Kemper Amp: il profiling - Chitarre marzo 2012
Un apparecchio come il Kemper Profiling Amplifier può essere utilizzato in maniera limitata, usando solo i profili forniti dalla ditta, o in modo approfondito e totale, procedendo in prima persona alla profilazione degli amplificatori che si intende “virtualizzare”. Come negli Anni 80, quando i musicisti imparavano la fatica del multicampionamento e del crossfade loop, anche ora è necessario investire energie e stare con – attenzione – le orecchie bene aperte durante le fasi di profiling.
Non è un caso che, complice l’accogliente struttura dello Studio Emerald in Roma e di otto orecchie otto, la procedura di profiling, compreso the making of abbia rivelato una serie di simpatiche sorprese, in parte aspettate, in parte inattese, anche se noi di Chitarre (…vendevamo navi ai Fenici!) difficilmente ci lasciamo prendere alla sprovvista.
Qual è il punto critico della modellazione, pardon, della profilazione? La possibilità di accedere a un buon amplificatore, che sia messo in condizioni di emettere un buon suono, possibilmente all’interno di una buona stanza ripresa con un buon amplificatore. Insomma, lo dicevamo su Chitarre cartaceo, valutare KPA per la qualità dei profili residenti, solo per quei profili residenti, ricorda tanto i pervicaci monomaniaci del telecasterino che pensano di sapere tutto su qualsiasi chitarra al mondo…

Ovvio che nella cameretta con vista sui tetti, difficilmente sarà possibile fare una ripresa microfonica di qualità professionale, ma questo non autorizza il musicista a disprezzare le capacità funzionali del KPA: trasportate l’apparecchio in una (buona) sala di ripresa, fatevi prestare due o quattro orecchie da chi si mantiene microfonando professionalmente, e le sorprese non mancheranno.
È quello che è successo all’Emerald Studio, quando abbiamo provveduto a microfonare il nostro Fender d’annata con tutta la cura, l’amore e il rispetto che avrebbe meritato una produzione discografica di livello serio: posizionamento accurato, scelta del classico Shure SM57 a contatto, per isolare in focus il timbro dell’amplificatore senza farsi sviare della caratteristiche della stanza, collegamento diretto al KPA in regia.
Insomma, quello che vedrete in questo video è la documentazione fedele, non artefatta, e puntuale – alla Chitarre, insomma – di come si comporta il KPA quando viene messo in condizione di mangiarsi un buon amplificatore. Ovviamente, serve anche un manico, ma per questo, ci sembra che il nostro Simone Gianlorenzi abbia fatto un eccellente lavoro.
A voi le considerazioni e i commenti.
Buona visione.
Link utili