The Clash From Here to Eternity
<p>From Here to Eternity, Columbia 1999<br> Giudizio: Capolavoro </p><p>Se é vero che i Sex Pistols incarnarono la potenza iconoclastica del Punk, i Clash lo nobilitarono esplorandone i confini col reggae, il dub, il rockabilly, il rap. </p>
CD Indispensabile n°44.
Nell'arco di una discografia decennale (1977-1985) non priva di vertici di indubbio valore ("The Clash"-1977, "London Calling"- 1979, "Sandinista!"- 1980), i Clash si imposero all'attenzione del mondo grazie anche alle straordinarie performance dal vivo.
Riteniamo che una delle doti fondamentali di una band sia la compattezza: ebbene i Clash furono forse la band più compatta della storia.
E il loro impatto sonoro e visivo, checché se ne pensi, non fu inferiore a quello degli "sciagurati" e rivoluzionari Pistols.
Questo "From Here to Eternity", uscito soltanto nel 1999, è perfetta testimonianza dell'energia sprigionata dai quattro in concerto: 17 tracce (ben) registrate a Londra, New York e Boston fra il 1978 e il 1985, suonate a passo di carica con una grinta che nel 2002 siamo costretti a cercare col lanternino.
Insieme al grande Topper Headon alla batteria (poi sostituito dall'ottimo Terry Chimes) c'erano Joe Strummer lo strimpellatore folle, Mick Jones l'anima melodica, Paul Simonon il bassista bello come James Dean : 3 frontmen 3, mentre nelle band di oggi é già molto se c'é n'é uno.
Ai "backing vocals"...tutti e quattro (band nostrane di rock prendete nota).
Avessero poi le loro uniformi colorate o meno, fossero più o meno in forma, in ogni caso era garantito uno show indimenticabile dove per il pubblico"pogare" diventava fisicamente inevitabile.
Tornando al CD - che si apre con una tostissima "Complete Control" - va rilevato che contiene parecchi hits del gruppo, hits che nella maggior parte dei casi guadagnano punti in questa dimensione live.
"London's Burning", "Clash City Rockers", "Career Opportunities", "(White Man) In Hammersmith Palais", "I Fought the Law", "London Calling", "Train in Vain", "Guns of Brixton", "The Magnificent Seven", "Should I Stay or Should I Go" non hanno bisogno di presentazioni: sono brani che, come si suol dire, hanno sì segnato un'epoca, ma che si rivelano tutt'ora insuperabili per ritrovare quell'elettricità che ci permette di avere una più accettabile visione della vita.