Gli impianti voce nell'era Beat
Con questo mio modesto articolo, voglio completare la panoramica sulle attrezzature e strumenti utilizzati nell'era Beat, cioè anni 60. Gli impianti voce, conosciuti oggi come P.A. ma all'epoca venivano chiamati, poco professionalmente, "Camere Echo"( forse riferendosi alle vere e proprie stanze o grossi sottoscala utilizzati dagli studi di registrazione, dopo opportuna modifica con ostacoli acustici e pannelli fonoassorbenti strategici, per riverberare la voce del cantante che stava incidendo il brano, inviando un segnale amplificato debitamente ad un diffusore acustico e raccogliendone il segnale trattato dall'ambiente, con un microfono professionale, di solito a nastro ) furono utilizzati solo per le voci, poichè erano dotati di altoparlanti non adatti agli strumenti, specialmente basso elettrico ed organo.
I più usati per iniziare a suonare nelle balere o localini di allora , ma anche all'aperto, furono i Meazzi Factum, usati anche da qualche chitarrista, come me agli inizi, per suonare i brani degli Shadows, che usavano proprio un'echo Meazzi, ma in seguito uscirono gli amplificatori Meazzi modelli 555 e 777, con echo a nastro incorporato; i Factotum ci hanno accompagnato per i primi 2/3 anni della nostra nuova attività ed erano di una affidabilità oggi oserei dire sconosciuta, di solito però da soli 20 + 20 W con le loro 2+2 gloriose EL84 in doppio push-pull.


Poi uscirono, ma sul finire degli anni 60, gli impianti Krundaal della Davoli, lo stesso affidabili e un pò più potenti, con la stessa circuitazione, per lo stadio finale di potenza, degli Show II e III e stesse casse con gli speaker Electonic Melody Ciare M250-32C ( di quest'ultimi ve ne erano 2 per cassa , più 2 biconici più piccoli, per i medio-alti, M200-25C HF filtrati da un condensatore), che noi tutti conoscevamo, sia come circuitazione che come altoparlanti, ed usavamo già con gli amplificatori Davoli Show per le chitarre ed il basso, in più avevano un echo a nastro chiuso a bobina facilmente sostituibile, ma il nastro era molto più lungho del semplice anello chiuso del Meazzi ove bisognava anche farseli da soli con nastro ed adesivo trasparente, anche se quest'ultimo echo era dotato di più testine magnetiche :

Il TOP poi, cioè il raggiungimento del possesso ed il conseguente uso di un mito, visto usare dai più famosi cantanti dal vivo, specialmente nei Night Club, era l'impianto Binson composto da mixer a 4 oppure 6 ingressi a tre spinotti della Geloso, amplificatore finale, mono o stereo, con push-pull di EL34 ed il favoloso echorec II , tutti in color verde-oro e chiusi in contenitori a valigia in toled, l'echorec II a parte in un suo bauletto,, anche se le casse non erano proprio al top, con una forma trapezoidale e toled leggero da fonovaligia, ma i risultati erano quelli che desideravamo all'epoca. Poi ne uscì un modello a Rack, color grigio metallizzato, più pratico e professionale ( di cui io posseggo adesso l'echo modello 603 ); eccolo nella sua evoluzione e la dimostrazione dell'echorec II, usato pure dai Pink Floid nei concerti dal vivo:


Dimenticavo un particolare: i microfoni dovevano essere dotati di traslatore, poichè gli impianti erano con ingresso ad impedenza medio/elevata ( l'origine del tutto era stata nell'amplificazione di Parrocchie e dei Comizi di Piazza, ove si usavano i Geloso e gli RCF, quest'ultimi con traslatori incorporati ); i microfoni poi erano magnetici a "Biscotto", come si diceva allora, ed a nastro, marche più usate Geloso, RCF, Meazzi ed AKG, specialmente il modello D12 ( lo conservo come una reliquia da mettere sotto campana di vetro), poi si videro gli Shure modello 515, 545 e 565, ma già dotati di traslatore interno e presa a 4 poli Shure a vite e non Canon come adesso negli equivalenti SM 57 ed SM 58 , onde garantire il cambio d'impedenza, ove necessario:
