Riviste di chitarre: c'è da fidarsi?
<p>Pochi chitarristi per tre riviste (Axe, Chitarre, Guitar Club): è una situazione abbastanza paradossale quella dell'editoria specializzata italiana, soprattutto se confrontata con i mercati anglosassoni, americano in primo luogo (poche riviste per un sacco di musicisti). Questa situazione porta una polverizzazione delle risorse economiche delle testate, che devono spartirsi una torta molto piccola, a discapito della possibilità di fare investimenti sulla qualità. Ma l'aspetto più complesso è un altro... </p>
L'editoria italiana, soprattutto per quanto riguarda il settore delle riviste specializzate, vive di pubblicità. Il ricavato di edicola e abbonamenti è irrisorio in relazione ai costi di stampa e distribuzione. Da una simile situazione deriva necessariamente che gli inserzionisti non possono non avere un forte potere nei confronti della redazione.
Problema: lo stipendio del redattore è pagato non coi soldi dei lettori, ma col ricavato delle pagine pubblicitarie. Questo fatto costituisce un forte condizionamento della sua libertà.
Immaginiamo che la marca di chitarre McPuff (costosissime ma fatte male) acquisti una doppia a colori su 12 numeri di una delle riviste specializzate. Mi domando (e vi domando): come può il povero redattore scrivere che le McRuff fanno schifo senza sentirsi un verme nei confronti di chi gli paga lo stipendio?
A quanto saggiamente scritto da Woody B., vorrei aggiungere due aspetti, ovvero che le riviste estere (come ad esempio Guitar Techniques) sono molto più didattiche, ed in alcuni casi (come ad esempio Fingerstyle Guitar) sono specializzate in determinati settori. Magari, ricalcando questi modelli stranieri, visto che le capacità per farlo ci sarebbero, si otterrebbero maggiori proventi dalle edicole e ci si potrebbe un po' svincolare dai vincoli pubblicitari. Di tutto ciò si gioverebbero, a mio parere, sia le riviste che i loro lettori.
Ciao Woody,
purtroppo penso proprio che non ci si possa fidare ciecamente.
Deve comunque essere rispettato il lavoro è l'impegno dei giornalisti e redattori, che come tutti, devono guadagnarsi la pagnotta.
Il mio atteggiamento nella lettura di una rivista è di ottenere una semplice informazione di massima, per essere informato che esiste un modello di chitarra con certe caratteristiche, leggere la prova dello strumento, avere un dettaglio delle caratterischiche e del prezzo di massima.
Con queste informazioni poi una persona può andare nel negozio di strumenti (quando interessato veramente) e provare lo strumento di persona, magari prendendo spunto dalla prova fatta sulla rivista.
Sicuramente un alto numero di prove, renderebbero più "utili" le riviste dando un'informazione ampia e dettagliata.
Ciao, RicoBlues.
le prove sono (o dovrebbero essere) uno dei punti forti delle "nostre" riviste (parlo da lettore): non molti di noi hanno la fortuna di poter provare in maniera decente - e questo e' un discorso a parte - una grande varieta' di strumenti e modelli. Ogni informazione vale oro, soprattutto se fornita da persone serie e competenti. Ovviamente essere seri e competenti non e' sufficiente per campare, quindi diamo per scontato che i commenti delle prove andranno quantomeno... interpretati. Capita infatti molto (MOLTO) raramente di sentir parlare male di uno strumento. Ma sono tutti cosi' ben fatti? O, in ogni caso, il rapporto q/p e' sempre cosi' vantaggioso per l'acquirente? Non mi sembra verosimile. A mio avviso un modo per decifrare i risultati delle prove puo' consistere nel "peso" degli aggettivi: quando sono superlativi e frequenti, al limite dell'entusiasmo, devono per forza avere piu' di qualche fondamento. Quando sono "timidi", o volutamente e sapientemente evitati, c'e' di sicuro qualcosa che non va. E se capita di leggere di qualche perplessita'... AAAAGH! Pussa via. Deve essere veramente qualcosa di serio.
Ciao!
Oliver
Una volta c'era una rivista fatta molto bene e si chiamava "Fare Musica". Le prove erano obiettive, a volte c'era anche qualche critica, belle anche le recensioni dei dischi, anche qui anche con dei bei votacci meritati. Bella l'impaginazione, belle le foto, ben scritti gli articoli. Poi Fare Musica è via via peggiorata, fino a morire.
Ditemi perchè io dovrei spendere oltre diecimila lire per riviste
1) di PESSIMA qualità dal punto di vista grafico. Impaginazione da bollettino parrocchiale, foto sfocate, spesso in bianco e nero.
2) di ORRIBILE redazione. Le prove si limitano alla mera, pedissequa, quasi irritante, didascalica descrizione del prodotto. Non UN BRICIOLO di pensiero critico.
3) di NULLO valore informativo. Pochissime interviste, recensioni acritiche di pochissimi dischi scelti a casaccio.
Se costassero 2 euro, non mi lamenterei e probabilmente ogni tanto le comprerei.
Ma visti i prezzi, mi sento preso in giro ogni volta che ne sfoglio una.
Si tratta palesemente di fotocopie (pure brutte) delle note stampa e dei catalogi dei vari Casale Bauer, Aramini...etc.
L'unica cosa positiva, la presenza di qualche lezione di tecnica musicale, con partiture e qualche buona idea.
Però, che tristezza ragazzi.
essendo un bassista, vivo una condizione peggiore, nel senso che come tutti sanno in Italia non esiste una rivista dedicata, né mai potrà esistere senza fallire per una questione di numeri.
Quindi leggo spesso Bass Player (un autentico salasso finanziario) nota rivista americana, ho letto riviste americane dedicate alla chitarra, leggo regolarmente Quattroruote ecc.
Il punto è che non trovo una grande differenza tra Guitar Club, Bass Player o Quattroruote, perché tutte e 3 le riviste non possono sopravvivere senza pubblicità, e gli inserzionisti sicuramente influenzano in qualche modo gli articolisti. Del resto non ho mai sentito un d-jey dire che un pezzo fa schifo, e non mi risulta che i d-jey scelgano la scaletta.
le riviste specializzate non possono essere obiettive, ma possono (e bene o male tentano di farlo) dare informazioni e anteprime, ma a me personalmente interessano solo le informazioni "tecniche", le impressioni e i commenti no, anche se fossero obiettive sarebbero comunque personali.
Su Internet, per esempio su un" target="_blank" rel="noopener noreferrer" style="color:#000; font-weight:bold; text-decoration:none; border-bottom: 2px solid #ff6600;">link sito a casoaccordo.it>, l'accesso è semplice, e chi posta un articolo palesemente infondato si becca tutte le rispostacce del caso. Cosa aspettate? :-)
Io mi occupo di pubblicità su carta stampata. Quotidiani più che altro. E più di una volta mi è capitato di assistere proprio a quello che Woody ritiene impossibile, ovvero che un cliente venisse bistrattato dalla redazione. Questo è possibile perchè i giornalisti basano la loro professione su alcuni diritti inviolabili, primo tra i quali proprio la libertà di non essere condizionati dall'editore o dalla concessionaria. Ovviamente, se l'editore, il giornalista e la concessionaria coincidono (piccolissime testate) allora quello che tu dici non solo è probabile, ma certo.
Aggiungerei ancora che COMUNQUE, una rivista che sparasse sempre a zero sulle aziende e sugli importatori, sarebbe libera e sincera, ma avrebbe vita breve... chi citava l'ottimo FARE MUSUCA?
I giornaliisti "in teoria" basano la loro professione su diritti inviolabili. In realta' *non esiste* testata (salvo il no profit ovviamente, quindi metteteci pure Accordo come dice Alessio) in cui esigenze diverse dalla cronaca non condizionino i contenuti. (per la cronaca: sono in possesso di una tessera di "giornalista professionista") .
Quanto a Fare Musica, che ho seguito dal primo numero (e che ha pubblicato fior di marchette come tutti gli altri) la sua fine e' legata a un chiaro errore strategico, altro che test senza peli sulla lingua. Vediamo di non creare miti tanto per il gusto di farlo.
Non creiamo miti giusto per il gusto di farlo, ma pur con tutti i suoi difetti ( e negli ultimi tempi, quando cercava di assomigliare più a Rockstar, FM era una rivista palesemente morente), Fare Musica *secondo me* resta una spanna sopra le attuali. Anche nelle idee che aveva, come "Indipendenti", che per molti è stata l'unica possibilità di ricevere delle recensioni/consigli per i propri demo.
O se non altro, semplicemente per la veste grafica.
Che in un magazine non è un dettaglio secondario.
Letti in una nota rivista italiana per chitarristi.
All'interno della recensione di una Fender Stratocaster '57 Reissu: "...... manico e tastiera sono in acero, con 21 tasti di medie dimensioni, dot neri (ma dai! - n.d.a.)......notare la regolazione del manico accessibile dalla parte della mascherina dei pickup (ma davvero? - n.d.a.) ..... praticamente la regolazione può essere effettuata senza smontare le corde (devo dirlo al mio liutaio! - n.d.a.).....il body è di tipo contoured, caratteristica che leggiamo anche sulla paletta (wow! - n.d.a.)...... i magneti ripropongono in modo quasi fedele le caratteristiche originali del periodo (li compro!!! - n.d.a.)".
Nella recensione del Peavy Wiggy si raggiunge addirittura la sfrontatezza.
"...se (il nome di Zappa - n.d.a.) non vi dice nulla, vi possiamo consigliare di posare la chitarra e darvi ad una serie di hobby alternativi, come l'uncinetto o la raccolta di tappi di bottiglia.....gli amplificatori allo stato solido possono benissimo, se adeguatamente progettati, comportarsi timbricamente come i valvolari, senza averne la fragilità, l'instabilità e l'inafidabilità, e chi ha mai posseduto un accrocco a valvole sa a cosa mi riferisco. Se poi qualcuno pensa che io parli da sprovveduto, tenga presente che oltre che chitarrista sono anche progettista elettronico...."
Vani ulteriori commenti.
Scusa, ma perche' non citi la fonte e non ti registri?
Sono responsabile da almeno dieci anni del coordinamento dei test di strumenti pubblicati su Chitarre.
Vorrei innanzitutto ringraziare Accordo per aver favorito la nascita di questo sondaggio, che trovo molto utile sia per chi legge che per chi scrive.
A proposito di quanto emerso dai vari interventi (che mi sembra si compensino egregiamente tra di loro) vorrei dire un paio di cose.
In questo momento, per fortuna, il nostro stipendio non dipende cosi' direttamente dal denaro degli inserzionisti.
La politica scelta da Chitarre per affrontare il rapporto con i distributori di strumenti e' da sempre quella della massima obiettivita' abbinata al rifiuto della classica 'libidine da stroncatura'. Per quanto ci riguarda preferiamo non ricevere o rimandare indietro senza parlarne uno strumento che per scarsa qualita' o difetti particolari non merita di essere 'consigliato' a chi legge. Questa e' la ragione per cui su Chitarre e' "raro che si parli male" di qualche oggetto, anche se carenze e piccoli difetti continuano ad essere evidenziati.
Per quanto riguarda le riviste estere, e' discutibile che siano piu' focalizzate sulla didattica (e Guitar Player? Guitar World?) e, al contrario, la sensazione e' che siano piu' ricercate le notizie e i test degli strumenti o comunque articoli 'tecnici'.
Mi sembra inutile rispondere a chi cita cose come "pessima grafica", "orribile redazione", "nullo valore informativo", perche' non si capisce bene a quale rivista si riferisce e comunque si entra in un piano totalmente soggettivo.
Spero che questo intervento non sia troppo tardivo per raccogliere altri commenti.
Stefano Tavernese
Stefano,
sono io quello che criticava tanto aspramente. (Premetto che non ho nessun legame con nessuna rivista o altro, ed esprimo soltanto un mio appassionato parere da utente/consumatore)
In realtà le mie critiche erano indirizzate soprattutto a Guitar Club. Essendo un bassista, tra le riviste italiane quella che offre un po' più di articoli sul basso mi sembrava GC.
Comunque ho deciso di fare un mini-test basato solo su dati oggettivi, sono andato in edicola e per la modica spesa di euro 14 e rotti ho comprato Axe, Chitarre e Guitar Club. Ecco alcuni dati che mi piacerebbe divenissero oggetto di discussione.
Guitar Club (maggio).
5 euro.
96 pagine, di cui 12 di pubblicità.
Quando mi riferisco alla qualità della rivista, guardatevi ad esempio la foto degli Strokes a pagina 10, quella di Janis Joplin a pagina 29, Mistonocivo a pagina 38, Subsonica pagina 41, Status Quo pag. 43, i bassi ibanez a pagina 52 (PIXELATI !), il Peavey Piggy a pag 64, Gianni Rotondo e Armando Corsi pagg.68 e 69.
Ripeto il prezzo, 5 euro.
Prove Strumenti? “Raggi X”
Ibanez: i bassi elettrici del 2002. Non una parola sola su come suonano.
Fender Strato Vintage & Custom Shop. Idem.
Gibson ES 175D vs Heritage. Idem.
Tra l’altro gli articoli “Raggi X” non sono neanche firmati.
Questi secondo voi sono “raggi X”? Descrizioni di quante manopole, che potenziometri, di che materiale, il colore?
Axe (maggio).
Euro 4,50.
65 pagine, di cui 11 di pubblicità.
Qui c’è una prova davvero seria “Testando Testate”. Si mettono a confronto alcune testate, la prova è esauriente, si dice persino con che chitarre è stata effettuata la prova...e l’articolo è corredato di foto interessanti.
Anche il Test dell’Hot Plate THD è esaustiva (si dice persino che “scalda molto”, anche qui c’è l’elenco delle chitarre usate...etc. Idem per la prova delle Gretsch, vengono persino indicati gli amplificatori.
Tutte le prove, naturalmente, sono firmate.
Chitarre. (giugno)
Euro 4,65 con supplemento Classica (31 pagine, bianco e nero).
98 pagine di cui 18 di pubblicità (accorpate quattro finte mezze pagine). Sorpresa ! Anche qui un’intervista a John Paul Jones (come su Guitar Club di Maggio), colle stesse foto (ma vabbè, sarà la cartella stampa). A differenza di Guitar Club, però, l’articolo è corredato da trascrizioni di riff. (bene!), come del resto tutta la rivista.
Le prove. Quella del Vox, 4 pagine, è esaustiva e non si limita alla sola descrizione, ma indica imressioni di suono con addirittura i “pro” e i “contro” , e chitarre usate nel test, etc. Idem le altre.
Tutte le prove sono firmate.
Saluti, Pietro.
Premetto che sono anni che non compro più assiduamente riviste chitarristiche, leggendo il riepilogo di Petro però ho sorriso pensando a quanto ricordasse ciò che pensavo di entrambe le riviste qualche anno fa (ed il motivo per cui ho perso anche l'interesse), credo che GC sia un caso emplematico, una decisione a partito preso di NON dare minimo peso al cliente in cerca di prove tecniche, qualche intervista fugace e qualche trascrizione approssimativa... come se il lettore non avesse tempo o voglia di soffermarsi ad approfondire... andrebbe ribattezzata Bignami Club, e come ex studenti sappiamo un po' tutti che valore didattico potesse avere il Bignami ;-)
Di Axe ricordo dai primi numeri una pignoleria maniacale sui test, ricordo peste e corna da parte di una nota casa nostrana fatta a pezzi da mille piccoli difetti esposti in una loro prova (dalla vite non perfettamente allineata alla microcrepa nel joint manico corpo) e un lento decadimento di questa linea editoriale in favore di un taglio più commerciale.
Infine Chitarre, beh, ricordo che era il 93 circa, comprai sulla base di una entusiastica recensione una Zoom 9150 (quella sponsorizzata da Brian May e Malmsteen con la valvolina) che definire completamente fuori dal mondo è puro eufemismo, ricordo trascrizioni talmente sballate che inserendo le partiture nel sequencer (nel caso qualcuno nutrisse dubbi sull'analfabetismo musicale del lettore ;-) non si capiva neanche che brano potesse essere... ho letto questi commenti proprio perchè ritenendo da un decennio, chitarre, la più scadente rivista musicale mi sono stupito quando ho letto che è risultata essere la più affidabile in opinione dei lettori... credo che acquisterò un nuovo numero, sono proprio curioso di vedere fino a quanto il mio metro di giudizio coincida con la media nazionale... sicuramente non mancherò di esprimerlo su queste stesse pagine.
Saluti
Robyz