PRS Studio - Chitarre settembre 2011
La ricerca della versatilità è stata un fattore determinante nell'evoluzione della chitarra elettrica negli ultimi decenni e senza dubbio Paul Reed Smith è uno dei pionieri in questo campo. Quando arrivarono sul mercato, le sue prime chitarre fecero scalpore per la scelta di compromesso fra i due grandi mondi, quello Fender e quello Gibson, creando immediatamente una divisione fra pragmatici e tradizionalisti, come spesso avviene nell'ambiente chitarristico.
Una scala dalla misura a metà fra Fender e Gibson, pickup dal timbro versatile ma non troppo personale, costruzione impeccabile e grande comodità. Un quarto di secolo fà improvvisamente era quasi un obbligo per i professionisti possedere una di queste PRS, un modo per dimostrarsi aggiornati e in grado di affrontare qualsiasi situazione, magari in abbinamento a un piccolo, potente Boogie.
A distanza di tempo e dopo un sostanzioso ritorno dei gusti generali verso strumenti e suoni più caratterizzati, la casa americana presenta un catalogo in cui la versatilità viaggia di pari passo con design e timbriche molto più tradizionali e indirizzate. Basti pensare alle McCarty, alla lunga battaglia legale (vinta, fortunatamente) per poter utilizzare liberamente la forma single-cut, alla definizione di un vero e proprio modern vintage in grado di solleticare musicisti e collezionisti.
Ancora oggi possedere una PRS è motivo di prestigio, persino nel caso delle linee più economiche, intelligentemente gestite senza mai rinunciare ad alti livelli di qualità.
Il modello Studio presentato quest'anno riprende il filo della filosofia originale di Paul Reed Smith offrendo un'elettrica che promette di rispondere a quasi tutti i desideri del chitarrista esigente. Un manico veloce, la classica e affidabile leva PRS, un set di pickup particolarmente elastico, tutto contribuisce a creare un quadro invitante, come ben descritto sulla rivista di settembre. In particolare, i pickup Narrowfield - pur non rappresentando certo il primo caso di dual-coil in formato 'ristretto' - risultano convincenti nel ruolo di trait d'union fra mono-bobina e humbucking tradizionali, come risulta evidente nei video di Simone Gianlorenzi.