Hammondologia - Parte 02
Continuiamo con la nostra cavalcata hammondistica. Questa volta, ci occuperemo di quel minimo blocco di nozioni indispensabili al musicista per lavorare con i drawbar, cioè i nove tiranti che permettono di governare il volume di altrettante armoniche (quasi) sinusoidi utilizzate per produrre le classiche timbriche - i "settaggi" - dell'organo elettrofonico.
Come dicevamo la volta scorsa, non è questa la sede per placare sete di feticismo hammondistico: per quello che ci riguarda, perlomeno in queste pagine, l'Hammond e i cloni corrispondenti sono un tipo di tastiera con cui è possibile suonare un certo tipo di musica, con un certo tipo di espressività; sapere quanti bulloni li tengano in piedi o discutere della differenza tra componenti in carta e cera o componenti più recenti (o, peggio ancora, tra fili rivestiti in cotone o inguainati in plastica) ci lascia completamente indifferenti.

Tra l'altro, in rete c'è già una marea d'informazioni relative a questo tipo di peeping/lurking.
Quello che invece ci interessa è mettere sul tavolo operatorio le caratteristiche funzionali che è necessario saper controllare per "suonare" lo strumento con profitto all'interno di un contesto rock-pop-blues. Il lettore smaliziato avrà sicuramente notato che non abbiamo incluso il jazz nell'elenco dei generi musicali hammond addicted: da questo punto di vista, il criterio discriminante che abbiamo adottato è "la differenza tra chi suona le tastiere stando seduto - magari "pedalando" a tutto spiano per il walking - e chi suona le tastiere, tutte le tastiere, in piedi". ;-)
Detto questo, l'argomento di oggi è relativo al funzionamento dei drawbar, i misteriosi nove tiranti tricolore (bianco, marrone e nero) con cui si compongono le timbriche.
Buona visione.
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