I bassi elettrici nell'era beat Italiana anni '60
Principalmente sono stati tre. Escluderei a priori gli ottimi Eko perché servivano come trampolino di lancio nel ruolo di bassista, poi venivano rimpiazzati dagli altri dell'articolo, i Fender perché erano il sogno-incubo di noi tutti che non potevamo premetterceli, visto le esiguità delle paghette dell'epoca, e i Gibson, un po' l'araba fenice di cui non si conosceva nulla, nemmeno il suono fangoso e molto cupo dei modelli di allora. Pertanto la rosa si restringe a questi sotto elencati.
In primis il più veterano, cioè il Framus Trimph detto anche "Scopettone". Quante callosità alle dita della mano sinistra ci ha procurato lui, un contrabbasso vero e proprio, ma senza cassa e ingombrante lo stesso. Incominciai proprio con questo modello, visto nei Night Club dell'epoca, prima metà anni '60, usato da un Don Marino Barreto Junior, quello di "Angeli Neri" originale, dopo un approccio catastrofico con un Meazzi Vandrè, contrabbasso vero elettrificato di color celeste con filetto avorio, a una spalla mancante, tipo chitarrone jazz.

Chitarra basso elettrica Framus Star Basse, quella usata dal bassista dei Rolling Stones, eterni rivali dei Beatles anche in questo particolare. Molto più comodo da usare, leggero e potente anche se acustico e con il problema notevole dell'abbattimento dell'altissimo ponte mobile appena si toccava qualche ostacolo o partiva una corda. Bisognava avere subito a disposizione il messo da parte Eko modello 500, color madreperlato o brillantinato di derivazione fisarmonicistica e sempre fedelmente al suo posto, quando richiesto.

Dulcis in fundo il vero Basso Beat, cioè l'Hofner Violin Bass, quello usato da Paul McCartney, il zazzeruto Beatles mancino. Le sue note basse e potenti ci hanno perseguitato e ispirato fino a farcelo comprare a tutti. Poi, dopo tanti anni, lo abbiamo ricercato e ricomprato a un prezzo superiore al Fender Jazz Bass, che invece costava il triplo nel 1969. Io sono tra questi miseri nostalgici.

Perché scegliemmo il ruolo di bassista? A me lo imposero gli altri componenti del gruppo, anche se ero la chitarra solista ma, nel contempo, ero anche il più giovane. Proprio in quegli anni in cui il basso non aveva un ruolo di primo piano come oggi che viene considerato, non a caso, uno strumento solista a tutti gli effetti, con tecniche di suono molto più progredite e rivoluzionarie dell'uso del pollice o del plettro (pussa via) rispetto al tempo di cui stiamo parlando?
La risposta è una sola, il bassista era il ruolo più "acchiappesco" dell'epoca, magari con l'impegno più limitato degli altri. Poi con l'organo da poco entrato nelle formazioni, portando il numero dei componenti da quattro a cinque, i bassi li poteva mettere anche il tastierista, nostro complice sotto banco, lasciandoci liberi di fare qualche ballo con la ragazza adocchiata di turno, cosa non consentita al batterista e alla chitarra solista. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.