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M-Audio Keystation Mini 32

M-Audio Keystation Mini 32

Un controller è un controller è un controller… fino a questo punto, non ci piove. Il problema inizia a porsi quando occorre definire la corrispondenza “controller-utente”, cioè capire quale sia la miglior “periferica d’inserimento dati” in base alle caratteristiche peculiari del musicista. Da questo punto in poi, ha inizio una giungla di opzioni che può letteralmente destabilizzare il musicista meno esperto, portandolo - nella migliore delle ipotesi - a compire un acquisto sbagliato o - nella peggiore delle ipotesi - facendolo dubitare delle proprie capacità musicali. Il discorso diventa ancora più complesso (se ne è parlato tra gli Accordiani, in più di un’occasione…) quando la periferica in questione è una tastiera, una serie cioè di interruttori on/off più o meno abilmente mascherati da tasti bianchi e neri…

di Enrico_Cosimi 12 DIC 7
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Per loro natura, le tastiere MIDI/USB devono essere in grado di convertire l’esecuzione del musicista in corrispondenti codici di controllo che fanno riferimento all’ormai storicizzato protocollo MIDI: dinamica di tastiera (quanto forte si preme un tasto), numero e qualità delle note premute (che cosa si intende suonare), durata degli eventi (per quanto tempo le note rimangono premute), eventuale pressione successiva all’esecuzione delle note (il tanto vituperato channel aftertouch…). A tutto questo, deve poi essere aggiunto il blocco dei possibili controlli “esterni” alle note bianche e nere vere e proprie: pitch bend, modulation wheel, controlli rotativi, encoder, pad, interruttori, fischietti, campanelli… insomma, un inferno di possibili regolazioni che dovranno trovare preciso riscontro nella qualità/quantità dei codici inviati al programma che si intende utilizzare.

Altro punto debole del sistema: fino a qualche anno addietro, era necessario convincere il computer a lavorare con la periferica esterna, cercando di fargli inghiottire uno o più driver di controllo con cui istruire il processore nei confronti della periferica stessa; se il driver non era installato correttamente o - peggio ancora - se non era costantemente aggiornato, la periferica diventava immediatamente trasparente nei confronti del processore, che a quel punto faceva finta di non vederla - per la massima frustrazione del musicista. Da qualche tempo a questa parte, tutto ciò - almeno questo… - è solo un brutto ricordo e, perlomeno nel Mac OsX, ormai le applicazioni CoreAudio fanno riferimento di sistema direttamente alla possibilità di gestione USB. Questo significa che, tanto la Keystation Mini 32 oggetto di queste pagine virtuali quanto qualsiasi altra periferica di controllo può essere a tutti gli effetti ascritta alla filosofia plug and play. Senza altri grattacapi.

Rimane ancora un grosso problema che deve essere affrontato: in base all’attitudine del musicista (pianista classico, tastierista, hammondista, frequentatore saltuario della tastiera, semplice “spingitore di tasti”), sarà necessario identificare il tipo di tastiera stessa: parametri come peso del tasto, dimensioni standard o mini, estensione utile, taglio waterfall o profilo a ricciolo hanno senso se analizzati in funzione dell’impiego finale. Prima di lanciarci nella descrizione della Keystation Mini 32, vi sottoponiamo - con un pizzico di malizia - un veloce specchietto riassuntivo:

  • Tasto pesato di tipo pianistico; richiede, per l’uso corretto, una muscolatura che si acquista in anni di studio. Il controllo ottenibile è ovviamente notevole, garantito proprio dalla massa meccanica che deve essere messa in movimento - di solito, dovrebbero bastare 250 grammi di spinta per far suonare il tasto centrale del pianoforte a coda, ottenendo un mezzo forte - ma, proprio per lo stesso motivo, è difficile dosare con accuratezza tutte le escursioni dinamiche previste dal sistema. Come al solito, se la tastiera pesata/pianistica è realizzata in economia, sarà molto più difficile da suonare di un normale pianoforte a coda. Insomma: il tasto pesato è pratico per il pianista che ha studiato, risulta utile per simulare esecuzione di tipo, appunto, pianistico, ma può essere assai impegnativa nella gestione di tutte le altre timbriche più o meno sintetiche. Per non parlare del potenziale rischio di lesioni che le mani possono riportare facendo - ad esempio - dei glissandi hammond style sul tasto di pianoforte.
  • Tasto semipesato; è il frutto degli ultimi anni di ricerca commerciale: un tasto che ha le dimensioni esterne pianistiche, con tanto di riccioletto finale, ma che pesa molto meno, diciamo a metà strada tra la morbida synth action e l’inesorabile durezza avorio/ebano di pianistica memoria. Riccioletto a parte, è un buon compromesso per i musicisti militanti che devono affrontare gig dopo gig con la certezza di poter combattere con pianoforte, archi, brass, synth, effetti… tutto da un unico strumento. Nessuna delle applicazioni risulterà perfetta, ci sarà un compromesso generico, ma il risultato sarà più che accettabile.
  • Tasto synth action: è un tasto “vuoto”, cioè non pesato internamente. Il vantaggio immediato è che si diventa più veloci… faticando meno, anche musicisti dalla muscolatura meno sviluppata possono eseguire fraseggi e armonizzazioni complesse senza rischiare la tendinite. Come è ovvio, da una parte si vince e dall’altra si perde: il controllo assoluto, indispensabile per le esecuzioni pianistiche, sarà difficilmente raggiunto sullo scivoloso tasto synth action. Per tutto il resto, invece… disco verde!
  • Tasto “compresso”: è una curiosa dimensione, pionierizzata tra gli altri da Alesis con il suo modello ION; passo e profondità del tasto sono di poco inferiori a quelli standard e, da una parte, si raggiunge con maggior facilità un’estensione ampia, ma dall’altra si perde l’accesso alle “posizioni interne”, quelle cioè in cui la mano deve destreggiarsi maggiormente con i tasti neri. Ovvio che qualche millimetro in meno possono fare la differenza, specie nel caso di utenti che non debbano combattere con Franz Liszt, ma solo con un veloce inserimento dati.
  • Tasto “mini”: una volta, tanti anni orsono, erano i tasti delle melodiche, degli organi ad ancia, delle tastiere iperportatili con cui si girava di aula in aula per fare lezione di educazione musicale… Poi, senza pretese di storicità, è arrivata KORG con il suo microKORG e le tre ottave di tastiera ridotta: di colpo, tutti i musicisti che non avevano necessità di fraseggiare alla Rick Wakeman, hanno capito quanto poteva essere comodo (e economico) lavorare con tasti di dimensione compressa, comunque funzionali, adattissimi a gestire una parte di synth e - specialmente - all’inserimento dati all’interno di un software DAW. Non è un caso, considerazioni commerciali a parte, che la quasi totalità dei MIDI/USB controller per laptop sia concentrata su questo taglio dimensionale.

In pratica, scegliere la propria tastiera è questione di: dimensione del tasto, peso del tasto, estensione necessaria. Se a questo si aggiunge la necessità d’estrema portatilità a prescindere dall’estensione, ecco che stiamo velocissimamente identificando un preciso settore merceologico in cui è la velocità d’utilizzo ad avere la meglio: un cavo USB, il portatile, il programma e via con la creatività…

A questo punto, fate entrare Keystation Mini 32.

Keystation Mini 32
E’ un keyboard controller di dimensioni assai contenute - due ottave e mezza di tasti mini - che, con profilo appena più alto dell’ingombro “tipo” di un qualsiasi laptop, trova naturalmente posto davanti alla trackpad, per facilitare tutte le funzioni d’inserimento note all’interno dei vari programmi DAW Audio/MIDI. Lo strumento è fornito in bundle con una versione semplificata di Sibelius First (il popolare programma di notazione musicale che fa parte del bouquet AVID, come M-Audio e ProTools). Le caratteristiche di base dell’apparecchio parlano chiaro: oltre ai 32 tasti sensibili alla dinamica, sono disponibili due tasti gommosi per il pitch bend up/down, un terzo tastone per innescare il comportamento di modulation, due tasti octave +/-, un Sustain Button, un rotary control per il Volume e (attenzione…) un Edit button con cui accedere alle pagine di personalizzazione. Come è ovvio, vista la natura “non dinamicamente variabile” dei tastoni gommosi, l’escursione del pitch bende deve essere definita in Edit Mode.

L’installazione può avvenire, in maniera indolore, nei due ambienti principali Mac/PC o, alternativamente, su iPad tramite connettore Camera Kit; nei casi canonici in cui ci siano più periferiche USB collegate, è comunque preferibile utilizzare un hub USB alimentato, in modo da non gravare sulle ridotte capacità energetiche del laptop.

 

Edit Mode
Andiamo per ordine. L’escursione di Octave Range è configurabile tra un minimo di +/-1 a un massimo di +/-4 ottave e, come per tutte le altre funzioni regolabili, l’intervento sul valore di parametro è fatto utilizzando i 32 tasti come “inseritori di valore presettato”; in pratica, si sceglie il parametro e se ne definisce il valore in base al tasto che viene premuto (le prime volte, è facile sbagliarsi, ma poi tutto diventa pratico e, sopratutto, economico…). Oltre allo spostamento di ottava, si può trasporre la tastiera di semitono in semitono; la gestione dei program change tanto come incremento/decremento, quanto utilizzando i tasti bianchi e neri in stile tastierino numerico; nessuna delle due procedure è immediata e - per certi versi - conviene digitare direttamente all’interno del programma il PC Number desiderato, per tutte le altre condizioni d’emergenza, si può lavorare direttamente su Keystation Mini 32 (è gestito il bank change MSB/LSB). Lo stesso discorso relativo alla congruità delle operazioni da pannello o da monitor può essere fatto a proposito della selezione di MIDI Channel; in tutti i casi, è rassicurante sapere che, dalla plancia della Mini 32, si può cambiare canale MIDI, definire una richiesta di MIDI Tuning, inviare controlli di Modulation (con incremento assegnabile), Volume, Pan/Balance e Portamento. Come gestire la quantità di modulazione? Come far quadrare i conti nel confronto tra mod wheel a posizione liberamente specificabile dal musicista e mod button gommoso con solo un on/off? Semplice: utilizzando una Ramp Rate, cioè una sorta “d’inviluppo per il valore trasmesso”, che può essere configurata in base alla velocità di crescita richiesta; ci sono quattro rate (lenta, meno lenta, veloce, nessuna rampa) con cui passare in rassegna progressiva tutti i valori intermedi che separano la posizione minima da quella massima. E per il Pitch Bend? Stesso discorso: anche in questo caso, una volta definito il valore d’escursione corrispondente alla massima posizione (cioè il bend range), si può sfruttare una pitch bend rate con cui “muoversi”.

La Key Velocity, complice la natura meccanica dei mini key, può essere controllata in punta di dita dal tastierista e facilitata, nella sua gestione, mediante la scelta di diverse curve di risposta; sono disponibili comportamenti; low, normal, high (differenziati per tipo di pesatura), stepped (alterna solo 127 e 100, utile per programmare la batteria elettronica) e fixed (con specifica libera della key velocity fissa desiderata). Il Sustain può lavorare in Gate Mode (la nota rimane fintanto che il musicista tiene schiacciato il tasto Sustain) o Toggle (una pressione per innescare il sustain, una seconda pressione per chiuderlo).

In uso
Il tastino mini può dare anche ai normodati (absit iniuria verbis) l’ebbrezza di raggiungere le decime, le undicesime e, con un minimo di sforzo, le dodicesime sulla tastiera. Intervalli a parte, con un poco di pratica, si fraseggia velocemente e si accompagna anche con accordi intricati; i contorsionismi e gli equilibrismi sono ben ripagati dalle compatte e trasportabilissime dimensioni di Mini 32 che, veramente, trova posto in qualsiasi zaino. La sua lunghezza è superiore a quella di un classico laptop 15”, ma già in una borsa 17” è facile ospitare simultaneamente computer e tastiera…

Dal punto di vista funzionale, nulla da dichiarare: plug and play reale, con possibilità di lavorare direttamente nella pagina del programma per tutte le configurazioni pratica on track di canale MIDI, trasposizione, eccetera; in alternativa, con un minimo di concentrazione, si raggiunge velocemente il parametro desiderato e il valore corrispondente.

Se il vostro futuro è on the road (o, più prosaicamente, on the train su e giù per la penisola), Keystation Mini 32 potrebbe farvi molto comodo…

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