Dentro Tresex con Jana e Mogar
Mogar Music e Gianni Rojatti hanno appena sfornato un nuovo video studio-live di un brano dei Dolcetti. Jana ci racconta tutto del suono, dalla chitarra agli effetti, fino ai trucchetti che ci sono, ma non si vedono.
Il nostro Gianni "Jana" Rojatti si è chiuso di nuovo in studio, questa volta di registrazione insieme a Mogar, che ha prodotto un nuovo video studio-live di un brano dei Dolcetti, il progetto del duo musicale composto da Gianni e da Erik Tulissio, eccezionale batterista che non suonerà nuovo agli amici di Ritmi.
È la volta di "Tresex", visionaria composizione che, come tutto il "repertorio dolcetto", fa balzelli tra lo shred e la musica elettronica con un'agilità fuori dal comune.
Nel video diffuso da Mogar, Jana si dà da fare con la sua Ibanez FR e la sua Laney, arricchendo il tutto con una tecnica sopraffina e una buona dose di effetti.
In una chiacchierata con Gianni, abbiamo cercato di andare più in fondo a ciò che passa sullo schermo.
Jana: Il flanger è regolato in maniera molto aperta. E di suo questo modello Ibanez, FL-9, è molto spudorato come effetto. Per esempio l'electro harmonix, l'electric mistress va benissimo per fare cose più leggere alla Andy Summers ma non riesce a essere così maleducato! A ridurre l'attacco c'è anche il fatto che uso una posizione intermedia tra i due Humbucker che sono pesantissimi e suonati assieme, in mezzo, creano un suono clean che è un purè per quanto è morbido. Inoltre c'è un leggero synth che doppia la parte e contribuisce a creare l'effetto.
R: Parlami un po' dei diversi suoni che usi nel video. Effetti? Ampli? Trucchetti?
J: Nel brano utilizzo principalmente tre sonorità: una è estremamente clean, la puoi sentire nell’intro e in quegli arpeggi super 80’s ricorrenti in tutto il pezzo, a metà tra King Crimson e Police. Poi c’è la ritmica cattivona del riff e il suono solista. Tutte tre arrivano dalla mia testata Laney Ironheart. In realtà l’unico effetto è una modulazione che arriva dal flanger analogico che ti dicevo, che tengo attaccato nell’intro per quel suono da space disco rock!
Il delay che puoi sentire nel brano è stato aggiunto in fase di mix. Generalmente quando registro non uso mai ambienti: né delay, né riverberi. Il suono più secco mi aiuta a concentrarmi di più sull’esecuzione, poi può aiutare in fse di editing e lascia più spazio e possibilità creative in fase di mix.Il suono della ritmica invece è la testata pura, che ha un tiro molto moderno e come pasta di suono sulle ritmiche può avvicinarsi a cose tipo Alterbridge. Per rinforzarla l’abbiamo doppiato in fase di mix aggiungendoci lo stesso riff ma suonato con un suono distorto più old scool: il canale crunch della Laney VH100 tirato a chiodo e un Tubescreamer davanti. La commistione tra la distorsione più attuale e metal della Ironheart e il crunch della VH100 si integrano alla perfezione. Infatti la botta che ha il riff in questo brano mi soddisfa parecchio. Merito anche del riuscito mix del mio fonico Gabriele Gritti e del mio collega Dolcetto Erik Tulissio che su questo brano ha un portamento pesantissimo e davvero tosto. Perché puoi avere tutta la distorsione del mondo ma è la precisione e il fatto di stare davvero incollati alla batteria che danno davvero botta e cattiveria. Nel riff distorto ovviamente non c’è alcun effetto.
Anche il suono solista arriva dalla testata Ironheart nuda e cruda. Nella parte iniziale dell’assolo, quella più pulita, accendo un phaser P90, appena, appena aperto e suonando in maniera molto leggera la modulazione è quasi impercettibile. Ma comunque da più rotondità al suono. Inoltre abbasso leggermente il volume e sposto il selettore sull’humbucker al manico.
Quando l’assolo esplode do tutto quello che posso: attivo il boost della Laney, il volume della chitarra torna al massimo e mi pare di aver acceso anche il Jemini, overdrive, distorsore, sempre Ibanez che adoro. Il canale verde suona un po’ come un Tubescreamer fatto di anfetamina. Ne è una versione più maleducata e metallara. Lo regolo in flat senza che snaturi la pasta del suono ma semplicemente la renda più cremosa e morbida.
Uso tantissimo il selettore dei due pickup. Tant’è che cambiando posizione al volo, in piena performance, fa sì che io arrivi al selettore in maniera molto irruente... e ne cambio due, tre all’anno. Passare da ponte a manico è lo strumento/effetto per me più prezioso. Tutte le cose shred più estreme le faccio con l’humbucker al manico che mi da un suono più rotondo, organico e avvolgente. Quello al ponte più serve per i fraseggi più ritmici e nervosi. Ma diciamo che in un assolo il 70% per quanto mi riguarda arriva dal pickup al manico.
R: Oltre all'aspetto rock, nel tuo suono c'è anche molta elettronica: il digitale e, perché no, il guitar synth rimpiazzeranno mai l'accoppiata Ibanez da corsa-testata Laney che ti accompagna sempre sul palco?
J: L'elettronica e digitale sono proprio un mezzo per dare, grazie al contrasto, ancora più spazio e visibilità a due tra le cose che amo di più nella vita: la mia ibanez e il mio Laney con il gain appalla. Quindi la risposta è No!
R: Alcuni riff e arpeggi sembrano fatti a posta per essere eseguiti con gli effetti che hai usato: in che percentuale l'effettistica che hai a disposizione influenza la tua composizione?
J: No, francamente considero l'effettistica sempre in una fase successiva, per valorizzare quello che ho composto.
Verò è però che certe parti nascono già con il loro suono incollato addosso...tipo l'arpeggio di questo brano che è smaccatamente pop '80...
Verò è però che certe parti nascono già con il loro suono incollato addosso...tipo l'arpeggio di questo brano che è smaccatamente pop '80...
R: A un certo punto, nel video, ti si vede portare sulla tastiera un elastico. Secondo alcuni è indispensabile per certe tecniche, secondo altri è come barare. Come consideri l'uso di determinati artefizi?
J: Il laccetto che scende sulle corde è una sorta di sordina. In certi fraseggi in tapping dove è difficile fare palm muting è praticamente indispensabile. Attenua le vibrazioni delle corde non coinvolte nell’esecuzione e a parità di pulizia esecutiva, con il laccetto abbassato comunque si ha una proiezione sonora più definita. Il mio è parecchio largo e allentato, avvolge le corde ma se le suono a vuoto risuonano comunque. Per cui anche se mi dimentico di spostarlo per un arpeggio o un fraseggio che preveda corde a vuoto non succedono guai.
Se esistesse davvero un laccetto che se abbassi sulle corde ti fa essere più pulito, preciso e veloce non uno, ma 15 me ne comprerei. E sai che volentieri il tempo risparmiato lo utilizzerei per andarmene a spasso e a bere birrette!
J: Il laccetto che scende sulle corde è una sorta di sordina. In certi fraseggi in tapping dove è difficile fare palm muting è praticamente indispensabile. Attenua le vibrazioni delle corde non coinvolte nell’esecuzione e a parità di pulizia esecutiva, con il laccetto abbassato comunque si ha una proiezione sonora più definita. Il mio è parecchio largo e allentato, avvolge le corde ma se le suono a vuoto risuonano comunque. Per cui anche se mi dimentico di spostarlo per un arpeggio o un fraseggio che preveda corde a vuoto non succedono guai.
Se esistesse davvero un laccetto che se abbassi sulle corde ti fa essere più pulito, preciso e veloce non uno, ma 15 me ne comprerei. E sai che volentieri il tempo risparmiato lo utilizzerei per andarmene a spasso e a bere birrette!
R: Tapping, clean quasi fusion, riff metallari esagerati e poi basi da discoteca. Ma che ti passa per la testa?
J: La notte faccio strani sogni. Compare Gesù, ma poi a ben guardarlo ha la faccia di Steve Vai mi appoggia la mano sulla spalla e mi dice: "Tu lo sai che cosa devi fare è vero? Dai... fai il bravo" Mi sveglio in un bagno di sudore e poi suono queste cose...