Two Rock Gain Master 35 - Chitarre febbraio 2012
Un piccolo, grande, amplificatore valvolare con chiari debiti culturali nei confronti di archetipi storicizzati (Leo sorride dall’alto, ma anche Howard Dumble potrebbe avere qualcosa da dire…). Non a caso il marchio figura fra i preferiti in assoluto da chitarristi come John Mayer, Joe Bonamassa, John Scofield.
Doppio canale regolabile nei volumi d’ingresso e d’uscita, unica sezione d’equalizzazione con duplici funzioni push; non è difficile governare il funzionamento dell’apparecchio – anzi, da questo punto di vista, uno strumento di questo genere è quello che ci vuole per imparare a sfruttare la delizia del dual channel… - ma è sempre necessario tenere presenti i limiti funzionali del sistema, per non trovarsi schiacciati con tutte le regolazioni al massimo. Se il vostro obiettivo è la fusione termonucleare dell’ascoltatore, se suonate abitualmente in Do con un taglio sotto al pentagramma, questo non è l’ampli per voi. Qui è necessario avere orecchie che funzionano, gusto, voglia di sperimentare e coraggio di confrontarsi con un sistema che – a parte la comodità Input/Gain Output/Master, non concede nulla alle frivolezze del mercato.
Come dire: ci vogliono dita, feeling, coraggio, gusto, struttura, tocco e sperimentazione per tirar fuori dalle tre 12AX7 e dalle 2 6L6 tutta la poesia elettrica che ci si deve aspettare da un piccolo mostriciattolo di boutique. Lavoro impegnativo anche per il nostro Gianlorenzi.
Sweet dreams aren’t made of this?
Ciao!
E' davvero bello poter ascoltare la voce degli strumenti o degli amplificatori che Chitarre recensisce ogni mese ed è una delle grandi possibilità offerte dall'unione tra la rivista e Accordo.
Ogni articolo porta con se una notevole dose di GAS che sfocia in noi una volta lette le peculiarità dello strumento recensito ed anche questo Two Rock non è da meno (non foss'altro per il prezzo quasi proibitivo).
A fare da attenuatore della GAS mi è di aiuto prima di tutto la componente economica (nella rivista di Febbraio gli articoli recensiti erano davvero proibitivi fatta eccezione per un paio di pedali Lovepedal e la Bighorn) e in secondo luogo anche il fatto che, a provare tali gioielli, ci sono sempre professionisti in grado di esaltarne le doti come Gianlorenzi, Martinez e Massari solo per citarne alcuni.
Tali illustri personaggi, se valutati con il giusto distacco, ci fanno capire che molto del nostro potenziale è nelle nostre dita, nel nostro tocco, nel feeling che ognuno di noi sa trasmettere ad uno strumento altrimenti inanimato.
Voglio farvi un esempio in conclusione: quando mi sono recato a comprare la mia telecaster da 960 euro, ho aspettato che un altro ragazzo terminasse di provarla. La stava suonando inserita direttamente nell'amplificatore, un semplice Vox AC15. Il suono che ne usciva era a dir poco splendido e me ne sono innamorato. Avevo già deciso di acquistarla sentendola suonata da quel chitarrista e l'ho voluta testare ulteriormente solo per provarne il feeling personale.
Ovviamente non sono riuscito a riprodurre la qualità sonora espressa dal mio predecessore, ma ho comunque acquistato lo strumento forte del fatto che sapevo cosa quella chitarra era in grado di esprimere se suonata come si deve e sono certo non la cambierò fino a quando non sarò in grado di suonarla davvero!
Quindi prima di farci assalire dalla GAS, a volte è meglio valutare se siamo davvero in grado di sfruttare al massimo il nostro gear o se invece possiamo ancora migliorare con il nostro playing.
Buona Musica
Ma a prescindere dal tocco strepitoso di Simone (che fa rizzar su i capelli), l'amplificatore sembra svolgere il suo lavoro in modo impeccabile. Sui puliti è davvero spettacolare, pieno e brillante al tempo stesso. E non mi è sembrato mai nasale nonostante i single coils.
Sarò forse stonato io stamattina, ma il suono mi ricorda vagamente quello del mio Fender Hot Rod deluxe, che perlappunto monta le stesse valvole del piccolino recensito. I suoni distorti invece non mi fanno impazzire, sembrano leggermente più sporchi del dovuto.
Parecchio fuzzy.
Ma hanno un loro contesto e sono sfruttabili al meglio in più di un'occasione.
E' una vintage reissue '62 del periodo Fullerton, '83-'84.
Saluti Raf
Non lo so, forse una prova con una chitarra con Humbaker avrebbe aiutato ad avere un idea più precisa.
Oltre a questo direi che le mani di Schofield facevano la differenza.
Giusto per nota, usava una chitarra Strato SVL (liuteria inglese).
PIE
matt schofield (che ha la sua testata signature) non suona con una gain master, ma suona con un two-rock classic reverb 50w
esteticamente tutti molto simili tra loro le testate two-rock