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Le Fender FMI e il made in Japan

Le Fender FMI e il made in Japan

Agli inizi degli anni '80, sia la concorrente Gibson, ancora Norlin, sia Fender, ancora CBS, subirono l'attacco da parte del nascente fenomeno Vintage. In più Fender CBS subì la concorrenza di una sua recente creatura, Fender Japan, nata nel 1982 per fornire, a un pubblico di acquirenti affezionati, chitarre di buona fattura a prezzi più contenuti.

di FBASS 29 GIU 32
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Devo ricordare che le prime Fender prodotte in Giappone, oggi chiamate JV, erano marcate Fender in grande con alla destra Squier in piccolo, poi cambiata in Squier by Fender, con Fender in piccolo sotto e a destra, anche perché furono spostate molte produzioni in altre nazioni asiatiche. Solo il top rimase in Giappone, marcato semplicemente Fender.

Il 1 gennaio 1985 Fender fu venduta a un gruppo (di employees and investors) con a capo William (Bill) Schultz, uno dei vecchi collaboratori Fender, per la cifra di 12 milioni di dollari, cioè un milione di dollari in meno di quanto era costata a CBS nel 1965. Nacque così Fender Musical Instruments: FMI.

Per descrivere meglio il fenomeno delle due produzioni principali, a far luogo dal 1985, nascita di FMI, voglio fare un piccolo esempio di ciò che mi è capitato nel 1986.

Dovendo comprare una Fender di un modello medio/buono per il ritorno al ruolo di chitarra solista, dopo anni passati al basso, avevo deciso per una Telecaster Coustom. Nel negozio di Napoli ove mi fornivo tanto fecero, riempiendomi di chiacchiere, che me ne uscii trionfante con in mano una Contemporary Stratocaster Pewter made in Japan, secondo modello.

A suonare suonava bene, ma le mancava lo scodellino classico del jack (vero e proprio colpo al cuore per un fenderista convinto come me), aveva un solo potenziometro del tono per far posto allo switch del pickup humbucker e le tre molle del tremolo con relativo scasso/alloggiamento erano state sostituite da un sistema diverso, il secondo appunto, con regolazione dall'attaccacinghia anteriore. Ma il problema peggiore fu il bloccacorde, una vera cesoia per il Mi cantino:

Poi riuscii a passare alla agognata Telecaster, l'anno dopo. Fu allora che acquistai senza esitazione, dando in permuta anche la succitata Stratocaster, la Paisley Sunburst Telecaster made in Japan (indicazione riportata sul retro del manico, in basso).

Torniamo in tema, FMI iniziò il "rinascimento" Fender con le American Standard Stratocaster. Novità sostanziali introdotte: regolazione del manico Biflex, 22 tasti, ponte più massiccio con sellette più grandi e a blocchetto parallelepipedo con puleggina al posto del lamierino sagomato, non più le sei viti di fissaggio ma solo due perni dotati d'invito a doppio cono e con un'azione più incisiva sul brandeggio del tutto (anche se molti preferiscono il vecchio sistema a sei viti), pickup rimasti a poli livellati, attacchi e bloccacinghia di sicurezza, infine meccaniche chiuse con blocco tramite due pernetti e dado filettato lato corde, non più le Kluson classiche o quelle asimmetriche con scritta F maiscola in corsivo sulla cover.

All'inizio degli anni '90 c'erano due produzioni parallele, una USA e una Made in Japan. Queste ultime, prodotte da Fujigen (che produceva anche le Ibanez), all'inizio furono chiamate Fender Heartfield, poi Heartfield by Fender, per distaccarsi del tutto dopo solo qualche anno (cioè a cavallo tra il '92 e il '93) con produzione propria. Notevoli furono la Talon e alcuni bassi elettrici, specialmete il sei corde, rivale per un breve periodo del Yamaha John Patitucci Signature.

Concludo questo breve aticolo dedicato al decennio 1985-1995 con la rievocazione delle Flower, già prodotte a fine 1969 nell'era dei figli dei fiori.

Le Flower sono state ripescate negli anni 2000 anche con le acustiche, quest'ultime made in China, dotate di pickup e preamplificatore Fishman.

chitarre elettriche fender



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