. Dreadnought per la D-45, Grand Concert per la 912. Questo primo dato un po’ falsa la prova, in quanto caratterizza notevolmente le voci delle due chitarre, indirizzandole in territori sonori diversi, rendendo una comparazione che fornisca risultati oggettivi alquanto ardua. Ma questo ci passa il convento e cercheremo di accontentarci.
La 912 presenta inoltre, a differenza della D45, la spalla mancante e il sistema di preamplificazione. Vale la pena soffermarsi un po’ su questo nuovo sistema di amplificazione adottato sulle Taylor da qualche anno. Il suo nome è Expression System, e si basa su un sistema di sensori brevettato che promette di riprodurre il suono della chitarra acustica come mai prima d’ora. A garanzia della sua qualità basta citare il nome del progettista: Mr. Rupert Neve, proprio lui, la maggiore autorità a livello mondiale nel campo della preamplificazione.
Dirò subito che a mio avviso la promessa della Taylor è stata ampiamente mantenuta, non avevo mai riscontrato una simile naturalezza nel suono amplificato di una chitarra acustica. Prima di ascoltare questa chitarra credevo che il sistema adottato sulla mia vecchia Maton EBG-808, con regolazioni indipendenti dei livelli di volume del piezo e del microfono interno, fosse difficilmente superabile. Con mio enorme stupore mi sono dovuto ricredere, infatti ho venduto la Maton. Risulta obsoleto anche il vecchio sistema Taylor, che inoltre sfregiava inevitabilmente i nostri amati strumenti, bucandone le preziose fasce per inserire quegli enormi “mostri”. Con l’Expression System tutto ciò è un lontano ricordo. L’integrità delle fasce è infatti salvaguardata. Solo tre minuscoli forellini per dar posto alle poche, ma efficaci regolazioni. Addio vecchie orrende vaschette di plastica (… e infatti ho venduto anche la mia vecchia 510ce)!
Torniamo a noi. Entrambe le chitarre sono costruite con top in abete, fasce e fondo in palissandro indiano, manico in mogano, ponte e tastiera in ebano, come a confermare una formula ormai riconosciuta valida un po’ da tutti. Le meccaniche adottate sulla Martin sono Schaller Chrome, mentre spiccano sulla Taylor le chiavette in ebano intagliate a mano, davvero un particolare di gran classe. Le due chitarre si presentano molto “ricche”, le decorazioni in abalone, ivoroid, madreperla e quantaltro si sprecano. La 912 appare comunque nel complesso più sobria, mentre la D45 a qualcuno (me compreso) potrà risultare un po’ eccessiva. Ammetto però che è impossibile restare impassibili, quando si aprono le ottime custodie si sente un brivido correre lungo la schiena.
Bando alle ciance allora, imbracciamo gli strumenti e vediamo come vanno.
Comincio dalla Martin. Ho letto, non ricordo dove, che la casa dichiara che in pratica tra una D28 e una D45 non c’è alcuna differenza, se non nelle decorazioni. Io sono stato possessore di una D28 e di una D35e, e francamente mi sento di smentire questa dichiarazione. La pasta sonora è quella, c’è anche qui il classico suono Martin, ovattato, profondo, però questo strumento mi dà l’impressione di esaltare ogni singola sfumatura del “colore” Martin presente nei precedenti strumenti. Più volume, più dinamica, più chiarezza in ogni singola nota. Mandare in crisi questa chitarra è davvero difficile, se non impossibile; anche in qualche passaggio ostico sulle corde basse nelle posizioni più alte della tastiera, le note non impastano mai, sono sempre chiare, dirette, precise, tutto è assecondato alla perfezione. Trovo però che questa chitarra dia il meglio di sé nel classico strumming, qui ritroviamo il suono dei mitici songwriter americani, un calore e una pienezza che lasciano sbalorditi. Ci si lascia letteralmente avvolgere dal suono di questo strumento. Ebbene sì, la regina è sempre la regina, e God save the Queen !
La Taylor è più equilibrata, più posata, più elegante forse. La Martin stupisce per il calore, la Taylor per l’equilibrio generale. Sicuramente a suo agio in ogni genere musicale, perché il suo suono non è mai “invadente”, credo che però si trovi maggiormente a suo agio nei passaggi arpeggiati, quasi sussurrati, è lì che si apprezzano meglio le notevoli sfumature timbriche di cui è capace.
La differenza sostanziale tra i due strumenti si trova, a mio avviso, nella diversa “suonabilità”. Nonostante la Martin risulti essere molto comoda, la Taylor da questo punto di vista è veramente insuperabile. Incredibile la facilità d’esecuzione di passaggi difficili nelle posizioni alte del manico, e di bending paragonabili alle migliori elettriche come morbidezza. La tastiera è “velocissima”, impressionante davvero, se avessi dei tappi nelle orecchie e chiudessi gli occhi quasi non direi di stare a suonare un’acustica. Mai su nessuna acustica ho avuto una simile sensazione, nemmeno nelle poche boutique-guitars che mi sono passate tra le mani. Immagino che a questo punto vi aspettiate un verdetto, vorrete sapere come la penso, se il trono è traballante o meno… la mia risposta è: non lo so, non saprei scegliere. Due chitarre molto diverse, ognuna eccezionale a suo modo, e poi, suvvia, come può un padre scegliere la figlia prediletta? Io le amo tutte. Mi fermo qui, spero di non avervi annoiato troppo, ho cercato di essere all’altezza della situazione nonostante le mie mediocri qualità di scrittore e di chitarrista, non siate troppo cattivi
A presto
Taylor 912ce - 6008$
Martin D45 - 8849$