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Avendo già deciso come rifinire la chitarra, ho ripulito tutto il corpo con uno straccio e un poco di alcool in modo da levare per bene tutta la polvere e non imbibire le fibre. Successivamente ho iniziato a passare il turapori alla nitro col tampone. Era la prima volta che usavo questa tecnica ma non ho incontrato nessuna difficoltà e penso che l'esperienza con le vernici nitro sia molto facile e redditizia, forse pure meglio del pennello poiché la vernice viene stesa talmente bene (se ben diluita) che risulta esser già praticamente liscia e non richiede un grosso lavoro di carteggio.
Prima di partire ho costruito alcuni tamponcini ritagliando uno straccio pulito in cui ho posizionato una pallina di ovatta e poi ho chiuso il tutto “a sacchetto” fermandolo con un elastico.
Ho dato quattro mani di turapori su tutte le superfici perché il mogano è un legno molto poroso e volevo esser sicuro che il liquido penetrasse bene ovunque.
Una volta asciugatosi ho carteggiato in modo da levare gli eccessi della sostanza.
Il blank di mogano usato aveva delle belle venature, solo che essendo molto stagionato aveva in parte perso il suo colore rossastro (se guardate le foto sembra addirittura che la parte destra sia stata incollata invece, ha solamente preso molta più luce del resto) quindi ho optato per diluire un concentrato color mogano per mobili con della nitro in rapporto 1/6 e, sempre con il tampone, ho dato altre quattro mani fino a quando non ho raggiunto la tonalità desiderata. Tenete conto che la nitro con le temperature di quest’estate evapora subito e quindi ogni mano, sia di turapori sia della successiva “macchiatura”, asciugavano completamente in 30/40min.

Rimirando il prodotto delle mie fatiche qualcosa non mi convinceva ,vedevo che però le bruciature prodotte dalla lama del seghetto sui lati conferivano un non so che di affascinante allo strumento e quindi ho deciso di sporcare con della polvere ottenuta con la mina della matita alcuni punti e di dar una passata leggera di carta vetrata a grana 150 in alcuni altri, così da conferire quello che per me è un aspetto ignorante e allo stesso tempo massiccio alla chitarra. Ovviamente de gustibus!
Per fissare e proteggere il colore ho dato tre belle passate di trasparente nitro lucido e questa volta ho commesso un ingenuo errore: tra una passata e l’altra ho aspettato troppo poco e, soprattutto nel retro della spalla mancante, si sono formati dei grumetti che ho dovuto poi carteggiare con sommo rammarico visto che io odio fortemente il carteggio, tant’è che dopo aver sistemato il grosso del danno non ci ho speso altro tempo.
La stanchezza e l’impazienza iniziavano a farsi sentire, la voglia di ultimare iniziava ad attanagliarmi e, se fino a questo momento ero stato abbastanza calmo, devo ammettere che da qui in poi mi sono lasciato un poco andare, anche se per fortuna la fretta non mi ha fatto fare altri danni.
Ho dato turapori e poi trasparente sul manico, preoccupandomi di schermare la tastiera con del nastro adesivo di carta. Poi ho passato i due composti anche su control plate e pickguard. Inoltre quest’ultimo, prima del trasparente, è stato sporcato con il solito stratagemma della polvere di mina della matita.
Fissato il ponte, dopo averci inserito sotto il filo della massa, tenendo conto dei vari punti di riferimento e fori fatti in precedenza ho inserito le boccole per le corde passanti sul retro: ho allargato il foro fatto inizialmente con una punta di maggiori dimensioni aiutandomi col supporto a colonna, poi le ho appoggiate una per una, coperte con un pannetto e via con qualche colpo di martello ben assestato e non troppo forte, e il gioco è fatto... anche se si è sbeccato un pezzettino di legno, ma son finezze che a quel punto non guardavo più.
Rigirato il body sul fronte, ho inserito i miei adorati P90 premurandomi di appoggiare sul fondo del loro alloggiamento una striscia di un materiale plasticoso ed elastico con cui si fanno gli imballaggi e che permette il movimento sussultorio del pickup a seconda della regolazione delle due viti.
Tirati i fili e scaricato il wiring che faceva al caso mio dal sito Seymour Duncan, ho iniziato le varie saldature.

Come detto all’inizio di questa serie di articoli, mi ero premurato di recuperare tre potenziometri da 500k, una reistenza da 0,47mf un po' di filo elettrico abbastanza sottile, un rocchetto di stagno buono, spugnetta e pasta salda.
Salda di qui, salda di lì, bruciati i peli del braccio e così via, dopo tre ore che mi han fatto ricordare che non sono per nulla un gran saldatore ho finito pure questa parte, ottenendo un circuito che sicuramente poteva esser molto più ordinato ma che quantomeno funziona perfettamente senza friggere o far rumore. Incredibile!
Avvitati pickguard e control plate al loro posto, il body era completo, allora ho preso il mio caro manico e ci ho installato un bel capotasto in grafite al posto dell’ignobile in plastica. Con un cacciavite/lama/cutter e un martello ho levato il vecchio e poi, dopo aver carteggiato un poco il nuovo per ridurne un pelo lo spessore che non me lo faceva inserire nella sede, l’ho incollato con del normale Attack.
Un sorriso ha iniziato a ristamparsi sul mio viso: il momento era vicino.
Inserite le meccaniche e fissate con le apposite vitine (sei forellini ormai non erano più un problema), ho deciso di esagerare e ho pure inserito due begli alberini abbassa corde, et voilà il gioco è fatto: finito!

Per esser sinceri, dopo aver montato le corde e regolato il manico, ho comunque dovuto ri-smontare quest’ultimo per inserirci sotto una piccola zeppetta fatta di un paio di strati di scotch di carta però, a parte questo contrattempo ho potuto iniziare a suonare.
E il suono... da spiegare a parole è sempre la cosa più difficile e dipende molto dalle proprie sensazioni e orecchie. Proprio per questo non vi tedierò più di tanto a descrivervelo.
I pickup Wilkinson, già esteticamente molto belli con il loro color crema, mi hanno favorevolmente sorpreso. Hanno un suono molto vintage sui distorti, puliti parecchio cristallini e un buon livello di uscita. Pensare che li avevo comperati sul noto sito di aste per venti euro me li fa apprezzare ancora di più.
Il sustain e l’attacco sono molto buoni, e sicuramente in questo aiutano sia le corde passanti sia il capotasto in grafite.
Però, c’è un però: il body è di mogano pieno e ben stagionato, ok che il manico è in acero, ma non mi aspettavo che la Cabronita twangasse così tanto con in più un'ottima varietà di toni cupi ottenibili agendo sul master tone! Di base però suona molto stile Telecaster, che se ci avessi messo dei single coil Fender sarebbe stata "uguale" a una originale, e qui vi lascio con una provocazione. Sono sempre più convinto che il suono di un chitarrista sia fatto nell’ordine da:
1) mani
2) ampli
3) pickup
4) legno