Nascita della Fender Mustang
Era la fine dell'anno 1964, Leo Fender si era ormai convinto che gli restasse poco da vivere, ma continuava a produrre strumenti e modifiche agli stessi. Aveva da poco prodotto la Duosonic II, ma sentiva che mancava qualcosa allo strumento, quindi vi aggiunse un complesso ponte fluttuante molto simile al Jazzmaster (cambiavano solo le sei sellette) e una vibrola che alloggiava sulla stessa mascherina metallica e non a parte, quindi richiedeva una leva molto più corta. La chitarra che ne uscì fuori venne chiamata Mustang.
Quando Leo vendette l'azienda a CBS nel gennaio 1965, aveva già accumulato una richiesta di fornitura mondiale di questo modello che ammontava a circa 150mila chitarre, poiché era uno strumento dal prezzo contenuto e presentava tutte le caratteristiche che i giovani chitarristi dell'epoca richiedevano.
Era a scala 24 pollici come la Duosonic II e la Jaguar, ne aveva anche lo stesso manico a 22 tasti pure se con i dot e non i rettangoli in abalone del modello superiore. Era anche priva del filetto bianco della sorella maggiore, ma aveva in più il controfase della Duosonic II, di cui la Jaguar era invece priva. Non aveva pure lo stoppacorde della Jaguar, ma costava meno della metà.

Ecco il particolare del ponte-vibrola di nuova concezione, all'epoca. Molti chitarristi preferiscono oggi le semplici sellette cilindriche della Mustang a quelle multirighe con due vitine a brugola del ponte Jaguar-Jazzmaster.

Personalmente ne ho avute due del periodo, ma la versione Competition con tre fasce inclinate di colore leggermente diverso era sempre rimasta nella mia mente e nel cuore di molti altri chitarristi-studenti di allora, tanto da farla ricomprare a molti, compreso me, quando ne è uscita la riedizione made in Japan. Ottima, anche se dai colori un po' più brillanti per via della verniciatura diversa e con le meccaniche Kluson cromate e non in plastica bianca come le vecchie made in USA.
Eccomi in una foto al Dopolavoro Ferroviario nel 1982 con la made in USA e amplificatore Ampeg Gemini VI alle spalle.

Era la chitarra preferita dal solista della prima formazione degli Status Quo e da Kurt Cobain, anzi, Fender ne fece una versione più moderna e con il body più asimmetrico proprio per lui, la Jagstang. Altra modifica erano il pickup humbuker dritto al ponte e quello al manico con i poli che uscivano fuori dalla cover in plastica.