Riviste di chitarre: c'è da fidarsi?
<p>Pochi chitarristi per tre riviste (Axe, Chitarre, Guitar Club): è una situazione abbastanza paradossale quella dell'editoria specializzata italiana, soprattutto se confrontata con i mercati anglosassoni, americano in primo luogo (poche riviste per un sacco di musicisti). Questa situazione porta una polverizzazione delle risorse economiche delle testate, che devono spartirsi una torta molto piccola, a discapito della possibilità di fare investimenti sulla qualità. Ma l'aspetto più complesso è un altro... </p>
L'editoria italiana, soprattutto per quanto riguarda il settore delle riviste specializzate, vive di pubblicità. Il ricavato di edicola e abbonamenti è irrisorio in relazione ai costi di stampa e distribuzione. Da una simile situazione deriva necessariamente che gli inserzionisti non possono non avere un forte potere nei confronti della redazione.
Problema: lo stipendio del redattore è pagato non coi soldi dei lettori, ma col ricavato delle pagine pubblicitarie. Questo fatto costituisce un forte condizionamento della sua libertà.
Immaginiamo che la marca di chitarre McPuff (costosissime ma fatte male) acquisti una doppia a colori su 12 numeri di una delle riviste specializzate. Mi domando (e vi domando): come può il povero redattore scrivere che le McRuff fanno schifo senza sentirsi un verme nei confronti di chi gli paga lo stipendio?