Una chiacchierata con Tolo Marton
<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/17753/600x0/00/mini-tolo_foto_of_peter_juelg.jpg" alt="Una chiacchierata con Tolo Marton"><b><a href="mailto:albvitali@tiscali.it">mustang65</a> scrive:</b> Vi voglio riportare una chiacchierata che ho fatto con Tolo Marton prima del suo concerto a Roma dell’11 aprile alla Locanda Blues e che avevo concordato con lui via e-mail pochi giorni prima. Il tempo a disposizione purtroppo è stato poco, avrei voluto parlare tutta la sera con questo musicista che oltre ad essere un grande chitarrista è anche una persona squisita, pensate che dopo un lungo colloquio avuto con un ragazzo prima di noi, si è voluto sedere al nostro tavolo e concederci un po’ del suo tempo. E’ una chiacchierata del più e del meno, o cercato di parlare un po’ di tutto nel poco tempo che avevo ed è saltato fuori anche qualche aneddoto interessante, eccola.</p>
La chiacchierata comincia con una confessione, gli dico che qualche giorno prima mettendo su il suo disco “Tolo Marton dal vero” e ascoltando il brano Alpine Valley io e la mia compagna ci siamo commossi fino alle lacrime.
A questa cosa Tolo ha risposto:
“Non so cosa dire …sono imbarazzato, quella è una canzone che fa un certo effetto, e non siete gli unici che mi dicono così. E' un pezzo che ho notato fa un certo effetto, sono più di dieci anni che lo suono, l’ho composto nel 94, e la prima volta l’ho suonato ad Austin in Texas, l’ho composto lì.
Come è nata questa canzone Tolo?
“Eravamo li in Texas da due mesi con un batterista per cercare di fare delle cose, poi abbiamo messo su un gruppo con un bassista, e guarda tu le combinazioni…un pomeriggio ci siamo presi il classico pomeriggio da turisti e abbiamo detto, “ bè oggi lasciamo stare andiamo a fare un giro per la città a vedere un po’ di cose” e tra le altre cose siamo andati a vedere la statua di Stevie Ray Vaughan e nella notte mi sono sognato questa melodia, me la sono proprio sognata , mi succede e mi capita, non è la prima volta che sogno delle melodie solo che poi te le dimentichi. Invece quella volta mi sono fatto proprio “violenza” e mi sono svegliato, ho preso la chitarra e con un registratorino che mi portavo dietro l’ho trovata sulla chitarra e poi mi sono riaddormentato. La mattina dopo non me la ricordavo più così ho preso il registratore l’ho riascoltata e così è la storia… poi un amico che avevo lì mi fa “lo sai che SRV è morto ad Alpine Valley, perché non la dedichi a lui visto che ieri sei andato a vedere la sua statua. Inizialmente la volevo chiamare Crash in Alpine Valley, ma poi mi sono detto:” chi conosce la storia di Stevie lo sa cosa significa Alpine Valley e così l’ho chiamata”.
Pensi che sia accaduto una specie di transfer?
“Se fossi uno che si approfitta delle cose direi di si, ma non sono così, per me è solo una coincidenza, ti ripeto io sogno molto le musiche , anche l’ultimo brano che ho composto l’ho sognato.
D’altra parte anche quando sei seduto davanti la televisione, prendi la chitarra in mano la prima cosa che viene fuori la suoni e se non sei pigro dici: “ah! questa cosa qua è interessante, vediamo cosa ci posso fare”, mentre altre volte ti metti là con l’idea di comporre e non ti viene fuori niente”.
Certo che la vita che fai ... oggi a Roma domani a Cosenza, poi Reggio Calabria, e tutto in macchina
“Bè certo è una vita un po’ faticosa…”
Te la senti ancora di andare in giro mentre altri bravi musicisti si sono arresi?
“Sono consapevole che è difficile fare questo lavoro, io so fare solo questo e sono diventato un professionista senza saperlo. A 25 anni mi chiedevo, “cosa farò nella vita” e non mi rendevo conto che già facevo delle cose e non sapevo che sarei diventato un musicista, una volta 20 anni fa, non si pensava che fare il musicista fosse un lavoro, ancora oggi è difficile pensare “voglio fare il musicista”, ma a me non mi veniva in mente niente di diverso da fare a parte suonare”.
Ora ti faccio una domanda diciamo...indiscreta: riesci a vivere bene con la musica, facendo ancora il roader? in Italia dico.
“Bè, io per molti anni sono sempre andato un po’ in salita, ogni anno sempre un po’ meglio anche economicamente, ma da un paio d’anni le cose sono diverse, livellandomi, in qualche caso mi devo adeguare anche con il cachet se no non suoni più. (!?) non suono anche perché non c’è più il giro di club che c’era vent’anni fa, che ho creato io insieme ad altri musicisti. Non esistevano mica i club una volta, si suonava nelle sale da ballo.
I club li abbiamo creati noi perché nelle sale da ballo ad un certo punto non si poteva più suonare; nella seconda metà degli anni settanta suonavo quelle cose li che mi piacevano, poi è arrivata Saturday Night Fever, la dance, i DJ e allora o dovevi cominciare a suonare dance o niente…, io non volevo smettere di suonare le cose che mi piacevano e ho cominciato a suonare nei bar, suonavo nel bar di un amico che aveva voglia di sentire un po’ di musica diversa”.
E’ più facile secondo te suonare all’estero invece?
“Se hai un buon manager, qualcuno che ti rappresenta bene, è un po’ più facile”
Tolo cosa ne pensi di questa invasione delle tribute band?
“Una volta c’erano qualche tribute band, poche, e si chiamavano… gli “alunni”, gli Alunni di Charles Mingus, o di Miles Davis per esempio, erano degli omaggi, ma non voleva dire che i pezzi si rifacevano uguali, voleva dire prendere un pezzo e reinterpretarlo, anzi quando facevi una cosa che assomigliava ad una frase facevi una brutta figura, la gente ti diceva …hai copiato quello!…io se mi scappava qualche frase che ricordava qualche chitarrista mi vergognavo.
In generale comunque, non sono molto d’accordo, capisco che c’è molta gente che pur di suonare lo mette su le tribute band, è più facile così, ma è un discorso che non porterà mai nulla di nuovo nella musica. Io faccio sempre una battuta, che un giorno se le tribute band continuano a imitare qualcuno, alla fine non ci sarà più nulla da imitare e non si suonerà più.
Lo posso capire se uno suona per professione, allora se mi va tutto male e mi chiamano per suonare il liscio o in una tribute band io ci vado perché sono professionista e di mestiere so solo suonare, ma uno che suona per hobby dovrebbe suonare altra musica, o la propria, o magari provare a riarrangiare le cover”.
Ho visto che spesso suoni usando una tecnica fingerpicking..
“In realtà è una tecnica ibrida, ho cominciato a suonare l’acustica, ho suonato per due anni la chitarra acustica dal ‘66 al ‘68 ma la suonavo già come chitarrista elettrico, andavo a suonare vicino al ponte per avere delle sonorità più simili ad una chitarra elettrica, anche se mi piace ancora la chitarra acustica”.
Dal vivo la suoni mai?
“Si qualche volta, quando sono vicino casa o in teatro, stasera per esempio se ci fosse qui una chitarra acustica potrei suonare tre, quattro pezzi acustici”.
Qual è il tuo approccio con le chitarre? Nei concerti suoni quasi esclusivamente Fender Strato, sono chitarre customizzate o vai in un negozio, ne provi un po’ e poi compri quella che ti piace..
“A parte che adesso di chitarre ne ho abbastanza, e poi non faccio grosse modifiche sulle chitarre, faccio piccole cose, magari le rivernicio, oppure prendo dei pick-up da una vecchia chitarra e li metto su una nuova e viceversa, mi piace sperimentare sentire quali suoni vengono fuori. Per le cose grosse vado da un liutaio molto bravo di Treviso, si chiama De Santis”.
Cosa è importante secondo te per un buon suono? La chitarra, i pick ups, la mano del chitarrista?
“A parte la mano, ma neanche la chitarra, secondo me la cosa più importante sono gli speakers dell’ampli, poi viene l’amplificatore, poi viene la chitarra e poi il resto…se metti dei Celestion degli Alnico, il suono dipende da loro, dalla loro grandezza, poi viene tutto il resto, valvole, pick up eccetera”.
Purtroppo la chiacchierata con Tolo finisce qui, lo chiamano per mangiare un boccone e noi lo lasciamo andare. Abbiamo poi sperato che la cena fosse di suo gradimento e a giudicare da come ha suonato direi proprio di sì.
Per le note tecniche vi dico che Tolo ha usato in questo concerto un ampli Ampeg Diamone Blue (J-20?) che lui utilizza per andarci in giro, a detta sua non è il massimo, ma a noi che lo abbiamo ascoltato è sembrato decisamente buono.
Come effetti Tolo ha portato (e collegati nell’ordine) un MXR M-104 Distortion plus, un Marshall Master Drive con settaggio tipo Blues Lead Sound ed un Multi Chorus Multi-Voice Chorus DigiTech
Infine come sempre le chitarre impiegate, due Fender Strato.
Per chi vuole, potete contattare direttamente Tolo andando sul suo sito web: http://www.tolomarton.com/
Ciao a tutti
Mustang 65