Le chitarre basso Eko del beat
Nel mio precedente articolo sui bassi dell'era beat avevo volutamente trascurato di parlarne poiché erano servite principalmente come trampolino di lancio di noi bassisti in un'epoca in cui il basso aveva un ruolo un po' diverso da oggi, in cui è un vero e proprio strumento solista, poi perché meritano un articolo a parte e solo a esse dedicato.
Tutti più o meno abbiamo cominciato su una chitarra acustica economica del modello, come si diceva allora, "spagnola" dalla traduzione dell'inglese spanish guitar. Le poco costose Eko Studio, nella maggioranza dei casi, per intenderci.
Pertanto, quando ci fu la scelta, volente o nolente, di passare al basso, subito pensammo alle chitarre basso Eko.
Anche io, come tanti che sui giornalini dell'epoca beat dedicati ai gruppi e cantanti di quel felice periodo pieno di nuovi fermenti, avevo visto questo poster dei Lo Duca Brothers, operanti negli USA:

Pertanto fu facile indirizzarsi verso questi strumenti di italianissima produzione Eko di Recanati e Castelfidardo poi (Cittadine Marchigiane che distavano solo 15km tra loro), fondata nel 1959 da un grande e purtroppo prematuramente scomparso (nel 1967) Oliviero Pigini, nato nel 1922 proprio a Castelfidardo nelle Marche, che la fece diventare la più grande azienda di strumenti musicali in Europa nel 1964.
La prima chitarra basso posseduta da me e da molti altri, di solito color madreperla bianco avanti e nero dietro, era il modello 1276 mentre, di obbligo e su ispirazione Beatles la seconda, fu il modello 1278, Violin Bass Solid Body. La mia era color brillantinato rosso fisarmonica avanti e bianco madreperlato dietro, con filetto in plastica dorata entrambi, di ispirazione parati murali dell'epoca e anche look fisarmonicistico imperante, con cambio a quattro pulsanti tipo telefonico, corde lisce tassativamente e di cui si conosceva solo la nota musicale, cioè SOL-RE-LA-Mi, e non la calibratura come adesso.
Quante volte sono state fedelmente al nostro servizio e quante volte ci hanno tratto d'impaccio dalle defaiance dei bassi semiacustici, comprati poi per fare più bella figura e su imitazione dei gruppi in voga tipo Rolling Stones e rivali Beatles.
Sembravano dirci dal loro angolo di accantonamento temporale "hai visto ma chi te l'ha fatto fare", poi ci facevano fare bella figura, anche se con il suono di allora, sempre collegate al fido Davoli Baby Bass da 12W.
Eccoveli tutti e tre


Ora sono ricercatissime e rimpiango di non averne accettato, in omaggio, una del primo tipo color azzurro brillantinato da un negozio di Angri che voleva sdebitarsi così, riconoscenza per mie riparazioni su loro richiesta e in qualsiasi momento.